Anna Cantagallo Sclerosi Multipla – Prendersi cura del paziente

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Anna Cantagallo Sclerosi Multipla – Prendersi cura del paziente

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Anna Cantagallo Sclerosi Multipla – Prendersi cura del paziente

Anna Cantagallo Sclerosi Multipla – racconta i progressi avvenuti negli ultimi

50 anni nel  trattamento della SM. La medicina si sta rivolgendo sempre più

oltre che alla prevenzione di ricadute e alla riduzione della frequenza anche

alla riduzione della disabilità associata alla patologia in questione.

Risulta essere sempre più necessaria una relazione terapeutica improntata

sulla consapevolezza delle dinamiche psicologiche sottostanti.

In questo ambito assume fondamentale importanza il gradimento del paziente,

che influenza obiettivi del trattamento e compliance ad esso.

Anna Cantagallo Sclerosi Multipla – Prendersi cura del paziente

Quali sono i particolare bisogni da soddisfare in un paziente con SM?

“Le cosiddette ‘esigenze non farmacologiche dirette sulla S M’ dei pazienti

– spiega Anna Cantagallo – aumentano con l’avanzare della disabilità e

dipendono dagli obiettivi che il paziente si pone, dalle attività svolte, e

dall’ambiente in cui le svolge. Gli ‘unmet needs’, ovvero i bisogni percepiti

come insoddisfatti, vanno colti per aver cura del paziente attraverso

un’adeguata alleanza terapeutica. Uno dei principali aspetti da soddisfare

è il trattamento della spasticità, che aumenta l’impatto della malattia in modo

fortemente invalidante. Le aree colpite sono: spasmi, disfunzioni urinarie

e disturbi del sonno.”

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Come tratterebbe la spasticità?

“Il trattamento deve essere individuale e coinvolgere medico, infermiere e

altri professionisti. Le linee guida consigliano gli antispasmici baclofene

orale o tizanidina. Esistono anche tipologie di trattamento più invasive,

come il baclofene intratecale (ITB), con elevato rischio di infezioni e

dislocazione del catetere. Nel 2013 è stata approvato in Italia uno spray

per mucosa orale, il sativex, contenente cannabinoidi THC e CBD, come

terapia aggiuntiva. Il THC andrebbe a modulare gli effetti di NT eccitatori

e inibitori, e di conseguenza a rilassare i muscoli migliorando la spasticità.”

Un altro sintomo molto invalidante nella SM è la perdita del controllo sfinterico.

Perchè? Come viene vissuto dai pazienti? Che trattamento raccomanderebbe?

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“La vescica iperattiva è una condizione caratterizzata da urgenza urinaria,

minzione frequente e incontinenza. Questi sintomi hanno un forte effetto sulla

vita dei pazienti; in particolare a causa dell’imbarazzo che porta a stigma sociale

e bassa autostima – risponde Anna Cantagallo. Il fatto che questi possano essere

sottovalutati e considerati meno degni di attenzione rispetto ad altri deficit

neurologici, non ne permette una cura accettabile. I trattamenti più utilizzati

sono programmi individualizzati di riabilitazione della vescica, trattamenti

farmacologici, e con catetere intermittente.

Anche i cannabinoidi dimostrano avere una certa efficacia in questo tipo di sintomi”

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Parliamo adesso del dolore.

Che ruolo ha nella qualità di vita di questi pazienti?

Come viene trattato?

Risponde Anna Cantagallo:

“Il dolore è un sintomo complesso, sia per quanto riguarda il suo trattamento

che nella rilevazione delle sue cause. Tra i farmaci più usati troviamo gli

anticonvulsivanti, gli anti-infiammatori non steroidei, gli antidepressivi e

gli oppioidi.

Meno del 60% dei pazienti trae un vantaggio, anche se lieve, dalla cura farmacologica.

Per questo motivo è in atto una continua ricerca per trovare nuove terapie e

trattamenti; risultati positivi sono stati appurati con il sativex, efficace e con

pochi effetti collaterali.”

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Anna Cantagallo ci tiene a specificare l’importanza di concentrarsi sui bisogni

del singolo paziente, approccio essenziale per migliorarne complessivamente la

qualità di vita. La SM influenza tutti gli aspetti di vita dei pazienti in ogni fase

della patologia. Incoraggiare la comunicazione e il dialogo tra medico, paziente

e operatori sanitari ha un impatto positivo sul decorso della malattia,

compensando in parte il peggioramento della qualità di vita. Fondamentale dunque

caldeggiare una relazione fondata sull’ aver cura del paziente, sotto tutti gli aspetti

e in tutti gli ambiti potenzialmente rilevanti affinchè possa trarre, anche

minimamente, un po’ di conforto.

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