Disturbo del sonno – Come prevenirlo e curarlo? Oggi si può!

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Disturbo del sonno – Come prevenirlo e curarlo? Oggi si può!

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Disturbo del sonno – Come prevenirlo e curarlo? Oggi si può!

Disturbo del sonno – Può essere responsabile di patologie neuro-degenerative.

Anna Cantagallo racconta che esiste una connessione molto stretta tra disturbi neuro-degenerativi e disturbi del sonno.

Ad esempio sembra che un’eccessiva sonnolenza durante il giorno aumenti notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

Inoltre nella maggior parte delle demenze e delle malattie neurologiche gli individui soffrono di un sonno disturbato, o come sintomo caratterizzante il disturbo in sé o come effetto collaterale dei farmaci assunti.

In particolare, una condizione molto diffusa è la sindrome delle apnee notturne (OSAS) in pazienti che sono stati colpiti da ictus cerebrale.

Disturbo del sonno – Come prevenirlo e curarlo? Oggi si può!

“Identificare lo specifico disturbo del sonno e trattarlo – spiega Anna Cantagallo – aumenta il benessere e migliora la qualità di vita generale del paziente.

La malattia delle apnee notturne è caratterizzata da varie interruzioni del respiro durante la notte, che causa un insufficiente arrivo di ossigeno ai polmoni.

Questo può determinare conseguenze gravi e a volte anche fatali. In caso di ictus inoltre avere un sonno ristoratore migliora gli esiti dei trattamenti a breve e a lungo termine.

In pazienti con Alzheimer è stato dimostrato come curare la sindrome delle apnee notturne con l’apparecchio a pressione positiva d’aria (CPAP) possa rallentare la degenerazione cognitiva”

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Le apnee notturne come causa di ictus: è possibile?

“La sindrome delle Apnee Ostruttive Notturne è caratterizzata da una serie di alterazioni vascolari, infiammatorie, emodinamiche e protrombotiche che potrebbero essere causa del danno cerebrovascolare nel paziente con ictus ischemico.

Tuttavia non si può giungere a questa conclusione in maniera così diretta, considerata l’elevata comorbilità tra OSAS e ischemie.

L’ipertensione arteriosa, ad esempio, riscontrata spesso nell’OSAS, raffigura un importante fattore di rischio ischemico.

La sindrome delle apnee notturne presenta una maggiore incidenza in pazienti che precedentemente erano stati colpiti da ictus, testimoniando quindi una correlazione tra danno neurologico e disturbo respiratorio notturno.”

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Può una buona qualità di sonno ridurre il rischio di sviluppare disturbi neurologici?

“Degli studi eseguiti su dei modelli animali hanno provato come una riduzione di sonno aumenti il ritmo di aggregazione della proteina beta-amiloide, solitamente prodotta ma anche smaltita nel cervello sano.

Una raccolta di questa proteina nelle placche extracellulari è tipico della malattia di Alzheimer.

Quindi sicuramente puntare ad avere una buona qualità e quantità di sonno e curare eventuali patologie ad esso collegate deve rientrare all’interno della prevenzione dei disturbi neurodegenerativi.

Fondamentale è una diagnosi precisa e tempestiva, per poter sottoporre il paziente con demenza a terapie, ancora in fase di sperimentazione, ma potenzialmente in grado di rallentare il decorso della malattia annullando la proteina beta-amiloide. ”

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Come diagnosticare la presenza di una sindrome di apnea notturna?

“Sono stati fatti molti progressi – spiega Anna Cantagallo – nell’ambito della strumentazione e delle metodologie diagnostiche, che sono più pratiche, veloci, e meno invasive rispetto al passato.

Uno degli enormi vantaggi di questo aggiornamento della fase diagnostica è un’evidente riduzione dei costi.

Il paziente non necessita di fare spostamenti per fare accertamenti o controlli periodici, proprio perché dispone di dispositivi pratici e portatili che può indossare in casa durante la notte.

I nostri macchinari utilizzati nella rilevazione delle apnee hanno subìto una miniaturizzazione, diventando portatili, e questa praticità ha contribuito considerevolmente ad ottimizzare la rilevazione della patologia e a valutarne la gravità.

Il fatto di poter essere sottoposti a diagnosi, esperienza in sé stressante, rimanendo nella propria casa e nel proprio letto, influisce positivamente anche sul benessere psicologico del paziente.

Peraltro in questo modo possiamo andare a delineare un’immagine più attendibile e “realistica” di quello che è l’effettivo sonno del soggetto e scegliere il programma giusto per ciascuna persona.”

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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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