Apologia della sillaba tollerante

  • 0

Apologia della sillaba tollerante

Category:News Area Espansione,tutte le News

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Quando, nell’ultima pagina de ‘Le città invisivili’ Calvino lascia la parola finale a Marco Polo, lascia il lettore a bocca aperta, rendendolo conscio del fatto che tanta verità non era mai stata pronunciata con tanta semplicità e stordendolo in quanto una semplice frase diventerà, quasi improvvisamente, un tacito ordine morale determinante il suo esistere.

La forza del Sì di Calvino, a quelle relazioni, persone, eventi che meritano di essere vissuti, ha un’importanza straordinaria per le nuove o già consolidate imprese affacciantesi sul paesaggio contemporaneo di start-up fulminee, dirigenti sempre nuovi, aziende che continuamente si adattano a ciò che il mercato reclama e a ciò che le persone desiderano. È un mondo metamorfico, e ci si deve adattare in maniera celere. In questo processo, le liaisons interaziendali costituiscono il nettare per continuare a crederci e il cardine su cui fondare il successo.

Il leader di oggi deve saper portare le persone dove non arriverebbero da sole, secondo Jo Owen, esperto di leadership e motivazione personale. Se l’azienda ha uno scopo e vuole perseguire quella stella, dovrà essere il più aperta possibile alle influenze che bussano da fuori. Sì a persone di altre culture e/o nazionalità. Sì a persone che hanno prospettive differenti. Sì all’essere creativi ed ad insegnare agli altri ad esserlo. Sì ai sogni, per quanto irreali possano sembrare. Sì ai progetti di respiro europeo e internazionale. Sì ai dipendenti che hanno il fuoco negli occhi e vogliono metterlo in pratica. Sì a fare cose diverse. Sì ad aziende anche molto diverse dalla propria. Sì a tutto ciò che non dice ‘Io’ e che indica sicurezza: si cresce fuori dalla comfort zone. Sì ai libri e ai classici. Sì alla tecnologia e al nuovo. Sì alle relazioni aziendali online. Sì alla propria vision. Sì alla risolutezza e al decision-making. Sì all’ambizione ma un più grosso Sì all’umiltà. Sì alla gratitudine nei confronti di chi c’era prima di voi e di chi ci è vicino adesso: non siete e mai sarete completamente indipendenti.

Infine spiega Anna Cantagallo: “un Sì a tutti quelli che professano continuamente No: chi si chiude a riccio non fa che tornare indietro e voi, necessariamente, non potrete che andare avanti. Sia ben chiaro: un No è anche segno di una leadership risoluta e, quando opportuno, può far maturare anch’esso. Özbağ, in un recente (ottobre 2016) studio sui 5 maggiori tratti di personalità – i cosiddetti Big5 (apertura, coscienziosità, piacevolezza, neuroticisimo e estroversione) di un leader ha dimostrato come la ‘openness to experience’, l’apertura ad esperienze nuove, sia un importante predittore di una leadership etica, giusta, tollerante.”

Chi si apre al mondo, riceverà mondo.


News Area Clinica

News Area Benessere

News Area Espansione

News Area Formazione

Translate »