Tag Archives: Anna Cantagallo

  • -
successo

Psicologia e lavoro: come la mente può influenzare il nostro successo

Tags : 

Successo. Per avere successo nella vita e quindi anche nel lavoro quello di cui si ha bisogno non è soltanto un elevato quoziente intellettivo, ma anche molto altro. Ciò che distingue le persone di successo è prima di tutto il fatto che hanno la piena consapevolezza di poter raggiungere i loro obiettivi.

Infatti quando ci proponiamo di arrivare ad una meta e quindi sentiamo di potercela fare, non abbiamo paura e arriviamo con il giusto entusiasmo al nostro obiettivo.

Ovviamente questo non vuol dire che sia tutto molto facile, ma il senso di sicurezza che si va a generare, porta a non perdere mai di vista l’obiettivo, a scegliere il percorso più giusto e a procedere con tenacia superando ostacoli e difficoltà.successo

E’ la voglia di vincere che porta al successo e ci fa sentire bene. Infatti è una sorta di droga che aumenta nell’organismo il livello di dopamina, producendo un senso di benessere e ricompensa.

Questo impulso non deve però essere concentrato soltanto su sé stessi, ma può essere l’unione del proprio entusiasmo con la collaborazione degli altri. Le altre persone sono fondamentali per crescere e migliorare, perché ci completano e fanno vedere le cose sotto una luce diversa.

Anche perché prova a pensare ad una persona brillante da un punto di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile e incapace di gestire le proprie emozioni: in che modo può avere successo?

Bisogna avere una grande intelligenza emotiva per essere in grado di trattare sé stessi e gli altri! Questo porta ad essere capaci di motivare sé stessi, di controllare gli impulsi, di modulare i propri stati d’animo e essere empatici, tutti aspetti fondamentali per arrivare al successo.

Quindi se sei interessato a saperne di più su quali sono i punti fondamentali per raggiungere una piena soddisfazione personale e lavorativa, iscriviti subito alla serata mandando una mail ad info@braincare.it o tramite il link:https://www.eventbrite.it/e/biglietti-psicologia-e-lavoro-come-la-mente-puo-influenzare-il-nostro-successo-56037887831

Ti aspettiamo!


  • -
memoria prospettica

Memoria prospettica. Allenare la memoria prospettica attraverso l’uso della Virtual Week

Tags : 

Memoria prospettica. La memoria prospettica è quella componente della memoria a lungo termine che permette di ricordare ed eseguire una serie di attività che sono state precedentemente pianificate. Essa quindi è fondamentale per poter condurre una vita autonoma ed indipendente poiché consente di portare a termine tutte le attività che vengono fissate nella propria “agenda mentale”. Tra le diverse componenti della memoria, purtroppo, è una delle prime che viene colpita dal decadimento cognitivo quindi è fondamentale che vengono trovati degli strumenti capaci di rallentarne l’inevitabile declino.  Alcuni studiosi hanno individuato un gioco computerizzato, chiamato Virtual Week (https://www.researchgate.net/profile/Fergus_Craik/publication/229803241_Virtual_Week_and_Actual_Week_Age-related_Differences_in_Prospective_Memory/links/59dcf68f0f7e9b11b6234b42/Virtual-Week-and-Actual-Week-Age-related-Differences-in-Prospective-Memory.pdf ) che aveva come scopo quello di allenare la memoria prospettica e di vedere se tale stimolazione portasse un miglioramento trasferibile anche nella vita quotidiana.

memoria prospetticaA questo programma di allenamento sono stati sottoposti 59 anziani di un’età compresa tra i 60 e i 79 anni, che per 24 giorni dovevano compiere compiti differenti di difficoltà crescente. In pratica questo gioco virtuale richiedeva ai partecipanti di lanciare un dado e di eseguire specifiche attività di vita quotidiana in un preciso momento della giornata. Ogni giorno virtuale cominciava alle 7 di mattina e terminava alle 10.15 di sera, durante il quale devono svolgere diversi compiti di memoria prospettica. Alcuni potevano essere gli stessi per ogni giorno, altri potevano cambiare di volta in volta, altri ancora erano da svolgere nel corso di uno specifico evento (compiti event based), mentre alcuni dovevano essere portati a termine in specifici momenti della giornata virtuale (compiti time based).Quando si parla di memoria prospettica infatti è sempre importante fare una distinzione tra compiti basati sul tempo e compiti basati sull’evento, aspetto su cui si è a lungo soffermata la Dott.ssa Anna Cantagallo insieme ad altri colleghi, dimostrando che persone affette da una lesione cerebrale avevano prestazioni maggiormente deficitarie in compiti basati sul tempo (https://s3.amazonaws.com/academia.edu.documents/36503047/Mioni_et_al.__2012.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAIWOWYYGZ2Y53UL3A&Expires=1547481281&Signature=RX8iB4%2BwbiD4BV6calcJa36Lcy4%3D&response-content-disposition=inline%3B%20filename%3DTime-Based_Prospective_Memory_in_Severe.pdf). Tutti i partecipanti, poi, prima di essere sottoposti a questo tipo di trattamento, venivano valutati per avere una baseline delle loro prestazioni iniziali.

Alla fine di questo training i risultati finali sono stati i seguenti:

  • Il numero medio di compiti di memoria prospettica svolti correttamente aumentava di giorno in giorno come anche le strategie utilizzate
  • Si osserva plasticità neuronale considerando i potenziali evento relati nella fasi di pre e post trattamento: vi è una riduzione a livello della corteccia occipito-parietale destra associata ad una corretta performance di memoria prospettica

I risultati quindi dimostrano come anche un breve allenamento della memoria prospettica possa portare ampi miglioramenti a questo livello soprattutto per quanto riguarda l’accuratezza e l’efficienza nell’esecuzione dei compiti. Questo studio, poi, conferma il fatto che il training cognitivo è fondamentale per prevenire e anche curare lesioni cerebrali di diversa natura, sfruttando la plasticità neuronale.

Se sei interessato a saperne di più rispetto alla memoria prospettica e al protocollo valutativo utilizzato per la misurazione dei deficit di memoria iscriviti al nostro corso “ CAMPROMT e RMBT: valutazione dei deficit di memoria in situazioni ecologiche”.

Ti aspettiamo!!


  • -

Memoria di lavoro. Le onde beta stabiliscono cosa ricordare e che cosa dimenticare

Tags : 

Memoria di Lavoro. La memoria di lavoro (Working Memory) è una componente della memoria a breve termine che permette di mantenere attive, per pochissimo tempo, un certo numero di informazioni e allo stesso tempo di poterle manipolare. Quindi è quella componente mnestica che ad esempio permette di memorizzare un numero di telefono o che consente di fare velocemente un calcolo a mente.  Molti sono stati gli studi rivolti a questo tipo di memoria e tra questi vi è una ricerca condotta dal Massachussets Istitute of Tecnology che ha dimostrato come le onde beta abbiamo una funzione di “cancelli” per la working memory (file:///C:/Users/braincare/Downloads/s41467-017-02791-8.pdf),in quanto stabiliscono quali informazioni devono essere immagazzinate in memoria e quali devono essere dimenticate. In poche parole quindi il ritmo cerebrale può dire molto rispetto al modo in cui le informazioni vengono conservate. Infatti se da una parte le onde beta fanno da “freno” e scelgono quali input influenzano il comportamento, quelle gamma sono associate alla codifica e al recupero.

Partendo da queste evidenze i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale della corteccia prefrontale di alcuni animali, mentre questi erano impegnati a svolgere un compito di memoria di lavoro. In particolare veniva richiesto loro di osservare un paio di oggetti, ad esempio A seguito da B e subito dopo gliene venivano presentati altri due. A questo punto dovevano stabilire se A fosse seguito da B ma non da C o se B non fosse seguito da A. Gli animali erano poi istruiti a rilasciare una barra nel caso in cui avessero individuato la giusta sequenza. I risultati di questo studio mostrano come ci sia un’alternanza delle onde beta e delle onde gamma, nelle diverse fasi dell’esperimento. Infatti nel momento in cui l’animale teneva in memoria l’oggetto A, anticipando l’inizio della seconda sequenza, c’era un aumento delle onde gamma; se l’oggetto visto invece era A vi era una caduta delle onde beta, in quanto segnalavano che l’informazione non era più necessaria e che quindi poteva non essere mantenuta nella memoria di lavoro. I ricercatori, dunque, concludono che le onde beta hanno un ruolo fondamentale per stabilire la selezione delle informazioni che è necessario tenere a mente per l’esecuzione di uno specifico compito.memoria di lavoro

In questa ricerca,poi, si osserva come gli elementi interferenti possano avere un ruolo fondamentale nello stabilire il funzionamento della working memory e proprio rispetto a questo punto è stato eseguito uno studio dalla Dott.ssa Anna Cantagallo e colleghi (https://s3.amazonaws.com/academia.edu.documents/46088091/Attentional_distractor_interference_may_20160530-27636-df0rep.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAIWOWYYGZ2Y53UL3A&Expires=1547478098&Signature=2y%2FMhNDQZK3vr0veSLia5oLwCVg%3D&response-content-disposition=inline%3B%20filename%3DAttentional_distractor_interference_may.pdf), che mostra come il funzionamento della memoria di lavoro sia influenzato dal tipo di stimoli attentivi utilizzati. In particolare l’interferenza si riduceva in compiti legati all’attenzione selettiva.

Se sei interessato a saperne di più rispetto a come funziona la memoria di lavoro e a conoscere quali siano i protocolli valutativi e riabilitativi più adatti per coloro che hanno subito una lesione a questo livello, iscriviti subito al nostro corso “Protocollo valutativo della Working Memory e esempi di trattamento”.

Ti aspettiamo!

 

 

 


  • -
neuroeconomia

Neuroeconomia. Quali aspetti del comportamento sono coinvolti nelle scelte economiche

Tags : 

Neuroeconomia. Il collegamento tra psicologia ed economia, due ambiti pensati spesso come troppo lontani, è stato ultimamente molto studiato, specialmente dalle discipline nascenti che mettono in connessione l’economia alle neuroscienze, quali ad esempio il neuromarketing e la neuroeconomia.

Lo studio di queste discipline ha cercato di comprendere quali potessero essere le aree del cervello coinvolte nei processi decisionali e queste sono risultate essere varie: la corteccia orbito-frontale, ad esempio, è coinvolta nei processi “caldi” cioè tutte quelle situazioni che hanno delle conseguenze su noi stessi, dal punto di vista sia emozionale che motivazionale; l’amigdala, inoltre, è coinvolta nei processi in cui è necessario formulare previsioni su una ricompensa finanziaria; pure l’ossitocina, che riesce ad incrementare la fiducia nei mercati finanziari portando così il soggetto ad una scelta più positiva nei loro confronti.

Una delle prime teorie sul rapporto tra economia e psicologia, quasi subito smentita, considerava nettamente separate le emozioni dai processi decisionali che possono sottostare alle decisioni economiche. Oggi, invece, sappiamo che l’emozione è centrale in tutti quei processi che influenzano il modo in cui il soggetto memorizza ed elabora le informazioni di tipo economico (Di Nuovo, 2014). Ad esempio, se una pubblicità produce forte attivazione emotiva nel cervello verrà poi successivamente ricordata e riattivata in maniera più facile quando sarà necessario, ad come nel momento dell’acquisto, rispetto ad una pubblicità le cui caratteristiche non hanno “toccato” le nostre emozioni (https://www.ilpost.it/2017/10/09/nobel-economia-2017/).

In particolari situazioni di incertezza, descritte dallo psicologo David Kahneman, non risulta così facile pensare di utilizzare esclusivamente la razionalità, dato che la stessa condizione di incertezza limita l’uso esclusivo della razionalità per prendere la decisione più adatta; ci riferiamo, ad esempio, a situazioni in cui è necessario prendere decisioni veloci in un tempo che non lascia spazio alla valutazione di ogni possibilità oppure ancora in tutti quei casi in cui gli effetti dell’azione che vogliamo intraprendere non sono immediate ma potranno essere dedotte solo dopo lunghe sequenze decisionali.neuroeconomia

In quest’ambito si è inserito Richard H. Taler, premio nobel per l’economia nel 2017, che ha analizzato il rapporto tra la tendenza di un soggetto a fare supposizioni realistiche e le successive scelte economiche. Egli dimostra che alcune caratteristiche specifiche della psicologia umana vadano poi a condizionare le decisioni, dunque i risultati per i mercati economici, attraverso lo studio della “razionalità limitata”, della “mancanza di autocontrollo” e delle “preferenze sociali”.

Altri suoi studi che hanno rappresentato un ponte di collegamento tra il mondo dell’economia e della psicologia riguardano lo studio del concetto di onestà, con l’elaborazione del cosiddetto “gioco del dittatore”, riutilizzata in diverse varianti, in cui viene richiesto ad un partecipante di scegliere come dividere una determinata cifra tra lui ed un secondo giocatore: quest’ultimo, ad esempio, in una delle varianti potrebbe rifiutare se la divisione non gli appare equa o conveniente ed in questo caso il primo giocatore perderebbe anche la propria parte della vincita.

Tra i concetti più rilevanti dell’autore emergono i cosiddetti “nudge”, tradotti in italiano come “pungolo” o “spintarella”, che indicano dei comportamenti che alterano in modo prevedibile le scelte degli individui senza però proibire altre opzioni di scelta e senza cambiare l’incentivo economico che da queste derivano: così, questi comportamenti dovrebbero migliorare le condizioni dei soggetti ma senza alterarne la loro libertà.

Pertanto, come la dottoressa Anna Cantagallo suggerisce “il rapporto tra economia e neuroscienze non è un rapporto di contrasti ma di incontri: l’uno può aiutare all’espansione dell’altro e ad un utilizzo della scienza più pragmatico ed utile”.

Cosi, la gestione delle nostre risorse individuali e la conoscenza del comportamento umano e di come questo, dal punto di vista psicologico, possa influenzare l’economia risulta utile non solo a livello globale per la gestione e l’avanzamento dei mercati finanziari, ma anche da un punto di vista più individuale e soggettivo, per tutte le piccole scelte economiche che siamo chiamati a fare ogni giorno.


  • -

ADHD. Relazione tra ADHD e regolazione delle emozioni

Tags : 

ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi più frequenti diagnosticati durante la prima infanzia. Esso consiste nella presenza di iperattività, inattenzione e impulsività che interferiscono nel normale svolgimento delle attività quotidiane. Tuttavia non è semplice fare una diagnosi di questo tipo, ma secondo il DSM-V i sintomi di disattenzione e/o iperattività devono essere presenti già prima dei 12 anni di età e devono compromettere il normale funzionamento sociale e scolastico della persona. Esistono poi diversi modelli che cercano di spiegare il disturbo e molti di questi avvalorano l’ipotesi che vi sia una disregolazione emotiva. Ovviamente le ricerche effettuate fino ad ora non vanno in un’unica direzione, ma vi sono risultati comuni che riportano che bambini con ADHD non presentano difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, quanto nella regolazione delle stesse (https://pdfs.semanticscholar.org/79fc/a744b773204851ac94f0aaaaa03b7d799d80.pdf) .Infatti questo aspetto potrebbe essere spiegato da un disturbo ulteriormente superiore legato al funzionamento delle funzione esecutive.ADHD

In particolar modo si fa riferimento al modello Deficient Emotional Self Regulation (DESR) che definisce la disregolazione emotiva dell’ADHD come:

  • Deficit nell’autoregolazione dell’arousal causato da emozioni forti
  • Difficoltà nell’inibire il comportamento inappropriato in risposta ad emozioni negative
  • Problemi nel ridirigere l’attenzione in seguito ad emozioni forti siano esse positive o negative
  • Alterazione del comportamento in seguito ad un’attivazione emotiva

Queste ricerche quindi spiegherebbero anche alcuni dei sintomi secondari come le difficoltà relazionali. Infatti molti dei bambini con questo tipo di diagnosi hanno frequenti conflitti in famiglia o con gli amici, dovuti al loro essere contestatori e alla difficoltà di comunicare in modo efficace con i loro pari. Tale aspetto dunque non deve essere sottovalutato soprattutto in riferimento alla pratica clinica, in quanto può indirizzare il terapeuta verso una terapia sempre più efficace. Infatti intervenendo nella maniera adeguata si può aiutare il bambino a correggere comportamenti disfunzionali, che altrimenti interferirebbero troppo con il suo normale funzionamento quotidiano.

Se sei quindi interessato a saperne di più riguardo all’ADHD e nel modo in cui si può intervenire iscriviti subito al nostro corso!

Ti aspettiamo!


  • -
dislessia

Prevenire e curare la dislessia attraverso i videogames

Tags : 

La dislessia. La dislessia è uno dei disturbi più diffusi nell’età evolutiva e consiste in un complesso deficit neurobiologico che comporta difficoltà di lettura, di comprensione, di pronuncia oltre che di scrittura, pur avendo uno sviluppo intellettivo normale. Quindi in poche parole il livello di capacità di lettura nei bambini affetti da dislessia è ben inferiore rispetto al loro età cronologica. Diverse sono le teorie che hanno cercato di spiegare le origini di questo disturbo e al momento le più accreditate sembrano essere due. La prima è la teoria fonologica che associa la causa del disturbo ad un problema a livello del processo linguistico-fonologico e quindi alla difficoltà di rappresentazione, memoria e/o recupero del suono della parola.

La seconda, invece, che è la teoria magnocellulare, si collega principalmente a cause neurocognitive, con l’individuazione di un deficit a livello dell’attenzione visiva e della via magnocellulare dorsale (https://ac.els-cdn.com/S0960982214000621/1-s2.0-S0960982214000621-main.pdf?_tid=baa46b26-b711-4240-94e9-f93c40df0db6&acdnat=1545152282_3b2c2235a12179857d37d4691b043853). Quindi in questo caso si osserva come l’attenzione visuo-spaziale abbia un ruolo fondamentale nella capacità di scomposizione grafemica. Attualmente i trattamenti più consolidate si basano sul potenziamento fonologico con l’obiettivo di migliorare e velocizzare la lettura.

Tuttavia scoperte recenti supportano la teoria magnocellulare e quindi il potenziamento delle abilità visuo-attentive. Queste si basano sull’utilizzo di videogiochi, Action Video Games (AVG), che mirano ad allenare il funzionamento cognitivo e in particolare il sistema attentivo implicato nella via magnocellulare-dorsale. Questo tipo di videogiochi, infatti, sono caratterizzati da un’elevata velocità, oltre che da un alto grado percettivo, cognitivo e motorio. Dunque il trattamento tramite AVG porta notevoli miglioramenti nelle abilità di lettura, potenziando l’attenzione visiva e quindi di conseguenza il processo visivo ed uditivo (https://ac.els-cdn.com/S0960982213000791/1-s2.0-S0960982213000791-main.pdf?_tid=f48355b5-204a-4937-a0b7-f2e5a3a20bc1&acdnat=1545152404_47af880ea5c0fc2ee89349186260a68d).Inoltre confrontando i bambini sottoposti ad un trattamento di circa 12 ore con videogames e quelli che hanno seguito una riabilitazione logopedica, si vede che quest’ultimi hanno registrato un miglioramento inferiore rispetto ai primi.dislessia

In conclusione si può affermare che i videogames possono essere un ottimo strumento per curare e prevenire la dislessia, anche perché portano il bambino ad affrontare una riabilitazione cognitiva sotto forma di gioco e possono essere utilizzati a scopo preventivo, poiché non richiedendo abilità di lettura, possono essere somministrati molto prima.

Se sei quindi interessato a saperne di più rispetto a questo argomento iscriviti subito al nostro corso!

Ti aspettiamo!


  • -
abilità motorie

Abilità motorie: tDCS biemisferico e miglioramento delle abilità motorie delle dita della mano

Tags : 

Abilità motorie. Alcuni autori si sono chiesti quale fosse il ruolo delle aree ipsilaterali motorie e premotorie nell’apprendimento motorio. Una risposta ci arriva dall’elegante studio di Sheena Waters all’University College di Londra (http://www.jneurosci.org/content/37/31/7500#sec-2) che ha dimostrato come entrambi gli emisferi si coordinino durante l’apprendimento delle abilità motorie fini (in particolare delle abilità musicali). Questo processo può essere accelerato tramite l’applicazione simmetrica della tDCS alla corteccia motoria.

Allo studio di Waters hanno partecipato 64 soggetti sani con dominanza motoria destra, i quali dovevano riprodurre delle sequenze non numerate a 5 cifre su di una tastiera simile a quella del pianoforte. Ai partecipanti veniva indicata la mano con cui dovevano eseguire la serie di tasti tramite una casella verde posta a lato della sequenza bersaglio. L’obiettivo del compito era quello di eseguire la sequenza il più velocemente possibile commettendo il numero più basso di errori possibili. Dopo ogni sequenza i partecipanti ricevevano un feedback sulla tendenza della loro prestazione. Nello studio erano previste tre condizioni da sperimentare: una con tDCS bilaterale, una con tDCS unilaterale e una con stimolazione fittizia. I concorrenti venivano assegnati casualmente ad una delle tre condizioni sperimentali e in tutte le condizioni l’attivazione funzionale del loro cervello veniva monitorata tramite fMRI. I risultati presentano che la tDCS applicata bilateralmente porta ad un sostanziale miglioramento della prestazione rispetto agli altri due tipi di stimolazione. Questo sembra essere dovuto al fatto che la stimolazione bilaterale porta ad un’amplificazione della plasticità dei due emisferi e del sincronismo fra i due programmi motori svolti dalle due mani. Inoltre, l’imaging funzionale durante l’esecuzione delle sequenze ha rivelato aumenti sostenuti, indipendenti dalla polarità positiva o negativa, dell’attività in entrambe le cortecce motorie rispetto al gruppo senza stimolazione. Questi risultati suggeriscono una cooperazione tra le due cortecce motorie durante l’apprendimento di abilità motorie, piuttosto che un’interazione competitiva e indicano che la stimolazione cerebrale biemisferica può portare ad un aumento della plasticità cerebrale con un conseguente miglioramento delle prestazioni motorie fini, come quelle utili e indispensabili in ambito musicale. Se volessi raffinare le tue abilità motorie di precisione noi possiamo aiutarti: vieni a trovarci a BrainCare!

Per soddisfare la tua curiosità visita la pagina: https://www.braincare.it/blog/tdcs-tecniche-innovative-in-riabilitazione-neuropsicologica/ .


  • -

Movimento e psiche: gli effetti benefici dell’attività fisica sulla mente

Tags : 

Attività fisica. L’attività fisica rappresenta un ottimo alleato sia per la mente che per il corpo e praticare uno sport in maniera costante porta diversi benefici. Infatti tra questi si annoverano effetti positivi sulla circolazione sanguigna, la motilità intestinale, l’attività cerebrale e il tessuto muscolare. Oltre a tutto ciò esso procura enormi benefici anche a livello mentale. Prova ad esempio a pensare come ti senti dopo una corsa di 30 minuti: sicuramente affaticato, ma allo stesso tempo mentalmente più leggero perché le ansie e le preoccupazioni sembrano essere sparite. Questo è dovuto al fatto che l’attività fisica, porta al rilascio di endorfine che hanno un effetto analgesico ed eccitante, al pari dell’oppio o della morfina. Queste quindi fungono da vero e proprio regolatore dell’umore, combattendo in alcuni casi dei propri stati depressivi. Ciò poi non dipende dalla quantità di tempo che viene dedicato all’attività fisica in quanto alcuni studi dimostrano che bastano anche 10/15 minuti al giorno, perché si vedano degli effetti immediati. Inoltre rende le persone più energiche e motivate e quindi più portate a voler raggiungere un obiettivo, complice anche il fatto che lo sport interviene sull’autostima, facendo sentire più sicuri. Legato a quest’ultimo aspetto, poi, non si può sottovalutare che l’attività fisica stabilisce un senso di disciplina, che porta ad essere più ligi e rispettosi verso le proprie responsabilità. In poche parole quindi è davvero un toccasana per la mente e il corpo!!

Per questo motivo non continuare a trovare scuse per rimandare il momento di iscriverti in palestra o quando torni a casa non stenderti sul divano, ma vai a farti una bella camminata: il tuo fisico e la tua mente sicuramente ti ringrazieranno!! Se sei quindi interessato ad approfondire ancora di più tutti gli aspetti benefici derivanti dall’attività fisica sulla mente, iscriviti subito alla serata tramite il link EventBrite: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-movimento-e-psiche-gli-effetti-benefici-dellattivita-fisica-sulla-mente-53061586634 o mandando una mail ad info@braincare.it.

Ti aspettiamo!!

 


  • -
allenamente

Corso potenzia il tuo primo muscolo: AllenaMente

Tags : 

allenamente

Il corso si organizza in cinque differenti moduli, ognuno autoconclusivo, collegati però da un profondo filo logico. I temi sono quelli del cervello e della mente, dei modi in cui questi agiscono nel modificare il nostro quotidiano. Abilità di crescita, “blocchi” e difficoltà, creatività e logica vengono declinati in un percorso mirato a permettere ai discenti di riappropriarsi del ruolo di leader di se stessi, agendo sui punti di forza e contenendo i punti di debolezza necessari all’equilibrio del sistema. Professionisti, sportivi, studenti possono beneficiare di questo corso, così come tutti coloro che desiderano utilizzare spunti di crescita ed espansione.

 

  1. modulo 1= Il cervello e la mente: vivere o sopravvivere
  2. modulo 2= La porta d’accesso al quotidiano: l’attenzione
  3. modulo 3= Le fondamenta del quotidiano: la memoria
  4. modulo 4= La logica nel caos: ragionamento e creatività
  5. modulo 5= Perchè funziona e perchè no? la mente come forza ed ostacolo del potenziamento

Per avere ulteriori informazioni riguardo al corso clicca qui e per l’iscrizione manda una mail a info@braincare.it

Ti aspettiamo!


  • -
batteri

I batteri intestinali sono coinvolti nella sclerosi multipla

Tags : 

Batteri. Con 110.000 casi in Italia, la Sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso. Si tratta, secondo i dati riportati dall’Associazione italiana Sclerosi Multipla, della seconda malattia neurologica più diffusa nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico. Colpisce più le donne che gli uomini (63,8% contro il 36,2%) e viene diagnosticata, nella maggior parte dei casi, tra i 20 e i 40 anni. I sintomi della sclerosi multipla variano in base alla zona del cervello colpita dalla malattia e vanno incontro a fasi di remissione e riacutizzazione. Si possono verificare una progressiva perdita della vista, debolezza e tremori con problemi di coordinamento e di equilibrio, deficit nel controllo della vescica, nell’attività intestinale, nella sessualità e nelle funzioni emotive e cognitive.
Vista la complessità e gravità della malattia, non sono poche le ricerche che sono state fatte sull’argomento. I ricercatori hanno imparato molto negli ultimi decenni, ma continuano a riflettere sul motivo per cui il sistema immunitario inizi ad attaccare delle zone specifiche del sistema nervoso, in particolare la sostanza che costituisce la guaina midollare degli assoni: la mielina.batteri
Due recenti studi sull’argomento (http://www.pnas.org/content/early/2017/09/05/1711233114.full e http://www.pnas.org/content/early/2017/09/05/1711235114.full ) pubblicati su PNAS, suggeriscono che i microbi intestinali possano svolgere un ruolo fondamentale nella neurodegenerazione associata alla Sclerosi Multipla. Cekanaviciute e collaboratori hanno analizzato la composizione microbiota di 71 pazienti affetti da SM e di 71 soggetti di controllo sani, individuando specifiche specie di batteri più o meno comuni nelle persone con sclerosi multipla rispetto alla popolazione generale. Poi si sono rivolti al compito molto più difficile di indagare come queste differenze nei batteri intestinali possano influenzare l’attacco del sistema immunitario alla mielina nel SNC. In primo luogo, il team ha esaminato se questi batteri potessero alterare il comportamento delle cellule immunitarie umane rendendole pro o anti-infiammatorie. Essi hanno esposto cellule immunitarie umane in piatti di laboratorio aggiungendo ad ogni campione dei batteri intestinali diversi, scoprendo che le due specie di batteri più comuni nelle persone con SM (Akkermansia muciniphila e Acinetobacter calcoaceticus) innescavano nelle cellule una reazione pro infiammatoria; mentre una terza specie di batteri (Parabacteroides distasonis), riscontrati a livelli inferiori nei pazienti con SM rispetto al gruppo di controllo, hanno indotto una risposta immuno-regolatoria e antinfiammatoria.

Per vedere come questi batteri potrebbero influenzare il sistema immunitario nel suo complesso, i ricercatori hanno introdotto ognuna di queste tre specie di batteri nell’intestino di topi da laboratorio affetti da SM: questo ha causato nei roditori la perdita di cellule immuno-regolatorie chiave e lo sviluppo di una neurodegenerazione più grave, suggerendo che i microbioti possano contribuire alla progressione della Sclerosi Multipla.
“Per essere chiari, non pensiamo che il microbioma sia l’unica causa dell’SM”, ha detto Cekanaviciute. “Ma sembra che questi microbioti possano far migliorare o peggiorare la malattia” aggiungendo che può essere utile soprattutto a scopo di prevenzione e contenimento. Gli autori sperano infatti che la ricerca futura comprenderà esattamente come queste popolazioni batteriche influenzino lo sviluppo e la progressione della SM. Ad esempio, gli autori hanno notato durante le ricerche che almeno una delle specie di batteri trovate nei pazienti, produce molecole che imitano le proteine della mielina, suggerendo che la presenza di questi batteri potrebbe confondere il sistema immunitario causando l’attacco alla stessa.
Non vorresti conoscere quali batteri vivono in predominanza nel tuo organismo? Sapendo la concentrazione dei microbioti nel nostro intestino possiamo imparare a coltivare quelli benefici, ostacolando invece quelli patogeni. Attraverso l’analisi delle feci potrai valutare il tuo microbioma intestinale, confrontarlo con quello di un soggetto sano, regolare il tuo stile di vita (alimentare e non solo) in base ai risultati per ottenere un minor rischio di infiammazioni, patologie cardiovascolari, problemi gastro-intestinali e molto altro!

Ti aspettiamo in BrainCare, vieni a trovarci!