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Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

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Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

Ansia – come riducendo l’ansia riusciamo anche a ridurre il dolore

Anna Cantagallo racconta che la correlazione bidirezionale tra dolore fisico e ansia clinicamente significativa è stata ampiamente documentata.

Perché bidirezionale? Ci sono sia casi di disturbi d’ansia in cui il paziente è soggetto a livelli particolarmente elevati di dolore, e sia casi di persone affette da condizioni mediche di dolore cronico che sperimentano ansia.

“Per quanto riguarda le psicopatologie – illustra Anna Cantagallo – le ricerche si sono basate prevalentemente sul disturbo di panico (PD) e sul disturbo post traumatico da stress (PTSD), che risultano essere spesso accompagnati da condizioni di dolore cronico.

Kuch e i suoi colleghi riscontrarono nei pazienti con PD un’incidenza particolarmente elevata di dolori localizzati soprattutto a livello lombare, alle spalle e alla testa. In condizioni mediche caratterizzate da un dolore fisico acuto sembra che sia la paura del dolore stesso ad aumentare la percezione dell’effettiva sofferenza provata.

Questo è stato comprovato anche dal fatto che ridurre l’ansia coi farmaci riduca anche il dolore fisico causato da patologie organiche.”

Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

Se l’ansia amplifica il dolore, il dolore che effetto ha sull’ansia?

“Mostoufi e i suoi colleghi, in uno studio del 2014, rilevano la differenza d’intensità nella percezione del dolore tra soggetti con PTSD, soggetti con altri disturbi d’ansia, e un gruppo di controllo.

Essi vengono sottoposti al cold pressor task in cui gli viene chiesto di immergere la mano in un contenitore con acqua gelida.

I risultati mostrano una ridotta sensibilità allo stimolo nocicettivo nei partecipanti affetti da PTSD rispetto agli altri due gruppi.

In questo caso l’ansia in questo particolare disturbo d’ansia sembra quasi “anestetizzare” la persona dalla sensazione dolorosa, mentre in altri la sensibilità si ingrandisce.

Tuttavia non sempre si possono trarre conclusioni di tipo causale quando si presenta una correlazione, e potrebbero intervenire, oltre al dolore e all’ansia, anche ulteriori variabili.

Il dolore è un’esperienza complessa che non si può limitare all’aspetto fisico delle stimolazioni nocicettive, essendo causato anche da un versante psicologico, emotivo e motivazionale.”

Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

Quali sono i fattori cognitivi e psicologici coinvolti nel processo?

“L’aspettativa – spiega Anna Cantagallo – è un fattore cognitivo che svolge un ruolo rilevante nella percezione nocicettiva.

Avere la certezza che sta per accadere qualcosa di potenzialmente pericoloso o avversivo porta a provare certamente paura, che come conseguenza comportamentale può avere o una risposta di attacco o una di fuga dell’organismo, o  qualsiasi azione, anche mentale, che possa “proteggere” dalla minaccia imminente.

Essere incerti riguardo allo svolgersi di un determinato evento, provoca ansia invece che paura, andando ad attivare l’individuo sia da un punto di vista di arousal fisiologico che mentale.

Un’altra funzione cognitiva implicata nella mediazione delle sensazioni dolorose è l’attenzione. Eccleston e Crombez, nel 1999, trassero evidenze rispetto alla capacità in situazioni ansiogene di distogliere l’attenzione dalla fonte del dolore, distraendo l’individuo.

In uno studio del 2002, James e Hardadottir dimostrarono un’interazione tra focus attentivo  e tratti ansiosi, e come questa attenzione  influenzi la tolleranza soggettiva al dolore.

Sembra che sia proprio l’orientamento e l’intensità dell’attenzione a condizionare la percezione nocicettiva: ma questo vale solo fino ad un certo livello di dolore, oltre il quale il fenomeno del distogliere l’attenzione diventa disfunzionale.”

Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

E le basi neurali?

“Uno studio di Ploghaus e colleghi del 2001 utilizza la risonanza magnetica funzionale per indagare le risposte di attivazione a stimoli nocicettivi di natura termica.

La percezione del dolore varia per intensità fisica e per intensità dell’ansia provata.

Essi hanno osservato differenze tra le risposte della corteccia entorinale dell’ippocampo a stimoli caratterizzati dallo stesso grado di intensità fisica, ma diversi per quanto riguarda la capacità dell’ansia di aumentare o meno la percezione di intensità del dolore.

Questi risultati portano a sorreggere l’ipotesi secondo la quale in situazioni di forte ansia l’ippocampo aumenta l’intensità di percezione degli stimoli avversivi, inducendo quindi a mettere in atto comportamenti adattivi in caso di bisogno.

È solamente mettendo in allarme l’individuo e aumentando talvolta la sua sofferenza che egli può apprendere a evitare situazioni potenzialmente nocive.

Gli stati d’ansia, dunque, sembrano avere una vera e propria valenza evolutiva e di tutela dell’organismo da potenziali danni, ed è proprio per questo che a volte è necessario che l’individuo diventi più sensibile al dolore quando diviene forte e cronico, piuttosto che sopravvivere sopportando all’infinito il dolore stesso.” Termina Anna Cantagallo.

Ansia – può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

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Ansia - può aumentare la percezione del dolore – Anna Cantagallo

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Anna Cantagallo – La Timidezza (Ansia Sociale) può essere considerata un disturbo d’ansia

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Presso Brain Care, troverai lo staff di psicologi e psicoterapeuti di Anna Cantagallo

che potrà aiutarti a trovare le soluzione più adatta per risolvere il tuo problema.

Se il tuo disagio ha a che vedere con l’eccessiva timidezza, questo articolo ti potrà aiutare a capire meglio il tuo problema.

psicologi e psicoterapeuti di Anna Cantagallo potranno aiutarti

La comune timidezza, intesa come il malessere che si prova quando si è in situazioni sociali, se eccessiva e intensa,

può essere considerata un vero e proprio disturbo d’ansia.

Nel DSV 5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, questo disagio è classificato come Disturbo d’Ansia Sociale o Fobia sociale.

Gli studi epidemiologici rivelano che l’ansia sociale è un disturbo molto diffuso, si stima infatti che possa riguardare circa il 15% della popolazione con una distribuzione omogenea tra maschi e femmine.
La caratteristica fondamentale dell’Ansia Sociale è la presenza di una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali, queste situazioni provocano inevitabilmente imbarazzo e disagio.

Le situazioni che tipicamente provocano paura negli ansiosi sociali sono

  • Parlare in pubblico Parlare in pubblico
  • Sostenere una conversazione
  • Partecipare a piccoli di persone
  • Mangiare bere o scrivere quando si è osservati
  • Parlare con persone con ruolo di autorità
  • Partecipare ad una festa o ad un evento

Tutte queste situazioni hanno in comune l’essere osservati, avere ‘attenzione degli altri ricolta verso di sé, e in qualche modo sentirsi, a torto o a ragione sotto il giudizio degli altri.

I sintomi più comuni

  • Tachicardia
  • Tremore alle mani
  • Sensazione di soffocamento
  • Bocca secca
  • Sudorazione
  • Rossore al volto
  • Vampate di calore
  • Disturbi gastrointestinali ( mal di stomaco, diarrea)
  • Rigidità muscolare

Le persone con ansia sociale tenderanno a manifestare un ipersensibilità alla critica, alla valutazione negativa o al rifiuto o al rifiuto,

una difficoltà ad esprimere in modo adeguato le proprie opinioni e i propri pensieri.

I sentimenti tipici che accompagnano questo disagio sono l’inadeguatezza e la bassa autostima.

Questo disturbo tende a cronicizzarsi per dei meccanismi tipici dei disturbi d’ansia e se non adeguatamente trattato può compromettere la vita quotidiana di chi ne soffre.
Presso Brain Care, Anna Cantagallo e il suo staff lavoreranno per offrirti gli approcci più efficaci nel campo della psicoterapia e della medicina.

L’esposizione alla situazione sociale o prestazionale quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata e la conseguenza “naturale” sarà l’evitamento di tutte quelle situazioni che mi provocano disagio.

L’evitamento è spesso marcato e può condurre ad un isolamento sociale pressoché completo.

Per questo è necessario intervenire con metodi e tecniche specifiche per gestire i sintomi comportamentali

e andare ad individuare quali sono i pensieri “disfunzionali” che hanno generato e mantengono il disturbo.

Non sottovalutare i sintomi che ti creano sofferenza e disagio, rivolgiti, anche solo per informazioni allo staff di professionisti di Anna Cantagallo.

Autore Anna Cantagallo

Pubblicato il 24 febbraio 2016

© Riproduzione vietata


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Anna Cantagallo – L’ansia, valutazione e trattamento cognitivo-comportamentale

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Anna Cantagallo – Ansia, valutazione e trattamento cognitivo-comportamentale

Grazie alla pluriennale esperienza nel campo del trattamento dei disturbi d’ansia,

lo staff di psicologi e psicoterapeuti di Anna Cantagallo

ti potrà aiutare concretamente e in tempi brevi nel

ridurre significativamente il disagio provocato dai Disturbi d’Ansia.

Anna Cantagallo – L’ansia è una reazione psicofisica, e quindi normale, del nostro corpo ha funzione adattiva e ed un meccanismo di sopravvivenza e di adattamento all’ambiente.

L’ansia è utile ariconoscere minacce e pericolo, mobilitando le risorse – fisiche e cognitive – necessarie a cavarsela nelle situazioni critiche.

L’ansia, però, se sproporzionata o esagerata rispetto alla realtà, può diventare disadattiva e rappresentare un ostacolo per chi ne soffre, interferendo in modo significativo con la propria vita.
Sensazione di manaccia:
• pericoli fisici (incolumità fisica);
• pericoli affettivi e sociali (abbandono, critica, solitudine, giudizio)

Le persone ansiose tendono ad interpretare le informazioni provenienti dall’ambiente in modo falsato, spesso utilizzano modalità di elaborazione delle informazioni inefficaci ed errate.

Errori di interpretazioni possono essere la catastrofizzazione, l’astrazione selettiva, il pensiero dicotomico, l’ipergeneralizzazione.

La terapia cognitivo comportamentale mira al riconoscimento e la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali, degli schemi cognitivi sottostanti che affondano le loro radici nell’esperienza passata del soggetto e vengono riadattati in base alle nuove esperienze significative.

L’obiettivo della terapia è rendere le minacce accettabili e comprensibili, fino alla sensazione di piena gestione dell’ansia.

Alcune tecniche utilizzate dagli psicoterapeuti cognitivo-comportamentali sono:

la ristrutturazione cognitiva,

l’esposizione graduale alle situazioni temute,

il controllo dell’iperventilazione,

il rilassamento profondo.

Presso Brain Care, Anna Cantagallo e il suo staff lavoreranno per offrirti gli approcci più efficaci nel campo della psicoterapia e della medicina.

I disturbi d’ansia più frequenti sono:

Attacchi di panico (improvvisa ed intensa paura)
Fobia specifica (insetti, animali, spazi chiusi, aerei, etc.)
Agorafobia (paura di stare in situazione senza rapida via di fuga)
Fobia sociale (paura associata allo stare con gli altri)
Disturbo post-traumatico da stress (il disagio è riconducibile ad un evento traumatico es incidente, lutto)
Disturbo d’ansia generalizzata (la paura indefinita che qualcosa di brutto succeda )

La sfera dei disturbi d’ansia è molto ampia, e il disagio può manifestarsi sotto varie forme,

dalla paura di volare,

alla paura di guidare,

il disturbo d’ansia da separazione, che spesso si associa a crisi di panico e/o agorafobia,

oppure l’ansia da prestazione, molto presente nei disturbi sessuali,

ma anche nella fobia sociale e relazionale.

Non sottovalutare i sintomi che ti creano sofferenza e disagio, rivolgiti, anche solo per informazioni allo staff di professionisti di Anna Cantagallo.

Autore Anna Cantagallo

Pubblicato il 22 gennaio 2016

© Riproduzione vietata


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