ADHD. Relazione tra ADHD e regolazione delle emozioni

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ADHD. Relazione tra ADHD e regolazione delle emozioni

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ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi più frequenti diagnosticati durante la prima infanzia. Esso consiste nella presenza di iperattività, inattenzione e impulsività che interferiscono nel normale svolgimento delle attività quotidiane. Tuttavia non è semplice fare una diagnosi di questo tipo, ma secondo il DSM-V i sintomi di disattenzione e/o iperattività devono essere presenti già prima dei 12 anni di età e devono compromettere il normale funzionamento sociale e scolastico della persona. Esistono poi diversi modelli che cercano di spiegare il disturbo e molti di questi avvalorano l’ipotesi che vi sia una disregolazione emotiva. Ovviamente le ricerche effettuate fino ad ora non vanno in un’unica direzione, ma vi sono risultati comuni che riportano che bambini con ADHD non presentano difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, quanto nella regolazione delle stesse (https://pdfs.semanticscholar.org/79fc/a744b773204851ac94f0aaaaa03b7d799d80.pdf) .Infatti questo aspetto potrebbe essere spiegato da un disturbo ulteriormente superiore legato al funzionamento delle funzione esecutive.ADHD

In particolar modo si fa riferimento al modello Deficient Emotional Self Regulation (DESR) che definisce la disregolazione emotiva dell’ADHD come:

  • Deficit nell’autoregolazione dell’arousal causato da emozioni forti
  • Difficoltà nell’inibire il comportamento inappropriato in risposta ad emozioni negative
  • Problemi nel ridirigere l’attenzione in seguito ad emozioni forti siano esse positive o negative
  • Alterazione del comportamento in seguito ad un’attivazione emotiva

Queste ricerche quindi spiegherebbero anche alcuni dei sintomi secondari come le difficoltà relazionali. Infatti molti dei bambini con questo tipo di diagnosi hanno frequenti conflitti in famiglia o con gli amici, dovuti al loro essere contestatori e alla difficoltà di comunicare in modo efficace con i loro pari. Tale aspetto dunque non deve essere sottovalutato soprattutto in riferimento alla pratica clinica, in quanto può indirizzare il terapeuta verso una terapia sempre più efficace. Infatti intervenendo nella maniera adeguata si può aiutare il bambino a correggere comportamenti disfunzionali, che altrimenti interferirebbero troppo con il suo normale funzionamento quotidiano.

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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini. La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno. Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili. E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli. E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR). Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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