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Anna Cantagallo – L’Odissea del Leader Caduto – Neuroscienze delle memorie di viaggio

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Anna Cantagallo – L’Odissea del Leader Caduto – Neuroscienze delle memorie di viaggio

Anna Cantagallo illustra come “viaggiare”, fuori e dentro sé, sia arricchente per l’uomo e per l’imprenditore

1000 days of Spring racconta il viaggio di Tomislav Perko, un giovane intermediatore finanziario Croato,

che un giorno si ritrova in bancarotta al momento della crisi finanziaria del 2007.

La sua vita sembra destinata ad una spirale di caduta insanabile, fino a che non gli viene in mente di ricostruire il suo futuro con un

piano assolutamente folle. Viaggiare in tutti e 5 i continenti. Con pochissime risorse e nell’incredibile arco di tempo di 5 anni.

Obiettivo del viaggio: ritrovarsi.

Ridarsi un senso. E nel compiere quest’introspezione documentarne le dinamiche e le traiettorie, la prismaticità delle esperienze che gli accadono, scrivendo un

blog e un libro. Al ritorno dalla sua personale Odissea la madre gli chiede: “Ne è valsa la pena?”. “In ogni momento.”

Ora, ponetevi di essere un giovane leader, carismatico, forte, con una vision integra, senza crepe.

Tutto va a gonfie vele. Alti profitti, un network di valore, un team di persone competenti.

E voi, faro nella notte, la loro guida. Immaginiamoci ora un destino impervio: un vostro progetto si blocca, un’alleanza si spezza, il settore di mercato in cui

volevate investire crolla improvvisamente.

Tutto ciò in cui credevate e basavate i vostri sforzi giornalieri è semplicemente evaporato in un soffio. Ma voi avete un piano b, una salvezza.

Vi regalano il libro di Tomislav Perko e vi viene in mente quel Costa trovato in un aeroporto francese, in cui una mattina di 12 anni fa avevate preso l’ultimo caffè

insieme ad un vostro amore passato.

Vi ricollegate a quella memoria, Vi risentite vivi come allora, quando le cose erano più facili. E prendete una decisione: ritrovare quell’energia.

Quell’impulso a conquistare porzioni di esperienza. Valigia, zaino in spalla: siete pronti.

Uscire dalla propria comfort zone

Anna Cantagallo spiega: “Cosa ci insegna questa storia? Questa è la prima grande lezione che qualsiasi globetrotter impara: si cresce davvero solo quando si è

fuori dalla propria zona di comodità.

Un leader vero lo sa bene, bisogna percorrere strade difficili, stringere alleanze apparentemente impossibili, abbracciare progetti tosti,

fare tutto ciò che ci possa far sentire scomodi. Bus presi di notte, ostelli poverissimi, rimanere senza rete, contare solo su se stessi.”

George Kelly, padre della Psicologia Cognitiva, argomentava che un individuo si rapporta nei confronti dell’ambiente secondo dei costrutti personali determinati

dalle proprie esperienze.

Quando un’esperienza nuova si affaccia al nostro universo di costrutti proviamo ansia,

perchè quelli di cui disponiamo non potranno elaborarla come

elaborerebbero un qualcosa di già esperito.

La sfida del viaggiatore è proprio questa: vivere tutti i giorni esperienze che non ha mai avuto occasione di conoscere.

Immagazzinare ricordi senza soluzione di discontinuità. Vivere sempre tutto per la prima volta.

Questo comporta una sfida sistematica delle proprie paure ed un cambiamento strutturale del nostro essere-nel-mondo.

Neuroscienza della memoria

Eppure, dell’enorme raccolta di informazioni che il mondo ci presenta e che tentiamo di interpretare solo poche,

fulgide immagini ci rimangono nella memoria

come estremamente vivide, come se fossero successe nello stesso preciso momento in cui le ricordiamo.

Questo tipo di memorie sono chiamate flashbulb memories.

Memorie molto fotografiche, ricche di stimoli per tutti i nostri sensi, come un odore, un gusto, una sensazione.

Come può, quindi, un evento come un bacio, una nuotata nell’oceano o la veduta di una cascata fissarsi in

maniera indelebile nella memoria mentre tutto ciò che precede o segue quell’evento viene dimenticato?

La spiegazione per la fissazione della memoria è complicata e multifattoriale.

Si può però scomporre in dimensioni di più facile lettura, per comprenderne le dinamiche.

Una memoria in senso generale si fissa tramite la generazione di nuovi neuroni (neurogenesi) e nuove sinapsi (sinaptogenesi),

i terminali neuronali che permettono il collegamento tra i neuroni stessi.

Tutto ciò accade nell’ippocampo, una regione cerebrale profonda così chiamata per la sua somiglianza ad un cavalluccio marino.

L’ippocampo, dunque, ogni giorno crea nuovi neuroni e li integra con quelli pre-esistenti nuove connessioni. Continuamente.

Come succede allora che la colazione di ieri non la ricordiamo mentre il museo di Van Gogh che

abbiamo visitato ad Amsterdam ci è ancora molto nitido?

Tutti questi nuovi neuroni, come dimostrato in un articolo pubblicato sulla rivista Neuron,

instaurano quotidianamente una sfida con i neuroni pre-esistenti.

Se quelli pre-esistenti non si integrano con essi, o i neuroni nuovi non vengono sedimentati in memoria per qualsivoglia motivo,

decadranno e non potremo più ricordarli.

Ricezione dei ricordi

Tornando al nostro leader alla ricerca di se stesso. Se viaggiando il suo obiettivo è quello di immagazzinare ricordi indelebili,

cioè modificare i propri circuiti neuronali pre-esistenti con freschi dati giuntigli dall’esplorazione del mondo, dovrà fare soprattutto tre cose:

  • Essere il più ricettivo possibile a tutto ciò che esperisce. se l’atteggiamento del viaggiatore è positivo,

se vuole continuamente esperire il nuovo, se è attento a ciò che gli succede e, soprattutto,

se si pone in una sorta di sfida con i suoi vecchi costrutti mentali, la ricezione,

formazione e consolidazione di nuove memorie è assicurata.

Se il leader non stesse viaggiando ma fosse presente ad una riunione di cui non gliene potrebbe importare di meno,

non pensate che un atteggiamento come qui descritto potrebbe miracolosamente trasformare quella noia in spinta a conoscere?

  • Dormire bene. Non è una sorpresa che dormire sia salutare. Ma oltre ad essere fondamentale per il riposo del corpo e la pulizia degli scarti prodotti

dall’attività diurna, lo è soprattutto per la consolidazione di memorie.

Uno studio ha riassunto le conoscenze che abbiamo ora dei meccanismi diconsolidazione delle memorie,

ritenendo come fondamentali le fasi SWS (slow-wave sleep, sonno con onde di bassa frequenza) e REM (rapid eye movement,

in cui accade un movimento molto rapido degli occhi) del sonno.

Nella fase SWS le nuove informazioni trasformano i circuiti neuronali già presenti, mentre nella fase REM questa trasformazione viene consolidata.

Abbiamo già affrontato il tema del sonno nel nostro blog, dateci un’occhiata (link al futuro articolo che apparirà sul blog).

  • Emozionarsi. Questo è probabilmente il consiglio che qualsiasi globetrotter vi darà.

L’ippocampo è strettamente collegato ai centri emozionali del cervello, e più un ricordo è associato ad un’emozione,

più è probabile che rimarrà impresso nella nostra memoria.

Dunque non silenziate mai la vostra capacità di emozionarvi. Non fate mai tacere il leone dentro di voi.

Accogliete quelle sensazioni forti, esplorate il nuovo, sentite il fuoco che vi abita. Aprirsi a nuovi mondi comporta un assorbimento di informazioni di questo

tipo, per lasciarsi completamente andare e mettersi in gioco.

Un buon leader deve essere caratterizzata da una openness senza freni.

Conclude Anna Canna Cantagallo:

“Una volta tornati dal viaggio saprete molte cose, ne avrete fotograte moltissime e ne avrete viste ancora di più.

Ma ciò che vi rimarrà dentro è la trasformazione che i nuovi stimoli hanno portato dentro di voi.

O, per dirla con le parole di Rimbaud, capire che ‘Je est un autre’. Io è un altro.

Percepire, capire, accettare ed ammirare la vostra differenza rispetto a voi stessi. Non sarete mai, mai più come prima.”

Arricchirete la vostra vision con delle visioni diverse.

Non è forse questo il primo vero motivo per cui eravate partiti? Ritrovarvi in una vita nuova.

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Anna Cantagallo - L’Odissea del Leader Caduto - Neuroscienze delle memorie di viaggio

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VOCE E CERVELLO – Quando la voce è lo specchio dell’anima

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VOCE E CERVELLO – Quando la voce è lo specchio dell’anima

Quando troviamo difficoltà a esprimere qualcosa di grande, sentiamo che il modo in cui lo esterniamo è  inadeguato o poco credibile,

rischiamo di essere insoddisfatti dal modo in cui ci rapportiamo con le persone.

Nella relazione tra noi e gli altri s’interpone la voce e spesso capita di non riuscire a gestirla come vorremmo.

La voce è uno strumento di fondamentale importanza con la quale comunichiamo non solo noi stessi, ma anche i nostri pensieri, la fiducia, l’empatia, l’autorevolezza.

È proprio questo il motivo per cui la sua modulazione contribuisce a porre le basi di una relazione e ne condiziona l’andamento.

Quando non siamo in un ambiente in cui ci troviamo a nostro agio, non siamo rilassati e quindi sorridiamo con difficoltà, la voce cambia tutte le sue caratteristiche.

Può diventare più bassa e più acuta, comunicare freddezza o disagio, irritazione o timore.

Non solo la nostra personalità, ma anche il sonno, la vocenostra alimentazione e la nostra fisiologia

condizionano questo strumento e addirittura i nostri pensieri! (corde vocali).

Come riferisce Anna Cantagallo, direzione scientifica BrainCare Padova:

“Nel caso della voce possono essere distinti due tipi di percezione: la percezione del parlato e la percezione della voce vera e propria.

Mentre la prima si basa sul riconoscimento di fonemi, la seconda può essere definita come l’enfasi

che viene posta su caratteristiche individuali fisiologiche (sesso, età, provenienza)

e quelle relative all’intonazione e alle emozioni (riso, velocità, tono, timbro)”.

La Dottoressa Cantagallo racconta che a questo proposito è stato condotto un esperimento da Simon-Thomas e colleghi.

Durante l’esercitazione i soggetti coinvolti dimostrarono un’elevata accuratezza nelle risposte

in riferimento alle emozioni negative maggiormente studiate come rabbia,

disgusto, tristezza, sorpresa e in particolare riferirono maggiore sicurezza nell’identificare le emozioni negative espresse dai soggetti femminili.

Questi studi forniscono un primo passo avanti nei confronti di emozioni meno studiate come imbarazzo, colpa, vergogna, interesse e stupore che riescono ad essere comunicate attraverso la voce.

Le abilità percettive dell’intonazione della voce sono strettamente connesse col cervello come viene dimostrato dalla

Phonoagnosia, una disabilità che non permette al soggetto di riconoscere e discriminare le voci familiari ed un deficit severo nel riconoscimento di chi sta parlando.

Questo tipo di disturbo sottolinea la dissociazione funzionale tra la percezione del parlato e il riconoscimento della persona

che parla e spiega lo stretto collegamento esistente tra voce e meccanismi cerebrali.

Per evidenziare il rapporto Voce – Mente, la Dottoressa Cantagallo riporta un altro studio sulla voce nel quale Zatorre e colleghi conclusero che

la distribuzione anatomica dell’attivazione data da uno stimolo vocale risulta essere abbastanza simmetrica

ma la grandezza della risposta neuronale è maggiore nell’emisfero destro.

In conclusione, i risultati di questo studio rivelano una lateralizzazione nella risposta ai suoni vocali

che vede le regioni dell’emisfero sinistro prediligere un’elaborazione delle informazioni linguistiche

mentre l’emisfero destro elabora altri tipi di informazioni contenute sia nei suoni del parlato che nel le vocalizzazioni del non parlato,

tra cui i connotati emozionali e identificativi delle persone con cui interagiamo.


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Anna Cantagallo: Il Default Mode Network e il suo coinvolgimento nei processi di pensiero

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La dottoressa Anna Cantagallo illustra le evidenze su una rete di connessioni cerebrali implicata in buona parte dei nostri processi di pensiero.

La rete in modalità predefinita (DMN) è un concetto che è stato utilizzato per spiegare alcune interazioni

che avvengono tra regioni del cervello e che hanno delle caratteristiche per cui sono distinte da altri tipi di interazioni.

Questa rete ha la particolarità di attivarsi quando una persona è in uno stato di riposo vigile

(ad esempio durante il tipico sogno a occhi aperti o il comune “sovrappensiero”) e di conseguenza non ripone la propria attenzione verso l’ambiente esterno.

Inoltre si attiva quando l’individuo pensa agli altri, ricorda il passato o pianifica il futuro.

Possiamo giustamente dedurre che la sua attivazione sia inversamente proporzionale all’attivazione dell’attenzione o

in situazioni che richiedono una concentrazione per lo svolgimento di compiti cognitivi.

Quale potrebbe essere la sua funzione? “Innanzitutto – spiega la dottoressa Cantag

By Andreashorn - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34327919

By Andreashorn – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34327919

allo – è noto il suo coinvolgimento in molte funzioni differenti come, ad esempio, nelle informazioni autobiografiche,

nei riferimenti ai propri tratti comportamentali o nelle riflessioni sulle proprie emozioni.

Per quanto riguarda il pensiero rivolto agli altri, la rete è coinvolta in processi come: immedesimarsi in un’altra persona,

riflettere sulle emozioni altrui ed entrare in contatto con i loro sentimenti, determinare le conseguenze morali ed etiche delle azioni.

Non solo, anche ricordare, immaginare, portare alla memoria episodi o racconti e comprendere implicano un’attivazione di questa rete”.

Gli studi hanno dimostrato che quando la gente guarda un film, ascolta una storia, o legge una storia,

le connessioni DMN sono fortemente correlate tra loro.

Non si trovano correlazioni, invece, se le storie sono criptate o sono in una lingua che non è conosciuta.

Questi risultati suggeriscono che la rete è impegnata nella comprensione e nella successiva formazione della memoria di quella storia.

A conferma del fatto che la DMN sia coinvolta nella comprensione e non nell’aspetto uditivo,

è stato svolto un esperimento in cui veniva presentata una stessa storia a persone diverse in lingua diversa

e si è notato che durante la fase di comprensione vi era un’attivazione delle connessioni DMN.

Le strutture corticali e sottocorticali comprese nella rete possono variare tra gli individui, ma sono sostanzialmente riconducibili

ad alcune regioni principali: ippocampo, giro para-ippocampale, corteccia prefrontale mediale,

regioni temporali laterali e temporo-parietali, cortecce posteriori mediali (corteccia cingolata posteriore e precuneo).

Questa rete è rilevante per i disturbi quali il morbo di Alzheimer, l’autismo, la schizofrenia, la depressione,

il dolore cronico e altri.

Ad esempio, nei pazienti con l’Alzeheimer è stata notata una riduzione del glucosio nelle aree di cui fa parte la rete.

Nei casi di individui con disturbo dello spettro autistico sono invece state osservate peggiori connessioni tra le aree.

Una connettività più bassa è stata trovata anche nelle persone che hanno subito traumi, come l’abuso di infanzia.

Un’elevata connettività è stata invece collegata alla depressione e in particolare alla condizione del “rimuginare”.

La dottoressa Anna Cantagallo illustra le evidenze su una rete di connessioni cerebrali implicata in buona parte dei nostri processi di pensiero.

 


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Corso di Aggiornamento Riabilitazione della persona con disturbi delle funzioni esecutive

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Corso di Aggiornamento BrainCare:

Valutazione e Riabilitazione della persona con disturbi delle funzioni esecutive

 

Date:

11 e 12 Giugno 2016 – Padova

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Girn 2011 – Corso di aggiornamento

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Girn 2011Girn – Corso di aggiornamento

Girn, Padova, 9 giugno 2011

Si sta diffondendo in clinica una nuova modalità di svolgimento degli interventi riabilitativi in ambito neuropsicologico e psicoterapico, mediata attraverso l’utilizzo del web ed integrata nell’ambiente di vita del paziente.

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Deficit neuropsicologici – Corso di aggiornamento Castelfranco Veneto

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Deficit neuropsicologici

Deficit neuropsicologici – Corso di aggiornamento Sabato, 19 marzo 2011

Castelfranco Veneto (TV) P.zza Serenissima, 59

Approccio multidisciplinare alla diagnosi, interpretazione e riabilitazione dei deficit neuropsicologici.

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World Congress of Neurotechnology

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World Congress of Neurotechnology

World Congress – Roma, 14 novembre 2010

Gli specialisti di BrainCare® hanno partecipato al primo evento mondiale, World Congress of Neurotechnology, sull’utilizzo delle tecnologie per migliorare il reinserimento psicosociale e sostenere l’adattamento alla disabilità dal punto di vista cognitivo-comportamentale nelle persone con lesione cerebrale.

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