Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

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Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

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Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

Empatia cognitiva. L’empatia cognitiva è la capacità della persona di riconoscere ciò che un altro individuo pensa o prova, e di prevedere il suo comportamento in base alle sue cognizioni: si tratta di un’abilità fondamentale nelle interazioni sociali e nei rapporti interpersonali, i quali, a loro volta, sono alla base del benessere psicofisico della persona. Essa si differenzia dall’ empatia affettiva, la quale permette di rispondere con un’emozione adeguata agli stati mentali degli altri.
È risaputo che alterazioni di questa capacità (sia eccessivamente elevata che deficitaria) sono associate a condizioni psichiatriche quali autismo, schizofrenia e anoressia nervosa, tuttavia non sono ancora chiare quali siano i suoi correlati genetici.

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In uno studio pubblicato su Nature si è proceduto ad investigare l’architettura genetica dell’empatia cognitiva: innanzitutto gli autori hanno misurato l’effettiva capacità di cogliere i pensieri degli altri di oltre 88.000 partecipanti tramite un test online, il “Reading the Mind in the Eyes’ Test”, nel quale veniva presentata alle persone soltanto una foto di una regione dell’occhio e veniva chiesto loro di identificare l’emozione o lo stato mentale che quella foto esprimeva; successivamente si è passati ad un’analisi dell’associazione empatia-genoma e delle correlazioni tra DNA e condizioni psichiatriche.
La ricerca ha effettivamente evidenziato un’influenza dei geni sulla performance nell’ Eyes Test e solamente nelle donne è stato possibile individuare varianti genetiche sul cromosoma 3 a carico del gene LRRN1 che sono associate alla loro capacità di “leggere la mente”.
Questo gene è particolarmente attivo in quella parte del cervello umano detta striato, che, tramite tecniche di brain imaging funzionale, è stata dimostrato ricoprire un ruolo rilevante nell’ empatia cognitiva.
Inoltre studi precedenti hanno dimostrato che le persone con autismo e anoressia tendono a segnare punteggi più bassi nell’Eyes Test, mentre questo gruppo di ricerca ha rilevato che le varianti genetiche che contribuiscono ai punteggi più alti sul test degli occhi aumentano il rischio di anoressia, ma non dell’autismo: ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’autismo coinvolge sia tratti sociali che non sociali, mentre questo test misura soltanto un tratto sociale. Per sviluppare autismo dobbiamo immaginare più variabili, genetiche e non, sociali e non.

E tu sei geneticamente empatico? Vieni a scoprirlo in BrainCare tramite lo studio della tua abilità di leggere le emozioni dell’altro, e l’analisi genomica (un test tra l’altro adatto a mantenere così il corpo in perfetta salute, di individuare le possibili cause genetiche di malattie o intolleranze alimentari oppure di migliorare le performance in ambito sportivo).

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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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