Category Archives: News Area Formazione

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Cibo per la mente

Mappe mentali: come utilizzarle in maniera efficace

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Mappe mentali. Le mappe mentali possono essere definite come una rappresentazione grafica del pensiero che venne teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, partendo da alcune riflessioni rispetto alle tecniche utilizzate per prendere appunti. Esse infatti hanno come fine ultimo quello di aiutare la persona ad implementare la memoria visiva e a memorizzare un numero di informazioni sempre maggiore. Queste quindi possono rappresentare un valido alleato per organizzare il pensiero in maniera efficace. Le mappe mentali poi non si mostrano efficaci soltanto nel prendere appunti o nel memorizzare le informazioni, ma anche nel prendere decisioni, capire un argomento complesso o trovare delle soluzioni creative. In poche parole è un metodo che aiuta a ragionare e ad assimilare informazioni in maniera produttiva ed efficace.

Partendo quindi da quanto diceva Buzan quello che si deve fare è sfruttare molto di più la memoria visiva, valorizzando la caratteristica del nostro cervello di amare le immagini. Il nostro pensiero infatti si muove per associazione e salti mentali, ovvero in modo “radiante”. Quindi tutti i mille metodi che vengono utilizzati per prendere appunti sono meno efficaci, perché non mettono in luce a sufficienza quelli che sono i concetti chiave. È come costringere il nostro cervello ad annoiarsi, perché dalla maggior parte dei fogli di appunti non emerge la creatività di cui ha bisogno. Esso funziona in modo multidimensionale, con colori, immagini, simboli e ha bisogno sempre di materiale evocativo che lo aiuti a creare nuove associazioni logiche.

Cibo per la mentePertanto più verranno create mappe mentali in modo dinamico e personale e più facilmente si potrà ricordare o trovare soluzioni valide.

 Ma in che modo le crei? Innanzitutto partendo sempre da un punto centrale che permetterà di modellare la mappa e di estendere tutti i rami. Da qui poi basteranno ritmo, colori, unicità, chiarezza e logica!

Se sei quindi interessato a saperne di più su come costruire mappe mentali in maniera efficace, iscriviti subito alla nostra serata.

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riabilitazione

Nuove tecnologie in neuroscienze per la diagnosi e la riabilitazione neuropsicologica

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Riabilitazione. La riabilitazione neuropsicologica si basa sull’assunto che il cervello è un organo estremamente plastico e che quindi training riabilitativi specifici permettono di compensare o sostituire l’abilità persa. Essa quindi ha come finalità quella di migliorare la vita di quotidiana di pazienti che hanno subito un danno cerebrale. La riabilitazione neuropsicologica più classica, poi, si basa sull’utilizzo principalmente di strumenti carta e matita, che seppur efficienti ed utili, talvolta possono presentare delle limitazioni.

riabilitazioneInfatti non sempre riescono a riportare fedelmente gli ostacoli reali che si possono incontrare nella vita reale e danno un feedback minore al paziente rispetto ai suoi progressivi miglioramenti. Per questo motivo l’introduzione della tecnologia e quindi di training cognitivi computerizzati aiuta a rendere la riabilitazione neuropsicologica molto più efficiente. Per quale motivo? Innanzitutto perché i dati possono essere raccolti in maniera istantanea, oltre al fatto che ogni esercizio può essere tarato sulle esigenze individuali della persona. Inoltre i pazienti hanno la possibilità di poterli utilizzare anche a casa, raddoppiando quindi l’efficienza della terapia.

Negli ultimi anni poi la tecnologia sta facendo ulteriori passi avanti in quanto si sta raggiungendo la capacità di creare ambienti virtuali, tridimensionali ed interattivi che permettono di riprodurre i luoghi normalmente frequentati dai pazienti. Questo ovviamente rappresenta un grande aiuto, perché in questo modo non vengono soltanto registrate le riposte comportamentali in relazione alla patologia, ma anche in base all’ambiente in cui la persona è inserita. Di conseguenza questa innovazione rappresenta anche un grande aiuto per il terapista che riesce a delineare un programma terapeutico sempre più efficace e adatto alle necessità della persona. Come in tutte le grandi scoperte vi sono anche dei limiti rappresentati dai costi elevati e dalla necessità di formare persone specializzate nell’utilizzo della tecnologia.

A questo proposito la dott.ssa Anna Cantagallo durante il corso parlerà di tutti quelli che sono i limiti e i vantaggi rappresentati dalla riabilitazione neuropsicologia 2.0 e 3.0 e di alcuni specifici strumenti che possono essere utilizzati in questo campo.


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Danno psichico e danno biologico: la neuropsicologia in ambito forense

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Danno. Freud definiva traumi “gli eventi in grado di provocare un’eccitazione psichica tale da superare la capacità del soggetto di sostenerla o elaborarla”. Questa ovviamente è una definizione prettamente psicanalitica che associa all’evento traumatico stati di d’ansia, paura e angoscia. Se si lega invece ad un concetto di tipo forense il danno biologico, include tutto ciò che riguarda l’essere umano ovvero la sfera relazionale, la vita affettiva, la funzionalità cognitiva e la personalità.

Se si pensa poi al danno biologico in maniera più ampia si deve considerare il danno psichico, che a sua volta è collegato a quello morale ed esistenziale. Quali sono le differenze?.

Il danno psichico si differenzia da quello fisico perché non è qualcosa di esteriormente tangibile, in quanto coinvolge la psiche e porta il soggetto ad una riduzione evidente e durevole delle sue attività di vita quotidiana. Quindi nello specifico la persona manifesta un’alterazione dell’integrità psichica, con una riduzione di alcune funzioni mentali primarie, l’affettività, i meccanismi difensivi, le pulsioni e il tono dell’umore.

Il danno morale, invece, talvolta viene confuso con quello psichico, ma esso non rappresenta una vera e propria psicopatologia, ma soltanto una sensazione di dolore e di tristezza che interferisce sull’equilibrio interno ed esterno della persona, ma non danneggia il funzionamento di vita quotidiana.

Infine il danno esistenziale si manifesta come un cambiamento a livello della personalità e del modo di vivere della persona, modificandone lo stile e la qualità di vita.

Se sei interessato a saperne di più di questo argomento, la Dott.ssa Anna Cantagallo durante il corso di formazione parlerà della valutazione del danno biologico e psichico in ambito medico-legale, includendo anche il metodo di stesura di una relazione peritale e gli aspetti deontologici ad essa legati.


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successo

Psicologia e lavoro: come la mente può influenzare il nostro successo

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Successo. Per avere successo nella vita e quindi anche nel lavoro quello di cui si ha bisogno non è soltanto un elevato quoziente intellettivo, ma anche molto altro. Ciò che distingue le persone di successo è prima di tutto il fatto che hanno la piena consapevolezza di poter raggiungere i loro obiettivi.

Infatti quando ci proponiamo di arrivare ad una meta e quindi sentiamo di potercela fare, non abbiamo paura e arriviamo con il giusto entusiasmo al nostro obiettivo.

Ovviamente questo non vuol dire che sia tutto molto facile, ma il senso di sicurezza che si va a generare, porta a non perdere mai di vista l’obiettivo, a scegliere il percorso più giusto e a procedere con tenacia superando ostacoli e difficoltà.successo

E’ la voglia di vincere che porta al successo e ci fa sentire bene. Infatti è una sorta di droga che aumenta nell’organismo il livello di dopamina, producendo un senso di benessere e ricompensa.

Questo impulso non deve però essere concentrato soltanto su sé stessi, ma può essere l’unione del proprio entusiasmo con la collaborazione degli altri. Le altre persone sono fondamentali per crescere e migliorare, perché ci completano e fanno vedere le cose sotto una luce diversa.

Anche perché prova a pensare ad una persona brillante da un punto di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile e incapace di gestire le proprie emozioni: in che modo può avere successo?

Bisogna avere una grande intelligenza emotiva per essere in grado di trattare sé stessi e gli altri! Questo porta ad essere capaci di motivare sé stessi, di controllare gli impulsi, di modulare i propri stati d’animo e essere empatici, tutti aspetti fondamentali per arrivare al successo.

Quindi se sei interessato a saperne di più su quali sono i punti fondamentali per raggiungere una piena soddisfazione personale e lavorativa, iscriviti subito alla serata mandando una mail ad info@braincare.it o tramite il link:https://www.eventbrite.it/e/biglietti-psicologia-e-lavoro-come-la-mente-puo-influenzare-il-nostro-successo-56037887831

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memoria prospettica

Memoria prospettica. Allenare la memoria prospettica attraverso l’uso della Virtual Week

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Memoria prospettica. La memoria prospettica è quella componente della memoria a lungo termine che permette di ricordare ed eseguire una serie di attività che sono state precedentemente pianificate. Essa quindi è fondamentale per poter condurre una vita autonoma ed indipendente poiché consente di portare a termine tutte le attività che vengono fissate nella propria “agenda mentale”. Tra le diverse componenti della memoria, purtroppo, è una delle prime che viene colpita dal decadimento cognitivo quindi è fondamentale che vengono trovati degli strumenti capaci di rallentarne l’inevitabile declino.  Alcuni studiosi hanno individuato un gioco computerizzato, chiamato Virtual Week (https://www.researchgate.net/profile/Fergus_Craik/publication/229803241_Virtual_Week_and_Actual_Week_Age-related_Differences_in_Prospective_Memory/links/59dcf68f0f7e9b11b6234b42/Virtual-Week-and-Actual-Week-Age-related-Differences-in-Prospective-Memory.pdf ) che aveva come scopo quello di allenare la memoria prospettica e di vedere se tale stimolazione portasse un miglioramento trasferibile anche nella vita quotidiana.

memoria prospetticaA questo programma di allenamento sono stati sottoposti 59 anziani di un’età compresa tra i 60 e i 79 anni, che per 24 giorni dovevano compiere compiti differenti di difficoltà crescente. In pratica questo gioco virtuale richiedeva ai partecipanti di lanciare un dado e di eseguire specifiche attività di vita quotidiana in un preciso momento della giornata. Ogni giorno virtuale cominciava alle 7 di mattina e terminava alle 10.15 di sera, durante il quale devono svolgere diversi compiti di memoria prospettica. Alcuni potevano essere gli stessi per ogni giorno, altri potevano cambiare di volta in volta, altri ancora erano da svolgere nel corso di uno specifico evento (compiti event based), mentre alcuni dovevano essere portati a termine in specifici momenti della giornata virtuale (compiti time based).Quando si parla di memoria prospettica infatti è sempre importante fare una distinzione tra compiti basati sul tempo e compiti basati sull’evento, aspetto su cui si è a lungo soffermata la Dott.ssa Anna Cantagallo insieme ad altri colleghi, dimostrando che persone affette da una lesione cerebrale avevano prestazioni maggiormente deficitarie in compiti basati sul tempo (https://s3.amazonaws.com/academia.edu.documents/36503047/Mioni_et_al.__2012.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAIWOWYYGZ2Y53UL3A&Expires=1547481281&Signature=RX8iB4%2BwbiD4BV6calcJa36Lcy4%3D&response-content-disposition=inline%3B%20filename%3DTime-Based_Prospective_Memory_in_Severe.pdf). Tutti i partecipanti, poi, prima di essere sottoposti a questo tipo di trattamento, venivano valutati per avere una baseline delle loro prestazioni iniziali.

Alla fine di questo training i risultati finali sono stati i seguenti:

  • Il numero medio di compiti di memoria prospettica svolti correttamente aumentava di giorno in giorno come anche le strategie utilizzate
  • Si osserva plasticità neuronale considerando i potenziali evento relati nella fasi di pre e post trattamento: vi è una riduzione a livello della corteccia occipito-parietale destra associata ad una corretta performance di memoria prospettica

I risultati quindi dimostrano come anche un breve allenamento della memoria prospettica possa portare ampi miglioramenti a questo livello soprattutto per quanto riguarda l’accuratezza e l’efficienza nell’esecuzione dei compiti. Questo studio, poi, conferma il fatto che il training cognitivo è fondamentale per prevenire e anche curare lesioni cerebrali di diversa natura, sfruttando la plasticità neuronale.

Se sei interessato a saperne di più rispetto alla memoria prospettica e al protocollo valutativo utilizzato per la misurazione dei deficit di memoria iscriviti al nostro corso “ CAMPROMT e RMBT: valutazione dei deficit di memoria in situazioni ecologiche”.

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Memoria di lavoro. Le onde beta stabiliscono cosa ricordare e che cosa dimenticare

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Memoria di Lavoro. La memoria di lavoro (Working Memory) è una componente della memoria a breve termine che permette di mantenere attive, per pochissimo tempo, un certo numero di informazioni e allo stesso tempo di poterle manipolare. Quindi è quella componente mnestica che ad esempio permette di memorizzare un numero di telefono o che consente di fare velocemente un calcolo a mente.  Molti sono stati gli studi rivolti a questo tipo di memoria e tra questi vi è una ricerca condotta dal Massachussets Istitute of Tecnology che ha dimostrato come le onde beta abbiamo una funzione di “cancelli” per la working memory (file:///C:/Users/braincare/Downloads/s41467-017-02791-8.pdf),in quanto stabiliscono quali informazioni devono essere immagazzinate in memoria e quali devono essere dimenticate. In poche parole quindi il ritmo cerebrale può dire molto rispetto al modo in cui le informazioni vengono conservate. Infatti se da una parte le onde beta fanno da “freno” e scelgono quali input influenzano il comportamento, quelle gamma sono associate alla codifica e al recupero.

Partendo da queste evidenze i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale della corteccia prefrontale di alcuni animali, mentre questi erano impegnati a svolgere un compito di memoria di lavoro. In particolare veniva richiesto loro di osservare un paio di oggetti, ad esempio A seguito da B e subito dopo gliene venivano presentati altri due. A questo punto dovevano stabilire se A fosse seguito da B ma non da C o se B non fosse seguito da A. Gli animali erano poi istruiti a rilasciare una barra nel caso in cui avessero individuato la giusta sequenza. I risultati di questo studio mostrano come ci sia un’alternanza delle onde beta e delle onde gamma, nelle diverse fasi dell’esperimento. Infatti nel momento in cui l’animale teneva in memoria l’oggetto A, anticipando l’inizio della seconda sequenza, c’era un aumento delle onde gamma; se l’oggetto visto invece era A vi era una caduta delle onde beta, in quanto segnalavano che l’informazione non era più necessaria e che quindi poteva non essere mantenuta nella memoria di lavoro. I ricercatori, dunque, concludono che le onde beta hanno un ruolo fondamentale per stabilire la selezione delle informazioni che è necessario tenere a mente per l’esecuzione di uno specifico compito.memoria di lavoro

In questa ricerca,poi, si osserva come gli elementi interferenti possano avere un ruolo fondamentale nello stabilire il funzionamento della working memory e proprio rispetto a questo punto è stato eseguito uno studio dalla Dott.ssa Anna Cantagallo e colleghi (https://s3.amazonaws.com/academia.edu.documents/46088091/Attentional_distractor_interference_may_20160530-27636-df0rep.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAIWOWYYGZ2Y53UL3A&Expires=1547478098&Signature=2y%2FMhNDQZK3vr0veSLia5oLwCVg%3D&response-content-disposition=inline%3B%20filename%3DAttentional_distractor_interference_may.pdf), che mostra come il funzionamento della memoria di lavoro sia influenzato dal tipo di stimoli attentivi utilizzati. In particolare l’interferenza si riduceva in compiti legati all’attenzione selettiva.

Se sei interessato a saperne di più rispetto a come funziona la memoria di lavoro e a conoscere quali siano i protocolli valutativi e riabilitativi più adatti per coloro che hanno subito una lesione a questo livello, iscriviti subito al nostro corso “Protocollo valutativo della Working Memory e esempi di trattamento”.

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ADHD. Relazione tra ADHD e regolazione delle emozioni

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ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi più frequenti diagnosticati durante la prima infanzia. Esso consiste nella presenza di iperattività, inattenzione e impulsività che interferiscono nel normale svolgimento delle attività quotidiane. Tuttavia non è semplice fare una diagnosi di questo tipo, ma secondo il DSM-V i sintomi di disattenzione e/o iperattività devono essere presenti già prima dei 12 anni di età e devono compromettere il normale funzionamento sociale e scolastico della persona. Esistono poi diversi modelli che cercano di spiegare il disturbo e molti di questi avvalorano l’ipotesi che vi sia una disregolazione emotiva. Ovviamente le ricerche effettuate fino ad ora non vanno in un’unica direzione, ma vi sono risultati comuni che riportano che bambini con ADHD non presentano difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, quanto nella regolazione delle stesse (https://pdfs.semanticscholar.org/79fc/a744b773204851ac94f0aaaaa03b7d799d80.pdf) .Infatti questo aspetto potrebbe essere spiegato da un disturbo ulteriormente superiore legato al funzionamento delle funzione esecutive.ADHD

In particolar modo si fa riferimento al modello Deficient Emotional Self Regulation (DESR) che definisce la disregolazione emotiva dell’ADHD come:

  • Deficit nell’autoregolazione dell’arousal causato da emozioni forti
  • Difficoltà nell’inibire il comportamento inappropriato in risposta ad emozioni negative
  • Problemi nel ridirigere l’attenzione in seguito ad emozioni forti siano esse positive o negative
  • Alterazione del comportamento in seguito ad un’attivazione emotiva

Queste ricerche quindi spiegherebbero anche alcuni dei sintomi secondari come le difficoltà relazionali. Infatti molti dei bambini con questo tipo di diagnosi hanno frequenti conflitti in famiglia o con gli amici, dovuti al loro essere contestatori e alla difficoltà di comunicare in modo efficace con i loro pari. Tale aspetto dunque non deve essere sottovalutato soprattutto in riferimento alla pratica clinica, in quanto può indirizzare il terapeuta verso una terapia sempre più efficace. Infatti intervenendo nella maniera adeguata si può aiutare il bambino a correggere comportamenti disfunzionali, che altrimenti interferirebbero troppo con il suo normale funzionamento quotidiano.

Se sei quindi interessato a saperne di più riguardo all’ADHD e nel modo in cui si può intervenire iscriviti subito al nostro corso!

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dislessia

Prevenire e curare la dislessia attraverso i videogames

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La dislessia. La dislessia è uno dei disturbi più diffusi nell’età evolutiva e consiste in un complesso deficit neurobiologico che comporta difficoltà di lettura, di comprensione, di pronuncia oltre che di scrittura, pur avendo uno sviluppo intellettivo normale. Quindi in poche parole il livello di capacità di lettura nei bambini affetti da dislessia è ben inferiore rispetto al loro età cronologica. Diverse sono le teorie che hanno cercato di spiegare le origini di questo disturbo e al momento le più accreditate sembrano essere due. La prima è la teoria fonologica che associa la causa del disturbo ad un problema a livello del processo linguistico-fonologico e quindi alla difficoltà di rappresentazione, memoria e/o recupero del suono della parola.

La seconda, invece, che è la teoria magnocellulare, si collega principalmente a cause neurocognitive, con l’individuazione di un deficit a livello dell’attenzione visiva e della via magnocellulare dorsale (https://ac.els-cdn.com/S0960982214000621/1-s2.0-S0960982214000621-main.pdf?_tid=baa46b26-b711-4240-94e9-f93c40df0db6&acdnat=1545152282_3b2c2235a12179857d37d4691b043853). Quindi in questo caso si osserva come l’attenzione visuo-spaziale abbia un ruolo fondamentale nella capacità di scomposizione grafemica. Attualmente i trattamenti più consolidate si basano sul potenziamento fonologico con l’obiettivo di migliorare e velocizzare la lettura.

Tuttavia scoperte recenti supportano la teoria magnocellulare e quindi il potenziamento delle abilità visuo-attentive. Queste si basano sull’utilizzo di videogiochi, Action Video Games (AVG), che mirano ad allenare il funzionamento cognitivo e in particolare il sistema attentivo implicato nella via magnocellulare-dorsale. Questo tipo di videogiochi, infatti, sono caratterizzati da un’elevata velocità, oltre che da un alto grado percettivo, cognitivo e motorio. Dunque il trattamento tramite AVG porta notevoli miglioramenti nelle abilità di lettura, potenziando l’attenzione visiva e quindi di conseguenza il processo visivo ed uditivo (https://ac.els-cdn.com/S0960982213000791/1-s2.0-S0960982213000791-main.pdf?_tid=f48355b5-204a-4937-a0b7-f2e5a3a20bc1&acdnat=1545152404_47af880ea5c0fc2ee89349186260a68d).Inoltre confrontando i bambini sottoposti ad un trattamento di circa 12 ore con videogames e quelli che hanno seguito una riabilitazione logopedica, si vede che quest’ultimi hanno registrato un miglioramento inferiore rispetto ai primi.dislessia

In conclusione si può affermare che i videogames possono essere un ottimo strumento per curare e prevenire la dislessia, anche perché portano il bambino ad affrontare una riabilitazione cognitiva sotto forma di gioco e possono essere utilizzati a scopo preventivo, poiché non richiedendo abilità di lettura, possono essere somministrati molto prima.

Se sei quindi interessato a saperne di più rispetto a questo argomento iscriviti subito al nostro corso!

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allenamente

Corso potenzia il tuo primo muscolo: AllenaMente

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allenamente

Il corso si organizza in cinque differenti moduli, ognuno autoconclusivo, collegati però da un profondo filo logico. I temi sono quelli del cervello e della mente, dei modi in cui questi agiscono nel modificare il nostro quotidiano. Abilità di crescita, “blocchi” e difficoltà, creatività e logica vengono declinati in un percorso mirato a permettere ai discenti di riappropriarsi del ruolo di leader di se stessi, agendo sui punti di forza e contenendo i punti di debolezza necessari all’equilibrio del sistema. Professionisti, sportivi, studenti possono beneficiare di questo corso, così come tutti coloro che desiderano utilizzare spunti di crescita ed espansione.

 

  1. modulo 1= Il cervello e la mente: vivere o sopravvivere
  2. modulo 2= La porta d’accesso al quotidiano: l’attenzione
  3. modulo 3= Le fondamenta del quotidiano: la memoria
  4. modulo 4= La logica nel caos: ragionamento e creatività
  5. modulo 5= Perchè funziona e perchè no? la mente come forza ed ostacolo del potenziamento

Per avere ulteriori informazioni riguardo al corso clicca qui e per l’iscrizione manda una mail a info@braincare.it

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trauma cranico

Trauma cranico: l’inquadramento clinico e gli approcci riabilitativi

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Trauma cranico. Il trauma cranico è conseguente ad un evento fisico di tipo meccanico che può coinvolgere qualsiasi tipo di area cranico-encefalica. Da questo ne possono conseguire fratture del cranio, commozioni cerebrali, contusioni o danni alle cellule nervose. Quindi nel primo caso vi è una rottura delle ossa del cranio, nel secondo una perdita temporanea della funzione cerebrale e nel terzo una lacerazione del cervello dovuta ad un accumulo di sangue.

I danni derivanti possono quindi portare ad un lieve deterioramento come ad una disabilità permanente sia da un punto di vista cognitivo che comportamentale. Infatti questo può essere considerato ad alto danneggiamento quando i deficit coinvolgono il linguaggio, la memoria, le abilità percettive, la sfera emotiva, le funzioni esecutive e l’attenzione.

Ovviamente il diverso grado di gravità dipende da diversi fattori, quali l’area cerebrale colpita, l’età e lo stato di salute della persona.trauma  cranico

Tuttavia gli studi e la ricerca dimostrano come il nostro cervello sia dotato della capacità di modificarsi e riorganizzarsi. Quindi un giusto percorso di stimolazione può portare ad un recupero del danno riportato.

A questo proposito vi sono diversi programmi riabilitativi che possono essere messi in atto prendendo in considerazione il livello di gravità, il tempo trascorso dal momento del trauma e la sintomatologia riportata.

Alcuni di questi possono essere l’approccio strutturale, che lavora sulla funzione cerebrale compromessa, quello comportamentale che interviene sugli atteggiamenti inadeguati all’interazione sociale e quello occupazionale che riaddestra la persona a svolgere le attività di vita quotidiana.

BrainCare propone, quindi, un corso di formazione finalizzato ad una maggiore conoscenza del trauma cranico, ponendosi come obiettivo quello di fornire nozioni cliniche e modelli teorici, comprendere le basi della riabilitazioni e le implicazioni neuropsicologiche, oltre che tutto l’aspetto legato alla valutazione.

Se quindi interessato a saperne di più sul trauma cranico manda una mail a segreteria@braincare.it.

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