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Ikigai, il Senso delle nostre giornate

La cultura giapponese ha un termine prezioso, denso di significato, che noi Occidentali potremmo utilizzare per descrivere una sensazione che per ora non ha un nome. Questa parola è Ikigai. In 6 lettere e 3 sillabe si cristallizza, secondo il popolo nipponico, quella sensazione di avere un senso che determina le giornate, che ci fa balzare fuori dal letto la mattina e che rappresenta la nostra ragion d’essere.

Tutti, secondo la cultura giapponese, hanno un loro ikigai, che in certe zone assume anche il significato della persona di cui ci si è innamorati. Tutti sono innamorati di qualcosa, hanno una passione travolgente, provano un fuoco dentro che li trascina fuori dal letto. Tutti noi ci siamo svegliati almeno una volta nella vita già motivati, pronti a dare tutto per la giornata che si stava prospettando. State lavorando ad un progetto? Avete una deadline aziendale a breve? I vostri pensieri sono totalmente focalizzati su un solo canale? Se vi sentite o siete stati in una qualsiasi di queste situazioni allora conoscete quella sensazione che poeti, scrittori e filosofi hanno descritto per secoli: l’avere una ragione che dà senso al vostro esistere.

In una prospettiva psicologica, l’Ikigai sembra avere un impatto profondamente positivo sulla vita delle persone. “Uno studio sulla longevità ha dimostrato che, insieme ad altri fattori quali un sonno sano di 7 ore e un’attività fisica costante l’ikigai assicurava una maggior prospettiva di vita in una coorte di anziani. Avere un motivo per cui alzarsi e un qualcosa in cui credere aumenta la vita.” spiega la dott.ssa Anna Cantagallo.

In effetti, tutto il mondo manageriale si basa sull’enfatizzare l’importanza dell’obiettivo. Un leader costruisce un team di successo quando ha una vision solida e, soprattutto, un punto a cui arrivare. Questo scatena una forte motivazione a lavorare assiduamente tutti i giorni della propria vita per poter raggiungere una meta. Proust, per quanto gli fosse facile scrivere, ha dovuto lavorare anni per i suoi libri. Monet lo stesso per i suoi quadri. La meta? Dire, con un’espressione artistica, che cosa volesse dire per loro essere umani. A questo desiderio si aggiunge, quindi, un forte lavoro, una tenacia giornaliera per raggiungere il risultato. Anzi: questo capacità lavorativa è in prima linea determinata dall’ikigai stesso. Il manager che vuole ottenere un’alleanza lavorerà giorno e notte per riuscirci. La parola scopo può forse farci meglio capire il significato pieno di ikigai: ‘scopo’ viene dal greco skopèo, che anticamente indicava un bersaglio, il punto su cui puntare. Il porto verso il quale far attraccare la barca della nostra azienda.

Identificare il proprio ikigai può rivelarsi un esercizio estremamente utile. Conclude Anna Cantagallo: “Se prendiamo come riferimento l’immagine, ciascuno dei quadranti ci presenta alcune domande implicite:

  • Che cosa ci piace davvero fare? Per cosa ci brillano gli occhi?
  • Cosa serve al mondo? Posso procurarlo in qualche modo?
  • Quanto penso valgano i miei sforzi? Qual è la giusta retribuzione economica per il mio lavoro?
  • Cosa so davvero fare bene? In cosa sono un maestro?”

Come osserviamo, ciascuna di queste quattro domande determina un campo: passione, missione, vocazione e professione. Questi quattro campi, quando ottimamente compenetrati tra di loro ci dicono qual è il nostro ikigai.

Esso, dunque, coniuga ciò che sappiamo fare con ciò che amiamo fare, in un’ottica di soddisfazione egoica con implicazioni sociali.

Questa ragione d’essere l’aveva già identificata Goethe quando definì l’uomo un Sinngeber (tedesco: donatore di senso). Siamo tutti dei donatori di senso. Doniamo significato ad un’esistenza che, nella sua visione più razionale, ne è priva. E così, dando senso al mondo, diamo senso a noi e al nostro camminare qui.

Ancora seduti sulla sedia? Uscite a trovare in vostro Ikigai. È fuori dalla porta.


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Apologia della sillaba tollerante

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Quando, nell’ultima pagina de ‘Le città invisivili’ Calvino lascia la parola finale a Marco Polo, lascia il lettore a bocca aperta, rendendolo conscio del fatto che tanta verità non era mai stata pronunciata con tanta semplicità e stordendolo in quanto una semplice frase diventerà, quasi improvvisamente, un tacito ordine morale determinante il suo esistere.

La forza del Sì di Calvino, a quelle relazioni, persone, eventi che meritano di essere vissuti, ha un’importanza straordinaria per le nuove o già consolidate imprese affacciantesi sul paesaggio contemporaneo di start-up fulminee, dirigenti sempre nuovi, aziende che continuamente si adattano a ciò che il mercato reclama e a ciò che le persone desiderano. È un mondo metamorfico, e ci si deve adattare in maniera celere. In questo processo, le liaisons interaziendali costituiscono il nettare per continuare a crederci e il cardine su cui fondare il successo.

Il leader di oggi deve saper portare le persone dove non arriverebbero da sole, secondo Jo Owen, esperto di leadership e motivazione personale. Se l’azienda ha uno scopo e vuole perseguire quella stella, dovrà essere il più aperta possibile alle influenze che bussano da fuori. Sì a persone di altre culture e/o nazionalità. Sì a persone che hanno prospettive differenti. Sì all’essere creativi ed ad insegnare agli altri ad esserlo. Sì ai sogni, per quanto irreali possano sembrare. Sì ai progetti di respiro europeo e internazionale. Sì ai dipendenti che hanno il fuoco negli occhi e vogliono metterlo in pratica. Sì a fare cose diverse. Sì ad aziende anche molto diverse dalla propria. Sì a tutto ciò che non dice ‘Io’ e che indica sicurezza: si cresce fuori dalla comfort zone. Sì ai libri e ai classici. Sì alla tecnologia e al nuovo. Sì alle relazioni aziendali online. Sì alla propria vision. Sì alla risolutezza e al decision-making. Sì all’ambizione ma un più grosso Sì all’umiltà. Sì alla gratitudine nei confronti di chi c’era prima di voi e di chi ci è vicino adesso: non siete e mai sarete completamente indipendenti.

Infine spiega Anna Cantagallo: “un Sì a tutti quelli che professano continuamente No: chi si chiude a riccio non fa che tornare indietro e voi, necessariamente, non potrete che andare avanti. Sia ben chiaro: un No è anche segno di una leadership risoluta e, quando opportuno, può far maturare anch’esso. Özbağ, in un recente (ottobre 2016) studio sui 5 maggiori tratti di personalità – i cosiddetti Big5 (apertura, coscienziosità, piacevolezza, neuroticisimo e estroversione) di un leader ha dimostrato come la ‘openness to experience’, l’apertura ad esperienze nuove, sia un importante predittore di una leadership etica, giusta, tollerante.”

Chi si apre al mondo, riceverà mondo.


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Lo Space Planning e la sua influenza sulla produttività aziendale

Può la disposizione degli spazi avere un’influenza attiva sulla produttività della nostra azienda? Occorre rivoluzionare il modo di concepire lo spazio aziendale ponendo al centro dei progetti di ristrutturazione, ri-disposizione e ri-ideazione dell’ambiente le risorse umane. Un tentativo di riprogettazione aziendale tolemaica; con noi al centro.

L’interior design della nostra azienda è fondamentale. Esso permette ai nostri collaboratori di avere una precisa idea di dove sono gli spazi di lavoro e dove sono gli spazi di relax, dove si trova il capo e dove i suoi colleghi. La serie tv Mr. Robot mostra il protagonista Elliot lavorare in un’azienda di sicurezza cibernetica, la Allsafe, il cui interior design è impeccabile. Non solo la stanza del responsabile è chiaramente distinta dalla altre, così come la stanza per le riunioni, ma vi è una luce diffusa in maniera perfetta, che colpisce in maniera netta ma gentile ogni spazio di lavoro. L’intento è chiaro: la Allsafe vuole trasmettere trasparenza, pulizia, limpidezza, organizzazione.

L’interior design dunque, non solo deve ben distinguere i diversi spazi gli uni dagli altri, ma deve anche trasmettere un messaggio. Un’azienda che lavora con il legno dovrebbe essere pervasa da una sensazione di calore ogni qualvolta vi si entri dentro. Un’azienda che lavora nel mondo delle attività marittime dovrebbe ricordare il mare in ogni suo aspetto. Sembrano inezie, ma questi piccoli accorgimenti possono rivelarsi fondamentali: essi rendono visivamente la vision dell’azienda. Il suo progetto e la sua area di interesse vengono esplicitate con i colori.

Un’azienda conscia dell’importanza dello space planning sa anche che l’esterno dell’azienda stessa può rivelarsi incredibilmente utile. I metri quadrati offerti da un giardino sottostante l’ubicazione dell’azienda possono essere utilizzati come estensione della stessa. Lo spazio verde aumenta la percezione della qualità dell’area urbana secondo uno studio pubblicato sul Giornale di Epidemiologia e Salute della Comunità. Questo spazio può anche essere utilizzato per riunioni aziendali di una grana diversa, godendo della Vitamina D prodotta in maggior quantità grazie ai raggi solari e di un’aria molto più pulita di quella offerta dalle quattro mura aziendali.

L’alternativa è portare il verde dentro l’azienda. Sembra infatti che la salute psicofisica dei dipendenti ne possa giovare in maniera evidente. Una ricerca effettuata in Florida ha dimostrato che il contatto con la natura, di qualsiasi tipo, come l’avere una scatola di sabbia o un set di piantine di cui avere cura nel proprio ufficio riduca la percezione dello stress e lo stress stesso, così come i generali lamenti sulla salute espressi dai dipendenti.

Possiamo concepire lo spazio dell’azienda come la riproduzione esternalizzata della mente di un leader. Essa deve essere limpida, organizzata, pulita e permettere così una facile memorizzazione di informazioni. Inoltre, se la stessa mente del leader si presenta senza zone cieche, questa integrità si rispecchierà nella disposizione del suo essere al mondo, quindi nello spazio aziendale. I suoi colleghi ne gioveranno e il clima aziendale farà un salto di qualità.

Riguardo la produttività dell’azienda, un interessante studio pubblicato sul Giornale Americano di Medicina Industriale ha analizzato i livelli di insoddisfazione dei lavoratori di un’azienda e la produttività della stessa, espressa in tonnellate di zinco prodotte per le ore di lavoro, dopo un rinnovo strutturale dell’edificio. I risultati hanno dimostrato come l’insoddisfazione generale avesse subito una netta riduzione in seguito al rinnovo e come la produttività fosse salita di addirittura nove punti percentuali.

“Una miglior organizzazione del nostro workplace si traduce quindi in un aumento della produttività della nostra azienda e, insieme, in un generale miglioramento del clima aziendale” conclude Anna Cantagallo.


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Il Narcisismo delle Piccole Differenze

Freud, nel suo libro ‘Disagio della Civiltà’ (1929), nel tentativo di un’indagine psicologica dell’apparato sociale coniò il termine Narcisismo delle Piccole Differenze, atto a indicare quelle differenze culturali rivendicate da due o più popoli limitrofi attraverso le quali mostrano ostilità, aggressività e scherno l’uno contro l’altro.

Questa presa di coscienza delle caratteristiche che distinguono me dall’altro, che dicono cosa è Io e cosa non è Io, permette l’autoaffermazione di sè, corollario inevitabile del principio dell’autodeterminazione dei popoli e delle persone. Interpretato da Freud come espressione del principio di piacere, il narcisismo delle piccole differenze era la piena consapevolezza delle proprie particolarità, mostrata con aggressività all’altro secondo arcaici principi di funzionamento della psiche. Un’espressione dello stesso principio (seppur in forma molto più prosaica) lo troviamo nel film Il marchese del Grillo,  quando uno strabiliante Sordi pronuncia l’ormai celebre: “Mi dispiace, ma io so’ io, e voi […]”. Ci siamo capiti.

C’è una regola nel mondo aziendale contemporaneo. Una regola che ben legge le dinamiche del tempo in cui viviamo, sempre mutevoli, sempre diverse: “Chi non si distingue, si estingue”. Un’azienda che desidera sopravvivere necessità di differenziarsi. Di offrire ai clienti ciò che nessun altro offre. Di rappresentare una possibilità di una macchia arancione in un mare blu. Solo così facendo l’azienda potrà elevarsi e essere notata non solo dai suoi clienti, ma anche dalla concorrenza. Ci sono molti piccoli accorgimenti che un leader può mettere in atto per asserire il narcisismo delle sue piccole differenze. Scopriamoli insieme con Anna Cantagallo:

  • Annotare, prima di un colloquio, i desideri del cliente. Questo non solo permette di avere in mente l’esatto obiettivo del nostro cliente, ma anche essere consci di ciò che noi già stiamo facendo per esaudire questi desideri. Il passo successivo è identificare cosa possiamo ancora fare come azienda per arrivare a quegli obiettivi. Conoscere i desideri dell’altro instilla in noi il desiderio di migliorare, che in ultima istanza dimostra al cliente la nostra capacità di adattarsi alle sue esigenze.
  • Mostrare al nostro cliente le diverse possibilità offerte dagli altri competitor. Se mostriamo al cliente che non temiamo di fare il nome della concorrenza potrà fidarsi maggiormente di noi. Questo è indice di trasparenza, poichè fa capire al cliente che siamo pienamente consci di non essere gli unici ad offrire un certo prodotto, ma di essere immersi in una rete di somiglianze. Qui interviene il narcisismo delle piccole differenze: ‘non ho paura di mostrarti cosa offrono gli altri e rispetto i loro prodotti, ma ciò che offro io è chiaramente migliore.’
  • Essere creativi. Questo perchè copiare un prodotto già presente nel mercato non aiuta nessuno. Prima di tutto, se la nostra azienda è arrivata così facilmente a notare un certo prodotto e vuole proporlo uguale ai suoi clienti, cosa toglie la possibilità che altri competitor facciano esattamente lo stesso? Nulla! Secondo, se il prodotto non funziona siamo a punto e a capo. È invece un atto imprenditoriale vedere quale fetta di mercato funziona e avviare un’azienda che si differenzia dagli altri.
  • Porsi 4 domande fondamentali. Come attrarre nuovi clienti? Come convertire nuovi contatti in clienti? Come fidelizzare i clienti? Come differenziarmi dalla concorrenza? Una volta risposto a questa quattro domande fondamentali, la nostra azienda sarà effettivamente conscia di quello che può offrire, di come farlo, di come garantirsi clienti a lungo termine e di come interpretare il mercato e le offerte della concorrenza. In tutto ciò, asserire le proprie differenze, ciò che la rende speciale da tutto il resto.

Sembra difficile? Tutto ciò parte in realtà da un principio molto semplice: La diversità è bellezza.

Quindi siate diversi. Più che potete; oltre ogni confine. Diverso, ergo sum.


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La tecnologia al servizio della persona: la società 5.0

Tecnologia. Quante volte al giorno d’oggi questa parola viene pronunciata, esaltata o disprezzata. In particolar modo, quello che viene contestato alla tecnologia è aver rubato l’umano all’ uomo, l’aver conquistato la società togliendo spazio a tutto ciò che tecnologico non è. Così, la tecnologia, se guardata sotto questa luce, non appare positiva per lo sviluppo della società umana. Ma all’opposto, vi è il pensiero di coloro che considerano la tecnologia come unica speranza per il futuro della nostra società.

Come in tutte le cose, però, in medio stat virtus. Questo vorrebbe dire trovare l’incontro tra uomo e tecnologia, e ormai non poche organizzazioni puntano a questo per il loro futuro, così come non pochi governi. La sfida è quella di riuscire a portare un nuovo equilibrio in questo rapporto, che appare così complicato e poco facile da gestire. E invece forse non lo è, forse è possibile che ognuno contribuisca alla crescita dell’altro portando non solo ad una rivoluzione, di cui tanto si parla, ma soprattutto una evoluzione della nostra società.

Tra i governi che hanno scelto di muoversi in questa direzione vi è il Giappone, che ha ideato un progetto in cui l’uomo è centrale nella tecnologia. Bisogna prendere atto che le nuove tecnologie si stanno diffondendo rapidamente nella vita sociale, portando ad un matrimonio (felice o infelice è ancora da decidere) tra il mondo reale e quello virtuale. In particolare, il Giappone punta alla diffusione della società 5.0, concetto che implica una società intelligente in cui la tecnologia è messa al servizio della persona nell’ottica delle “industrie collettive”: il modello utilizza lo smart working, permettendo ad ogni fascia di popolazione di entrare nel mondo del lavoro più facilmente; la creatività viene trasformata in algoritmi e viene collegata agli impianti di produzione, garantendo così efficacia, produzione di più prodotti e velocità.

 

Se considerata così, la digitalizzazione non è più il “nemico” da abbattere nella società, bensì una nuova opportunità di cambiare i mestieri, evitando quelli alienanti e creando nuovi valori che possano ridurre la disoccupazione e risolvere problemi assai diffusi come l’invecchiamento, la mancanza di personale o i vincoli lavorativi che possono essere ambientali o energetici. La tecnologia permette che le aziende rinuncino ad una forza lavoro prettamente fisica, così che l’uomo possa evitare attività dannose, rischiose o logoranti. Come ben illustrato dal prof.re Keiju Matsushima “Sempre di più sarà necessario sostituire la “manodopera” con le “mentidopera”, sempre di più le nostre aziende avranno fame di professioni della conoscenza” 

La dott.ssa Anna Cantagallo considera, infatti, quanto sia necessario non pensare di arrestare la rivoluzione digitale, bensì di ritrovare nuovi equilibri che richiedono all’uomo di essere pensante e di rivedere gli aspetti positivi di un’era digitale che potrebbero innalzare la qualità di vita dell’uomo stesso, in un’ottica di crescita della tecnologia a fianco dell’uomo; lo sviluppo tecnologico ha necessità di essere monitorato e supervisionato costantemente dal pensiero razionale dell’uomo. Il “fattore umano” torna dunque centrale in un’ottica di digitalizzazione dei sistemi, soprattutto nel ruolo fondamentale che ha di promuovere nella collettività (e metterli al suoi servizio) i progressi che derivano dall’utilizzo delle nuove tecnologie. 


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Come migliorare il benessere a lavoro?

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L’ambiente esterno di cui siamo circondati ci pone sempre di fronte tantissimi stimoli, che vanno ad interagire con tutti i nostri sensi.

Le informazioni che riceviamo sono differenti e sono spesso anche di un numero maggiore rispetto a quelle che un individuo può elaborare in un dato momento. Per questo motivo, al fine di orientarci in questa vastità di stimoli esterni, il nostro meccanismo di selezione degli stimoli si è sempre più evoluto. Si parla in questo caso della nostra funzione cognitiva “regina”, se così possiamo chiamarla, che è l’attenzione, ovvero tutti quei processi cognitivi che ci permettono di elaborare gli stimoli ambientali di nostro interesse, ignorando gli altri.

La selezione degli eventi esterni avviene grazie all’azione di tre tipologie di attenzione:

  • attenzione selettiva: la capacità di isolare alcuni stimoli bersaglio rispetto ad altri (i distrattori);
  • attenzione sostenuta: la capacità di mantenere un buon livello di prestazione in una situazione dove gli stimoli si presentano a bassa frequenza, per un tempo relativamente lungo;
  • attenzione divisa: la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente.

È possibile poi distinguere due “stati” attentivi: l’attenzione focalizzata, che è un processo volontario grazie al quale le nostre risorse attentive sono impiegate nell’analisi di un particolare elemento, e l’attenzione diffusa, un processo automatico in cui il sistema attentivo non è particolarmente focalizzato ed è, pertanto, teso a rilevare eventuali cambiamenti significativi nell’ambiente circostante.

Questo stato rappresenta quello maggiormente suscettibile al rumore. Quando la nostra attenzione viene catturata da stimoli esterni salienti, indipendentemente dalla loro rilevanza, questi riescono ad allontanarci dal compito al quale ci siamo dedicati.  Risulta quindi chiara l’importanza che il nostro cervello pone alla condizione dell’ambiente circostante.

Le caratteristiche di uno stimolo che vengono prese in considerazione affinchè questo attiri la nostra attenzione riguardano:

  • la salienza (la proprietà di uno stimolo per cui esso risalta rispetto agli altri per una sua caratteristica specifica che può essere, ad esempio, il volume o l’intensità)
  • la novità (il fatto che quello stimolo non sia mai stato percepito in precedenza)
  • l’apparizione improvvisa (non si ci aspetta la sua comparsa)
  • la valenza emotiva (il fatto che quello stimolo sia per qualche motivo associato a nostre esperienze o ricordi che lo caricano di un significato personale).

Sulla base di una così rilevante importanza associata al rapporto uomo e ambiente, risulta necessario che l’ambiente di cui ci circondiamo debba essere sempre riadattato, soprattutto in ambito di apprendimento (scuola) o di lavoro, in virtù del benessere di chi lo frequenta. In questi luoghi, infatti, l’inquinamento acustico è responsabile di innalzamento dei livelli di stress, ansia e irritabilità.

Altro fondamentale aspetto che riguarda il rumore e gli stati di irritabilità, stress, ansia e disagio sul posto di lavoro è la sua naturale connessione agli aspetti di rispetto della privacy. In ogni luogo di lavoro il rispetto della privacy risulta fondamentale e viene preteso sia dal lavoratore che dal potenziale cliente.

In primis, lavorare in ambienti che non hanno cura del rispetto della privacy provoca stati di distraibilità e mancata concentrazione, con particolare riferimento al costrutto attentivo di cui sopra. Sebbene i luoghi di lavoro open space e similari siano funzionali per molti aspetti, per altri bisogna che si prendano delle misure preventive che garantiscono comunque il rispetto del lavoratore, del suo operato e di eventuali clienti.

In secondo luogo, agli aspetti di rumore e privacy sono connessi stati di irritabilità dovuta alla mancata sensazione di spazio personale. Infatti, la mancanza di ambienti isolati dal rumore porta a notevoli impatti sulla salute fisica e mentale. Il rumore, secondo l’OMS, è uno dei principali rischi ambientali per la salute fisica e mentale e per il benessere in Europa, raccomandando azioni specifiche per ridurre l’esposizione.

Il rumore eccessivo, infatti, danneggia gravemente la salute umana e interferisce con le attività quotidiane delle persone (a scuola come a lavoro, o anche a casa e nel tempo libero). Le conseguenze sono visibili sul sonno, sul sistema cardiovascolare e psicofisiologico, riducendo le prestazioni cognitive e provocando sensazioni di fastidio e cambiamenti nel comportamento sociale.

Lo stress lavoro correlato si associa a ipoacusia da rumore (malattia professionale causata da esposizioni croniche a stimoli rumorosi) e si manifesta attraverso disturbi della comunicazione, disturbi del sonno e disturbi psichici come, appunto, comportamenti aggressivi, stati di ansia e depressione.


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Libro Osa Community: dagli imprenditori per gli imprenditori!

Osa Community presenta il III atto del libro “Come ce l’hanno fatta 70 imprenditori italiani”: la Dott.ssa Anna Cantagallo rientra tra questi 70 protagonisti e co-autori del libro!

Ogni grande azienda è anche una grande famiglia: non importa la dimensione, ma l’unione interna. 

Il libro è scritto proprio per suggerire 70 strategie d’impresa che hanno lo scopo di ispirare e donare nuove prospettive a chi si avvicina a questo mondo e a chi lo conosce ma è sempre pronto a guardarlo con occhi diversi. 

La dott.ssa Cantagallo, co-autrice, scrive un capitolo che parla di corpo, mente e cuore. Mettendo nero su bianco emozioni, consigli ed esperienze che sono il risultato di ogni suo piccolo e grande successo ed insuccesso. 

All’interno della sezione “Energia dell’imprenditore”, il suo contributo permette di comprendere due grandi qualità nella relazione con l’altro: la comunicazione e l’empatia. 

Le esperienze della Dott.ssa Cantagallo sono così al servizio di tutti, con consigli e suggerimenti che possano aiutare l’imprenditore a guardare il singolo per arrivare a team ed aziende facendo sì che ognuno possa esprimere a pieno il proprio potenziale.

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neuroeconomia

Neuroeconomia. Quali aspetti del comportamento sono coinvolti nelle scelte economiche

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Neuroeconomia. Il collegamento tra psicologia ed economia, due ambiti pensati spesso come troppo lontani, è stato ultimamente molto studiato, specialmente dalle discipline nascenti che mettono in connessione l’economia alle neuroscienze, quali ad esempio il neuromarketing e la neuroeconomia.

Lo studio di queste discipline ha cercato di comprendere quali potessero essere le aree del cervello coinvolte nei processi decisionali e queste sono risultate essere varie: la corteccia orbito-frontale, ad esempio, è coinvolta nei processi “caldi” cioè tutte quelle situazioni che hanno delle conseguenze su noi stessi, dal punto di vista sia emozionale che motivazionale; l’amigdala, inoltre, è coinvolta nei processi in cui è necessario formulare previsioni su una ricompensa finanziaria; pure l’ossitocina, che riesce ad incrementare la fiducia nei mercati finanziari portando così il soggetto ad una scelta più positiva nei loro confronti.

Una delle prime teorie sul rapporto tra economia e psicologia, quasi subito smentita, considerava nettamente separate le emozioni dai processi decisionali che possono sottostare alle decisioni economiche. Oggi, invece, sappiamo che l’emozione è centrale in tutti quei processi che influenzano il modo in cui il soggetto memorizza ed elabora le informazioni di tipo economico (Di Nuovo, 2014). Ad esempio, se una pubblicità produce forte attivazione emotiva nel cervello verrà poi successivamente ricordata e riattivata in maniera più facile quando sarà necessario, ad come nel momento dell’acquisto, rispetto ad una pubblicità le cui caratteristiche non hanno “toccato” le nostre emozioni (https://www.ilpost.it/2017/10/09/nobel-economia-2017/).

In particolari situazioni di incertezza, descritte dallo psicologo David Kahneman, non risulta così facile pensare di utilizzare esclusivamente la razionalità, dato che la stessa condizione di incertezza limita l’uso esclusivo della razionalità per prendere la decisione più adatta; ci riferiamo, ad esempio, a situazioni in cui è necessario prendere decisioni veloci in un tempo che non lascia spazio alla valutazione di ogni possibilità oppure ancora in tutti quei casi in cui gli effetti dell’azione che vogliamo intraprendere non sono immediate ma potranno essere dedotte solo dopo lunghe sequenze decisionali.neuroeconomia

In quest’ambito si è inserito Richard H. Taler, premio nobel per l’economia nel 2017, che ha analizzato il rapporto tra la tendenza di un soggetto a fare supposizioni realistiche e le successive scelte economiche. Egli dimostra che alcune caratteristiche specifiche della psicologia umana vadano poi a condizionare le decisioni, dunque i risultati per i mercati economici, attraverso lo studio della “razionalità limitata”, della “mancanza di autocontrollo” e delle “preferenze sociali”.

Altri suoi studi che hanno rappresentato un ponte di collegamento tra il mondo dell’economia e della psicologia riguardano lo studio del concetto di onestà, con l’elaborazione del cosiddetto “gioco del dittatore”, riutilizzata in diverse varianti, in cui viene richiesto ad un partecipante di scegliere come dividere una determinata cifra tra lui ed un secondo giocatore: quest’ultimo, ad esempio, in una delle varianti potrebbe rifiutare se la divisione non gli appare equa o conveniente ed in questo caso il primo giocatore perderebbe anche la propria parte della vincita.

Tra i concetti più rilevanti dell’autore emergono i cosiddetti “nudge”, tradotti in italiano come “pungolo” o “spintarella”, che indicano dei comportamenti che alterano in modo prevedibile le scelte degli individui senza però proibire altre opzioni di scelta e senza cambiare l’incentivo economico che da queste derivano: così, questi comportamenti dovrebbero migliorare le condizioni dei soggetti ma senza alterarne la loro libertà.

Pertanto, come la dottoressa Anna Cantagallo suggerisce “il rapporto tra economia e neuroscienze non è un rapporto di contrasti ma di incontri: l’uno può aiutare all’espansione dell’altro e ad un utilizzo della scienza più pragmatico ed utile”.

Cosi, la gestione delle nostre risorse individuali e la conoscenza del comportamento umano e di come questo, dal punto di vista psicologico, possa influenzare l’economia risulta utile non solo a livello globale per la gestione e l’avanzamento dei mercati finanziari, ma anche da un punto di vista più individuale e soggettivo, per tutte le piccole scelte economiche che siamo chiamati a fare ogni giorno.


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abilità motorie

Abilità motorie: tDCS biemisferico e miglioramento delle abilità motorie delle dita della mano

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Abilità motorie. Alcuni autori si sono chiesti quale fosse il ruolo delle aree ipsilaterali motorie e premotorie nell’apprendimento motorio. Una risposta ci arriva dall’elegante studio di Sheena Waters all’University College di Londra (http://www.jneurosci.org/content/37/31/7500#sec-2) che ha dimostrato come entrambi gli emisferi si coordinino durante l’apprendimento delle abilità motorie fini (in particolare delle abilità musicali). Questo processo può essere accelerato tramite l’applicazione simmetrica della tDCS alla corteccia motoria.

Allo studio di Waters hanno partecipato 64 soggetti sani con dominanza motoria destra, i quali dovevano riprodurre delle sequenze non numerate a 5 cifre su di una tastiera simile a quella del pianoforte. Ai partecipanti veniva indicata la mano con cui dovevano eseguire la serie di tasti tramite una casella verde posta a lato della sequenza bersaglio. L’obiettivo del compito era quello di eseguire la sequenza il più velocemente possibile commettendo il numero più basso di errori possibili. Dopo ogni sequenza i partecipanti ricevevano un feedback sulla tendenza della loro prestazione. Nello studio erano previste tre condizioni da sperimentare: una con tDCS bilaterale, una con tDCS unilaterale e una con stimolazione fittizia. I concorrenti venivano assegnati casualmente ad una delle tre condizioni sperimentali e in tutte le condizioni l’attivazione funzionale del loro cervello veniva monitorata tramite fMRI. I risultati presentano che la tDCS applicata bilateralmente porta ad un sostanziale miglioramento della prestazione rispetto agli altri due tipi di stimolazione. Questo sembra essere dovuto al fatto che la stimolazione bilaterale porta ad un’amplificazione della plasticità dei due emisferi e del sincronismo fra i due programmi motori svolti dalle due mani. Inoltre, l’imaging funzionale durante l’esecuzione delle sequenze ha rivelato aumenti sostenuti, indipendenti dalla polarità positiva o negativa, dell’attività in entrambe le cortecce motorie rispetto al gruppo senza stimolazione. Questi risultati suggeriscono una cooperazione tra le due cortecce motorie durante l’apprendimento di abilità motorie, piuttosto che un’interazione competitiva e indicano che la stimolazione cerebrale biemisferica può portare ad un aumento della plasticità cerebrale con un conseguente miglioramento delle prestazioni motorie fini, come quelle utili e indispensabili in ambito musicale. Se volessi raffinare le tue abilità motorie di precisione noi possiamo aiutarti: vieni a trovarci a BrainCare!

Per soddisfare la tua curiosità visita la pagina: https://www.braincare.it/blog/tdcs-tecniche-innovative-in-riabilitazione-neuropsicologica/ .


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allenamente

Corso potenzia il tuo primo muscolo: AllenaMente

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Il corso si organizza in cinque differenti moduli, ognuno autoconclusivo, collegati però da un profondo filo logico. I temi sono quelli del cervello e della mente, dei modi in cui questi agiscono nel modificare il nostro quotidiano. Abilità di crescita, “blocchi” e difficoltà, creatività e logica vengono declinati in un percorso mirato a permettere ai discenti di riappropriarsi del ruolo di leader di se stessi, agendo sui punti di forza e contenendo i punti di debolezza necessari all’equilibrio del sistema. Professionisti, sportivi, studenti possono beneficiare di questo corso, così come tutti coloro che desiderano utilizzare spunti di crescita ed espansione.

 

  1. modulo 1= Il cervello e la mente: vivere o sopravvivere
  2. modulo 2= La porta d’accesso al quotidiano: l’attenzione
  3. modulo 3= Le fondamenta del quotidiano: la memoria
  4. modulo 4= La logica nel caos: ragionamento e creatività
  5. modulo 5= Perchè funziona e perchè no? la mente come forza ed ostacolo del potenziamento

Per avere ulteriori informazioni riguardo al corso clicca qui e per l’iscrizione manda una mail a info@braincare.it

Ti aspettiamo!


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