Apologia della sillaba tollerante

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Apologia della sillaba tollerante

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Quando, nell’ultima pagina de ‘Le città invisivili’ Calvino lascia la parola finale a Marco Polo, lascia il lettore a bocca aperta, rendendolo conscio del fatto che tanta verità non era mai stata pronunciata con tanta semplicità e stordendolo in quanto una semplice frase diventerà, quasi improvvisamente, un tacito ordine morale determinante il suo esistere.

La forza del Sì di Calvino, a quelle relazioni, persone, eventi che meritano di essere vissuti, ha un’importanza straordinaria per le nuove o già consolidate imprese affacciantesi sul paesaggio contemporaneo di start-up fulminee, dirigenti sempre nuovi, aziende che continuamente si adattano a ciò che il mercato reclama e a ciò che le persone desiderano. È un mondo metamorfico, e ci si deve adattare in maniera celere. In questo processo, le liaisons interaziendali costituiscono il nettare per continuare a crederci e il cardine su cui fondare il successo.

Il leader di oggi deve saper portare le persone dove non arriverebbero da sole, secondo Jo Owen, esperto di leadership e motivazione personale. Se l’azienda ha uno scopo e vuole perseguire quella stella, dovrà essere il più aperta possibile alle influenze che bussano da fuori. Sì a persone di altre culture e/o nazionalità. Sì a persone che hanno prospettive differenti. Sì all’essere creativi ed ad insegnare agli altri ad esserlo. Sì ai sogni, per quanto irreali possano sembrare. Sì ai progetti di respiro europeo e internazionale. Sì ai dipendenti che hanno il fuoco negli occhi e vogliono metterlo in pratica. Sì a fare cose diverse. Sì ad aziende anche molto diverse dalla propria. Sì a tutto ciò che non dice ‘Io’ e che indica sicurezza: si cresce fuori dalla comfort zone. Sì ai libri e ai classici. Sì alla tecnologia e al nuovo. Sì alle relazioni aziendali online. Sì alla propria vision. Sì alla risolutezza e al decision-making. Sì all’ambizione ma un più grosso Sì all’umiltà. Sì alla gratitudine nei confronti di chi c’era prima di voi e di chi ci è vicino adesso: non siete e mai sarete completamente indipendenti.

Infine spiega Anna Cantagallo: “un Sì a tutti quelli che professano continuamente No: chi si chiude a riccio non fa che tornare indietro e voi, necessariamente, non potrete che andare avanti. Sia ben chiaro: un No è anche segno di una leadership risoluta e, quando opportuno, può far maturare anch’esso. Özbağ, in un recente (ottobre 2016) studio sui 5 maggiori tratti di personalità – i cosiddetti Big5 (apertura, coscienziosità, piacevolezza, neuroticisimo e estroversione) di un leader ha dimostrato come la ‘openness to experience’, l’apertura ad esperienze nuove, sia un importante predittore di una leadership etica, giusta, tollerante.”

Chi si apre al mondo, riceverà mondo.


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