Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

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Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

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Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

Holacracy. Fantasticate di lavorare in un’azienda che vi conceda di assumere un ruolo di prestigio? Diventate il capo di voi stessi con Holacracy.

In italiano Olacrazia, è una nuova forma di organizzazione aziendale immaginata dal programmatore americano Brian Robertson.

Egli, scontento del sistema gerarchico classico delle aziende in cui aveva lavorato ha deciso di fondare la propria azienda, la Ternary Software, e concretizzare la propria idea di management per cui i dipendenti non sono subordinati a nessuno, ma sono fondamentalmente i capi di loro stessi.

Un’idea di management inedita, che lo stesso Robertson ha descritto – almeno nelle sue prime fasi – “un laboratorio”.

Nata con lo scopo di dare risposta a due domande: come implementare e dare realtà alle idee innovative dei dipendenti? Come portarli a progettare ciò che riesce loro meglio?

Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

Per cercare di dare una risposta pratica alla domanda, Robertson ha innanzitutto cercato di mettere in atto diversi modelli gestionali, tra cui una breve parentesi – poi abbandonata – di sociocrazia, in cui le scelte politiche sono attuate secondo un consenso strutturato, una descrizione molto basilare delle dinamiche interne al partito del Movimento5Stelle.

Successivamente, Robertson ha scoperto la teoria degli oloni: una parola adatta ad indicare, allo stesso tempo, il tutto e una parte.

Da questa parola è stata ideata Holacracy: una commistione ontologica, in cui chi si impegna per far sviluppare un’azienda ne diviene automaticamente direttore, ne è parte e ne è anche il capo.

Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

Olivier Campagne, al servizio di Arca, un’azienda che opera secondo il modello gestionale proposto da Robertson, spiega che la struttura di Holacracy ricorda i grandi sistemi operanti nel web come Linux, Mac Os, Windows:

essi assegnano le regole di base e chi vi lavora deve solamente rispettarle e adattarsi alle stesse, senza andare in direzione ostinata e contraria rispetto al resto degli utenti.

La descrizione di questa facilità di gestione può far tremare le menti più ordinate: il sistema di Holacracy può sembrare anarchico, esageratamente libero, quasi libertino nel piacere che il dipendente-capo di sé esperisce nella sua auto-gestione.

Campagne dichiara il contrario: “Con Holacracy ho avuto l’opportunità di esprimermi liberamente, attraverso la mia creatività.

Ma l’aumentata responsabilità se, da un lato, è stimolante visto che ti consente di crescere, dall’altro è come fosse uno specchio che riflette te stesso.

A volte è comodo lamentarsi e basta, crogiolarsi nella posizione della vittima. In questa disposizione non è più possibile: quando una dinamica non ti va bene, hai modo di proporre il cambiamento che desideri”.

Holacracy: la prima forma di organizzazione lavorativa senza alcun capo

Le sue parole tracciano uno scenario in cui il dipendente/capo da una parte beneficia della sua libertà, che consente la piena espressione della sua fantasia e la completa gestione di alcuni aspetti che in un’altra organizzazione implicherebbero solo pazienza e accettazione delle regole imposte dall’alto, mentre dall’altra esso assume più responsabilità, da cui derivano scelte con implicazioni possibilmente d’ampio raggio per il proprio futuro e quello e dei propri collaboratori.

Holacracy richiama vagamente la mano invisibile di Adam Smith, un’entità interamente teorica che opera, nella sua teoria del libero mercato, come una spinta a controllare gli eccessi e garantire un equilibrio di base.

Una mano invisibile che diverse aziende a livello globale hanno già scelto di baciare. Il motivo? Doppio:

  • cercare di lasciare da parte la tradizionale gerarchia organizzativa, considerata un retaggio del passato;
  • adattarsi ad un mondo che galoppa, inesorabile, verso il futuro, adottando una soluzione differente, innovativa e che dimostri resilienza aziendale.

Holacracy è come la eco di onde creata dal lancio di un sasso in uno specchio d’acqua: la leadership si diffonde in modo automatico, indifferenziato e uniforme.

Tutti sono a conoscenza degli obiettivi, tutti conoscono le proprie mansioni, tutti sanno cosa devono fare e, soprattutto, tutti godono di autonomia, requisito essenziale per la soddisfazione lavorativa. Se volete abbracciare il futuro secondo la filosofia di Robertson, be like water.

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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini. La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno. Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili. E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli. E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR). Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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