Category Archives: News Area Espansione

  • -
parlare

Una comunicazione efficace per superare la paura di parlare in pubblico

Tags : 

Parlare. Quante volte ti è capitato di parlare di fronte ad un pubblico senza riuscire a catturare la loro attenzione? Ti è mai successo di non avere più salivazione e di  non ricordare quello che volevi dire?.

parlare

La paura di parlare in pubblico a quanto pare è una delle fobie più diffuse, tanto che ci sono fonti che indicano che lo stesso Cicerone, uno dei più grandi oratori della storia, avesse questa paura. L’origine di quest’ultima risiede nel fatto che tutto ciò che è nuovo e pericoloso causa stress. Quando si parla di pericolo non si intende il fatto che la vita della persona è a rischio, quanto che potrebbe essere colpito il proprio ego, la propria reputazione o posizione lavorativa.Questa fobia poi si manifesta con diverse reazioni fisiologiche quali  ad esempio sudorazione, tachicardia o rossore alle guance.In generale questa fobia se ben bilanciata può essere anche d’aiuto, perché permette di avere la spinta giusta per affrontare al meglio la situazione. Infatti la paura bisogna trasformarla in adrenalina senza soffermarsi sui singoli sintomi!Ovviamente la paura di parlare in pubblico non coinvolge tutti, ma a volte il problema risiede nella capacità di mettere in atto una comunicazione efficace. Ad esempio può succedere che nel momento in cui la persona si trova a dover affrontare un discorso davanti ad una platea, a livello didattico riesce a portarlo a termine, ma non è in grado di “arrivare a colpire il cuore degli altri”.

Questo sicuramente rappresenta un grosso limite, anche perché la capacità di entrare in profonda connessione con gli altri è uno degli aspetti fondamentali per diventare un buon oratore.Queste sono solo alcune delle tematiche che verranno affrontate durante il corso Speaking to Inspire. Infatti verranno forniti gli strumenti per imparare a parlare in pubblico, a comunicare con la voce e con il corpo, a creare la giusta interazione con l’auditorio e a trasmettere il messaggio con la giusta enfasi ed emozione.  Se sei quindi interessato ad allenare le tue capacità di oratore iscriviti subito qui.


  • -
resistenza

Resistenza. L’importanza della forza mentale negli sport di resistenza

Tags : 

Resistenza. Gli sport di resistenza per essere svolti a livello ottimale richiedono sempre una forte forza mentale. Tutti i grandi atleti, infatti, oltre ad avere delle abilità fisiche innate hanno bisogno del sostegno della propria mente che gli sussurra “ce la puoi fare”. La resistenza quindi è dettata sia da fattori fisiologici, come ad esempio la ventilazione polmonare e la gittata cardiaca, ma anche dal cervello. Questo vuol dire che nel primo caso giocano un ruolo importante anche gli aspetti genetici e ambientali. Ad esempio molti atleti etiopi e keniani registrano performance di resistenza ottimali aiutati dal fatto che il loro Dna li predispone a svolgere sport di questo tipo. Ciò è sostenuto da diversi studi che dimostrano come tali etnie crescano con questa predisposizione anche per l’ambiente in cui vivono, che li porta ad avere un sistema muscolo scheletrico favorevole e alti livelli di emoglobina ed ossigeno. Come detto all’inizio però la genetica non è l’unico fattore discriminante,  in quanto ci sono molti atleti che non possono far affidamento soltanto sulla loro etnia. In questo caso è il cervello che permette di raggiungere buone prestazioni negli sport di resistenza. Infatti fin dai tempi passati si sono raccolti studi che hanno dimostrato che la mente svolge un ruolo importante sia in esercizi di affaticamento che di tolleranza alla fatica.

Il problema, però, è che questo spesso viene sottovalutato, perché nel corso degli allenamenti ci si concentra principalmente ad ottimizzare il sistema respiratorio e cardiovascolare.resistenza Per capire, però, in che modo il cervello possa entrare in relazione con la resistenza è necessario capire quale meccanismo neurologico interviene sulla fatica. Esistono due tipi di affaticamento, ovvero quello periferico e quello centrale. Il primo si sviluppa attraverso l’allenamento di resistenza tradizionale e consiste in una diminuzione transitoria della capacità del sistema muscolare di lavorare in maniera efficiente. Questo potrebbe essere causato da diversi fattori, come ad esempio la ventilazione polmonare e la gittata cardiaca. Per averne un’idea più chiara l’affaticamento periferico fa riferimento al momento in cui i corridori iniziano a respirare più affannosamente in seguito ad una corsa di lunga distanza. Il secondo, invece, è più difficile da riconoscere in quanto comporta dei cambiamenti a livello dell’eccitabilità intracorticale con una successiva riduzione dell’impulso neuronale dalla corteccia motoria ai muscoli. Quindi in poche parole più è lungo l’allenamento e più debole diventa il segnale inviato dal cervello ai muscoli. Tuttavia ci sono degli studi che hanno dimostrato che esiste un circuito cerebrale in grado di ridurre l’affaticamento centrale. Questo sistema è costituito da due fasi una di inibizione e l’altra di eccitazione. La prima funziona seguendo queste fasi: gli input sensoriali del sistema periferico inviano un segnale inibitorio dal midollo spinale alla corteccia motoria primaria, che aumenta l’attività dei recettori inibitori GABA, che hanno la funzione di segnalare a tutte le aree cerebrali di ridurre l’attività motoria. Quindi in termini più semplici questa è la fase in cui il corpo fa sapere al cervello di essere stanco, tramite accelerazione della respirazione o crampi muscolari. Se quindi l’atleta decide di rallentare, la frequenza cardiaca diminuisce, come anche il respiro e il movimento. Ma se invece ci fosse ancora sufficiente energia i segnali di inibizione verrebbero ridotti al minimo in modo da far partire la seconda parte del circuito ovvero l’eccitazione. Gli input corticali inviano un segnale eccitatorio alla corteccia motoria primaria, la quale va a contrastare il segnale inibitorio in modo da tenere l’attività motoria ad un livello elevato, riducendo la fatica. Quindi se l’atleta è ancora in grado di allenarsi il cervello segnala al corpo di mantenere i muscoli in movimento con una frequenza cardiaca e respiratoria elevata. La ricerca però sta cercando di individuare il modo in cui si può portare il cervello a far percepire sempre meno il senso di fatica.  Uno di questi potrebbe essere quello di compiere continuamente esercizi a lunga distanza oppure attraverso la neurostimolazione. Quest’ultima infatti è in grado di aumentare significativamente la capacità di resistenza del corpo, permettendo di raggiungere il massimo potenziale di sforzo. Questo perché viene stimolata la plasticità cerebrale con una massimizzazione dei segnali eccitatori e una minimizzazione del segnale inibitorio, permettendo agli atleti di mantenere lo stesso livello di sforzo per lunghi periodi di tempo.

Qui in BrainCare offriamo la possibilità di utilizzare la tDCS, durante sessioni di allenamento con personal trainer, in modo da poter aumentare la resistenza e migliorare le proprie performance sportive. Se sei interessato non perdere tempo e chiamaci subito!.


  • -
plasticità

Plasticità. Come avviene l’apprendimento delle abilità motorie

Tags : 

Plasticità. Come avviene l’apprendimento delle abilità motorie

Plasticità. Il cervello umano possiede la meravigliosa caratteristica di essere dotato di plasticità e quindi di potersi modificare, in maniera più o meno duratura, a seconda degli eventi. Questo aspetto può entrare in gioco in diverse situazioni: la prima in seguito a danni cerebrali per processi relativi al recupero funzionale, la seconda in contesti legati all’apprendimento e alla memoria. Proprio riguardo a questo ultimo aspetto la plasticità cerebrale è molto importante nell’ambito sportivo, poiché permette di acquisire e conservare le abilità motorie.

Infatti l’apprendimento di queste viene definito come il processo attraverso il quale i movimenti vengono eseguiti con maggiore precisione e rapidità, in seguito ad una pratica continua. Infatti, elevate performance sportive possono essere raggiunte tramite l’esecuzione di diverse sessioni di allenamento, che consentono di raggiungere il livello massimo di prestazione.L’apprendimento motorio, poi, avviene sempre in due fasi chiamate veloce e lenta. La prima comporta un miglioramento immediato già a partire dalla prima sessione di allenamento, la seconda invece porta a continui progressi legati ad un esercizio continuo e costante.Ad esempio se una persona non ha mai tirato un pallone in porta il momento in  cui si troverà a farlo sarà decisamente faticoso, mentre la volta successiva a livello cognitivo sarà già preparato ma ancora non abile, ma continuando con l’allenamento potrà poi imparare ad essere coordinato e preciso.

plasticità

Oltre alle due fasi sopracitate il processo di apprendimento è legato ad altri stadi ovvero la codifica, il consolidamento e il richiamo. La prima riguarda il momento in cui l’abilità viene memorizzata a livello cerebrale e avviene nella fase di allenamento. La seconda è in uno stato offline, in quanto si esplica nella fase di intervallo tra le diverse sessioni e quindi è una sorta di stadio intermedio tra la fase veloce e lenta. L’ultima invece consiste nella capacità di riuscire a recuperare le abilità apprese senza nessuno sforzo cosciente.

Ma nello specifico in quale aree cerebrali avviene l’apprendimento motorio? Diverse sono le sezioni corticali coinvolte, come ad esempio quelle percettive e visive, ma quella maggiormente attivata è la corteccia motoria primaria. Questa infatti si attiva all’inizio dei movimenti volontari e quindi anche nella fase lenta e veloce dell’apprendimento. Quando poi l’abilità è consolidata a livello della memoria muscolare e procedurale, la corteccia motoria è molto meno coinvolta e l’elaborazione è adibita ad aree di ordine inferiore come il cervelletto. Ciò riflette proprio il cambiamento comportamentale, che avviene nel momento in cui l’abilità migliora e quindi passa da un livello volontario ad uno automatico. Ma in che modo si può favorire la plasticità neuronale in modo da raggiungere una maggiore capacità motoria? Utilizzando la tDCS! Infatti,  l’associare un allenamento intenso ad una stimolazione della corteccia motoria primaria favorisce l’attivazione neuronale e l’apprendimento motorio. Di conseguenza, quindi, si creano delle nuove connessioni neuronali che facilitano le fasi di consolidamento e richiamo.

In BrainCare offriamo la possibilità di utilizzare la tDCS in abbinamento ad attività motoria, seguita da personal trainer, in modo che l’apprendimento possa avvenire in maniera più rapida e si possano raggiungere ottimi livelli in uno specifico ambito motorio.

Quindi sei interessato a stimolare la tua plasticità cerebrale, al fine di raggiungere performance pari a quelle di un vero atleta, non esitare a contattarci!.

Ti potrebbe interessare anche:



  • -
esplosività

Esplosività. In che modo gli atleti possono performare in maniera esplosiva

Tags : 

Esplosività. In che modo i grandi atleti riescono a mostrare una grande esplosività quando stanno gareggiando? Sicuramente il fatto che Usain Bolt sia diventato l’uomo più veloce del mondo dipende sia da una sua predisposizione naturale, che dal suo sistema neuromuscolare.

Infatti sia negli uomini che negli animali esistono due tipi di fibre, le une adibite alle contrazioni rapide e le altre a quelle lente. Le prime vengono reclutate nel corso dei movimenti rapidi ed esplosivi, mentre le seconde vengono utilizzate nei movimenti che hanno bisogno di resistenza.Per averne un’idea più chiara basta pensare alla carne scura e bianca del pollo: la prima è concentrata sulle gambe e cosce e quindi permette all’animale di mettere in atto movimenti più lenti come il camminare, la seconda invece è sul petto e le ali e quindi consente azioni di vera esplosività. E nell’uomo come funziona questa distinzione? La persona media possiede nella parte inferiore del corpo una maggiore concentrazione di fibre scure, mentre un vero campione ha una quantità elevata di fibre bianche. Questo viene confermato anche da alcuni studi: l’atleta ha una percentuale più alta di fibre a contrazione rapida che gli permette di correre più velocemente durante uno sprint di 40 secondi.Campioni come Bolt quindi funzionano come dei ghepardi in grado di mettere in atto una contrazione rapida estrema.

esplosività

Non tutti però sono come il campione giamaicano, quindi un modo per poter raggiungere l’esplosività nella fase iniziale della contrazione è quello di aumentare lo sviluppo della forza in modo rapido (RFD Rate of Force Development).

In poche parole non potendo raggiungere questa forza estrema nella fase di movimento rapido devono concentrare tutta l’energia nella fase precedente.

I movimenti rapidi richiedono contrazioni che avvengono sulla scala cronologica di 50-200 ms, ma in genere occorrono 300-500 ms per sviluppare la forza massima. L’esplosività non viene raggiunta fino a 500ms, quindi i movimenti rapidi (50-200ms) sono migliorati tramite RFD.E nella pratica che cosa dovrebbero fare gli atleti, che non hanno la fortuna di essere nati come Bolt, per poter aumentare la contrazione rapida e la RFD?La tecnica più efficace è quella di mettere in atto ripetizioni rapide ad alta velocità, che permettono di aumentare la velocità di trasferimento del segnale dal cervello ai muscoli. Questo aspetto poi è stato confermato da uno studio danese del Journal of Applied Physiology (https://www.physiology.org/doi/pdf/10.1152/japplphysiol.00283.2002) che ha registrato un  correlazione tra l’aumento dell’attività cerebrale e la RFD, che si esplica con una maggiore attivazione della fibra neuromuscolare. Qui in BrainCare offriamo la possibilità di aumentare l’esplosività durante l’allenamento muscolare a contrazione rapida, attraverso l’utilizzo della tDCS. Quest’ultima infatti permette di rendere i segnali neurali più efficienti, in modo da poterli convogliare su capacità motorie di potenza al picco.Quindi se stai aspirando a raggiungere l’esplosività di un ghepardo non esitare a contattarci!


  • -
lavoro

Lavoro. Il lavoro adimensionale: nuovi gradi di libertà e benessere

Tags : 

Lavoro. Il mondo del lavoro ha sempre rappresentato un ambito di cambiamento e rivoluzioni, che hanno cercato di rispecchiare le evoluzioni della società. Oggi, infatti, le nuove tecnologie non hanno stravolto solo la società ma anche gli uffici, le aziende, i dipendenti. Da questo si parte per quella che può essere definita una ”de-standardizzazione” degli orari, dei luoghi di lavoro e della necessità di presenza.

Da aggiungersi a tutto ciò vi è l’Internet of Things (IoT) che permette di connettere le persone e le macchine, così che gli interventi da remoto divengano possibili anche su macchine che sono distanti migliaia di chilometri, modificando il lavoro e il rapporto che l’impiegato ha su di esso.

Alla base di questa concezione vi è il concetto di flessibilità, che rende il lavoratore più autonomo nella gestione delle proprie ore. Allo stesso tempo, però, l’azienda potrà richiedere flessibilità oltre che concederla: così il lavoratore è ormai abituato a guardare la posta elettronica alla sera, o nel week end.lavoro adimensionale La presenza, suggerisce la Dott.ssa Cantagallo, una volta utilizzata come unità di misura del lavoro, non è più indispensabile; gli ottimi lavoratori non sono più definibili in base alle ore di lavoro trascorse dietro la scrivania.

Iniziative come lo Smart Working, che permettono ad esempio al lavoratore di rimanere a casa due volte a settimana gestendo il proprio lavoro da lì, partono dal presupposto che il benessere della persona ed il benessere aziendale si influenzino reciprocamente, e così è: un lavoratore che gestisce il proprio tempo, è un lavoratore più contento, più sereno e più produttivo.

Altre possibilità di lavori che mantengono gradi di libertà gratificanti per i lavoratori riguardano, ad esempio, le piattaforme di crowdworking: si tratta di intermediazione di lavori professionali che vengono richiesti per brevi periodi attraverso la selezione dei candidati online. Questi possono poi gestire il loro lavoro ed eseguirlo nei momenti che preferiscono, mentre l’azienda monitora il tempo e la produttività per poi far corrispondere il lavoro della persona ad un pagamento adeguato.

Il lavoro comincia ad essere liberato dalle dimensioni di spazio e tempo e questo cambierà non solo il mondo lavorativo ma anche la società tutta: le trasformazioni interesseranno le città, il quotidiano e il modo di vivere, permettendo di rivedere il lavoro non più come un dovere ma come un piacere, aumentando così anche il rendimento e il benessere del lavoratore, da cui si potranno ottenere solo benefici.

Il rischio a cui non si deve andare incontro, però, è quello di pensare che il lavoro in questo modo possa e debba dilagare all’interno dell’intera vita della persona, eliminando i tempi realmente liberi dal lavoro, ricadendo così nell’errore di dimenticare il benessere del lavoratore oltre che a quello aziendale.

Se vuoi rivedere i ritmi e le modalità del tuo lavoro, contattaci! Troveremo la soluzione giusta per i tuoi bisogni e la tua personalità, soluzione che potrai proporre al tuo team di lavoro.


  • -
saggezza

Saggezza. Nuove prospettive per la sua “misurazione”

Tags : 

Saggezza. La saggezza è sempre stato un concetto interessante ma spesso ambiguo: chi è saggio? In base a cosa? La saggezza raggiunge tutti ad una certa età? Molti studi si sono preposti di rispondere a queste domande, ma i risultati non sono stati sempre soddisfacenti. È difficile stabilire il “grado di saggezza” di una persona, anche perché il concetto stesso è difficile da definire e categorizzare, dato che spesso dipende dal modo in cui la cultura di riferimento lo concepisce.saggezza Le neuroscienze, oggi, però vengono in aiuto. Attraverso la misurazione di alcuni parametri neurobiologici e psicosociali potrebbe essere possibile “calcolare” la saggezza di ognuno di noi: lo studio dell’algoritmo che permetterebbe la trasformazione di un concetto prettamente psicologico in un dato concreto è stato pubblicato nel Journal of Psychiatric Research: in uno studio di 524 volontari inseriti in un progetto di ricerca ancora in corso (Successful Aging Evaluation o SAGE), è stato utilizzato il calcolatore che propone una serie di affermazione a cui il soggetto è chiamato a rispondere sul fatto che le condivida o meno; i risultati ottenuti sono poi stati confrontati con due strumenti già in uso nella pratica clinica che sono la ’12-item Three-Dimensional Wisdom Scale’ e la ’40-item Self-Assessed Wisdom Scale’.

L’assunto teorico alla base di tale strumento è che il livello individuale può essere spiegato studiando la neurobiologia del soggetto, riferendoci in questo caso alle caratteristiche anatomiche e funzionali del suo cervello; inoltre, sembrano essere diverse le aree e i sistemi neurali responsabili delle diverse componenti della saggezza, come Dilip Jeste (docente di psichiatria dell’Università di San Diego e direttore del centro Healthy Aging) afferma (http://www.popsci.it/saggezza-la-calcolera-uno-strumento-ad-hoc.html).

Come sostiene la Dott.ssa Anna Cantagallo, “ancora una volta l’incontro con le neuroscienze ha portato ottimi frutti; permette non soltanto di portare nuove validazioni nel campo della psicologia, specialmente per concetti come la saggezza che si pensava non avessero un “riscontro” organico, ma anche di incrementare la conoscenza del nostro cervello, nei suoi aspetti più complessi.”

Lo strumento, dunque, oltre che tentare di dare una svolta in alcune pratiche cliniche, specialmente nelle valutazioni cognitive, potrebbe risultare un’importante risorsa per le sperimentazioni in ambito di HR aziendali  che si prefiggono di portare alla luce nuove conoscenze psicologiche, neurologiche e funzionali sul cervello, nella direzione di nuovi approcci e sviluppi.


  • -
efficacia personale

Efficacia personale. I due atteggiamenti che condizionano la nostra vita

Tags : 

Efficacia personale. Da cosa dipende l’efficacia personale? Una delle principali distinzioni che si possono fare è quella riguardante il modo in cui ognuno di noi concepisce le abilità; secondo la docente di Psicologia di Stanford Univerity Carol Dweck, esisterebbero due tipi di mentalità a riguardo: la mentalità statica, in inglese fixed mindset, e quella dinamica, chiamata invece growth mindset.

Persone con mentalità statica sono fermamente convinte che abilità come intelligenza o creatività siano innate in ognuno di noi, e che pertanto non possano essere modificabili: secondo questi individui, “intelligenti si nasce”.

Persone con mentalità dinamica invece credono che solo una pratica costante possa far emergere il nostro vero potenziale. Il loro motto è quindi “intelligenti si diventa”.

Queste differenze hanno importanti implicazioni nel modo di considerare la propria efficacia, e in particolare nella modalità di affrontare i fallimenti: mentre infatti una fixed mindset vede la sconfitta come prova di uno scarso talento, una growth mindset utilizza invece il fallimento come sprone per intensificare gli sforzi e trovare nuove strade.efficacia personaleMa quali sono i fattori alla base di queste differenze? Sembra che un ruolo fondamentale sia svolto dai genitori: essi infatti, soprattutto nei primissimi anni di vita, influenzano in maniera determinante le nostre convinzioni.

Generalmente, ogni bambino che viene al mondo possiede un’innata predisposizione verso una growth mindset; a fare la differenza è la visione dei genitori: quelli con un’analoga mentalità incentivano tale predisposizione, cosa che invece non fanno genitori con una mentalità statica, che spesso giudicano i figli, dicendo loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

In sintesi, ciò che fa la differenza nel modo di concepire l’efficacia personale è il fatto di essere indirizzati a valorizzare il talento piuttosto che l’esercizio.

Tuttavia, la responsabilità non è tutta dei genitori: la Dweck infatti ha dimostrato che ognuno di noi è in grado di sviluppare una mentalità dinamica.

Ancora più interessante è il fatto che la nostra non è una mentalità totalmente statica o dinamica: essa è sempre il risultato di un mix tra le due componenti. Pertanto, anche la persona più “statica” possiede una piccola componente di dinamicità, e viceversa.

Questa diversa predisposizione permea molti aspetti della nostra vita, tra cui le relazioni d’amore: possedere una mentalità statica infatti correla positivamente con una visione dell’amore basata sulla ricerca dell’”anima gemella”; individui che appartengono a questa categoria concepiscono quindi la relazione come un rapporto che dev’essere perfetto e senza alcun intoppo durante il cammino.

Al contrario, la visione tipica di una mentalità dinamica è quella che accetta il fatto che relazioni senza ostacoli non esistono; anzi, esse acquisiscono valore proprio in funzione del tempo dedicato a lavorare sugli aspetti più deboli. Tutto può essere plasmato, basta possedere la giusta dose di determinazione e la voglia di migliorarsi giorno dopo giorno.

Se anche tu sei interessato a lavorare sui tuoi atteggiamenti o inclinazioni, presso BrainCare troverai quello che fa per te: un team di medici e psicologi ti accompagnerà infatti nella creazione di un percorso totalmente personalizzato, mirato a migliorare il tuo approccio nei confronti della vita lavorativa, familiare, e personale.

Ti aspettiamo!


  • -
saggezza

Non basterà più apparire saggi, ora c’è uno strumento che ci dice se lo siamo davvero

Tags : 

Non basterà più apparire saggi, ora c’è uno strumento che ci dice se lo siamo davvero

Saggezza. Come possiamo definire in maniera il più possibile esaustiva questa caratteristica degli esseri umani? La saggezza secondo il dizionario italiano è “L’equilibrio nel comportamento e nel consiglio, che è frutto di una matura consapevolezza ed esperienza delle cose del mondo”; dal punto di vista psicologico è considerata “fine ultimo”, intesa perciò come un obiettivo ideale nella vita di ciascuno e come la massima realizzazione delle potenzialità umane.

Dilip Jeste, docente di psichiatria dell’Università di San Diego e direttore del centro Healthy Aging, sostiene sulla base di evidenze scientifiche che la saggezza dipenda dalle caratteristiche anatomiche e funzionali del cervello di ogni singolo individuo e che le varie reti neurali governino in maniera personalizzata le varie componenti di questa qualità umana.

Alla luce di questa ultima definizione è stato implementato un nuovo strumento di misurazione della saggezza, l’SD-WISE (San Diego Wisdom Scale), che si basa su parametri neurobiologici e psicosociali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=sd-wise+wisdom).

Da un progetto di ricerca denominato Successful Aging Evaluation (SAGE) a cui hanno partecipato volontariamente adulti rientranti nella fascia d’età 25-104 anni è risultata questa scala di misura che propone ai soggetti una serie di affermazioni a cui rispondono se sono o meno d’accordo.

I risultati ottenuti attraverso l’SD-WISE sono stati confrontati con quelli ottenuti in altri due test già in uso clinico che sono la  ’12-item Three-Dimensional Wisdom Scale’ e la ’40-item Self-Assessed Wisdom Scale’ e le conclusioni a cui si è giunti sono che il nuovo strumento può essere considerato utile in ambito clinico e anche di ricerca sperimentale per la neurobiologia della saggezza o  per gli interventi pratici volti al suo sviluppo.

saggezza

Non potremo più fare i furbi portando lunghe barbe grigie o munendoci di spessi occhiali da vista perché questa nuova scala di misura ci potrebbe smascherare!

Esiste una visione della saggezza proposta dagli studiosi cognitivisti come un insieme di capacità che si possono acquisire per risolvere i problemi della vita e gli eventi che si presentano nella quotidianità; apprenderle in modo da essere il più efficienti possibile è l’espressione massima delle potenzialità di ciascuno di noi.

A tal proposito:

  1. se desideri valutare le tue soft skills o le cosiddette “competenze trasversali”, ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, l’atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali in BrainCare trovi le 12 metriche (https://www.braincare.it/blog/le-12-metriche-per-la-valutazione-delle-human-resource-in-azienda/ )
  2. e/o potenziare le tue abilità cognitive e raggiungere una migliore raffinatezza di problem solving in BrainCare puoi trovare la Palestra Cognitiva (https://www.braincare.it/palestra-cognitiva/).

Ti aspettiamo!


  • -
sport di resistenza

Sport di resistenza. Gli sport di resistenza sono “ansiolitici”

Tags : 

Sport di resistenza. Gli sport di resistenza sono “ansiolitici”

Sport di resistenza.  Lo sport di resistenza rientra nell’ambito di tutti quegli esercizi di potenza, come ad esempio il sollevamento dei pesi. Si potrebbe pensare che discipline del genere non portino particolari benefici, se non quelli legati ad una migliore forma fisica; tuttavia, un recente studio pubblicato da Sports Medicine e condotto dal ricercatore Brett Gordon, ha riscontrato che questi esercizi sarebbero in grado di ridurre gli stati d’ansia di chi li mette in pratica.

Lo studio (https://www.medscape.com/viewarticle/886093), messo a punto da alcuni ricercatori irlandesi, consiste in un’analisi di 16 precedenti studi, e ha coinvolto ben 922 partecipanti; questi ultimi sono stati suddivisi in due gruppi: mentre un gruppo aveva il compito di svolgere esercizi di forza, il secondo non praticava alcuna attività. Quello che è emerso è che allenamenti che prevedono esercizi di forza sono associati ad una riduzione dei sintomi ansiogeni.sport di resistenza

Tuttavia, poiché sono stati presi in considerazione soltanto sport di resistenza, non è possibile stabilire se gli effetti positivi derivanti possano portare o meno benefici rispetto ad altre tipologie di esercizi.

Quel che è certo è che il cosiddetto “resistance exercise training”, abbreviato con la sigla RET, porta a significative riduzioni d’ansia sia in soggetti sani che in quelli affetti da patologie fisiche o mentali. L’effetto benefico di questi sport di resistenza è tale da essere paragonato a quello derivato dai trattamenti di prima linea, ovvero quelli farmacologici o psicoterapici.

Il vantaggio del RET risiede nel fatto che richiede un basso costo ad un rischio minimo: per tale motivo, si rileva uno strumento ideale per ridurre l’ansia sia in soggetti malati che sani.

Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sulla salute mentale sono ben consolidati; pertanto, se sei interessato a potenziare il tuo benessere, un team di fisioterapisti e psicologi è la soluzione ideale: essi ti accompagneranno per tutto il percorso, indicandoti le tecniche di rilassamento adatte a controllare il tuo livello di attivazione degli stati ansiogeni e della tensione psicofisica. Puoi trovare maggiori informazioni sul nostro sito, al link https://www.braincare.it/neuroscienze-e-sport/.

Ti aspettiamo!


  • -
fibrillazione atriale

Fibrillazione atriale. Quando lavorare troppo causa aritmie cardiache

Tags : 

Fibrillazione atriale. Quando lavorare troppo causa aritmie cardiache

La fibrillazione atriale è la patologia più diffusa tra le aritmie cardiache. Essa consiste in un’alterazione del ritmo cardiaco (appunto, aritmia) dovuta ad una patologia elettrica degli atri, eterogenea dal punto di vista fisiopatologico e clinico, che presenta costantemente due caratteristiche: l’aumentato rischio trombo embolico e l’attivazione elettrica caotica e rapida del tessuto atriale. In parole più semplici, la fibrillazione atriale è causata da una “tempesta elettrica” nel sistema di conduzione dell’impulso del cuore per cui le attività di pompaggio degli atri e dei ventricoli non sono più armonizzate tra loro, causando una diminuzione dell’efficienza dell’organo. Coloro che ne soffrono hanno un maggior rischio di mortalità in quanto subiscono con maggior frequenza ictus cerebrali o insufficienze cardiache.

Read More


News Area Clinica

News Area Benessere

News Area Espansione

News Area Formazione

News Area Franchising

Translate »