Anna Cantagallo – Il “Mal di primavera” affligge 6 italiani su 10

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Anna Cantagallo – Il “Mal di primavera” affligge 6 italiani su 10

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Anna Cantagallo – Il “Mal di primavera” affligge 6 italiani su 10

Anna Cantagallo illustra una condizione clinica frequente per la quale i rimedi giusti ci sono.

Il passaggio dall’inverno alla primavera – racconta Anna Cantagallo – deve fare i conti con un adattamento alle variazioni di temperatura e di pressione atmosferica, e all’allungamento delle giornate.

Esso molto spesso porta con sé una sensazione di stanchezza  (6 italiani su 10), alla quale si accompagnano stress e nervosismo.

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Secondo un’indagine di “In a Bottle”, condotta su circa 2300 italiani con metodologia WOA (Web Opinion Analysis), molti italiani sono affetti da astenia (62%), affermando di svegliarsi più stanchi rispetto a quando si sono coricati, il 52% di essi presenta una maggiore irritabilità e il 33% manifesta continui sbalzi di umore, mentre si riduce la capacità di concentrazione (nel 23% dei casi), a cui si aggiungono difficoltà di respiro (14%), soprattutto per coloro che soffrono di allergie ai pollini.

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Cos’è l’astenia?

“L’astenia è un termine medico per tratteggiare una condizione in cui si avverte una riduzione di energia ed è caratterizzata da una stanchezza sia fisica sia mentale; quest’ultima si manifesta con una mancanza di interesse e una debolezza cronica che influenzano la vitalità della persona.” continua Anna Cantagallo.

Questo disturbo colpisce in misura maggiore le donne, specialmente nella fascia di età tra i 30 e 40 anni, perché particolarmente impegnate sul fronte professionale e familiare e con, spesso, figli piccoli che  soffrono di più delle variazioni di luce e delle stagioni.

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Essa può scaturire da diverse cause, ma la più comune è il cambio di stagione e il passaggio alla primavera.

Tra i sintomi più comuni si elencano: mancanza di appetito, bassa pressione sanguigna, mal di testa, sensazione costante di apatia, agitazione frequente e basso o scarso interesse sessuale.

È una situazione da non sottovalutare, perché i sintomi possono esacerbarsi ed evolvere anche a disturbi psicologici (i.e. depressione).

Quale cambiamento avviene nel nostro corpo?

“Durante l’inverno il nostro corpo si difende dalle basse temperatura e dal fotoperiodo più corto aggiustando il metabolismo e l’equilibrio ormonale:

aumenta la pressione sanguigna, così come incrementa la secrezione della melatonina, ormone responsabile del ciclo sonno-veglia; diminuiscono la temperatura corporea e anche i livelli di serotonina e di dopamina, a causa della ridotta attività fisica.

Come risultato, alcuni si sentono letargici, meno motivati, con poca vitalità, e privi di energie, soprattutto verso la fine della stagione invernale.” risponde Anna Cantagallo.

L’assenza di vitalità potrebbe essere dovuta alla mancanza di riserve di vitamina nel corpo, come la D e C, che dipendono dalla accessibilità di luce solare e di frutta e verdura fresca.

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Quando in primavera il tempo diventa più caldo, avviene una reazione contraria:

l’esposizione alla luce solare riduce la secrezione della melatonina, la temperatura corporea sale, la pressione sanguigna diminuisce e i livelli della serotonina, responsabile del tono dell’umore, cominciano ad aumentare. Infine la durata e la qualità del sonno possono modificarsi in modo significativo.

Quando, però, questa fase di transizione presenta degli scompensi, hanno luogo tutte quelle reazioni e sensazioni fisiche e mentali elencate prima.

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Gli squilibri possono essere dovuti al fatto che la nostra esperienza di cambiamenti stagionali è stata molto mitigata dalla luce artificiale e dal riscaldamento, di conseguenza le nostre reazioni naturali ne risultano influenzate.

Inoltre, le condizioni metereologiche possono oscillare in misura maggiore più in primavera che nelle altre stagioni dell’anno e il cambiamento del clima può soltanto intensificare queste variazioni.

Cosa fare quindi?

Anna Cantagallo conclude:

“E’ possibile valutare la stanchezza attraverso la scala “The Fatigue Severity Scale” Krupp et al (Arch Neurol. 1989) che misura la gravità della fatica, il peggioramento della fatica dopo esercizio fisico, e le ripercussioni nella vita di relazione e lavorativa.

Ed infine è possibile trovare la risoluzione giusta per ciascuna persona, a seconda del quadro clinico specifico: il programma nutrizionale o l’esercizio fisico, o infine le tecniche di rilassamento e meditazione”.

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