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Neuroeconomia. Quali aspetti del comportamento sono coinvolti nelle scelte economiche

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Neuroeconomia. Il collegamento tra psicologia ed economia, due ambiti pensati spesso come troppo lontani, è stato ultimamente molto studiato, specialmente dalle discipline nascenti che mettono in connessione l’economia alle neuroscienze, quali ad esempio il neuromarketing e la neuroeconomia.

Lo studio di queste discipline ha cercato di comprendere quali potessero essere le aree del cervello coinvolte nei processi decisionali e queste sono risultate essere varie: la corteccia orbito-frontale, ad esempio, è coinvolta nei processi “caldi” cioè tutte quelle situazioni che hanno delle conseguenze su noi stessi, dal punto di vista sia emozionale che motivazionale; l’amigdala, inoltre, è coinvolta nei processi in cui è necessario formulare previsioni su una ricompensa finanziaria; pure l’ossitocina, che riesce ad incrementare la fiducia nei mercati finanziari portando così il soggetto ad una scelta più positiva nei loro confronti.

Una delle prime teorie sul rapporto tra economia e psicologia, quasi subito smentita, considerava nettamente separate le emozioni dai processi decisionali che possono sottostare alle decisioni economiche. Oggi, invece, sappiamo che l’emozione è centrale in tutti quei processi che influenzano il modo in cui il soggetto memorizza ed elabora le informazioni di tipo economico (Di Nuovo, 2014). Ad esempio, se una pubblicità produce forte attivazione emotiva nel cervello verrà poi successivamente ricordata e riattivata in maniera più facile quando sarà necessario, ad come nel momento dell’acquisto, rispetto ad una pubblicità le cui caratteristiche non hanno “toccato” le nostre emozioni (https://www.ilpost.it/2017/10/09/nobel-economia-2017/).

In particolari situazioni di incertezza, descritte dallo psicologo David Kahneman, non risulta così facile pensare di utilizzare esclusivamente la razionalità, dato che la stessa condizione di incertezza limita l’uso esclusivo della razionalità per prendere la decisione più adatta; ci riferiamo, ad esempio, a situazioni in cui è necessario prendere decisioni veloci in un tempo che non lascia spazio alla valutazione di ogni possibilità oppure ancora in tutti quei casi in cui gli effetti dell’azione che vogliamo intraprendere non sono immediate ma potranno essere dedotte solo dopo lunghe sequenze decisionali.neuroeconomia

In quest’ambito si è inserito Richard H. Taler, premio nobel per l’economia nel 2017, che ha analizzato il rapporto tra la tendenza di un soggetto a fare supposizioni realistiche e le successive scelte economiche. Egli dimostra che alcune caratteristiche specifiche della psicologia umana vadano poi a condizionare le decisioni, dunque i risultati per i mercati economici, attraverso lo studio della “razionalità limitata”, della “mancanza di autocontrollo” e delle “preferenze sociali”.

Altri suoi studi che hanno rappresentato un ponte di collegamento tra il mondo dell’economia e della psicologia riguardano lo studio del concetto di onestà, con l’elaborazione del cosiddetto “gioco del dittatore”, riutilizzata in diverse varianti, in cui viene richiesto ad un partecipante di scegliere come dividere una determinata cifra tra lui ed un secondo giocatore: quest’ultimo, ad esempio, in una delle varianti potrebbe rifiutare se la divisione non gli appare equa o conveniente ed in questo caso il primo giocatore perderebbe anche la propria parte della vincita.

Tra i concetti più rilevanti dell’autore emergono i cosiddetti “nudge”, tradotti in italiano come “pungolo” o “spintarella”, che indicano dei comportamenti che alterano in modo prevedibile le scelte degli individui senza però proibire altre opzioni di scelta e senza cambiare l’incentivo economico che da queste derivano: così, questi comportamenti dovrebbero migliorare le condizioni dei soggetti ma senza alterarne la loro libertà.

Pertanto, come la dottoressa Anna Cantagallo suggerisce “il rapporto tra economia e neuroscienze non è un rapporto di contrasti ma di incontri: l’uno può aiutare all’espansione dell’altro e ad un utilizzo della scienza più pragmatico ed utile”.

Cosi, la gestione delle nostre risorse individuali e la conoscenza del comportamento umano e di come questo, dal punto di vista psicologico, possa influenzare l’economia risulta utile non solo a livello globale per la gestione e l’avanzamento dei mercati finanziari, ma anche da un punto di vista più individuale e soggettivo, per tutte le piccole scelte economiche che siamo chiamati a fare ogni giorno.