Author Archives: Anna Cantagallo

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sport

Sport. Come lo sport agisce sulla mente e sul fisico

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Sport. Come lo sport agisce sulla mente e sul fisico

Sport. Quanti di voi hanno deciso che settembre era il momento giusto per iscriversi in palestra, ma fino ad ora ci sono andati soltanto un paio di volte? Questo è ciò che accade normalmente alla maggior parte delle persone, in quanto i ritmi frenetici non sempre permettono di fare attività fisica.

Tuttavia proprio lo sport potrebbe essere un ottimo alleato per poter affrontare lo stress. Infatti praticare esercizio fisico in maniera regolare e costante porta numerosi benefici sia a livello fisico che mentale. Nello specifico lo sport induce degli effetti positivi sulla circolazione sanguigna, sull’attività cerebrale, sul transito intestinale, sulle ossa e aiuta ad essere più tonici ed elastici. Quindi in poche parole è un tocca sana per la mente e il corpo!sport

Ovviamente vi sono diversi studi che dimostrano ciò, come ad esempio il fatto che anche un leggero livello di attività fisica riduce di molto il rischio di malattie cardiovascolari, in quanto abbassa il livello di colesterolo cattivo e aumenta quello buono, oltre che migliorare la pressione arteriosa.

Allo stesso tempo però lo sport agisce anche sulla nostra mente, attraverso il rilascio di endorfine che hanno un effetto analgesico ed eccitante, simile all’oppio o alla morfina. La loro produzione regola l’umore, influenzandolo positivamente, e combattendo in alcuni casi anche dei veri e propri stati depressivi.

Inoltre se si pratica uno sport di gruppo, questo può essere un ottimo vincolo sociale in quanto predispone al lavoro in team. Ma anche darsi delle sfide in solitaria potrebbe allenare il generale senso di auto-efficacia che caratterizza le persone di successo.

Per questi motivo l’attività fisica dovrebbe essere svolta con una certa costanza cercando di renderla parte integrante della nostra giornata, non dimenticando però di viverla come un momento di svago e gratificazione, in cui vi è una perfetta sintonia tra mente e corpo.

In questa serata dunque verranno approfonditi più nel dettaglio gli aspetti benefici derivanti dallo sport, unendo sia le conoscenze derivanti dalla medicina che l’esperienza diretta e pratica di mental e fitness coach. Porta un abbigliamento comodo: ti faremo provare alcune sensazioni nuove nel tuo corpo!

Quindi se hai voglia di scoprire in che modo lo sport può influenzare la tua vita, iscriviti subito alla serata (fino ad esaurimento dei posti limitati) inviando una mail all’indirizzo info@braincare.it o tramite il link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-come-lo-sport-agisce-sulla-mente-e-il-fisico-42632073680

Ti aspettiamo!

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Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

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Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

Alzheimer. La malattia di Alzheimer (AD) è un disordine degenerativo che progredisce nel tempo a carico del sistema nervoso centrale, contraddistinto dalla graduale e continua compromissione delle funzioni cognitive, del deficit delle abilità funzionale e la comparsa di disturbi comportamentali. In passato la riabilitazione non farmacologica dell’AD era considerata negativamente data la natura degenerativa della malattia, del carattere progressivo e dai danni che provoca sulle funzioni cognitive. Tuttavia i recenti studi evidenziano come il sistema nervoso centrale adulto sia dotato di una plasticità e si è arrivati ad una precisa identificazione ed evoluzione dei disturbi cognitivi, che hanno rafforzato le basi concettuali per sostenere gli interventi riabilitativi non farmacologici.alzheimer

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per “riabilitazione” si intende quell’insieme di interventi che mirano allo sviluppo di una persona al suo più altro potenziale sotto il profilo fisico, psicologico, sociale, occupazionale ed educativo, in relazione al suo deficit fisiologico o anatomico e all’ambiente. Dunque l’approccio riabilitativo deve prevedere sia interventi mirati alla persona, sia all’ambiente per renderlo più adattivo, alla famiglia e/o ai caregiver per trasmettere delle competenze assistenziali. L’intervento riabilitativo non deve riferirsi esclusivamente alla sola stimolazione cognitiva ma è anche richiesta una attenta valutazione delle disfunzioni personali, familiari e sociali. Infatti, si parla di Progetto Assistenziale Individualizzato (PAI) che riguarda una valutazione interdimensionale e interprofessionale che ha come obiettivo l’identificazione di risorse cognitive e funzionali che sono ancora intatte su cui poter intervenire per potenziarle e prevenire un’ulteriore perdita. Esistono varie tipologie di interventi riabilitativi (diretti ed indiretti: paziente, famiglia, ambiente) (individuali e/o di gruppo), varie tipologie di tecniche (cognitive e cognitivo- comportamentali). L’assistenza di una persona con Alzheimer può essere un’esperienza devastante per i caregiver, soprattutto per i familiari, che presentano livelli di stress elevati. L’eccesso di stress può culminare in burnout, un esaurimento emotivo in cui l’individuo non si sente in grado di soddisfare le esigenze che gli vengono richieste. Tale condizione riduce la produttività, indebolisce le energie del soggetto interessato, aumenta il senso di impotenza e la demotivazione. Quindi nel caso di sostegno ad individui affetti da Alzheimer può capitare che a pagarne le conseguenze maggiori, in termini di equilibrio ed energia, siano i familiari/caregiver. A tal riguardo esistono degli interventi mirati ai caregivers di educazione, supporto e servizi che migliorano non solo il loro benessere ma anche quello del paziente affette da demenza. Tali interventi sono il counselling familiare e psicoeducazionali, per facilitare i processi di adattamento all’ambiente domestico e per fornire un sostegno psicologico grazie ai gruppi di supporto.

Obiettivi

  • Fornire strumenti adeguati al riconoscimento della demenza di Alzheimer
  • Comprendere il ruolo del caregiver
  • Capire come affrontare la demenza di Alzheimer dal punto di vista medico e psicologico
  • Imparare ad ascoltare le esigenze del caregiver e del paziente con demenza di Alzheimer

Programma Corso

8 .30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Cosa è la demenza di Alzheimer e come riconoscerla
10.00 – 11.00:  Valutare la persona affetta da demenza di Alzheimer
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30: Chi è il caregiver e quale è il suo ruolo per il paziente
12.30 – 13.30: Cosa è il Caregiver Burden
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Strategie efficaci per contrastare lo stress del caregiver
16.00 – 18.00: Strategie di riabilitazione per il paziente con demenza di Alzheimer

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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comportamento

Valutazione e riabilitazione dei disturbi del comportamento conseguenti a lesioni cerebrali e sostegno e addestramento ai familiari

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Comportamento. Il comportamento riguarda l’espressione manifesta, l’azione e la reazione, di un individuo inserito in un contesto sociale. I disturbi del comportamento si manifestano attraverso una difficoltà di controllo e di gestione delle proprie emozioni, incapacità di adattare il proprio comportamento all’ambiente, scarsa capacità di empatia, bisogno urgente di soddisfare i propri bisogni, aggressività, rabbia, trasgressione alle norme sociali e morali, incapacità di relazione. I disturbi comportamentali generalmente sono dovuti ad una lesione delle aree prefrontali del cervello e delle loro connessioni con altre strutture cerebrali, che possono manifestarsi immediatamente dopo il trauma o a distanza di tempo, e permanere nel tempo.comportamento

Tali comportamenti “anomali” possono determinare un deterioramento delle relazioni dell’individuo affetto da lesione e il suo intorno sociale prossimale e distale, dato che la lesione cerebrale agisce modificando le componenti della personalità e le reazioni emotivo-motivazionali. Per riabilitare tali pazienti è necessario approfondire attraverso l’utilizzo di test quali funzioni sono state alterate dalla lesione. Gli interventi non farmacologici per i disturbi comportamentali comprendono la musicoterapia, l’arteterapia, la danza, la ludoterapia, la Pet terapia. Molti studi recenti evidenziano che la gravità dei sintomi comportamentali sia più dovuta a delle variabili contestuali piuttosto che individuali. Dietro ad un comportamento aberrante si cela una profonda sofferenza e dunque una necessità di sostegno. Importantissimo ruolo ricopre il sostegno dalla rete sociale prossimale, costituita dai membri della famiglia (caregivers). La letteratura scientifica ci insegna che specifici interventi rivolti all’addestramento di familiari, rappresentano uno strumento per contrastare l’evoluzione di disturbi cognitivi e comportamentali legati a lesioni cerebrali. E’ necessario dunque rendere il familiare autonomo e competente nell’assistenza, ridurre lo stato di ansia migliorando la vita familiare e rendere anche l’ambiente sicuro e adattabile al paziente. L’addestramento dei caregiver è possibile grazie al trasferimento di conoscenze, metodologie e strumenti di gestione comportamentale.

Obiettivi

  • Fornire nozioni base sulla condizione del paziente con lesione cerebrale
  • Imparare a gestire la condizione patologica in famiglia
  • Conoscere le difficoltà psicologiche e fisiche del paziente
  • Imparare a valorizzare le risorse e i limiti del paziente

Programma del corso

8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Conoscere le principali lesioni cerebrali
10.00 – 11.00:  Presentazione di test per la valutazione della lesione cerebrale specifica
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30: Come riabilitare le principali funzioni colpite dalle lesioni cerebrali
12.30 – 13.30: Come sostenere la famiglia di un paziente
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Strategie cognitive e comportamentali da attuare con il paziente colpito da lesione cerebrale
16.00 – 18.00: Promozione di gruppi di sostegno e di auto mutuo aiuto per i familiari dei pazienti colpiti da lesione cerebrale

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

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funzioni esecutive

Funzioni esecutive: valutazione e riabilitazione

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Funzioni esecutive. Le funzioni esecutive sono quelle capacità che riguardano i processi mentali finalizzati all’elaborazione di schemi cognitivo-comportamentali adattivi che servono ogni qualvolta bisogna risolvere un nuovo compito. Il DSM-V definisce le abilità esecutive come alla base della pianificazione, presa di decisioni, memoria di lavoro, risposta correttiva a un feedback di errore, abitudini predominanti, flessibilità mentale. Le tre funzioni di base delle funzioni esecutive sono: shifting, la flessibilità cognitiva di passare da un’operazione mentale a un’altra controllando l’interferenza reciproca tra le due azioni; inhibition, abilità di controllare le risposte automatiche che interferiscono nel raggiungimento di uno scopo; updating, capacità di mantenere, aggiornare ed elaborare le informazioni a mente nel tempo utile alla risoluzione di un compito.funzioni esecutive

La sindrome disesecutiva colpisce per lo più i sistemi cognitivi legati alla programmazione, organizzazione, controllo comportamentale o flessibilità nell’adattarsi a situazioni nuove.  Dunque un deficit relativo alle funzioni esecutive comporta una incapacità di inibizione di risposte automatiche che sono non pertinenti al compito, una difficoltà a pianificare con accuratezza i compiti e mantenere uno schema comportamentale inibendo qualsiasi tipo di interferenza e un deficit della memoria di lavoro che potrebbe ripercuotersi sull’attenzione.

I test che sono più utilizzati per la valutazione delle funzioni esecutive sono: la Torre di Londra, che prova la capacità di pianificazione, di problem solving e d’inibizione; dimentional change card sort test, è un compito che valuta la flessibilità, matching familiar figure test, valuta l’uso di strategie di ricerca visiva, controllo della risposta impulsiva e dell’interferenza.

Intervenire sulle Funzioni Esecutive significa lavorare con un insieme di capacità molto complesse che hanno ripercussioni sull’autonomia e sul funzionamento sociale del paziente. Ad esempio si può lavorare sulla pianificazione, esplicitando una sequenza di azioni che bisogna mettere in atto per raggiungere un obiettivo; memoria di lavoro visuo-spaziale e verbale; training di inibizione, proponendo attività che seguono il paradigma di Stroop, volto a bloccare la risposta più immediata ed automatica e favorire quella che potremmo definire secondaria; training di shifting, cambiare il criterio in atto nel corso dell’azione. La letteratura ci insegna che per potenziare le funzioni esecutive nei pazienti cerebrolesi bisogna utilizzare delle procedure che si focalizzano sull’esercizio continuo e su più livelli, al fine di incrementare la possibilità che gli effetti del training si trasferiscano ad altre abilità su cui non si è direttamente lavorato.

Obiettivi:

  • Acquisire la capacità di progettare un percorso di riabilitazione con un paziente con disturbi delle funzioni esecutive
  • Fornire modelli clinici e teorici che presentino le problematiche coinvolte da tali disturbi
  • Comprendere il cambiamento clinico e psicologico del paziente
  • Imparare a riconoscere e valutare un paziente con deficit delle funzioni esecutive

Programma corso:

8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Modelli teorici e clinici: le funzioni esecutive
10.00 – 11.00:  Aspetti valutativi delle funzioni esecutive
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30: Modelli per la riabilitazione delle funzioni esecutive
12.30 – 13.30: Strategie di valutazione e riabilitazione: modelli clinici specifici
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi clinici con discussione
16.00 – 18.00: Strategie e tecnologie di valutazione e riabilitazione personalizzate per casi specifici

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

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trauma cranico

Trauma cranico: l’inquadramento clinico e gli approcci riabilitativi

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Trauma cranico. Il trauma cranico è responsabile della maggior parte delle disabilità permanenti nel mondo e avviene quando le lesioni cerebrali sono determinate da un trauma improvviso. Il trauma cranico può causare: fratture al cranio, cioè la rottura delle ossa del cranio; commozioni cerebrali, un trauma che determina una temporanea perdita della funzione cerebrale; contusione, è una lacerazione del cervello caratterizzata da un accumulo di sangue all’interno del cervello o tra il cervello e il cranio; danni alle cellule nervose. In molti casi, il trauma cranico può determinare l’insorgere di disabilità spesso permanenti da un punto di vista cognitivo e comportamentale, come amnesie, afasie, disturbi attentivi, alterazione dell’umore, alterazione del ritmo sonno-veglia etc. Il trauma può essere considerato di alto grado di danneggiamento quando comprende almeno una delle seguenti aree: apprendimento e memoria, linguaggio, abilità percettive, cognizione sociale (riconoscimento di emozioni), abilità esecutive, attenzione complessa. Può sussistere anche un lieve deterioramento cognitivo di una o più aree cognitive precedentemente menzionate. Gli eventuali problemi a lungo termine dovuti al trauma dipendono dalla sua gravità, dalla localizzazione nel cervello, dall’età e dallo stato di salute del paziente. Grazie alla ricerca sappiamo che il cervello è plastico anche in età adulta, cioè che tende a riorganizzarsi e modificarsi in seguito all’esperienza. Dunque il sistema di reti e di connessioni cerebrali tende modificarsi per rispondere meglio alle richieste dell’ambiente. In recenti studi è stato dimostrato che esiste una stimolazione della neurogenesi in prossimità di una lesione, che mostrano la possibilità naturale del nostro corpo di poter ottenere un recupero.

trauma cranico

La programmazione del trattamento riabilitativo di un trauma cranico deve tener conto del livello di gravità degli esiti post-traumatici, della distanza temporale dall’evento traumatico e del profilo sintomatologico neuropsicologico. Esistono vari approcci riabilitativi che intervengono a diversi livelli ed hanno obiettivi differenti. Tali approcci si distinguono in: strutturali, che intervengono sul livello strutturale di una determinata funzione che risulta compromessa; cognitiviste, intervengono su un passaggio o su una componente di una sequenza di elaborazione; comportamentistiche, intervengono applicando tecniche in grado di modificare comportamenti inadeguati nell’interazione ambientale e sociale; occupazionali, agiscono in modo ecologico ed olistico, attraverso il riaddestramento a compiere le attività più comuni della vita quotidiana. Le tipologie di intervento sopradescritte possono essere eseguite sia a livello individuale che di gruppo, il primo preferibile per la rieducazione dei disturbi cognitivi e il secondo per la rieducazione del comportamento comunicativo e relazionale.

Obiettivi:

  • Fornire nozioni cliniche e modelli teorici sul trauma cranico
  • Comprendere le basi della riabilitazione del TC
  • Conoscere la classificazione e la valutazione del TC
  • Comprendere le implicazione neuropsicologiche dopo un TC

Programma corso:

8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Il trauma cranico: modelli teorici e clinici
10.00 – 11.00:  Il trauma cranico: implicazioni neuropsicologiche e psicologiche
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30: Valutazione delle funzioni neuropsicologiche in seguito a TC
12.30 – 13.30: Principali strategie di riabilitazione in caso di TC
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Tecniche personalizzate nella riabilitazione del TC
16.00 – 18.00: Classificazione della gravità del TC e implicazioni riabilitative

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
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Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

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anosognosia

Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

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Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

Anosognosia. La consapevolezza è un concetto ampio e profondo, che comprende la consapevolezza di sé, dell’intorno, del presente, delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Potrebbe essere definita come presenza cosciente nel hic et nunc, qui ed ora. Tutto ciò di cui siamo consapevoli in un dato momento forma una parte della nostra coscienza, “facendo dell’esperienza cosciente l’aspetto, al tempo stesso, più familiare e più misterioso della nostra vita” (Velmans & Schneider, 2007).

L’ anosognosia è un disturbo neuropsicologico legato alla sfera della consapevolezza che si riflette nella inabilità della persona a riconoscere di possedere un deficit neurologico. Il paziente anosognosico quindi non è consapevole di aver perso delle capacità dovute a una lesione cerebrale. Si possono osservare vari cambiamenti nell’individuo di natura comportamentale, affettiva e cognitiva. Ad esempio, il fenomeno dell’ anosognosia riguarda la vista, può essere riscontrato in funzioni motorie nei pazienti colpiti da paresi o plegia, per le funzioni linguistiche, per quelle mnestiche, per la demenza, per il neglect e in altre sindromi e condizioni. Tale fenomeno è molto frequente nei soggetti colpiti da ictus ed ha un forte impatto sulla vita del paziente, per cui è necessario conoscerlo e valutarlo per calibrare meglio il trattamento riabilitativo.anosognosia

La valutazione della consapevolezza di sé può essere effettuata mediante l’utilizzo di alcuni questionari e scale suggeriti dalla letteratura scientifica, come: Open Question Arti Inferiori, Berti et al; AHA- Assessment of Anosognosia For Hemianaesthesia, Spinazzola et al.). Bisogna combinare l’utilizzo di tali questionari al giudizio clinico al fine di valutare il grado di consapevolezza del paziente, in quanto si può possedere una percezione del problema eppure sottostimare o sovrastimare le conseguenze. Esistono dunque vari metodi per valutare il disturbo anosognosico, incluse le tecniche di neuroimaging e altre tecnologie. Le moderne tecniche di neuroscienze cognitive, quali la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET), la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) e l’elettroencefalografia (EEG), offrono un importante contributo nella valutazione e studio dei correlati neuro-anatomici della consapevolezza di sé.

Il trattamento riabilitativo è perlopiù centrato sull’utilizzo di stimolazioni sensoriali e sul potenziamento delle abilità di metacognizione e automonitoraggio. Obiettivo finale di tale training metacognitivo è che i processi cognitivi escano allo scoperto e divengano presenti alla coscienza del paziente. La letteratura ci suggerisce che tipicamente l’anosognosia sia legata ad una lesione cerebrale nell’emisfero destro, dato il suo maggior coinvolgimento nei processi di consapevolezza e le aree maggiormente coinvolte siano i lobi prefrontali e parieto-temporali e, a livello subcorticale, il talamo. Infatti, le lesioni in queste aree si associano spesso a disturbi relativi all’elaborazione visuo-spaziale, al monitoraggio della realtà e della veridicità delle informazioni e al recupero delle memorie al sé, nonché a disturbi neuropsichiatrici come confabulazioni, falsificazioni della memoria autobiografica e stati persecutori (Venneri e Shanks, 2004), tale individuazione neuroanatomica appare plausibile con la variabilità dei sintomi.

Obiettivi

  • Fornire nozioni teoriche e cliniche sul concetto di consapevolezza
  • Imparare a riconoscere i disturbi della consapevolezza
  • Conoscere le implicazione sul sistema cognitivo
  • Conoscere nuove tecniche di valutazione e riabilitazione

Programma Corso

8.30  –  09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Fondamenti teorici e clinici: la consapevolezza
10.00 – 11.00: Panorama generale: i disturbi della consapevolezza
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30:  Test per la valutazione della consapevolezza
12.30 – 13.30: Riabilitare la consapevolezza: quali metodi
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi
16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie avanzate per la diagnosi dei disturbi della consapevolezza

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

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aprassia

Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

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Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

Aprassia. L’aprassia acquisita è un disturbo dell’attività motoria che si manifesta nel momento in cui l’individuo deve eseguire un movimento finalizzato, che era stato avviato intenzionalmente e che era dotato di scopo. E’ considerato un disturbo di natura neuropsicologica che è dovuto a trauma cranico, ictus, tumore cerebrale e malattia di Alzheimer. Il danno colpisce la capacità del cervello di segnalare correttamente le istruzioni per il corpo. Si possono distinguere varie forme di aprassia, ciascuna delle quali è legata al livello del processo di elaborazione deficitario:

  • Aprassia ideomotoria (AIM), è la impossibilità di eseguire un gesto in seguito a comando verbale, pur non essendoci alcuna tipologia di problema relativo all’attività spontanea e ai riflessi. Tale tipologia di aprassia è dovuta a lesioni del lobo parietale dell’emisfero dominante.
  • Aprassia ideativa (AI), difficoltà nella coordinazione dei movimenti che richiedono l’utilizzo di un oggetto. I gesti sono continuamente interrotti e confusi. E’ dovuta a lesioni della corteccia parieto-temporo-occipitale dell’emisfero dominante)
  • Aprassia costruttiva, difficoltà a determinare le relazioni spaziali di parti di oggetti o di oggetti, denota dunque un difetto dell’abilità di combinare ed organizzare, in cui i dettagli dovrebbero essere percepiti in un insieme.
  • Aprassia dinamica, incapacità di realizzare una sequenza di movimenti rapidiaprassia

E’ dunque semplice riconoscere i sintomi dell’aprassia in quanto sono generalmente legati alla sequenza di atti legati all’apprendimento. Di solito il paziente aprassico non è in grado di eseguire degli ordini che gli vengono impartiti, nonostante gli ordini in questione vengano capiti perfettamente. Quindi si tratta di una situazione patologica legata a lesioni dei centri superiori di associazione del cervello e in particolare a tutte quelle strutture che sono legate all’esecuzione di una sequenza di azioni.Il trattamento dell’aprassia dipende molto dalla profondità delle lesione e dalla tipologia di aprassia che presenta il paziente. Ad esempio, nel caso di un disturbo prettamente esecutivo, cioè in assenza di alterazioni del riconoscimento dei movimenti appresi, il riabilitatore si concentrerà soprattutto a sollecitare l’attenzione e la concentrazione nel corso del movimento. Nel caso in cui venga diagnosticato un deficit che riguarda più che altro il sistema semantico, il riabilitatore si concentrerà sulla rieducazione di un gesto che implica l’utilizzo di tale oggetto, sia in termini di riconoscimento che di discriminazione, aiutando il paziente attraverso filmati, fotografie o disegni. La letteratura ci insegna come nella valutazione e nel trattamento dell’aprassia, sia necessario un approccio ecologico: il paziente, quindi, deve essere valutato in situazioni di vita quotidiana; il colloquio, sia con il paziente che con i caregivers, è essenziale per valutare la consapevolezza circa il deficit; l’intervento per i pazienti più gravi deve essere orientato ad un adattamento delle condizioni ambientali. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di interventi terapeutici e riabilitativi effettuati presso la casa stessa del paziente, allo scopo di facilitare la generalizzazione della terapia (Boman et al., 2004).

Obiettivi

  • Fornire nozioni base sul riconoscimento delle aprassie
  • Comprendere le basi del trattamento nel cerebroleso adulto
  • Conoscere come si manifestano e le implicazione delle aprassie sul funzionamento cerebrale
  • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

Programma corso

8.30  –  09.00:Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Conoscere le aprassie
10.00 – 11.00: Panorama generale: quali implicazioni nel cerebroleso adulto
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30:  Metodi di indagine: come riconoscere le aprassie
12.30 – 13.30: La riabilitazione delle aprassie nel paziente cerebroleso adulto
13.30 – 15.00: Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi
16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie per la valutazione e riabilitazione delle aprassie.
Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.

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funzioni attentive

Funzioni attentive nel paziente cerebroleso: valutazione e riabilitazione

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Funzioni attentive nel paziente cerebroleso: valutazione e riabilitazione

Funzioni attentive. Il cervello può subire varie lesioni in qualunque momento della vita di un individuo: dal concepimento alla nascita, fino all’età adulta. Un danno cerebrale di origine traumatica o di altra natura, può determinare una condizione di coma, più o meno duraturo, e menomazioni sensomotorie, cognitive o comportamentali, che possono indurre una significativa disabilità. Da tale definizione vengono escluse le cause pre natali o post parto, le malattie degenerative del sistema nervoso e le patologia cerebrovascolari. Tali cerebrolesioni rappresentano un problema sanitario per vari motivi, in quanto colpiscono spesso giovani e adulti in piena età scolastica o lavorativa, per l’impatto emotivo che hanno sulla persona colpita che deve modificare il proprio stile di vita, a causa delle conseguenze sociali in termini di reinserimento lavorativo e scolastico, e soprattutto per la complessità della disabilità nelle varie funzioni dell’individuo.

funzioni attentive

I deficit cognitivi che insorgono a seguito di lesioni cerebrali possono riguardare lesioni di varia natura come la percezione, le funzioni esecutive, il movimento, l’attenzione, la memoria e il linguaggio. In particolare, un’alterazione delle funzioni attentive nel cerebroleso può manifestarsi in vari modi in quanto tale fenomeno non è unitario, ma richiede il coinvolgimento di svariati processi mentali. Infatti, il processo attentivo è in grado di ottimizzare l’elaborazione delle informazioni attraverso più proprietà, come: la detenzione e il riconoscimento degli stimoli, la possibilità di memorizzare e la capacità di richiamare eventi significativi. Tuttavia è possibile individuare delle caratteristiche tipiche, per cui ad esempio il paziente può presentare una eccessiva distraibilità e tendenza a perdersi nei dettagli con incapacità di sintesi, confusione mentale, inconcludenza nel portare a termine qualunque operazione, imprevedibilità etc. In generale dunque si riscontra una incapacità di focalizzare l’attività mentale su una operazione mentale, con impossibilità di migliorare le prestazioni di tale operazione. L’iter valutativo prevede la raccolta di informazioni da diverse fonti con interviste semistrutturate e/o questionari e una valutazione testistica approfondita in cui si indagano le abilità nei diversi sistemi coinvolti nell’attenzione, cioè attenzione focalizzata (o selettiva), attenzione divisa (o distribuita), allerta e attenzione sostenuta (o diffusa).

La riabilitazione di tali pazienti riguarda specifici interventi personalizzati in base alla natura e intensità della lesione. E’ bene citarne alcuni come il training cognitivo, che consiste nel potenziamento delle abilità cognitive che prevedono sia le strategie per far fronte a carenze individuali, sia gli esercizi per potenziare le abilità in cui si riscontrano maggiori difficoltà. Inoltre, in letteratura si citano ampiamente le funzioni attentive lesionate a seguito di una cerebrolesione acquisita e gli interventi riabilitativi più efficienti. I contributi più recenti mostrano come un approccio di tipo selettivo, attraverso il quale si focalizza l’intervento nel miglioramento di funzioni attentive specifiche, può determinare dei miglioramenti più consistenti rispetto ad un approccio globale.

Obiettivi

  • Fornire nozioni sul funzionamento delle funzioni attentive
  • Imparare a riconoscere le implicazioni del trauma cranico sulle funzioni attentive
  • Riconoscere la specificità dei singoli casi
  • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

Programma del corso

8.30  –  09.00:Registrazione dei partecipanti

9.00 – 10.00: Inquadramento teorico delle funzioni attentive

10.00 – 11.00: Panorama generale: il trauma crenico e le implicazioni sulle funzioni attentive

11.00 – 11.30:  Pausa caffè

11.30 – 12.30:  La valutazione deli disturbi delle funzioni attentive in relazione al TC

12.30 – 13.30: La riabilitazione delle funzioni attentive in relazione al TC

13.30 – 15.00: Pausa Pranzo

15.00 – 16.00: Presentazione di casi

16.00 – 18.00: Nuove strategie per la valutazione e riabilitazione delle funzioni attentive

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.

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obesità

Obesità. Una bilancia interna può aiutare a combatterla

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Obesità. Una bilancia interna può aiutare a combatterla

Obesità. La medicina ci mette in guardia da questa pericolosa condizione, ma allo stesso tempo, se non prendiamo le giuste precauzioni, la società ci porta in questa direzione. La disponibilità e la convenienza di “cibi spazzatura” insieme alla sedentarietà a cui siamo costretti dal lavoro di oggi, infatti, sono i principali cause dell’obesità. L’obesità è la patologia tipica del mondo occidentale e in generale delle società del benessere. L’ obesità viene stabilita, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’Indice di Massa Corporea (IMC), che mette a rapporto la massa espressa in chilogrammi e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Per essere normopeso, bisogna avere un IMC compreso tra 18,50 e 24,99. I valori al di sotto di questa soglia definiscono i soggetti sottopeso e gravemente sottopeso (IMC < 16), mentre i valori al di sopra di 24,99 definiscono i soggetti sovrappeso (25 < IMC < 29,99), con obesità moderata (30 < IMC < 34,99), con obesità grave (35 < IMC < 39,99) e con obesità gravissima (IMC ≥ 40).

obesità

 Come agisce il nostro organismo in risposta a un aumento di peso? Il nostro corpo vuole a tutti i costi mantenere l’omeostasi, questo significa che il nostro organismo risponde all’aumento o alla riduzione del tessuto adiposo producendo un ormone, la leptina. Questo ormone viene prodotto dal tessuto adiposo e inviato all’ipotalamo, nel Sistema Nervoso Centrale, deputato al controllo del peso, della fame, della temperatura corporea. Quando c’è un aumento di massa grassa, la secrezione di leptina aumenta per comunicare all’ipotalamo che bisogna ridurre l’apporto di cibo; la leptina riduce il senso di fame e aumenta la produzione di energia per mantenere il peso corporeo, contribuendo così al mantenimento dell’omeostasi. Ma un po’ di massa grassa è necessaria, altrimenti non riusciremmo a controllare la nostra temperatura corporea! Ecco perché la leptina non viene prodotta quando viene registrata una riduzione di massa grassa, così da comunicare all’ipotalamo che è necessario aumentare l’assunzione di cibo.

Finora, l’unico regolatore omeostatico della massa grassa conosciuto è la leptina. Alcuni ricercatori della Sahlgrenska Academy, University of Gothenburg, Svezia, hanno ipotizzato l’esistenza di un secondo regolatore del peso corporeo, indipendente dalla leptina. Nel loro studio (http://www.pnas.org/content/115/2/427.full), pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), i ricercatori hanno trovato prove dell’esistenza di una sorta di bilancia interna che contribuirebbe a tenere il nostro peso corporeo sotto controllo. Il peso corporeo verrebbe, infatti, registrato negli arti inferiori: “Se tende ad aumentare, viene inviato un segnale al cervello per ridurre l’assunzione di cibo e mantenere costante il peso”, spiega John-Olov Jansson, professore alla Sahlgrenska Academy.

Lo studio è stato condotto su roditori obesi che i ricercatori hanno reso artificialmente più pesanti caricandoli di pesi extra. Gli animali hanno perso peso quasi quanto il peso artificiale. I pesi extra hanno consentito non solo la riduzione del peso corporeo ma anche un miglioramento dei livelli di glucosio nel sangue. Questo sistema regolatore della massa grassa scoperto dai ricercatori è il primo nuovo sistema dopo la scoperta della leptina, avvenuta 23 anni fa in America. I ricercatori hanno concluso, quindi, che la leptina non potrà costituire l’unica forma di trattamento dell’obesità. Infatti, il professore Claes Ohlsson della Sahlgrenska Academy, Gothenburg University, sostiene che: “Il meccanismo che abbiamo identificato regola la massa grassa corporea indipendentemente dalla leptina, ed è possibile che la leptina unita all’attivazione della bilancia corporea interna possa diventare un trattamento efficace per l’obesità”. Inoltre il ricercatore sottolinea che la bilancia interna funzionerebbe soltanto quando siamo in piedi. “Noi crediamo che la bilancia corporea interna offra una misura inaccuratamente bassa quando si è seduti. Di conseguenza, si tende a mangiare di più e a prendere peso”, afferma Claes Ohlsson. Ecco perché la sedentarietà ci fa ingrassare!

“Pensiamo alle condizioni cliniche e non, di un uomo che aumenta il suo peso, anche in assenza di aumento di massa grassa o massa muscolare: l’inserimento di una protesi, o la necessità di un apparecchio gessato o di un tutore. Sono tutte situazioni che attivano, come nei roditori della ricerca, la nostra bilancia interna, e che ci permettono di ri-equilibrare il nostro peso globale (corpo + introduzione di un oggetto esterno nello schema mentale del nostro corpo).” descrive Anna Cantagallo, medico neurologo e fisiatra, direzione scientifica del centro clinico e di ricerca BrainCare.

Se stai pensando di dimagrire perché pensi di essere in una condizione di sovrappeso/obesità, sappi che presso BrainCare puoi trovare i Programmi BrainFood, che oltre a permetterti di raggiungere il tuo peso forma e a rimodellare il tuo corpo, ti consente anche di acquisire la consapevolezza e i comportamenti necessari a mantenere il peso nel tempo e a raggiungere uno stato di benessere non solo fisico ma anche psicologico, anche attraverso i piaceri della tavola. Puoi trovare maggiori informazioni al seguente link: http://www.braincare.it/palestra-nutrizionale/.

Ti aspettiamo!

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stress

Stress. La trasmissione intergenerazionale dello stress

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Stress. La trasmissione intergenerazionale dello stress

Stress. Alcuni studi hanno provato che lo stress è una condizione che può essere ereditata. Sono stati individuati alcuni fattori di rischio responsabili della trasmissione intergenerazionale dello stress: l’isolamento sociale, la mancanza di un partner, l’assenza di lavoro e il più importante ovvero la psicopatologia materna. Se una donna nel corso dell’infanzia subisce dei maltrattamenti è maggiormente predisposta a sviluppare depressione nel corso della gravidanza e ciò si ripercuote nella formazione del feto e sulle sue relazioni future.La spiegazione a ciò (http://www.jpsychopathol.it/wp-content/uploads/2015/07/SOPSI1-2015.pdf#page=46) è stata rintracciata nei meccanismi biologici che si azionano quando la persona è esposta a un evento stressante. La risposta dell’organismo umano allo stress che in questo caso è una violenza consiste nell’attivazione del sistema infiammatorio e dell’asse HPA; tale meccanismo cessa di funzionare al termine della situazione “di pericolo” poiché il cortisolo precedentemente rilasciato e legatosi al recettore GR invia un feedback negativo. È proprio in questa fase che potrebbero svilupparsi dei problemi se l’individuo ha subito maltrattamenti in maniera continuativa nel corso dell’infanzia; il segnale che permette all’organismo di bloccare la risposta in corso non viene emesso perché il recettore in questione è divenuto resistente e quindi meno funzionante a causa delle ripetute violenze subite.stress

La depressione che stimola le risposte normalmente attuate in situazioni stressanti, nella gravidanza induce un ambiente uterino non favorevole a uno sviluppo normale del feto influendo negativamente sulla formazione del suo sistema nervoso autonomo e sui suoi meccanismi di risposta allo stress in quanto è costretto ad adeguare i propri livelli di cortisolo a quelli materni iperattivando i propri sistemi; inoltre, influenza il sistema dell’ossitocina coinvolto nella realizzazione di un buon attaccamento madre-bambino rendendolo meno efficiente.Le conseguenze sul bambino consistono in una maggiore predisposizione a subire maltrattamenti dai pari e da altri adulti anche significativi e nello sviluppo in adolescenza di comportamenti antisociali; così il circolo vizioso si alimenta. Poiché la depressione materna antenatale è il fulcro della trasmissione dello stress tra le generazioni, intervenire preventivamente in questa precisa fase potrebbe favorire la crescita positiva del nascituro e interrompere il circolo.

Se sei curioso di saperne di più su quali sono gli effetti che lo stress può avere sul tuo corpo iscriviti subito alla seconda giornata del corso Brainfood, dedicato a questa tematica.

Scarica qui la brochure completa del corso.

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