Tag Archives: Alzheimer

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Alzheimer. Scoperto il coinvolgimento di una nuova area cerebrale

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Alzheimer. Scoperto il coinvolgimento di una nuova area cerebrale

Alzheimer. La malattia di Alzheimer è una patologia neurologica degenerativa che colpisce il cervello. E’ la forma più comune di demenza senile: la malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare ma può causare anche altri problemi, tra cui stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.A livello cerebrale, nei pazienti affetti da morbo di Alzheimer, si osserva un grado variabile di atrofia corticale, ovvero una riduzione della massa dei tessuti/organi. Negli stadi più avanzati le strutture maggiormente atrofizzate sono l’ippocampo, la corteccia entorinale e l’amigdala. A livello microscopico si evidenzia un accumulo extracellulare di placche senili e ammassi neurofibrillari  e intraneuronali. Con la progressione della malattia si verifica una perdita neuronale che è poi all’origine della sintomatologia caratteristica della malattia.

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Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

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Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

Alzheimer. La malattia di Alzheimer (AD) è un disordine degenerativo che progredisce nel tempo a carico del sistema nervoso centrale, contraddistinto dalla graduale e continua compromissione delle funzioni cognitive, del deficit delle abilità funzionale e la comparsa di disturbi comportamentali. In passato la riabilitazione non farmacologica dell’AD era considerata negativamente data la natura degenerativa della malattia, del carattere progressivo e dai danni che provoca sulle funzioni cognitive. Tuttavia i recenti studi evidenziano come il sistema nervoso centrale adulto sia dotato di una plasticità e si è arrivati ad una precisa identificazione ed evoluzione dei disturbi cognitivi, che hanno rafforzato le basi concettuali per sostenere gli interventi riabilitativi non farmacologici.alzheimer

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per “riabilitazione” si intende quell’insieme di interventi che mirano allo sviluppo di una persona al suo più altro potenziale sotto il profilo fisico, psicologico, sociale, occupazionale ed educativo, in relazione al suo deficit fisiologico o anatomico e all’ambiente. Dunque l’approccio riabilitativo deve prevedere sia interventi mirati alla persona, sia all’ambiente per renderlo più adattivo, alla famiglia e/o ai caregiver per trasmettere delle competenze assistenziali. L’intervento riabilitativo non deve riferirsi esclusivamente alla sola stimolazione cognitiva ma è anche richiesta una attenta valutazione delle disfunzioni personali, familiari e sociali. Infatti, si parla di Progetto Assistenziale Individualizzato (PAI) che riguarda una valutazione interdimensionale e interprofessionale che ha come obiettivo l’identificazione di risorse cognitive e funzionali che sono ancora intatte su cui poter intervenire per potenziarle e prevenire un’ulteriore perdita. Esistono varie tipologie di interventi riabilitativi (diretti ed indiretti: paziente, famiglia, ambiente) (individuali e/o di gruppo), varie tipologie di tecniche (cognitive e cognitivo- comportamentali). L’assistenza di una persona con Alzheimer può essere un’esperienza devastante per i caregiver, soprattutto per i familiari, che presentano livelli di stress elevati. L’eccesso di stress può culminare in burnout, un esaurimento emotivo in cui l’individuo non si sente in grado di soddisfare le esigenze che gli vengono richieste. Tale condizione riduce la produttività, indebolisce le energie del soggetto interessato, aumenta il senso di impotenza e la demotivazione. Quindi nel caso di sostegno ad individui affetti da Alzheimer può capitare che a pagarne le conseguenze maggiori, in termini di equilibrio ed energia, siano i familiari/caregiver. A tal riguardo esistono degli interventi mirati ai caregivers di educazione, supporto e servizi che migliorano non solo il loro benessere ma anche quello del paziente affette da demenza. Tali interventi sono il counselling familiare e psicoeducazionali, per facilitare i processi di adattamento all’ambiente domestico e per fornire un sostegno psicologico grazie ai gruppi di supporto.

Obiettivi

  • Fornire strumenti adeguati al riconoscimento della demenza di Alzheimer
  • Comprendere il ruolo del caregiver
  • Capire come affrontare la demenza di Alzheimer dal punto di vista medico e psicologico
  • Imparare ad ascoltare le esigenze del caregiver e del paziente con demenza di Alzheimer

Programma Corso

8 .30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Cosa è la demenza di Alzheimer e come riconoscerla
10.00 – 11.00:  Valutare la persona affetta da demenza di Alzheimer
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30: Chi è il caregiver e quale è il suo ruolo per il paziente
12.30 – 13.30: Cosa è il Caregiver Burden
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Strategie efficaci per contrastare lo stress del caregiver
16.00 – 18.00: Strategie di riabilitazione per il paziente con demenza di Alzheimer

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti ma non i farmaci

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Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti ma non i farmaci

Alzheimer. Settembre è il mese mondiale dell’Alzheimer e il 21 settembre, in particolare, è la giornata celebrativa internazionale istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI). Il fatto che sia stata dedicata una Giornata Mondiale a questa patologia fa comprendere  che è in crescita un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia, riuscendo a riunire in tutto il mondo malati, familiari e associazioni Alzheimer.

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? – di Anna Cantagallo

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer?

Obesità – Anna Cantagallo spiega come l’obesità sia un fattore di rischio non soltanto per le malattie cardiovascolari, ma anche per quelle neuro-degenerative

L’Obesità è una patologia riconosciuta come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e come principale imputabile dell’insulino resistenza, che precede lo sviluppo del diabete di tipo 2.

Anna Cantagallo racconta che negli ultimi anni le ricerche hanno dimostrato l’esistenza di meccanismi molecolari comuni anche tra obesità e malattia di Alzheimer, dimostrando il coinvolgimento di determinate molecole intracellulari in entrambe le patologie.

Accertare queste molecole e considerarle come target terapeutici potrebbe rappresentare un grande passo avanti nella comprensione dei meccanismi di queste malattie ed un eccellente strategia per sviluppare nuove terapie.

Uno studio di Rodriguez-Casado del 2016 analizza l’ipotesi del legame tra le due condizioni.

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

Conseguenze metaboliche dell’obesità: quali sono e quale il legame con l’Alzheimer?

“L’insulino resistenza – spiega Anna Cantagallo – è un’alterazione metabolica in cui le cellule non riconoscono l’insulina, portando ad un incremento  del livello di glucosio nel sangue.

L’iperglicemia a sua volta stimola l’iperinsulinemia nel pancreas, che con il tempo porta l’organismo a espandere una condizione di diabete di tipo 2.

Il tessuto adiposo nei soggetti obesi secerne dei mediatori pro-infiammatori denominati adipochine che, insieme all’eccesso di acidi grassi liberi, concorre a sviluppare uno stato d’insulino resistenza.

Le adipochine attraversano la barriera ematoencefalica, attivando le cellule della microglia che risiedono nel sistema nervoso centrale e inducendo nel cervello una risposta locale infiammatoria inizialmente protettiva, ma che diviene poi deleteria quando si arriva a uno stato d’iperattivazione.

Questo induce una continua secrezione di citochine che provoca un perpetuarsi della neuro-infiammazione.

Difatti è stato provato che la quantità di microglia in persone con Alzheimer è maggiore rispetto ai cervelli sani, e che fermare la neuro-infiammazione diminuisce i problemi di memoria derivati dalla malattia e ne rallenta la progressione.”

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

E i meccanismi tipici della malattia di Alzheimer come si relazionano all’obesità?

“Ci sono evidenze che indicano che la segnalazione infiammatoria da parte del fattore di necrosi tumorale attivi chinasi sensibili allo stress. Questo fa sì che si blocchi l’azione intracellulare dell’insulina producendo disfunzione sinaptica e deterioramento dell’ippocampo.

Un’adeguata segnalazione dell’insulina nel sistema nervoso centrale assicura la sopravvivenza neuronale e regola processi chiave dell’apprendimento e della memoria, inclusa la plasticità dendritica e le connessioni sinaptiche.

In alcuni modelli animali di obesità è stato descritto uno stato d’insulino resistenza derivante da un’infiammazione nell’ipotalamo, regione cerebrale chiave nell’interazione tra sistema nervoso centrale e sistema endocrino.

Una neuroinfiammazione estesa rende vulnerabili determinate funzioni dell’ippocampo associate con l’immagazzinamento e la formazione di memorie.

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

Uno studio effettuato su cervelli di diabetici con Alzheimer mostra livelli dell’interleuchina 6 superiori rispetto a quelli riscontrati in cervelli con Alzheimer non diabetici, suggerendo che il diabete possa aumentare la vulnerabilità a disequilibri del sistema infiammatorio.

Qualsiasi trasformazione nei segnali neuronali dell’insulina produce neuroinfiammazione, stress ossidativo e deficit energetico.

È molto probabile che la reazione d’insulino resistenza periferica nel diabete di tipo 2 e l’alterazione del segnale cerebrale dell’insulina nell’Alzheimer siano processi mediati da meccanismi similari.

Gli studi su questa malattia suggeriscono sempre più che si tratti di un’infermità metabolica in quanto l’uso del glucosio e la sensibilità del cervello all’insulina risultano alterarsi in maniera crescente.

Ciò provoca perdita neuronale, disfunzione sinaptica, iperfosforilazione della proteina tau e neuroinfiammazione.”

Che conclusioni trarre da questi studi?

“Nonostante la scoperta di questi meccanismi molecolari comuni occorre tenere a mente che attualmente non esiste nessun trattamento in grado di curare la demenza di Alzheimer – racconta Anna Cantagallo.

Tuttavia viene messa in risalto l’importanza della prevenzione dell’obesità in quanto consiste in un significativo fattore di rischio che oltre a far sviluppare un diabete di tipo 2 ha effetti patogenetici a livello cerebrale.

La prevenzione può essere attuata attraverso la promozione di abitudini salutari, programmi nutrizionali e esercizio fisico, e attraverso farmaci specifici per le alterazioni metaboliche.

Questi studi riguardanti la relazione tra disfunzione metabolica e neuro-degenerazione aprono nuovi orizzonti per l’investigazione di bersagli terapeutici che potrebbero risultare promettenti per arrestare l’avanzamento dell’Alzheimer.”

Chiedete una consulenza ai professionisti BrainCare per la prevenzione delle è patologie neuro-degenerative.

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer?

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Anna Cantagallo – Malattia di Alzheimer e il fattore smog

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Anna Cantagallo – Malattia di Alzheimer e il fattore smog

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