Category Archives: News Area Clinica

  • 0
musica e lutto

La musica come strumento per l’elaborazione del lutto

Category:News Area Clinica

Il lutto è un’esperienza che non deve essere intensa soltanto come la perdita di una persona cara o di un animale, ma anche la fine di una relazione, il licenziamento, la perdita dell’integrità fisica in caso di malattie e incidenti o un aborto.

Nel momento in cui una persona subisce un lutto nell’organismo si attivano gli stessi meccanismo neurali che controllano il dolore fisico. Tra questi, ad esempio, la corteccia cingolata anteriore dorsale, un’area cerebrale coinvolta nell’elaborazione del dolore fisico e nella componente affettiva del dolore. Nel lutto, quest’ultima si manifesta come sofferenza emotiva causata dalla perdita e genera una ferita.

In che modo la musica può aiutare nell’elaborazione del lutto?

La successiva restituzione ed elaborazione dei temi emersi attraverso improvvisazioni a tema sia singolarmente che in coppia o in gruppo possono favorire l’approfondimento e l’elaborazione di contenuti e vissuti. L’esperienza non è qui riferita alla musica in sé, ma alla relazione tra le persone e la musica. Questo fa sì che venga attivato un rapporto profondo con la dimensione nostalgica, creando nella persona allo stesso tempo un’esperienza piacevole, ma anche dolorosa.

In questo caso la terapia utilizzata che coinvolge la musica viene definita Song Therapy e può essere considerata un valido aiuto per l’elaborazione del lutto. In particolare, quello che viene fatto nel corso della terapia consiste nel chiedere al paziente di portare una musica personale, riferita a un momento vissuto con la persona perduta o che la lega ad un particolare momento. Questo fa si che nel soggetto si apra la possibilità contattare sensazioni, emozioni, ricordi, pensieri e fantasie che forse in nessun altro modo avrebbero potuto emergere con tale forza e intensità.

Questo tipo di terapia è meglio farla singolarmente o in gruppo?

Il gruppo ha la funzione di comprensione e condivisione nei confronti del paziente, alleviando così il proprio senso di sofferenza. Inoltre, la dimensione gruppo permette anche di esprimersi a livello emotivo, che è uno dei fattori terapeutici più importanti sia a livello intrapersonale che interpersonale.

Perché la musica si differenzia rispetto alle altre terapie per l’elaborazione del lutto?

«L’arte in generale ha come caratteristica un ruolo integrativo e riparativo e attraverso la musica sono evocate emozioni, pensieri e fantasie inconsce difficilmente contattabili. La forma artistica viene, infatti, definita come via privilegiata alla comunicazione di esperienze tramite una dimensione pre-logica, prelinguistica e pre-verbale. La terapia con la musica, poi, è basata principalmente sull’ascolto, che in sé include anche il concetto di silenzio sia interno che esterno, portando la persona a sentire di più il corpo e le emozioni, ma anche a non sentire più il silenzio come un elemento di paura. Come ogni terapia, inoltre, è importante che si crei un rapporto empatico tra il paziente, il terapeuta e/o il gruppo, in modo che il soggetto si senta libero di esprimere quello che sente.


  • 0
musica e sport

Come la musica influenza le prestazioni sportive

Category:News Area Clinica,tutte le News

Molto spesso può capitare di vedere uno sportivo che prima di una gara o semplicemente mentre si sta allenando indossa le cuffiette. Questa non è solo una tecnica per rendere più piacevole un allenamento, ma secondo quanto dimostrato da alcuni studi la musica aiuta a migliorare le prestazioni, aumenta il controllo dei movimenti, rilassa, carica e distrae. In questo caso, la musica ha uno scopo motivazionale in quanto è in grado di modificare i sentimenti di una persona, trasformando la tristezza in felicità  e la noia in determinazione.

Rispetto a questo, il maggiore esperto in questo settore Costas Karageorghis, professore di psicologia dello sport alla Brunel University in Gran Bretagna, definisce la musica nello sport come una sorta di droga legale.

In che modo la musica può influenzare le performance sportive?

Andando più nel dettaglio e basandosi sulle sue ricerche, egli ha individuato cinque funzioni specifiche alle quali è stato attribuito il potere di influenzare le performance degli atleti, sia durante le competizioni che nelle sessioni di allenamento. Si tratta di dissociazione, sincronizzazione, controllo dell’eccitazione, acquisizione di abilità motoria e raggiungimento della trance agonistica.

La dissociazione fa riferimento all’effetto prodotto dalla musica nel riuscire a distrarre dalla sensazione di fatica e dalla percezione degli sforzi che si stanno compiendo favorendo uno stato d’animo positivo e allontanando paure e tensioni legate al risultato. Questo effetto è stato notato solo nel caso di sforzi di media o bassa intensità. Nelle situazioni in cui lo sforzo è maggiore, la percezione della fatica supera l’effetto della musica che in ogni caso contribuisce ad un effetto di piacere per l’atleta.

La sincronizzazione dei battiti e del tempo della musica che si ascolta, con la successione di movimenti ripetitivi tipici di alcuni sport, come ad esempio la corsa o il ciclismo, favorisce il miglioramento dell’attività dando più regolarità al movimento e prolungando la resistenza. Questo perché vengono dati all’atleta dei riferimenti temporali che gli consentono di ottimizzare la sua spesa energetica.

Il controllo dell’eccitazione, invece, è frutto del fatto che la musica altera l’eccitazione psicologica, in particolare attraverso il ritmo. Questo può essere utile sia per stimolare a raggiungere l’obiettivo sia per ridurre l’ansia.

L’acquisizione di abilità motorie, riguardante soprattutto i bambini è utile per migliorare la coordinazione e stimolare il movimento, rendendo l’apprendimento più divertente.

Tutti questi elementi sono fondamentali per consentire il raggiungimento della trance agonistica, ossia quel momento nel quale l’atleta sente in misura minore la fatica e produce una prestazione al di sopra dei suoi livelli abituali.

Nelle prestazioni sportive è importante la scelta della musica?

Ovviamente per poterarrivare a questi risultati è importante la scelta della musica. Ad esempio, alcune attività sportive, che possiamo definire più ripetitive, si prestano in modo particolare ad essere accompagnate dalla musica. Inoltre, ci sono degli sport in cui l’ascolto è inteso in modo individuale e in altri in cui la musica serve alla squadra per creare spirito di gruppo e sincronizzare i movimenti.

Per fare la scelta musicale più adeguata quello che si deve fare è trovare un genere che possa risultare gradito e che abbia un tempo ed un ritmo che rispecchino il tipo di attività da svolgere.  Molto spesso si fa ricorso a vere e proprie playlist, che possono essere usate per seguire un circuito di allenamento con ritmi veloci e volume più alto nei momenti di sforzo intenso e musiche più lente a volume più basso nei momenti di recupero.

In conclusione, quindi la playlist ideale dovrebbe avere questi elementi: piacevolezza, essere familiare, in sintonia con i movimenti che si devono compiere, trasmettere forza ed energia e contenere valori associabili allo sport, quali il superamento dei limiti, lavoro e disciplina associati al trionfo.


  • 0

Coronavirus e Psicopatologia

Category:Anna Cantagallo,News Area Benessere,News Area Clinica,tutte le News Tags : 

Il Coronavirus può portare alla Psicopatologia.

Il Covid-19, oltre ad essere una patologia infettiva, sembra essere talvolta la causa di differenti disturbi, che se non individuati per tempo potrebbero portare ad una compromissione della funzionalità globale di un soggetto. L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha ed avrà un rilevante impatto sull’economia psichica dell’individuo sia per l’esperienza diretta ed indiretta al virus, sia per la paura che genera, sia infine per le misure di prevenzione del rischio che hanno comportato un isolamento sociale.

Si è visto come il trauma legato a questa esperienza inusuale abbia portato alcune persone ad una condizione di hyperarousal psicofiosiologico ponendo il soggetto di fronte ad un’allerta persistente. Ecco che disturbi come insonnia, mal di testa, palpitazioni, difficoltà di concentrazione, facile irritabilità, iperalimentazione o inappetenza, ipervigilanza, disturbi gastrointestinali, incremento del fumo di sigarette e sensazione di soffocamento sono stati i sintomi più osservati tra la popolazione generale.

Il coronavirus può causare depressione? 

Sembra che la risposta sia positiva, infatti in alcuni individui si riscontra una dimensione depressiva, manifestata da sintomi come il sentirsi giù di tono, l’isolarsi, l’incremento del pessimismo e la diminuzione d’interesse riguardo l’ambiente circostante. In questi casi si può dire che i quadri clinici sopra citati possano rientrare nei disturbi dell’adattamento, rilevanti quando compromettono il generale benessere di un soggetto e quindi campanelli d’allarme utili da individuare per evitare la strutturazione in disturbi psichici di maggiore rilevanza clinica, quali la depressione maggiore o il disturbo di panico.  

Particolare attenzione va rivolta anche al Disturbo d’ansia di malattia nel quale il paziente, preoccupato di avere o contrarre una grave malattia, misura la propria temperatura corporea ed il proprio respiro in maniera ossessiva e ripetitiva. Il coronavirus talvolta ha generato un senso di paranoia consolidato in un nucleo ideativo a contenuto persecutorio, suscitato da dati della realtà o notizie lette sui social. Ancora, ha dato avvio a comportamenti ossessivi, come il lavarsi costantemente le mani, disinfettarsi senza limiti, non uscire di casa neanche per necessità essenziali per paura del contagio e il tenere sempre le finestre chiuse.  

Infine, il Covid-19 per molte persone è stato un trauma, che per quanto sia stato vissuto direttamente in prima persona o indirettamente (un familiare deceduto da coronavirus), ha portato alcuni individui a soffrire di stress acuto, il quale nella forma più estesa (oltre un mese) ha delineato quello che viene definito come disturbo da stress post-traumatico. 

In conclusione, possiamo quindi porci una domanda: “Come evitare l’istaurarsi di una psicopatologia nel momento in cui percepiamo il venir meno di un certo benessere globale nella nostra vita?” Sicuramente la prevenzione attraverso un intervento specialistico precoce può evitare la nascita di disturbi cronici di rilievo psicopatologico.  

Se vuoi saperne di più, su questo e tanti altri temi inerenti la psicologia segui il nostro filone di dirette con la Dott.ssa Griguoli e la Dott.ssa Cantagallo! Ti basterà andare sulla nostra pagina facebook, alla sezione video troverai tutte le dirette registrate dal titolo “Sulla Psicologia”.

Inoltre, non perdere il prossimo appuntamento lunedì 14 febbraio: in occasione di San Valentino parleremo di “Comunicazione nella coppia”.

Bibliografia 

  • Pellegrino F. La salute mentale, clinica e trattamento. 2018, Edizioni Medico Scientifiche, Torino 
  • Pellegrino F. Coronavirus e psicopatologia. 2020, Medici Oggi, Milano.  

  • 0
Federico Fellini

Federico Fellini: un genio e un esempio che travolge ed ispira

Category:Anna Cantagallo,News Area Clinica,tutte le News

Federico Fellini, famoso regista, sceneggiatore, fumettista, attore e scrittore italiano all’età di 73 anni venne colpito da un ictus mentre si trovava al Grand Hotel di Rimini.La sua diagnosi è di infarto parietale destro, con emiparesi sinistra e neglect spaziale unilaterale.

La Dott.ssa Anna Cantagallo racconta: “Federico Fellini per me era il grande regista noto in tutto il mondo, che aveva ideato e girato Amarcord e 8 ½. Un genio, un po’ difficile da capire in tutte le sue molteplici e differenti sfaccettature….Dopo i primi giorni di ricovero nella fase acuta a Rimini, due settimane dopo Fellini fu trasferito per la riabilitazione omnicomprensiva nel Dipartimento di Riabilitazione a Ferrara, dove lavoravo come medico fisiatra e neurologo, e dirigevo il Modulo di Neuropsicologia Riabilitativa.  Lo incontrai in un pomeriggio assolato dei primi di Agosto 1993, nella sua camera di reparto: Lo visitai e valutai una prima volta, a quindici giorni dopo l’infarto. Al tempo presentava un grave deficit sensoriale e motorio che coinvolgeva la parte sinistra del corpo (emianestesia ed emiparesi a sinistra), e un difetto limitato al quadrante inferiore del campo visivo di sinistra, che indicava una lesione delle radiazioni ottiche, compatibile con la localizzazione del suo danno cerebrale. Quando ne parlava la sua consapevolezza era chiara e con il suo modo sempre teatrale mi faceva capire che fosse perfettamente al corrente di non vedere nel quadrante in basso a sinistra e di riuscire invece a cogliere gli elementi del quadrante in alto a sinistra”.

La patologia di cui era affetto Federico Fellini prende il nome di neglect spaziale unilaterale. Esso è un disturbo consistente nell’incapacità del paziente di orientare la propria attenzione verso il lato controlaterale alla lesione cerebrale. Il soggetto affetto da tale disturbo sembra comportarsi come se gli oggetti e le persone nell’emicampo negletto non esistessero. Studi clinici hanno evidenziato una frequenza notevolmente maggiore di NSU in pazienti con una lesione emisferica focale destra. In particolare nella pratica clinica si è visto che sono frequentemente presenti lesioni interessanti l’area parieto-temporo-occipitale, più raramente lesioni nelle aree premotorie frontali e tra le lesioni sottocorticali troviamo con una certa frequenza quella del talamo. Molto spesso, poi, questo disturbo è associato ad anosognosia, ovvero da inconsapevolezza rispetto al disturbo. Nel caso di Fellini, però, vi era una completa consapevolezza delle difficoltà presentate ed era anche in grado di scherzarci su questo aspetto tanto che la dott.ssa Cantagallo dice” Un giorno, mentre gli somministravo un test di cancellazione gli ho  chiesto se fosse sicuro di aver indicato tutte le campanelle del foglio.  Egli sorrise, non si accorse di altre campanelle, ma mi disse che ce ne erano sicuramente e cominciò a disegnarne altre, dicendomi che erano quelle che aveva dimenticato. Era perfettamente consapevole di tralasciare una porzione del campo visivo, ed era cosciente della sua menomazione sia attentiva che motoria, scherzandoci in modo satirico e tagliente”. L’incapacità di prestare attenzione alla parte sinistra dello spazio e/o del corpo non è dovuto ad una lesione a livello del nervo ottico o del lobo occipitale, in quanto questi risultano perfettamente integri. Infatti, anche lo stesso Fellini non presentava nessuna problematica visiva, quanto piuttosto una vera e propria “dimenticanza attentiva” del lato sinistro. Molto spesso,inoltre, la sindrome da negligenza spaziale unilaterale è accompagnata da altri sintomi clinici come la somatoparafrenia, che consiste in una forma di asomatognosia che si manifesta come un delirio selettivo verso l’arto plegico o paretico. Nonostante la connotazione delirante non si associa ad altri sintomi o disturbi psichiatrici. Anche in questo caso Federico Fellini aveva sviluppato una misoplegia dell’arto superiore di sinistra e avendo perso completamente la sensibilità ne attribuiva aspetti deliranti definendolo un mazzo di asparagi. Continua a raccontare la Dott.ssa Cantagallo “Spesso si rivolgeva all’infermiera di turno dicendo “Dov’è la mia mano finta?”oppure “. La mano sinistra di Federico non aveva nessuna sensibilità, era più scura e gelida. Così la pizzicava, la spostava come se fosse un oggetto che non gli apparteneva, la guardava con disapprovazione. In più di un’occasione racconta di essersi toccato la mano sinistra e di aver sentito una cosa fresca, grave, inerte, e di averla definita“un mazzo di asparagi”.

I clinici che hanno avuto il piacere di conoscere il regista in quella fase della sua vita, come conferma la Dott.ssa Anna Cantagallo, lo definiscono una persona brillante, creativa, che considerava il rapporto tra paziente e medico come un patto, basato su disponibilità e condivisione. In quei mesi di valutazione e riabilitazione è emersa la grande tenacia e grinta del regista e anche nei momenti di sconforto ha sempre mostrato una grande voglia di fare e di superare le proprie difficoltà.


  • 0
musica e Alzheimer

Interventi riabilitativi con la musica per dolore cronico e Alzheimer

Category:News Area Clinica,tutte le News Tags : 

La demenza di Alzheimer si presenta principalmente negli adulti a partire dai 65 anni con declino cognitivo nella fase iniziale, disturbi del tono dell’umore e dolore cronico in comorbidità con altri fattori. Molto spesso vengono prescritte terapie farmacologiche che provocano diversi effetti collaterali, tra cui stato confusionale, aumento del rischio di cadute e dipendenza fisica e psicologica.

Quali potrebbero essere delle valide terapie non farmacologiche per la riabilitazione della demenza e del dolore cronico?

Per questo motivo si sta sempre più diffondendo l’utilizzo di terapie non farmacologiche e tra queste vi è la riabilitazione attraverso la musica. E’ stato infatti osservato che anche nelle fasi avanzate della malattia la capacità di percepire la musica, le emozioni e di riconoscere i brani familiari viene conservato. Per questo motivo molto spesso nelle persone affette da Alzheimer viene utilizzato l’intervento musicale per migliorare il funzionamento cognitivo, i disturbi del tono umore, i problemi comportamentali e la qualità della vita in generale. Si è visto, che anche negli anziani sani la stimolazione cognitiva attraverso la musica può essere un valido strumento per un invecchiamento sano in quanto aumenta il benessere emotivo e l’isolamento sociale.

In che modo la musica si può dimostrare efficace?

Alzheimer e MusicaRispetto agli effetti dell’uso della musica sul dolore cronico in pazienti con Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia, è stato condotto uno studio nel 2017 da Pongan e collaboratori. Gli obiettivi di questa ricerca erano soprattutto focalizzati sul vedere gli effetti della musica a livello di ansia, depressione, qualità della vita, cognizione e autostima. L’intervento musicale utilizzato è stato quello del canto che si è visto intervenire a diversi livelli. Primo fra tutti, l’aumento della produzione di endorfine, che hanno un ruolo primario nell’inibire la percezione del dolore. Inoltre, è stato osservato che questo porta dei miglioramenti a livello delle funzioni cognitive, in quanto vengono attivati la memoria a breve termine, la corteccia prefrontale e il controllo della pianificazione a lungo termine degli errori.

Nello specifico lo studio seleziona 54 ultrasessantenni con problemi cognitivi che poi vengono divisi in due gruppi: l’uno che viene sottoposto ad attività inerenti al canto, l’altro di controllo in attività inerenti alla pittura. Entrambi, infatti, sono attività artistiche e di svago, che possono essere eseguite in gruppo e che prevedono un progetto finale.

Prima di iniziare la ricerca tutti i soggetti sono stati sottoposti ad una valutazione che delinea la diagnosi e la fase di Alzheimer, il livello di dolore cronico, lo stile di vita, i fattori demografici, la propensione artistica e musicale, il livello di autostima e le componenti neuropsicologiche.

Per quanto riguarda le attività musicali i compiti da eseguire erano il riscaldamento della voce e l’apprendimento di quattro brani musicali, mentre l’intervento di tipo artistico consisteva nel vedere dipinti famosi, creazione di quadri ed esposizione di opere realizzate.

I risultati di questo studio hanno dimostrato che i pazienti sottoposti all’uso del canto e della pittura hanno avuto un miglioramento significativo per quanto riguarda il dolore, i disturbi del tono dell’umore, la qualità della vita e l’autostima. Quello che è interessate, però, è che nelle persone affette da Alzheimer l’uso del canto ha fatto si che vi fossero dei risultati positivi soprattutto nell’ambito della memoria episodica. Questo è dovuto al fatto che la memorizzazione dei testi insieme alla musica sono in grado di stimolare le reti neurali coinvolte nella memorizzazione verbale.


  • 0

Psicosi. Utilità dell’analisi automatizzata del linguaggio per la diagnosi nei giovani.

Category:News Area Clinica,tutte le News

La psicosi è un disturbo psichiatrico che si manifesta nell’individuo con disturbi del pensiero come deliri e allucinazioni, assenza di insight e compromissione dell’esame di realtà. Tra i cambiamenti del pensiero e della percezione si possono notare: false credenze religiose, sensazione che le cose intorno non siano più le stesse, accelerazione ed aumento del flusso del linguaggio, tale che gli altri hanno difficoltà ad interrompere il discorso, riduzione dell’eloquio, problemi di memoria, aumentata distraibilità, difficoltà a concentrarsi, pensare di avere poteri particolari, allucinazioni.

Una particolarità che è stata indagata da un gruppo di ricercatori guidati da Cheryl Corcoran, dell’Icahn School of Medicine di New York è la modificazione del linguaggio nella psicosi: è stato sviluppato un sistema di analisi automatizzata del linguaggio in cui vengono rilevate anomalie legate all’utilizzo dei pronomi personali e a livello semantico. Lo studio (https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=58494) è stato effettuato su soggetti di età compresa tra i 17 e i 22 anni divisi in una prima coorte di età media 17 anni e una seconda coorte in cui l’età media era di 22 anni; è stata analizzata la differenza di linguaggio di un gruppo di adolescenti che aveva appena manifestato sintomi psicotici da chi, invece, non manifestava questo genere di disturbo.

Il sistema è stato in grado di evidenziare una diminuita coerenza semantica, una maggiore variabilità in questa coerenza e un ridotto utilizzo di pronomi possessivi nei soggetti psicotici. Nella prima coorte il sistema era in grado di classificare la psicosi nell’83% dei casi mentre nella seconda coorte ha individuato i ragazzi a rischio il 79% delle volte. Inoltre, con un’accuratezza del 72% il programma è stato capace di distinguere da soggetti sani ben 16 adolescenti con esordio psicotico. Secondo quanto riportato da Mary Clarke, della School of Medicine and Medical Sciences dell’University College di Dublino, in Irlanda, poiché in psicologia e in psichiatria non esistono i corrispettivi degli esami di laboratorio o delle radiologie per fare diagnosi questo strumento potrebbe rivelarsi molto utile anche combinato con la neuro imaging.

In Brain Care puoi trovare figure altamente specializzate come neurologi e psicologi pronti a offrirti le loro competenze sia nella valutazione psicologica che nella riabilitazione psichiatrica.

Ti aspettiamo!


  • -

Alzheimer: sostegno a distanza per la persona con demenza

Category:News Area Clinica,tutte le News

In questo periodo di quarantena, tutti noi abbiamo subito un cambio nella nostra quotidianità, ma purtroppo quelli che la percepiscono maggiormente sono le persone più fragili. Tra queste ovviamente ci sono quelle colpite da Alzheimer, la cui gestione diventa ancora più complessa in questo momento di isolamento fisico.

Il team BrainCare è vicino anche a loro in questa situazione, proponendo modalità di stimolazione cognitiva per via telematica. La tele-riabilitazione, infatti, è un metodo di lavoro, che utilizziamo con i nostri pazienti già dal 2012 e abbiamo avuto sempre risultati soddisfacenti.

Infatti, la presenza dello schermo non impedisce di poter svolgere normalmente una seduta cognitiva,  per coloro che hanno bisogno di un percorso di riabilitazione neuropsicologica.

Nel caso specifico delle persone con demenza potranno essere fatti per una prima parte esercizi di stimolazione attraverso la ROT e in una seconda fase allenamento cognitivo con compiti che permettano di allenare le abilità cognitive residue.

Tuttavia, anche da casa possono essere seguite delle semplici regole che favoriscano la stimolazione cognitiva. Ad esempio, possono essere analizzate insieme delle fotografie, dei ritagli di giornali o delle vecchie canzoni che aiutano a recuperare la memoria di esperienze passate attraverso emozioni e ricordi.

E’ importante, poi, tenere sempre attiva la persona malata, magari coinvolgendola in tutte quelle attività domestiche in cui può mostrarsi utile, tipo rammendare o mettere in ordine i cassetti. Inoltre, anche il coinvolgimento nel momento della preparazione del pranzo o della cena può essere molto efficace, perché attraverso un’attività divertente vengono stimolate specifiche funzioni cognitive.

Ovviamente in questo tipo di patologia ad essere colpita non è soltanto la parte cognitiva ma anche quella fisica. Per questo in questa fase è importante cercare di tenere allenato anche il corpo con piccoli movimenti, ad esempio camminate in spazi ampi di casa o sul terrazzo o in giardino. Oppure facendo piccoli esercizi di forza, usando una semplice pallina da tennis o una bottiglia piena di acqua,  o alzandosi e sedendosi lentamente dalla sedia.

Per tutte le attività sia cognitive che fisiche è necessario che ci sia sempre una programmazione quotidiana, per fare in modo che la persona che soffre di demenza non si senta ulteriormente disorientata da questa situazione.

Infine, in questo particolare momento è molto importante venire incontro alle esigenze di chi soffre d’Alzheimer, ad esempio garantendo alla persona la giusta illuminazione, evitando zone di penombra o ombra che possono generare uno stato di agitazione (sindrome del tramonto) oppure usando un volume degli apparecchi acustici tale per cui possano ascoltare senza difficoltà.

Se quindi hai qualche familiare o conoscente che soffre di Alzheimer o di qualche altra forma di demenza e hai bisogno di usufruire di servizi di riabilitazione cognitiva di BrainCare, contattaci!! Ti basterà un computer e una buona connessione e potremmo aiutarti anche da lontano!

Ti aspettiamo!!


  • -

CORONAVIRUS: GLI EFFETTI PSICOLOGICI DELL’EPIDEMIA

Category:News Area Clinica,tutte le News

In queste ultime settimane, l’Italia intera è stata coinvolta nell’emergenza Coranavirus, pandemia che mesi prima ha messo ko la Cina e che adesso rischia di mettere in ginocchio anche il nostro Paese. Gli effetti devastanti si stanno vedendo su diversi fronti, a partire prima di tutto per la salute fisica ma anche quella mentale.

Queste situazioni di emergenza, infatti, suscitano un diverso mix di emozioni che si presentano in maniera diversa nelle persone che la vivono. Per questo in una medesima situazione, ci saranno quelli che reagiscono negando il pericolo e altri invece che rispondono con un’estrema fobia. Nel primo caso, quindi, viene messo in atto un meccanismo di difesa per proteggersi dall’incapacità di riuscire ad affrontare dei sentimenti negativi troppo intensi. Dall’altra parte, invece, lo stato di ansia e preoccupazione è attivato dalla natura del pericolo: la presenza di un nemico invisibile e dalla durata  totalmente imprevedibile.

Ovviamente in questi momenti è normale provare un senso di ansia, che se contenuta e motivata, può essere anche d’aiuto per un comportamento di maggior prudenza. Diventa, però, patologica nel momento in cui sfocia in azioni esagerate e disfunzionali, che vanno ben oltre l’oggetto della paura. Un esempio, può essere la corsa ai supermercati o la fuga alle stazioni ferroviarie, che per quanto possano sembrare assurde sono spiegabili, perché dettate dal panico e dall’irrazionalità.

Si parla, quindi, di una vera e propria emergenza, in cui prevale la natura della nostra società e anche dell’uomo stesso, che in questo momento sente minacciata la libertà che fino a poco tempo prima era considerata scontata. Oltre a questo, per molti una delle cose più destrutturanti può essere la lontananza fisica dalle persone. Per noi essere umani il contatto fisico è importante, fa parte della nostra quotidianità e la mancanza di un bacio, di un abbraccio o di una carezza anche da parte dei propri cari può avere un forte impatto psicologico.

“Tutti questi sentimenti-dice la Dott.ssa Anna Cantagallo- possono essere racchiusi in quello che viene definito stress da emergenza”. Infatti, lo stress derivante dalla diffusione del Coronavirus può comportare oltre ad ansia e preoccupazione, anche umore deflesso, senso di ottundimento, nervosismo, irritabilità, disorientamento e incapacità a rassicurare sé stessi e i propri cari.

Tuttavia, il fatto che tutti questi sentimenti siano comuni e condivisi dalla maggior parte delle persone fa emergere anche la caratteristica sociale dell’essere umano, che in questo caso non si muove come individuo singolo, ma come comunità, che ha un obiettivo unico e preciso: fronteggiare e sconfiggere il  Coranavirus. Questa idea di collettività da un punto di vista psicologico è molto importante perché rincuora le persone dalla paura di essere soli ed impotenti di fronte a qualcosa che è sconosciuto e pericoloso. Questo senso di aggregazione, quindi, è uno degli strumenti che può aiutare le persone ad affrontare questo momento come un maggiore serenità, senza lasciar prevalere i sentimenti negativi.

Se ritieni di avere bisogno di parlare con noi delle tue paure o angosce, se ti sembra di non sapere come fare a superare questo momento, contattaci. Siamo sempre disponibili per colloqui di sostegno online!


  • -

Anna Cantagallo: amministratore di sostegno anche in assenza di infermità

Category:News Area Clinica,tutte le News Tags : 

Amministratore di sostegno. La corte d’appello ha ritenuto inadeguata la richiesta da parte del coniuge di una coppia di nominare la moglie come amministratore di sostegno, nonostante questo possedesse ancora la totale capacità di intendere e di volere. Tuttavia, il soggetto in questione ha ritenuto opportuno fare questa richiesta poiché soffre di malformazione atero-venosa (MAV), che in futuro avrebbe potuto provocargli crisi emorragiche e stati di incoscienza, tali da determinare infermità o menomazione fisica e/o psichica. Tuttavia la Cassazione ha condiviso quanto richiesto dalla coppia, poiché il concetto di infermità non è necessariamente collegato alla totale incapacità di provvedere ai propri interessi, ma può essere dovuto anche ad una situazione parziale o temporanea, o a una situazione ancora solo prevedibile.

La Cassazione da poi ulteriori specificazioni rispetto a quanto detto, citando l’articolo 408 c.c. secondo cui nominare l’amministratore di sostegno, come prevenzione per una futura incapacità sfrutta il principio dell’autodeterminazione della persona, su cui si basa tutta la dignità umana.

Anna Cantagallo continua: “Con l’ordinanza 12998/2019 della Cassazione pertanto si stabilisce che l’amministratore di sostegno può essere nominato dal soggetto anche quando quest’ultimo è pienamente in grado di intendere e di volere, ma sa che per motivi di salute potrebbe non esserlo più. Facendo questa scelta, quindi, colui che assume questo ruolo può fin da subito avere compiti di scelta sull’accettazione o rifiuto delle eventuali cure salvavita da mettere in atto.”

Si può quindi accogliere quanto richiesto dai due coniugi, ritenendo d’obbligo un ulteriore accertamento, poiché nel momento in cui il soggetto si trova in uno stato di incoscienza, scatenata dalle possibili crisi emorragiche derivanti dalla malattia, potrebbe non essere più in grado di esprimersi rispetto al rifiuto o al consenso di una trasfusione salvavita.

Anna Cantagallo conclude dicendo: “quanto deciso dalla Cassazione certamente ha una rilevanza molto importante poiché la persona in una fase in cui è ancora in grado di intendere e volere può scegliere qualcuno di sua fiducia a cui affidare la decisione sulle sue cure future, senza eventualmente doversi appellare ad un rappresentante legale che potrebbe non soddisfare a pieno le proprie volontà”.

 

 


  • -
abilità di guida

Abilità di guida: le novità tra funzioni cognitive e tratti di personalità

Category:News Area Clinica,tutte le News

Abilità di guida. Le abilità di guida riguardano un argomento spesso discusso dalle neuroscienze, ma allo stesso tempo sottovalutato nella vita quotidiana. Quello che si tende ad ignorare riguarda proprio l’insieme di abilità cognitive necessarie ad ogni individuo affinché si possa definire idoneo alla guida: il fatto che l’atto del guidare divenga “automatico” non prescinde dal fatto che ognuno di noi debba possedere, al momento della guida, determinate facoltà cognitive che rendono possibile non solo la guida, ma la guida sicura per sé e per gli altri.

Read More

News Area Clinica

News Area Benessere

News Area Espansione

News Area Formazione

Translate »
سكس لبن كس hot-hard-porn.com سكس ريفى افلام سكس اجنبي مترجم عربي teenki.com افلامجنسيه نيك بنات مصريه sexpornosikisx.com سكسىبانى نيك ورعان superamateurtube.com صور سكس مايا خليفة كسها نار farmsextube.net سكس اكبر قضيب
أفلام بورن hurryplay.net سكس طري نيك بنت محجبة oldyoungtube.org اجمل بز افلام سكس تركي arabysexy.mobi سكس المصرى قصص سكس شوشو وفوفا ar.rajwap.xyz ام تغتصب ابنها افلام اباحيه عربي ar.bongacams.com سكس رجل ديوث
صور طيز سالب arabic-porn.com طيزك حمرا افلامك نت ١ arab2love.com افلام هوليود الاباحية ايمان سكس arabporna.net نيك مرات نيك في البحر milfhdtube.net سكس برتغالى بينيكها trend-arabic.com افلام سكس نسوان كبيره