Category Archives: News Area Espansione

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Come migliorare il benessere a lavoro?

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L’ambiente esterno di cui siamo circondati ci pone sempre di fronte tantissimi stimoli, che vanno ad interagire con tutti i nostri sensi.

Le informazioni che riceviamo sono differenti e sono spesso anche di un numero maggiore rispetto a quelle che un individuo può elaborare in un dato momento. Per questo motivo, al fine di orientarci in questa vastità di stimoli esterni, il nostro meccanismo di selezione degli stimoli si è sempre più evoluto. Si parla in questo caso della nostra funzione cognitiva “regina”, se così possiamo chiamarla, che è l’attenzione, ovvero tutti quei processi cognitivi che ci permettono di elaborare gli stimoli ambientali di nostro interesse, ignorando gli altri.

La selezione degli eventi esterni avviene grazie all’azione di tre tipologie di attenzione:

  • attenzione selettiva: la capacità di isolare alcuni stimoli bersaglio rispetto ad altri (i distrattori);
  • attenzione sostenuta: la capacità di mantenere un buon livello di prestazione in una situazione dove gli stimoli si presentano a bassa frequenza, per un tempo relativamente lungo;
  • attenzione divisa: la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente.

È possibile poi distinguere due “stati” attentivi: l’attenzione focalizzata, che è un processo volontario grazie al quale le nostre risorse attentive sono impiegate nell’analisi di un particolare elemento, e l’attenzione diffusa, un processo automatico in cui il sistema attentivo non è particolarmente focalizzato ed è, pertanto, teso a rilevare eventuali cambiamenti significativi nell’ambiente circostante.

Questo stato rappresenta quello maggiormente suscettibile al rumore. Quando la nostra attenzione viene catturata da stimoli esterni salienti, indipendentemente dalla loro rilevanza, questi riescono ad allontanarci dal compito al quale ci siamo dedicati.  Risulta quindi chiara l’importanza che il nostro cervello pone alla condizione dell’ambiente circostante.

Le caratteristiche di uno stimolo che vengono prese in considerazione affinchè questo attiri la nostra attenzione riguardano:

  • la salienza (la proprietà di uno stimolo per cui esso risalta rispetto agli altri per una sua caratteristica specifica che può essere, ad esempio, il volume o l’intensità)
  • la novità (il fatto che quello stimolo non sia mai stato percepito in precedenza)
  • l’apparizione improvvisa (non si ci aspetta la sua comparsa)
  • la valenza emotiva (il fatto che quello stimolo sia per qualche motivo associato a nostre esperienze o ricordi che lo caricano di un significato personale).

Sulla base di una così rilevante importanza associata al rapporto uomo e ambiente, risulta necessario che l’ambiente di cui ci circondiamo debba essere sempre riadattato, soprattutto in ambito di apprendimento (scuola) o di lavoro, in virtù del benessere di chi lo frequenta. In questi luoghi, infatti, l’inquinamento acustico è responsabile di innalzamento dei livelli di stress, ansia e irritabilità.

Altro fondamentale aspetto che riguarda il rumore e gli stati di irritabilità, stress, ansia e disagio sul posto di lavoro è la sua naturale connessione agli aspetti di rispetto della privacy. In ogni luogo di lavoro il rispetto della privacy risulta fondamentale e viene preteso sia dal lavoratore che dal potenziale cliente.

In primis, lavorare in ambienti che non hanno cura del rispetto della privacy provoca stati di distraibilità e mancata concentrazione, con particolare riferimento al costrutto attentivo di cui sopra. Sebbene i luoghi di lavoro open space e similari siano funzionali per molti aspetti, per altri bisogna che si prendano delle misure preventive che garantiscono comunque il rispetto del lavoratore, del suo operato e di eventuali clienti.

In secondo luogo, agli aspetti di rumore e privacy sono connessi stati di irritabilità dovuta alla mancata sensazione di spazio personale. Infatti, la mancanza di ambienti isolati dal rumore porta a notevoli impatti sulla salute fisica e mentale. Il rumore, secondo l’OMS, è uno dei principali rischi ambientali per la salute fisica e mentale e per il benessere in Europa, raccomandando azioni specifiche per ridurre l’esposizione.

Il rumore eccessivo, infatti, danneggia gravemente la salute umana e interferisce con le attività quotidiane delle persone (a scuola come a lavoro, o anche a casa e nel tempo libero). Le conseguenze sono visibili sul sonno, sul sistema cardiovascolare e psicofisiologico, riducendo le prestazioni cognitive e provocando sensazioni di fastidio e cambiamenti nel comportamento sociale.

Lo stress lavoro correlato si associa a ipoacusia da rumore (malattia professionale causata da esposizioni croniche a stimoli rumorosi) e si manifesta attraverso disturbi della comunicazione, disturbi del sonno e disturbi psichici come, appunto, comportamenti aggressivi, stati di ansia e depressione.


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Libro Osa Community: dagli imprenditori per gli imprenditori!

Osa Community presenta il III atto del libro “Come ce l’hanno fatta 70 imprenditori italiani”: la Dott.ssa Anna Cantagallo rientra tra questi 70 protagonisti e co-autori del libro!

Ogni grande azienda è anche una grande famiglia: non importa la dimensione, ma l’unione interna. 

Il libro è scritto proprio per suggerire 70 strategie d’impresa che hanno lo scopo di ispirare e donare nuove prospettive a chi si avvicina a questo mondo e a chi lo conosce ma è sempre pronto a guardarlo con occhi diversi. 

La dott.ssa Cantagallo, co-autrice, scrive un capitolo che parla di corpo, mente e cuore. Mettendo nero su bianco emozioni, consigli ed esperienze che sono il risultato di ogni suo piccolo e grande successo ed insuccesso. 

All’interno della sezione “Energia dell’imprenditore”, il suo contributo permette di comprendere due grandi qualità nella relazione con l’altro: la comunicazione e l’empatia. 

Le esperienze della Dott.ssa Cantagallo sono così al servizio di tutti, con consigli e suggerimenti che possano aiutare l’imprenditore a guardare il singolo per arrivare a team ed aziende facendo sì che ognuno possa esprimere a pieno il proprio potenziale.

Per acquistare il libro clicca qui!


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neuroeconomia

Neuroeconomia. Quali aspetti del comportamento sono coinvolti nelle scelte economiche

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Neuroeconomia. Il collegamento tra psicologia ed economia, due ambiti pensati spesso come troppo lontani, è stato ultimamente molto studiato, specialmente dalle discipline nascenti che mettono in connessione l’economia alle neuroscienze, quali ad esempio il neuromarketing e la neuroeconomia.

Lo studio di queste discipline ha cercato di comprendere quali potessero essere le aree del cervello coinvolte nei processi decisionali e queste sono risultate essere varie: la corteccia orbito-frontale, ad esempio, è coinvolta nei processi “caldi” cioè tutte quelle situazioni che hanno delle conseguenze su noi stessi, dal punto di vista sia emozionale che motivazionale; l’amigdala, inoltre, è coinvolta nei processi in cui è necessario formulare previsioni su una ricompensa finanziaria; pure l’ossitocina, che riesce ad incrementare la fiducia nei mercati finanziari portando così il soggetto ad una scelta più positiva nei loro confronti.

Una delle prime teorie sul rapporto tra economia e psicologia, quasi subito smentita, considerava nettamente separate le emozioni dai processi decisionali che possono sottostare alle decisioni economiche. Oggi, invece, sappiamo che l’emozione è centrale in tutti quei processi che influenzano il modo in cui il soggetto memorizza ed elabora le informazioni di tipo economico (Di Nuovo, 2014). Ad esempio, se una pubblicità produce forte attivazione emotiva nel cervello verrà poi successivamente ricordata e riattivata in maniera più facile quando sarà necessario, ad come nel momento dell’acquisto, rispetto ad una pubblicità le cui caratteristiche non hanno “toccato” le nostre emozioni (https://www.ilpost.it/2017/10/09/nobel-economia-2017/).

In particolari situazioni di incertezza, descritte dallo psicologo David Kahneman, non risulta così facile pensare di utilizzare esclusivamente la razionalità, dato che la stessa condizione di incertezza limita l’uso esclusivo della razionalità per prendere la decisione più adatta; ci riferiamo, ad esempio, a situazioni in cui è necessario prendere decisioni veloci in un tempo che non lascia spazio alla valutazione di ogni possibilità oppure ancora in tutti quei casi in cui gli effetti dell’azione che vogliamo intraprendere non sono immediate ma potranno essere dedotte solo dopo lunghe sequenze decisionali.neuroeconomia

In quest’ambito si è inserito Richard H. Taler, premio nobel per l’economia nel 2017, che ha analizzato il rapporto tra la tendenza di un soggetto a fare supposizioni realistiche e le successive scelte economiche. Egli dimostra che alcune caratteristiche specifiche della psicologia umana vadano poi a condizionare le decisioni, dunque i risultati per i mercati economici, attraverso lo studio della “razionalità limitata”, della “mancanza di autocontrollo” e delle “preferenze sociali”.

Altri suoi studi che hanno rappresentato un ponte di collegamento tra il mondo dell’economia e della psicologia riguardano lo studio del concetto di onestà, con l’elaborazione del cosiddetto “gioco del dittatore”, riutilizzata in diverse varianti, in cui viene richiesto ad un partecipante di scegliere come dividere una determinata cifra tra lui ed un secondo giocatore: quest’ultimo, ad esempio, in una delle varianti potrebbe rifiutare se la divisione non gli appare equa o conveniente ed in questo caso il primo giocatore perderebbe anche la propria parte della vincita.

Tra i concetti più rilevanti dell’autore emergono i cosiddetti “nudge”, tradotti in italiano come “pungolo” o “spintarella”, che indicano dei comportamenti che alterano in modo prevedibile le scelte degli individui senza però proibire altre opzioni di scelta e senza cambiare l’incentivo economico che da queste derivano: così, questi comportamenti dovrebbero migliorare le condizioni dei soggetti ma senza alterarne la loro libertà.

Pertanto, come la dottoressa Anna Cantagallo suggerisce “il rapporto tra economia e neuroscienze non è un rapporto di contrasti ma di incontri: l’uno può aiutare all’espansione dell’altro e ad un utilizzo della scienza più pragmatico ed utile”.

Cosi, la gestione delle nostre risorse individuali e la conoscenza del comportamento umano e di come questo, dal punto di vista psicologico, possa influenzare l’economia risulta utile non solo a livello globale per la gestione e l’avanzamento dei mercati finanziari, ma anche da un punto di vista più individuale e soggettivo, per tutte le piccole scelte economiche che siamo chiamati a fare ogni giorno.


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abilità motorie

Abilità motorie: tDCS biemisferico e miglioramento delle abilità motorie delle dita della mano

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Abilità motorie. Alcuni autori si sono chiesti quale fosse il ruolo delle aree ipsilaterali motorie e premotorie nell’apprendimento motorio. Una risposta ci arriva dall’elegante studio di Sheena Waters all’University College di Londra (http://www.jneurosci.org/content/37/31/7500#sec-2) che ha dimostrato come entrambi gli emisferi si coordinino durante l’apprendimento delle abilità motorie fini (in particolare delle abilità musicali). Questo processo può essere accelerato tramite l’applicazione simmetrica della tDCS alla corteccia motoria.

Allo studio di Waters hanno partecipato 64 soggetti sani con dominanza motoria destra, i quali dovevano riprodurre delle sequenze non numerate a 5 cifre su di una tastiera simile a quella del pianoforte. Ai partecipanti veniva indicata la mano con cui dovevano eseguire la serie di tasti tramite una casella verde posta a lato della sequenza bersaglio. L’obiettivo del compito era quello di eseguire la sequenza il più velocemente possibile commettendo il numero più basso di errori possibili. Dopo ogni sequenza i partecipanti ricevevano un feedback sulla tendenza della loro prestazione. Nello studio erano previste tre condizioni da sperimentare: una con tDCS bilaterale, una con tDCS unilaterale e una con stimolazione fittizia. I concorrenti venivano assegnati casualmente ad una delle tre condizioni sperimentali e in tutte le condizioni l’attivazione funzionale del loro cervello veniva monitorata tramite fMRI. I risultati presentano che la tDCS applicata bilateralmente porta ad un sostanziale miglioramento della prestazione rispetto agli altri due tipi di stimolazione. Questo sembra essere dovuto al fatto che la stimolazione bilaterale porta ad un’amplificazione della plasticità dei due emisferi e del sincronismo fra i due programmi motori svolti dalle due mani. Inoltre, l’imaging funzionale durante l’esecuzione delle sequenze ha rivelato aumenti sostenuti, indipendenti dalla polarità positiva o negativa, dell’attività in entrambe le cortecce motorie rispetto al gruppo senza stimolazione. Questi risultati suggeriscono una cooperazione tra le due cortecce motorie durante l’apprendimento di abilità motorie, piuttosto che un’interazione competitiva e indicano che la stimolazione cerebrale biemisferica può portare ad un aumento della plasticità cerebrale con un conseguente miglioramento delle prestazioni motorie fini, come quelle utili e indispensabili in ambito musicale. Se volessi raffinare le tue abilità motorie di precisione noi possiamo aiutarti: vieni a trovarci a BrainCare!

Per soddisfare la tua curiosità visita la pagina: https://www.braincare.it/blog/tdcs-tecniche-innovative-in-riabilitazione-neuropsicologica/ .


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allenamente

Corso potenzia il tuo primo muscolo: AllenaMente

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allenamente

Il corso si organizza in cinque differenti moduli, ognuno autoconclusivo, collegati però da un profondo filo logico. I temi sono quelli del cervello e della mente, dei modi in cui questi agiscono nel modificare il nostro quotidiano. Abilità di crescita, “blocchi” e difficoltà, creatività e logica vengono declinati in un percorso mirato a permettere ai discenti di riappropriarsi del ruolo di leader di se stessi, agendo sui punti di forza e contenendo i punti di debolezza necessari all’equilibrio del sistema. Professionisti, sportivi, studenti possono beneficiare di questo corso, così come tutti coloro che desiderano utilizzare spunti di crescita ed espansione.

 

  1. modulo 1= Il cervello e la mente: vivere o sopravvivere
  2. modulo 2= La porta d’accesso al quotidiano: l’attenzione
  3. modulo 3= Le fondamenta del quotidiano: la memoria
  4. modulo 4= La logica nel caos: ragionamento e creatività
  5. modulo 5= Perchè funziona e perchè no? la mente come forza ed ostacolo del potenziamento

Per avere ulteriori informazioni riguardo al corso clicca qui e per l’iscrizione manda una mail a info@braincare.it

Ti aspettiamo!


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parlare

Una comunicazione efficace per superare la paura di parlare in pubblico

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Parlare. Quante volte ti è capitato di parlare di fronte ad un pubblico senza riuscire a catturare la loro attenzione? Ti è mai successo di non avere più salivazione e di  non ricordare quello che volevi dire?.

parlare

La paura di parlare in pubblico a quanto pare è una delle fobie più diffuse, tanto che ci sono fonti che indicano che lo stesso Cicerone, uno dei più grandi oratori della storia, avesse questa paura. L’origine di quest’ultima risiede nel fatto che tutto ciò che è nuovo e pericoloso causa stress. Quando si parla di pericolo non si intende il fatto che la vita della persona è a rischio, quanto che potrebbe essere colpito il proprio ego, la propria reputazione o posizione lavorativa.Questa fobia poi si manifesta con diverse reazioni fisiologiche quali  ad esempio sudorazione, tachicardia o rossore alle guance.In generale questa fobia se ben bilanciata può essere anche d’aiuto, perché permette di avere la spinta giusta per affrontare al meglio la situazione. Infatti la paura bisogna trasformarla in adrenalina senza soffermarsi sui singoli sintomi!Ovviamente la paura di parlare in pubblico non coinvolge tutti, ma a volte il problema risiede nella capacità di mettere in atto una comunicazione efficace. Ad esempio può succedere che nel momento in cui la persona si trova a dover affrontare un discorso davanti ad una platea, a livello didattico riesce a portarlo a termine, ma non è in grado di “arrivare a colpire il cuore degli altri”.

Questo sicuramente rappresenta un grosso limite, anche perché la capacità di entrare in profonda connessione con gli altri è uno degli aspetti fondamentali per diventare un buon oratore.Queste sono solo alcune delle tematiche che verranno affrontate durante il corso Speaking to Inspire. Infatti verranno forniti gli strumenti per imparare a parlare in pubblico, a comunicare con la voce e con il corpo, a creare la giusta interazione con l’auditorio e a trasmettere il messaggio con la giusta enfasi ed emozione.  Se sei quindi interessato ad allenare le tue capacità di oratore iscriviti subito qui.


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resistenza

Resistenza. L’importanza della forza mentale negli sport di resistenza

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Resistenza. Gli sport di resistenza per essere svolti a livello ottimale richiedono sempre una forte forza mentale. Tutti i grandi atleti, infatti, oltre ad avere delle abilità fisiche innate hanno bisogno del sostegno della propria mente che gli sussurra “ce la puoi fare”. La resistenza quindi è dettata sia da fattori fisiologici, come ad esempio la ventilazione polmonare e la gittata cardiaca, ma anche dal cervello. Questo vuol dire che nel primo caso giocano un ruolo importante anche gli aspetti genetici e ambientali. Ad esempio molti atleti etiopi e keniani registrano performance di resistenza ottimali aiutati dal fatto che il loro Dna li predispone a svolgere sport di questo tipo. Ciò è sostenuto da diversi studi che dimostrano come tali etnie crescano con questa predisposizione anche per l’ambiente in cui vivono, che li porta ad avere un sistema muscolo scheletrico favorevole e alti livelli di emoglobina ed ossigeno. Come detto all’inizio però la genetica non è l’unico fattore discriminante,  in quanto ci sono molti atleti che non possono far affidamento soltanto sulla loro etnia. In questo caso è il cervello che permette di raggiungere buone prestazioni negli sport di resistenza. Infatti fin dai tempi passati si sono raccolti studi che hanno dimostrato che la mente svolge un ruolo importante sia in esercizi di affaticamento che di tolleranza alla fatica.

Il problema, però, è che questo spesso viene sottovalutato, perché nel corso degli allenamenti ci si concentra principalmente ad ottimizzare il sistema respiratorio e cardiovascolare.resistenza Per capire, però, in che modo il cervello possa entrare in relazione con la resistenza è necessario capire quale meccanismo neurologico interviene sulla fatica. Esistono due tipi di affaticamento, ovvero quello periferico e quello centrale. Il primo si sviluppa attraverso l’allenamento di resistenza tradizionale e consiste in una diminuzione transitoria della capacità del sistema muscolare di lavorare in maniera efficiente. Questo potrebbe essere causato da diversi fattori, come ad esempio la ventilazione polmonare e la gittata cardiaca. Per averne un’idea più chiara l’affaticamento periferico fa riferimento al momento in cui i corridori iniziano a respirare più affannosamente in seguito ad una corsa di lunga distanza. Il secondo, invece, è più difficile da riconoscere in quanto comporta dei cambiamenti a livello dell’eccitabilità intracorticale con una successiva riduzione dell’impulso neuronale dalla corteccia motoria ai muscoli. Quindi in poche parole più è lungo l’allenamento e più debole diventa il segnale inviato dal cervello ai muscoli. Tuttavia ci sono degli studi che hanno dimostrato che esiste un circuito cerebrale in grado di ridurre l’affaticamento centrale. Questo sistema è costituito da due fasi una di inibizione e l’altra di eccitazione. La prima funziona seguendo queste fasi: gli input sensoriali del sistema periferico inviano un segnale inibitorio dal midollo spinale alla corteccia motoria primaria, che aumenta l’attività dei recettori inibitori GABA, che hanno la funzione di segnalare a tutte le aree cerebrali di ridurre l’attività motoria. Quindi in termini più semplici questa è la fase in cui il corpo fa sapere al cervello di essere stanco, tramite accelerazione della respirazione o crampi muscolari. Se quindi l’atleta decide di rallentare, la frequenza cardiaca diminuisce, come anche il respiro e il movimento. Ma se invece ci fosse ancora sufficiente energia i segnali di inibizione verrebbero ridotti al minimo in modo da far partire la seconda parte del circuito ovvero l’eccitazione. Gli input corticali inviano un segnale eccitatorio alla corteccia motoria primaria, la quale va a contrastare il segnale inibitorio in modo da tenere l’attività motoria ad un livello elevato, riducendo la fatica. Quindi se l’atleta è ancora in grado di allenarsi il cervello segnala al corpo di mantenere i muscoli in movimento con una frequenza cardiaca e respiratoria elevata. La ricerca però sta cercando di individuare il modo in cui si può portare il cervello a far percepire sempre meno il senso di fatica.  Uno di questi potrebbe essere quello di compiere continuamente esercizi a lunga distanza oppure attraverso la neurostimolazione. Quest’ultima infatti è in grado di aumentare significativamente la capacità di resistenza del corpo, permettendo di raggiungere il massimo potenziale di sforzo. Questo perché viene stimolata la plasticità cerebrale con una massimizzazione dei segnali eccitatori e una minimizzazione del segnale inibitorio, permettendo agli atleti di mantenere lo stesso livello di sforzo per lunghi periodi di tempo.

Qui in BrainCare offriamo la possibilità di utilizzare la tDCS, durante sessioni di allenamento con personal trainer, in modo da poter aumentare la resistenza e migliorare le proprie performance sportive. Se sei interessato non perdere tempo e chiamaci subito!.


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plasticità

Plasticità. Come avviene l’apprendimento delle abilità motorie

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Plasticità. Come avviene l’apprendimento delle abilità motorie

Plasticità. Il cervello umano possiede la meravigliosa caratteristica di essere dotato di plasticità e quindi di potersi modificare, in maniera più o meno duratura, a seconda degli eventi. Questo aspetto può entrare in gioco in diverse situazioni: la prima in seguito a danni cerebrali per processi relativi al recupero funzionale, la seconda in contesti legati all’apprendimento e alla memoria. Proprio riguardo a questo ultimo aspetto la plasticità cerebrale è molto importante nell’ambito sportivo, poiché permette di acquisire e conservare le abilità motorie.

Infatti l’apprendimento di queste viene definito come il processo attraverso il quale i movimenti vengono eseguiti con maggiore precisione e rapidità, in seguito ad una pratica continua. Infatti, elevate performance sportive possono essere raggiunte tramite l’esecuzione di diverse sessioni di allenamento, che consentono di raggiungere il livello massimo di prestazione.L’apprendimento motorio, poi, avviene sempre in due fasi chiamate veloce e lenta. La prima comporta un miglioramento immediato già a partire dalla prima sessione di allenamento, la seconda invece porta a continui progressi legati ad un esercizio continuo e costante.Ad esempio se una persona non ha mai tirato un pallone in porta il momento in  cui si troverà a farlo sarà decisamente faticoso, mentre la volta successiva a livello cognitivo sarà già preparato ma ancora non abile, ma continuando con l’allenamento potrà poi imparare ad essere coordinato e preciso.

plasticità

Oltre alle due fasi sopracitate il processo di apprendimento è legato ad altri stadi ovvero la codifica, il consolidamento e il richiamo. La prima riguarda il momento in cui l’abilità viene memorizzata a livello cerebrale e avviene nella fase di allenamento. La seconda è in uno stato offline, in quanto si esplica nella fase di intervallo tra le diverse sessioni e quindi è una sorta di stadio intermedio tra la fase veloce e lenta. L’ultima invece consiste nella capacità di riuscire a recuperare le abilità apprese senza nessuno sforzo cosciente.

Ma nello specifico in quale aree cerebrali avviene l’apprendimento motorio? Diverse sono le sezioni corticali coinvolte, come ad esempio quelle percettive e visive, ma quella maggiormente attivata è la corteccia motoria primaria. Questa infatti si attiva all’inizio dei movimenti volontari e quindi anche nella fase lenta e veloce dell’apprendimento. Quando poi l’abilità è consolidata a livello della memoria muscolare e procedurale, la corteccia motoria è molto meno coinvolta e l’elaborazione è adibita ad aree di ordine inferiore come il cervelletto. Ciò riflette proprio il cambiamento comportamentale, che avviene nel momento in cui l’abilità migliora e quindi passa da un livello volontario ad uno automatico. Ma in che modo si può favorire la plasticità neuronale in modo da raggiungere una maggiore capacità motoria? Utilizzando la tDCS! Infatti,  l’associare un allenamento intenso ad una stimolazione della corteccia motoria primaria favorisce l’attivazione neuronale e l’apprendimento motorio. Di conseguenza, quindi, si creano delle nuove connessioni neuronali che facilitano le fasi di consolidamento e richiamo.

In BrainCare offriamo la possibilità di utilizzare la tDCS in abbinamento ad attività motoria, seguita da personal trainer, in modo che l’apprendimento possa avvenire in maniera più rapida e si possano raggiungere ottimi livelli in uno specifico ambito motorio.

Quindi sei interessato a stimolare la tua plasticità cerebrale, al fine di raggiungere performance pari a quelle di un vero atleta, non esitare a contattarci!.

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esplosività

Esplosività. In che modo gli atleti possono performare in maniera esplosiva

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Esplosività. In che modo i grandi atleti riescono a mostrare una grande esplosività quando stanno gareggiando? Sicuramente il fatto che Usain Bolt sia diventato l’uomo più veloce del mondo dipende sia da una sua predisposizione naturale, che dal suo sistema neuromuscolare.

Infatti sia negli uomini che negli animali esistono due tipi di fibre, le une adibite alle contrazioni rapide e le altre a quelle lente. Le prime vengono reclutate nel corso dei movimenti rapidi ed esplosivi, mentre le seconde vengono utilizzate nei movimenti che hanno bisogno di resistenza.Per averne un’idea più chiara basta pensare alla carne scura e bianca del pollo: la prima è concentrata sulle gambe e cosce e quindi permette all’animale di mettere in atto movimenti più lenti come il camminare, la seconda invece è sul petto e le ali e quindi consente azioni di vera esplosività. E nell’uomo come funziona questa distinzione? La persona media possiede nella parte inferiore del corpo una maggiore concentrazione di fibre scure, mentre un vero campione ha una quantità elevata di fibre bianche. Questo viene confermato anche da alcuni studi: l’atleta ha una percentuale più alta di fibre a contrazione rapida che gli permette di correre più velocemente durante uno sprint di 40 secondi.Campioni come Bolt quindi funzionano come dei ghepardi in grado di mettere in atto una contrazione rapida estrema.

esplosività

Non tutti però sono come il campione giamaicano, quindi un modo per poter raggiungere l’esplosività nella fase iniziale della contrazione è quello di aumentare lo sviluppo della forza in modo rapido (RFD Rate of Force Development).

In poche parole non potendo raggiungere questa forza estrema nella fase di movimento rapido devono concentrare tutta l’energia nella fase precedente.

I movimenti rapidi richiedono contrazioni che avvengono sulla scala cronologica di 50-200 ms, ma in genere occorrono 300-500 ms per sviluppare la forza massima. L’esplosività non viene raggiunta fino a 500ms, quindi i movimenti rapidi (50-200ms) sono migliorati tramite RFD.E nella pratica che cosa dovrebbero fare gli atleti, che non hanno la fortuna di essere nati come Bolt, per poter aumentare la contrazione rapida e la RFD?La tecnica più efficace è quella di mettere in atto ripetizioni rapide ad alta velocità, che permettono di aumentare la velocità di trasferimento del segnale dal cervello ai muscoli. Questo aspetto poi è stato confermato da uno studio danese del Journal of Applied Physiology (https://www.physiology.org/doi/pdf/10.1152/japplphysiol.00283.2002) che ha registrato un  correlazione tra l’aumento dell’attività cerebrale e la RFD, che si esplica con una maggiore attivazione della fibra neuromuscolare. Qui in BrainCare offriamo la possibilità di aumentare l’esplosività durante l’allenamento muscolare a contrazione rapida, attraverso l’utilizzo della tDCS. Quest’ultima infatti permette di rendere i segnali neurali più efficienti, in modo da poterli convogliare su capacità motorie di potenza al picco.Quindi se stai aspirando a raggiungere l’esplosività di un ghepardo non esitare a contattarci!


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Lavoro. Il lavoro adimensionale: nuovi gradi di libertà e benessere

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Lavoro. Il mondo del lavoro ha sempre rappresentato un ambito di cambiamento e rivoluzioni, che hanno cercato di rispecchiare le evoluzioni della società. Oggi, infatti, le nuove tecnologie non hanno stravolto solo la società ma anche gli uffici, le aziende, i dipendenti. Da questo si parte per quella che può essere definita una ”de-standardizzazione” degli orari, dei luoghi di lavoro e della necessità di presenza.

Da aggiungersi a tutto ciò vi è l’Internet of Things (IoT) che permette di connettere le persone e le macchine, così che gli interventi da remoto divengano possibili anche su macchine che sono distanti migliaia di chilometri, modificando il lavoro e il rapporto che l’impiegato ha su di esso.

Alla base di questa concezione vi è il concetto di flessibilità, che rende il lavoratore più autonomo nella gestione delle proprie ore. Allo stesso tempo, però, l’azienda potrà richiedere flessibilità oltre che concederla: così il lavoratore è ormai abituato a guardare la posta elettronica alla sera, o nel week end.lavoro adimensionale La presenza, suggerisce la Dott.ssa Cantagallo, una volta utilizzata come unità di misura del lavoro, non è più indispensabile; gli ottimi lavoratori non sono più definibili in base alle ore di lavoro trascorse dietro la scrivania.

Iniziative come lo Smart Working, che permettono ad esempio al lavoratore di rimanere a casa due volte a settimana gestendo il proprio lavoro da lì, partono dal presupposto che il benessere della persona ed il benessere aziendale si influenzino reciprocamente, e così è: un lavoratore che gestisce il proprio tempo, è un lavoratore più contento, più sereno e più produttivo.

Altre possibilità di lavori che mantengono gradi di libertà gratificanti per i lavoratori riguardano, ad esempio, le piattaforme di crowdworking: si tratta di intermediazione di lavori professionali che vengono richiesti per brevi periodi attraverso la selezione dei candidati online. Questi possono poi gestire il loro lavoro ed eseguirlo nei momenti che preferiscono, mentre l’azienda monitora il tempo e la produttività per poi far corrispondere il lavoro della persona ad un pagamento adeguato.

Il lavoro comincia ad essere liberato dalle dimensioni di spazio e tempo e questo cambierà non solo il mondo lavorativo ma anche la società tutta: le trasformazioni interesseranno le città, il quotidiano e il modo di vivere, permettendo di rivedere il lavoro non più come un dovere ma come un piacere, aumentando così anche il rendimento e il benessere del lavoratore, da cui si potranno ottenere solo benefici.

Il rischio a cui non si deve andare incontro, però, è quello di pensare che il lavoro in questo modo possa e debba dilagare all’interno dell’intera vita della persona, eliminando i tempi realmente liberi dal lavoro, ricadendo così nell’errore di dimenticare il benessere del lavoratore oltre che a quello aziendale.

Se vuoi rivedere i ritmi e le modalità del tuo lavoro, contattaci! Troveremo la soluzione giusta per i tuoi bisogni e la tua personalità, soluzione che potrai proporre al tuo team di lavoro.


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