Afasia. Il linguaggio musicale nei pazienti affetti da afasia di Broca

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Afasia. Il linguaggio musicale nei pazienti affetti da afasia di Broca

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Afasia. Il linguaggio musicale nei pazienti affetti da afasia di Broca

Afasia. La musicoterapia è da decenni un alleato fondamentale nella riabilitazione di pazienti affetti da condizioni neurologiche, specie coloro che sono stati colpiti da un ictus, con afasia di Broca. La musica, scriveva Oliver Sacks in Musicophilia, possiede il potenziale per “calmarci, animarci, confortarci, darci i brividi”, ma serve anche a “organizzarci e a sincronizzarci sul lavoro o nel gioco”.

Le leggi della musica, analoghe alla grammatica di una qualsiasi lingua umana, se imparate o rafforzate con la terapia, possono risultare un fertile terreno di miglioramenti linguistici creduti impossibili.

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AFASIA DI BROCA

L’afasia (dal greco ἀφασία, “senza voce”) è il nome della condizione neurologica per cui un individuo perde la capacità di comprendere, comporre, strutturare o ripetere il linguaggio, dovuta a lesioni (ictus, encefalite, ematoma subdurali, metastasi) delle aree cerebrali deputate alla sua elaborazione. Nello specifico, l’afasia di Broca è un’afasia non-fluente dovuta ad una lesione dell’omonima area, deputata alla produzione del linguaggio. I pazienti con questo tipo di afasia hanno perfettamente chiaro in testa ciò che vorrebbero comunicare, ma non possono esternalizzare i loro pensieri con la voce. I logopedisti possono aiutare molto questi pazienti e recentemente la musicoterapia si è dimostrata rivoluzionaria nella loro riabilitazione.

 MUSICOTERAPIA

La musicoterapia è un metodo di approccio alla persona, effettuato da un musicoterapeuta qualificato, che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello riabilitativo, terapeutico ed educativo. Essa è una realtà che, seppur molto distante dalla clinica, produce risultati sorprendenti in un variopinto caleidoscopio di pazienti. È un abbraccio di note che, nel caso delle afasie di Broca, può portare sollievo e speranza di recupero. La sua distanza dalla clinica, tuttavia, rende impervia l’identificazione delle giuste modalità di recupero positive, rendendo spesso difficile l’ottimizzazione delle stesse nel percorso del paziente.

LA SCOMMESSA DI RENÉE FLEMING E DI FRANCIS COLLINS

La celebre soprano Renée Fleming, in rappresentanza del John F. Kennedy Center for the Performing Arts e Francis Collins, direttore del National Institutes of Health, hanno cominciato una partnership per portare la musicoterapia nel mondo della neuroriabilitazione. L’iniziativa, denominata Sound Health: Music and the Mind, punta a riunire musicoterapeuti, esperti in neuroscienze, ricercatori e artisti. La Fleming sostiene: “Come individui condividiamo l’amore per il canto, del suonare uno strumento o comporre musica, oltre ad essere affascinati dall’intersezione tra musica e neuroscienze”. Sound Health: Music and the Mind sarà un crocevia di idee e passioni, possibilmente con risvolti utili al processo della riabilitazione neuropsicologica. Da una parte ci sono gli scienziati esperti di neuroimaging, capaci di identificare i pattern di attivazione cerebrale, riconoscendo e differenziando a livello funzionale le diverse aree “accese” durante il momento di composizione di una melodia, di lettura di un testo musicale o di produzione musicale. Dall’altra i musicoterapeuti, capaci di suscitare cambiamenti strutturali nelle dinamiche di attivazione cerebrale.

STATO DELL’ARTE

La lettura delle note (solfeggio) e la produzione musicale sono due dei processi cognitivi più complicati che la mente umana possa intraprendere: prevedono l’utilizzo di nuovi canoni linguistici, di una nuova grammatica, di nuove parole e dall’altra l’utilizzo congiunto di tutti gli arti – che divengono estensioni espressive del terapeuta o del paziente – , da coniugare in una simbiosi pulita e di qualità. La musicoterapia ha finora dimostrato di poter “accendere” le aree cerebrali deputate anche al linguaggio e questo potrebbe spiegare l’utilità funzionale della stessa con pazienti che presentano disturbi dell’eloquio. Essa è stata dapprima utilizzata con i veterani della seconda guerra mondiale con disturbo post-traumatico da stress – negli ospedali i musicisti venivano pagati per alleviare il dolore dei soldati feriti – e da allora ha espanso il suo raggio terapico nell’oncologia pediatrica, nell’autismo (molti individui autistici hanno infatti il cosiddetto “orecchio assoluto”) nell’Alzheimer, nel Parkinson, nel dolore cronico e nelle afasie. Con particolare riferimento a quella di Broca, è toccante il video-testimonianza di Harvey Alter, il deceduto fondatore dell’ International Aphasia Movement (IAM), in cui egli si apre sulla sua personale percezione della condizione e su quanto la musica gli sia stata d’aiuto, concependo Afasia come un paese in cui era capitato dopo un ictus:

“Com’è venire dalla nazione Afasia? La tua testa e la tua bocca non combaciano. Non puoi dire a coloro che ami quanto li ami. È una nazione con poche risorse; senza treni, senza aerei. Una mattina ti svegli e ti ci ritrovi, in Afasia. Sei lì a vita, fino a che non trovi una cura. I ricercatori stanno cercando di cambiare la legislazione di Afasia. […] Facevo terapia 3 volte a settimana: proprio non riuscivo a completare i miei pensieri, usavo i miei occhi per dire sì o no. Poi un giorno il mio terapista mi suggerì: proviamo a cantare. E ha funzionato. Per la prima volta in due anni cantai “buon compleanno”. Ho imparato ad usare la parte destra del mio cervello. La parte sinistra, la sede delle aree deputate al linguaggio, era troppo danneggiata dall’ictus. Stavo usando la parte destra del mio cervello per cantare. Com’era possibile? Non potevo parlare ma potevo cantare! […] Ora ditemi: la musica ha o non ha un potere terapeutico? La musica mi ha insegnato a cantare e a parlare di nuovo, grazie alla terapia musicale melodica. Però fatemi confessare un piccolo segreto. Avete capito che ho perso la mia voce per colpa dell’ictus, il problema ora era far suonare il mio canto come se stessi parlando. Il mio segreto è che, in realtà, ho cantato per tutta la notte. Io non posso parlare: io canto. Per questo posso affermare che la musica ha potere.”

Conosci anche tu un paziente non fluente, che piò beneficiare nel proprio disturbo afasico dell’aiuto della musica sul linguaggio?

Consigliagli di venire in BrainCare Padova.

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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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