Farmaci anti-cancro: l’attesa infinita dei nuovi medicinali innovativi

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Farmaci anti-cancro: l’attesa infinita dei nuovi medicinali innovativi

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Farmaci anti-cancro: l’attesa infinita dei nuovi medicinali innovativi 

Farmaci anti-cancro. L’arrivo in Italia degli innovativi farmaci anti-cancro per le persone affette ha una tempistica sconcertante: dall’attimo in cui il nuovo farmaco viene registrato in Europa all’effettiva messa in circolo trascorrono circa 1000 giorni:

in media, un paziente oncologico italiano rimane in attesa 2,2 anni (806 giorni) per poter ricevere un potenziale medicinale salva-vita.

Questo ritardo è causato dalla latenza tra l’atto di deposito del dossier di autorizzazione e la valutazione del farmaco presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (European Medicines Agency – EMA), fino alla disponibilità di una nuova terapia nella prima regione italiana.

L’EMA richiede tempi abbastanza lunghi per testare il farmaco: circa 383 giorni. Essi sono fondamentali per un esame approfondito delle caratteristiche farmacologiche, cliniche e di safety del farmaco. Superati i dovuti test e, quindi, ottenuta l’approvazione dell’EMA, servono mediamente altri 78 giorni per rendere fruibile il farmaco ai clienti.

Tuttavia, i soli test eseguiti dall’EMA non significano de facto la disponibilità immediata del farmaco a tutti i clienti: all’AIFA (Associazione Italiana del Farmaco) servono ulteriori 260 giorni per garantire il farmaco all’intera popolazione italiana.

A questi tempi già lunghissimi, bisogna aggiungere i tempi delle singole regioni, che variano dai 31 ai 293 giorni.

Tra le più veloci la Lombardia e la Puglia, mentre tra le più lente l’Emilia Romagna, dove si raggiungono i 1047 giorni di attesa. Un percorso lunghissimo, dunque, che può significare la possibile morte del paziente in attesa dei farmaci anti-cancro innovativi.

Farmaci anti-cancro: l’attesa infinita dei nuovi medicinali innovativi

In uno scenario in cui la sopravvivenza al cancro migliora, vi è un ulteriore pericolo di natura extra-medicale che aggrava la situazione dei malati: la povertà.

Infatti, un paziente che si trovi in una condizione economica di povertà, anche se in regime di cure gratuite presso il SSN, ha un rischio di mortalità per cancro più alto del 20% rispetto a chi non vive nell’insicurezza economica.

Questo rischio si chiama ‘tossicità finanziaria’ ed interessa il 22,5% dei pazienti italiani. Essa determina la crisi economica del soggetto stesso, impossibilitato a ricevere il farmaco non perché in attesa dello stesso ma perché avente insufficienti risorse economiche per permetterselo.

Non solo: durante il tempo d’attesa del farmaco, la situazione economica del soggetto sembra essere soggetta a aggravamenti: è ciò che denuncia il IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici, presentato il 18/05 al Senato nel corso della XII Giornata del Malato Oncologico, organizzata da FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia).

Come attesta il Presidente del FAVO, Francesco De Lorenzo: “La spesa per i farmaci oncologici è passata da poco più di un miliardo di euro nel 2007 a oltre tre miliardi nel 2014”.

Una spesa difficilmente sostenibile dai malati stessi, poiché vittime di un peggioramento della loro situazione economica durante la terapia stessa, che ovviamente determina un amento del tasso di mortalità nei mesi e anni successivi.

“Il processo che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità concreta del farmaco per i cittadini è particolarmente lento, Può quindi tradursi in una forma di razionamento che penalizza fortemente i malati, specialmente nel caso di farmaci innovativi salvavita.”

(Stefano De Lorenzo)

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In Italia, i servizi a carico del SSN stanno diminuendo sempre di più, traducendosi in una forte ricaduta finanziaria sulle tasche dei cittadini.

Un paziente, qualora fosse affetto da un male che non è curabile attraverso prestazioni elargite dal SSN ha due scelte: non curarsi o indebitarsi.

Ad esempio, in Italia, a differenza di altri paesi europei, l’esenzione dal pagamento del ticket per le indagini diagnostiche viene garantita solamente ai pazienti che hanno una diagnosi certa di cancro, quando sarebbe utile dare questa possibilità anche a coloro che hanno il semplice sospetto di un tumore di qualsiasi tipo.

Il bisogno di cercare una risposta strategica, sia essa politica o tecnica, all’impatto economico e sociale del cancro sta ormai oltrepassando i confini nazionali.

Bisogna appellarsi alle risorse che trascendono il nostro paese e che profumano di Europa.

De Lorenzo, che è anche presidente della European Cancer Patient Coalition (ECPC), sta da tempo lottando per l’attuazione di nuove norme che permetterebbero un migliore accesso ai farmaci anti-cancro per i pazienti oncologici e l’introduzione di nuove politiche di gestione dei farmaci stessi che prendano in considerazione il piano italiano e europeo.

“É necessario garantire un accesso alle cure uguale per tutti i cittadini italiani.”

(Stefano de Lorenzo)

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Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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