Tag Archives: Anna Cantagallo

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Caregivers. L’attenzione posta su chi si prende cura dei malati di SM

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Caregivers. L’attenzione posta su chi si prende cura dei malati di SM

Caregivers. La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia neurodegenerativa demielinizzante che causa lesioni multiple nel Sistema Nervoso Centrale. Numerose evidenze sia cliniche che sperimentali indicano che alla base della SM vi è una reazione immunitaria che scatena un attacco contro la mielina, struttura biancastra multilamellare e con funzioni isolanti che forma il rivestimento esterno di alcuni assoni,  permettendola propagazione del segnale elettrico molto più rapidamente. La malattia può manifestarsi con una vastissima gamma di sintomi neurologici e può progredire fino alla disabilità fisica e cognitiva. Ad oggi, in tutto il mondo, vivono oltre 2,3 milioni di persone con SM, che infatti è considerata la malattia neurologica di origine non traumatica più diffusa nei giovani adulti. Ma chi si prende cura dei malati? Che impatto può avere questa malattia sui caregivers?

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Senso di giustizia: la capacità di riconoscere il giusto è innata

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Senso di giustizia: la capacità di riconoscere il giusto è innata

Senso di giustizia.

“Ogni uomo deve compiere una decisione: se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nell’oscurità dell’egoismo distruttivo.”

(Martin Luther King)

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empatia cognitiva

Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

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Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

Empatia cognitiva. L’empatia cognitiva è la capacità della persona di riconoscere ciò che un altro individuo pensa o prova, e di prevedere il suo comportamento in base alle sue cognizioni: si tratta di un’abilità fondamentale nelle interazioni sociali e nei rapporti interpersonali, i quali, a loro volta, sono alla base del benessere psicofisico della persona. Essa si differenzia dall’ empatia affettiva, la quale permette di rispondere con un’emozione adeguata agli stati mentali degli altri.

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Massimiliano Sechi

Massimiliano Sechi. Il team BrainCare intervista Massimiliano Sechi

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Massimiliano Sechi. Il team BrainCare intervista Massimiliano Sechi

Massimiliano Sechi. Giulia: “Hai raggiunto risultati straordinari in diversi videogiochi…sei stato campione del mondo ed hai battuto molti record…ma quale è stato il ruolo di queste conquiste nel tuo potenziamento personale?”

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Afasia

Afasia. Il linguaggio musicale nei pazienti affetti da afasia di Broca

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Afasia. Il linguaggio musicale nei pazienti affetti da afasia di Broca

Afasia. La musicoterapia è da decenni un alleato fondamentale nella riabilitazione di pazienti affetti da condizioni neurologiche, specie coloro che sono stati colpiti da un ictus, con afasia di Broca. La musica, scriveva Oliver Sacks in Musicophilia, possiede il potenziale per “calmarci, animarci, confortarci, darci i brividi”, ma serve anche a “organizzarci e a sincronizzarci sul lavoro o nel gioco”.

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meditazione

Meditazione. Meditazione e DNA: i benefici delle tecniche di rilassamento

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Meditazione. Meditazione e DNA: i benefici delle tecniche di rilassamento

Meditazione. Da qualche decennio stanno prendendo piede tutte quelle tecniche che possono essere genericamente definite “interventi corpo-mente” (mind-body interventions o MBIs) che, soprattutto negli ultimi tempi, hanno cominciato ad avere dei supporti empirici e dei riconoscimenti da parte dei professionisti della salute mentale. In particolare queste tecniche comprendono alcune discipline con una più marcata componente fisica  come  Yoga, Tai Chi e Qigong; e altre invece più sedentarie come  meditazione, mindfullness, tecniche di regolazione della respirazione e tecniche di rilassamento. Nonostante le MBIs siano abbastanza diverse tra loro, sembra che tutte riescano a determinare dei benefici psicologici quali la riduzione dello stress percepito, la diminuzione dei livelli di ansia e l’innalzamento del tono dell’umore.

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Invecchiamento e Demenza. Aumentare la propria riserva cognitiva

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Invecchiamento e Demenza. Aumentare la propria riserva cognitiva

Invecchiamento e Demenza. La salute cognitiva è un fattore importante per garantire la qualità della vita delle persone anziane e preservare la loro indipendenza. Essa comprende sia lo sviluppo che la conservazione della struttura cognitiva multidimensionale che consente agli anziani di mantenere le relazioni sociali e le capacità di funzionare in modo indipendente, per consentire il recupero funzionale da malattie o lesioni, e per affrontare i deficit funzionali residui.
La perdita di salute cognitiva non è una componente inevitabile dell’invecchiamento. Chiaramente ci sono alcuni fattori che influenzano la salute cognitiva come ad esempio il sesso, il profilo genetico, una storia di malattia cronica, l’impatto delle avversità socioeconomiche e un’opportunità educativa limitata, e che non possono essere modificate direttamente; tuttavia ce ne sono altri relativi allo stile di vita, quindi modificabili, che procurano vantaggi positivi per la salute cognitiva nella vita anche avanzata e aiutano a prevenire lo sviluppo di demenza, come ad esempio l’impegno sociale, il ridotto consumo di alcol e fumo, un programma nutrizionale adeguato e attività fisica e cognitiva. Un bilanciamento tra tutti questi fattori porta ad un aumento della riserva cognitiva, che riduce il rischio di demenza e permette di arrestare il declino cognitivo. Per i non addetti ai lavori, la “riserva cognitiva” può essere considerata come un tampone mentale che protegge la persona dallo sviluppo di patologie legate all’età; è possibile costruire la propria riserva nella prima parte di vita attraverso l’istruzione e successivamente attraverso il lavoro e sfidandosi mentalmente ogni giorno.

invecchiamento e demenzaIn uno studio pubblicato su PLOS Medicine, gli autori hanno esplorato l’effetto mediatore della riserva cognitiva sull’associazione tra fattori di stile di vita sano e funzioni cognitive negli anziani. Hanno analizzato i dati provenienti da un campione di 2315 adulti sani di almeno 65 anni. Si è constatato che l’attività cognitiva e fisica, l’impegno sociale, la dieta sana e il consumo di alcool moderato sono associati positivamente alla buona funzione cognitiva. Insieme, questi fattori spiegavano il 20% della varianza nei punteggi di test cognitivi.
Gli autori evidenziano dei limiti di questo studio: innanzitutto sussiste la difficoltà di misurare un costrutto latente complesso come la riserva cognitiva; in aggiunta i dati sono stati raccolti in unico momento e non sono state eseguite le stesse rilevazioni più volte negli anni per la stessa persona.
Nonostante queste limitazioni e anche se è ben accertato che uno stile di vita sano riduce il rischio di una declino cognitivo legato ad invecchiamento e demenza, i risultati dimostrano che è possibile per le persone sviluppare una forma di resilienza mentale precoce per far fronte ad una futura compromissione cognitiva.
Ovviamente adottare uno stile di vita sano, comprendente di attività fisica e mentale, impegno sociale e una dieta equilibrata, non significa che non ci sia il rischio di sviluppare demenza, visto che la componente genetica è comunque rilevante: tuttavia seguire questo percorso aiuta a canalizzare o guidare al meglio anche la manifestazione esterna (fenotipica) dei propri geni.

Per un’attenta valutazione metabolica, fisiologica e genomica, e per tutti i programmi di palestra cognitiva, emozionale, fisica e nutrizionale, contattaci e ti daremo tutte le spiegazioni che desideri!

Invecchiamento e demenza

 

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netflix

Netflix. Netflix addiction: analisi del fenomeno web dell’ultima decade

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Netflix. Netflix addiction: analisi del fenomeno web dell’ultima decade

Netflix. Netflix è una piattaforma online, un contenitore pieno di serie tv, film, documentari e contenuti di alta qualità accessibili a coloro che hanno sottoscritto un abbonamento mensile/annuale. È un fenomeno nato sul web e che del web fa la sua forza.

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Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

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Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

Medicina potenziativa. È quella parte di medicina che si dedica all’intenzionale modifica e al potenziamento del naturale funzionamento psicofisico dell’uomo.

È il frutto di un cambiamento di paradigma, per il quale le tecniche che vengono impiegate nell’individuo malato o deficitario per riportarlo ad un stato di funzionamento considerato normale, sono utilizzate nel soggetto sano, concentrandosi sulla possibilità di affinare il valore della performance umana in ogni ambito, anche l’apparenza:

si passa, quindi, dalla restitutio ad integrum della terapia alla transformatio ad integrum della medicina potenziativa.

Inoltre, a differenza della cura, che termina quando il paziente è guarito, il potenziamento è potenzialmente sempre attuabile, ad ogni età: è limitato solo dal progresso tecnologico e dalle conoscenze.

Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

Questo processo di cambio di paradigma è stato accelerato dalla rivoluzione del rapporto medico-paziente a causa della diffusione universale delle informazioni resa possibile da Internet e con essa, è cambiato anche il concetto di salute, ora molto più affine a quello di benessere, che contiene una componente soggettiva.

L’accezione comune del termine “medicina”, però, può allontanare dal reale significato di medicina potenziativa, infatti non vengono adoperati esclusivamente farmaci, anzi spesso sono esercizi, i quali vanno a potenziare abilità che hanno un effetto a livello della quotidianità.

È possibile, ad esempio, perfezionare la propria capacità di multitasking tramite una serie di training per migliorare la propria performance sia in ambito professionale che nella vita quotidiana.

Inoltre non si tratta di una “invenzione” futuristica come l’immaginario comune pensa, infatti vi sono diverse forme di potenziamento tradizionale che vengono praticate da secoli, tra cui lo yoga, per migliorare il benessere psicofisico della persona, e il caffè, per tenere alta la concentrazione e, in generale, potenziare le funzioni esecutive.

Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

Forme più recenti di “human enhancement” – il termine usato in campo internazionale – annoverano, ad esempio, l’utilizzo di integratori, che nell’ambito della medicina potenziativa vengono utilizzati per prevenire o per incrementare per es. la massa muscolare, o la stimolazione magnetica transcranica, che consente di conseguire un miglioramento nei compiti di apprendimento procedurale e motori e anche nel consolidamento della memoria dichiarativa durante il sonno, come descritto in un articolo pubblicato su PubMed (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19543814).

BrainCare crede nell’utilità della medicina potenziativa e, attraverso le aree in cui è articolata, risponde ai bisogni e alle richieste di tutti.

BrainPower (http://www.braincare.it/area-espansione/) è rivolta soprattutto a imprenditori e atleti, ma anche a chiunque voglia potenziare le proprie abilità sensoriali, cognitive, emozionali e motorie per conquistare più velocemente i propri obiettivi nel breve e lungo periodo.

BrainFood (http://www.braincare.it/area-benessere/) è l’area dedicata del benessere della persona, dall’analisi del ritmo sonno-veglia per una migliore qualità del sonno e, di conseguenza, una maggiore efficienza giornaliera, all’Ossigeno-Ozono-Terapia (OOT) tramite la quale il sangue e gli organi, cuore e cervello compresi, vengono ossigenati.

Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

Di solito quest’ultima viene impiegata per trattare diverse patologie virali, dermatologiche e cardiovascolari e che nell’ambito della medicina potenziativa viene applicata nell’individuo sano per incrementare la resistenza cognitiva, l’autocontrollo emozionale e le difese immunitarie soprattutto sotto stress.

Inoltre il potenziamento di funzioni esecutive può essere raggiunto anche attraverso programmi nutrizionali particolari come la Dieta Mima Digiuno DMD del prof. Valter Longo, che con un breve periodo di 3 giorni in cui si simula appunto il digiuno si raggiungono risultati cognitivi notevoli a breve e a lungo termine, assieme ad una maggiore creatività e un effetto anti-aging.

L’area BrainCare (http://www.braincare.it/area-clinica/) è adibita, oltre alla valutazione dei livelli delle funzioni cognitive, soprattutto al miglioramento della working memory e, quindi, delle capacità di multitasking, ragionamento e calcolo.

Se, invece, desiderate allargare le vostre conoscenze sulle funzioni cognitive, il consiglio è quello di visitare l’area BrainAcademy (http://www.braincare.it/area-formazione/), per consultare i corsi che BrainCare propone e scegliere quelli più idonei ai vostri interessi.

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Medicina potenziativa: non si cura il malato, si potenzia la persona sana

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Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

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Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Lasciare un’eredità, cosa e come lasciare.

“If anyone could have saved me, it would have been you. Everything’s gone from me expect the certainty of your goodness. I can’t go on spoiling your life any longer. I don’t think two people could have been happier than we’ve been.”

“Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se ne sta andando da me, eccetto la certezza della tua bontà. Non posso più continuare a sfruttare la tua vita. Non penso che due persone abbiano potute essere più felici di quanto lo siamo stati noi.”

(Virginia Woolf – Lettera di suicidio)

Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Esiste un film straordinario chiamato ‘The Hours’, in cui si replica il finale di vita di Virginia Woolf, una delle scrittrici più famose e apprezzate della letteratura anglosassone.

Essa morì suicida il 28 marzo del 1941, dopo aver combattuto per anni contro un disturbo bipolare di tipo 2, caratterizzato da episodi depressivi e ipomaniaci, seppur senza eventi maniacali.

Nella lettera di addio alla vita, scrisse al marito che ormai le voci (allucinazioni uditive) stavano riapparendo e sentiva mancare le forze necessarie per riuscire a rimanere sana di mente.

Nella realizzazione dell’imminenza della fine, capisce che tutta la felicità della sua vita derivava dal rapporto con il marito e sceglie, in questo tragico modo, di mostrare gratitudine nei suoi confronti.

Virginia decide di andarsene con una frase dolce, lapidaria e diretta, regalando al mondo della letteratura un’ultima frase imperlata di bellezza.

Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

La scelta della Woolf dimostra una volontà di abbracciare la morte con una forte quota di assertività.

Una decisione presa facendo ciò che meglio le riusciva e che meglio esprimeva ciò che lei era nella sua più profonda natura: una scrittrice. Adoperando il mezzo che meglio le si confaceva, la Woolf ha scelto di non lasciare un’eredità monetaria o un manufatto come testamento finale, bensì una certezza.

La sicurezza, per il marito, di essere stato la causa di tutta la sua felicità. Un lascito impalpabile: un’idea in cui lei credeva.

Come scrisse Giovanni Falcone, eroe e simbolo della lotta alla mafia: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini“.

La lotta di Falcone è attiva ancora oggi, così come sicuramente fece il marito della Woolf con la rappresentazione mentale di sua moglie.

Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Quando si è sul punto di morire, la vita induce ad una ri-osservazione di qualsiasi azione fatta e decisione intrapresa, sotto una luce di accettazione totale e acriticità.

Si è stati una certa persona e si accetta la multiforme fenomenologia della nostra manifestazione umana fino a quel momento. Ma come lasciare un’eredità? Cosa lasciare di sè? Come lasciarlo?

Generalmente, quando il discorso ‘morte’ entra nelle nostre conversazioni, vi sono due modi per affrontarlo. Il primo è evitare di parlarne.

Questo si rivela in diversi modi: giocare a fare i distratti (non posso pensarci ora perchè sono pieno di cose da fare), la differenziazione (la morte non mi tocca perchè seguo una vita sana), il diniego (le preoccupazioni sulla morte sono esagerate), dilazionare (ci penserò quando sarà il momento) e il distaccamento (sto alla larga da questo pensiero).

Il secondo modo in cui si affronta il discorso morte è collegato, invece, ad una difesa delle risorse dell’Io. L’individuo trova rifugio in una sorta di eroismo autobiografico, dove egli stesso, eroe della sua esistenza, cataloga le belle e mirabili cose che ha fatto o ottenuto o portato a termine.

In questo modo, l’individuo costruisce una figura ideale di sè stesso, così da ricordare i traguardi raggiunti e sapere di poter lasciare qualcosa di tangibile per i posteri.

Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Il professore della Texas Tech University James Russell, autore di un libro intitolato Inside the Mind of a Bequest Donor, ha condotto una ricerca nella neuro-filantropia, un filone delle neuroscienze che indaga i meccanismi neurali sottostanti la decisione di aiutare gli altri, interessandosi in questo specifico caso dell’atto di lasciare un’eredità in denaro sul letto di morte.

Russell ha comprovato che nel cervello dei donatori di eredità si notava una forte attivazione di due specifiche regioni cerebrali: il precuneo e la lingula. Il precuneo, chiamato anche ‘terzo occhio’ del cervello, è una zona di corteccia collocata a livello corteccia parietale associata alla capacità di riferirsi a se stessi in terza persona.

La lingula fa invece parte del sistema visivo. Un danno a questa regione può provocare la perdita della capacità di sognare. L’attivazione di queste due aree era conseguente alla visione di foto rappresentanti l’intero arco della vita dei partecipanti.

Lasciare un’eredità passava tramite la ri-osservazione del proprio passato, riferendosi a se stessi in terza persona (fatto assolutamente sensato, dato che la persona che si era 30 anni fa è necessariamente diversa da chi si è adesso) e operando un salto nelle memorie autobiografiche, come se si stesse ‘sognando’ il film della nostra vita.

Vivono tre tempi: il passato, il presente della scelta e il futuro della loro simbolica immortalità. Si immergono nel passato nell’atto di divenire un gesto che perduri per sempre.

Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Nel ri-osservare tutto ciò che si è sognato o fatto o realizzato o portato a termine, si hanno principalmente due diversi sguardi:

  • uno sguardo positivo che rende il racconto di sè a sè stessi una favola degna di narrazione;
  • uno sguardo negativo, in cui domina il modo verbale dell’ “avrei potuto” e dell’ “avrei dovuto,” colmo di rimpianti e rimorsi.

Questi due sguardi portano ad altrettante operazioni di giudizio riguardo le proprie scelte: l’una di accettazione totale di tutto, fino a poter dire “dovessi rifarlo, non cambierei nulla”, l’altra un rifiuto di parti di sè che di conseguenza sono non-integrate e possibilmente fonte di distress quotidiano con risvolti psicopatologici.

La prima operazione di giudizio è un’aspirazione a cui noi tutti dovremmo tendere, per riconoscere che alla fine di questo strano giro di giostra abbiamo lasciato un qualcosa che potrà continuare a vivere anche quando noi moriremo.

Giungere alla consapevolezza di aver generato un lascito, sia questo un manufatto che il nostro partner porterà al collo, una poesia che i nostri cari leggeranno prima di coricarsi, una passione trasmessa ad un figlio, un’idea che camminerà su altre gambe, un sogno che cullerà altre coscienze o le sconquasserà con violenza come un’eco in una valle vuota.

Ecco il vero potenziale del lascito: la possibilità di diventare una eco, che risuoni una musica ri-conoscibile per chi resiste al nostro passaggio.

 Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

Come misurare la tua intelligenza spirituale? Quale propensione hai nel lasciare sulla terra e negli altri un segno del tuo passaggio? Vuoi parlarne a te stesso o a noi in BrainCare?

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Lasciare un’eredità: paure, pensieri, opere o missioni personali

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