Author Archives: Anna Cantagallo

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“Valutazione e riabilitazione online: come valutare ed esercitare le funzioni mnesiche a distanza”

Il corso si svolgerà in 2 ore, concentrandosi sugli aspetti pratici della valutazione e riabilitazione online delle funzioni mnesiche. I temi approfonditi saranno:

  • Il colloquio neuropsicologico online della persona con deficit di funzioni
    mnestiche: la raccolta anamnestica, la sintomatologia soggettiva, gli aspetti cognitivi evidenti durante il colloquio.
  • La valutazione neuropsicologica delle funzioni mnestiche online: strumenti e test che si prestano alla “tele-valutazione”.
  • La riabilitazione neuropsicologica online: la stesura di un programma di riabilitazione online, l’organizzazione delle sedute, il materiale riabilitativo dellefunzioni mnestiche più adatto alla “tele riabilitazione”.

PER TUTTI GLI ISCRITTI, IN OMAGGIO IL DVD DI “SCORDATI. NON TI
SCORDAR DI TE…” DAL VALORE DI 30,00€: UN CORTOMETRAGGIO REALIZZATO
IN COLLABORAZIONE CON BRAINCARE CHE PERMETTE DI ENTRARE NELLA VITA DI
UN PAZIENTE CON DEFICIT DI MEMORIA.

Per avere ulteriori informazioni clicca su Corso Valutazione e Riabilitazione delle funzioni mnestiche online


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Alzheimer: sostegno a distanza per la persona con demenza

In questo periodo di quarantena, tutti noi abbiamo subito un cambio nella nostra quotidianità, ma purtroppo quelli che la percepiscono maggiormente sono le persone più fragili. Tra queste ovviamente ci sono quelle colpite da Alzheimer, la cui gestione diventa ancora più complessa in questo momento di isolamento fisico.

Il team BrainCare è vicino anche a loro in questa situazione, proponendo modalità di stimolazione cognitiva per via telematica. La tele-riabilitazione, infatti, è un metodo di lavoro, che utilizziamo con i nostri pazienti già dal 2012 e abbiamo avuto sempre risultati soddisfacenti.

Infatti, la presenza dello schermo non impedisce di poter svolgere normalmente una seduta cognitiva,  per coloro che hanno bisogno di un percorso di riabilitazione neuropsicologica.

Nel caso specifico delle persone con demenza potranno essere fatti per una prima parte esercizi di stimolazione attraverso la ROT e in una seconda fase allenamento cognitivo con compiti che permettano di allenare le abilità cognitive residue.

Tuttavia, anche da casa possono essere seguite delle semplici regole che favoriscano la stimolazione cognitiva. Ad esempio, possono essere analizzate insieme delle fotografie, dei ritagli di giornali o delle vecchie canzoni che aiutano a recuperare la memoria di esperienze passate attraverso emozioni e ricordi.

E’ importante, poi, tenere sempre attiva la persona malata, magari coinvolgendola in tutte quelle attività domestiche in cui può mostrarsi utile, tipo rammendare o mettere in ordine i cassetti. Inoltre, anche il coinvolgimento nel momento della preparazione del pranzo o della cena può essere molto efficace, perché attraverso un’attività divertente vengono stimolate specifiche funzioni cognitive.

Ovviamente in questo tipo di patologia ad essere colpita non è soltanto la parte cognitiva ma anche quella fisica. Per questo in questa fase è importante cercare di tenere allenato anche il corpo con piccoli movimenti, ad esempio camminate in spazi ampi di casa o sul terrazzo o in giardino. Oppure facendo piccoli esercizi di forza, usando una semplice pallina da tennis o una bottiglia piena di acqua,  o alzandosi e sedendosi lentamente dalla sedia.

Per tutte le attività sia cognitive che fisiche è necessario che ci sia sempre una programmazione quotidiana, per fare in modo che la persona che soffre di demenza non si senta ulteriormente disorientata da questa situazione.

Infine, in questo particolare momento è molto importante venire incontro alle esigenze di chi soffre d’Alzheimer, ad esempio garantendo alla persona la giusta illuminazione, evitando zone di penombra o ombra che possono generare uno stato di agitazione (sindrome del tramonto) oppure usando un volume degli apparecchi acustici tale per cui possano ascoltare senza difficoltà.

Se quindi hai qualche familiare o conoscente che soffre di Alzheimer o di qualche altra forma di demenza e hai bisogno di usufruire di servizi di riabilitazione cognitiva di BrainCare, contattaci!! Ti basterà un computer e una buona connessione e potremmo aiutarti anche da lontano!

Ti aspettiamo!!


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CORONAVIRUS: GLI EFFETTI PSICOLOGICI DELL’EPIDEMIA

In queste ultime settimane, l’Italia intera è stata coinvolta nell’emergenza Coranavirus, pandemia che mesi prima ha messo ko la Cina e che adesso rischia di mettere in ginocchio anche il nostro Paese. Gli effetti devastanti si stanno vedendo su diversi fronti, a partire prima di tutto per la salute fisica ma anche quella mentale.

Queste situazioni di emergenza, infatti, suscitano un diverso mix di emozioni che si presentano in maniera diversa nelle persone che la vivono. Per questo in una medesima situazione, ci saranno quelli che reagiscono negando il pericolo e altri invece che rispondono con un’estrema fobia. Nel primo caso, quindi, viene messo in atto un meccanismo di difesa per proteggersi dall’incapacità di riuscire ad affrontare dei sentimenti negativi troppo intensi. Dall’altra parte, invece, lo stato di ansia e preoccupazione è attivato dalla natura del pericolo: la presenza di un nemico invisibile e dalla durata  totalmente imprevedibile.

Ovviamente in questi momenti è normale provare un senso di ansia, che se contenuta e motivata, può essere anche d’aiuto per un comportamento di maggior prudenza. Diventa, però, patologica nel momento in cui sfocia in azioni esagerate e disfunzionali, che vanno ben oltre l’oggetto della paura. Un esempio, può essere la corsa ai supermercati o la fuga alle stazioni ferroviarie, che per quanto possano sembrare assurde sono spiegabili, perché dettate dal panico e dall’irrazionalità.

Si parla, quindi, di una vera e propria emergenza, in cui prevale la natura della nostra società e anche dell’uomo stesso, che in questo momento sente minacciata la libertà che fino a poco tempo prima era considerata scontata. Oltre a questo, per molti una delle cose più destrutturanti può essere la lontananza fisica dalle persone. Per noi essere umani il contatto fisico è importante, fa parte della nostra quotidianità e la mancanza di un bacio, di un abbraccio o di una carezza anche da parte dei propri cari può avere un forte impatto psicologico.

“Tutti questi sentimenti-dice la Dott.ssa Anna Cantagallo- possono essere racchiusi in quello che viene definito stress da emergenza”. Infatti, lo stress derivante dalla diffusione del Coronavirus può comportare oltre ad ansia e preoccupazione, anche umore deflesso, senso di ottundimento, nervosismo, irritabilità, disorientamento e incapacità a rassicurare sé stessi e i propri cari.

Tuttavia, il fatto che tutti questi sentimenti siano comuni e condivisi dalla maggior parte delle persone fa emergere anche la caratteristica sociale dell’essere umano, che in questo caso non si muove come individuo singolo, ma come comunità, che ha un obiettivo unico e preciso: fronteggiare e sconfiggere il  Coranavirus. Questa idea di collettività da un punto di vista psicologico è molto importante perché rincuora le persone dalla paura di essere soli ed impotenti di fronte a qualcosa che è sconosciuto e pericoloso. Questo senso di aggregazione, quindi, è uno degli strumenti che può aiutare le persone ad affrontare questo momento come un maggiore serenità, senza lasciar prevalere i sentimenti negativi.

Se ritieni di avere bisogno di parlare con noi delle tue paure o angosce, se ti sembra di non sapere come fare a superare questo momento, contattaci. Siamo sempre disponibili per colloqui di sostegno online!


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In arrivo il nuovo libro della Dott.ssa Cantagallo: “Quel tesoro del tuo cervello”!

“Quel tesoro del tuo cervello” è il nuovo libro della Dottoressa Anna Cantagallo, creato come un viaggio alla scoperta delle tue qualità e capacità col fine di aiutare le persone che hanno over 40 e che ogni giorno desiderano avere chiarezza e la lucidità mentale per dare sempre il proprio massimo contributo grazie alla conoscenza dei meccanismi e delle potenzialità della loro mente, agli esercizi pratici e alla misurazione consapevole dei propri progressi.

Il viaggio si snoda attraverso 16 tappe, suddivise in Parte I e Parte II. Grazie a questo percorso potrai elaborare una soluzione specifica per ogni tuo bisogno e velocizzare così il raggiungimento del tuo obiettivo in modo misurabile e garantito. 

Il libro sarà un viaggio avventuroso o misterioso, con te e dentro di te: il suo assunto di base è che Tu hai già tutto, il tuo Tesoro, basta riscoprirlo e ritrovarlo. I capitoli attraversano il tuo cervello ed il tuo corpo in 2 tappe: la prima nel primo volume fino al capitolo 8, la seconda nel secondo volume
dal capitolo 9 in poi. 

Potrai viaggiare alla scoperta delle tue percezioni, memorie, attenzioni, emozioni, organi e tanto altro che è dentro di te ma devi ancora scoprirlo!

Ogni capitolo si avvicina al lettore per capirne le preoccupazioni quotidiane, il contributo delle neuroscienze a riguardo, qualche curiosità, consigli e pratici esercizi con brevi accenni alle patologie, in modo che per ogni necessità o debolezza, tu riesca a leggerla, interpretarla, misurarla, ma soprattutto tu possa trovare il consiglio giusto e applicare l’esercizio pratico-operativo per ridurla o superarla.

Non perdere questa grandiosa occasione di crescita personale!


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Anna Cantagallo: amministratore di sostegno anche in assenza di infermità

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Amministratore di sostegno. La corte d’appello ha ritenuto inadeguata la richiesta da parte del coniuge di una coppia di nominare la moglie come amministratore di sostegno, nonostante questo possedesse ancora la totale capacità di intendere e di volere. Tuttavia, il soggetto in questione ha ritenuto opportuno fare questa richiesta poiché soffre di malformazione atero-venosa (MAV), che in futuro avrebbe potuto provocargli crisi emorragiche e stati di incoscienza, tali da determinare infermità o menomazione fisica e/o psichica. Tuttavia la Cassazione ha condiviso quanto richiesto dalla coppia, poiché il concetto di infermità non è necessariamente collegato alla totale incapacità di provvedere ai propri interessi, ma può essere dovuto anche ad una situazione parziale o temporanea, o a una situazione ancora solo prevedibile.

La Cassazione da poi ulteriori specificazioni rispetto a quanto detto, citando l’articolo 408 c.c. secondo cui nominare l’amministratore di sostegno, come prevenzione per una futura incapacità sfrutta il principio dell’autodeterminazione della persona, su cui si basa tutta la dignità umana.

Anna Cantagallo continua: “Con l’ordinanza 12998/2019 della Cassazione pertanto si stabilisce che l’amministratore di sostegno può essere nominato dal soggetto anche quando quest’ultimo è pienamente in grado di intendere e di volere, ma sa che per motivi di salute potrebbe non esserlo più. Facendo questa scelta, quindi, colui che assume questo ruolo può fin da subito avere compiti di scelta sull’accettazione o rifiuto delle eventuali cure salvavita da mettere in atto.”

Si può quindi accogliere quanto richiesto dai due coniugi, ritenendo d’obbligo un ulteriore accertamento, poiché nel momento in cui il soggetto si trova in uno stato di incoscienza, scatenata dalle possibili crisi emorragiche derivanti dalla malattia, potrebbe non essere più in grado di esprimersi rispetto al rifiuto o al consenso di una trasfusione salvavita.

Anna Cantagallo conclude dicendo: “quanto deciso dalla Cassazione certamente ha una rilevanza molto importante poiché la persona in una fase in cui è ancora in grado di intendere e volere può scegliere qualcuno di sua fiducia a cui affidare la decisione sulle sue cure future, senza eventualmente doversi appellare ad un rappresentante legale che potrebbe non soddisfare a pieno le proprie volontà”.

 

 


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Cyber-bullismo. Prevenzione delle molestie in rete

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Cyber-bullismo. Il lavoro di prevenzione e l’eventuale intervento sul cyber-bullismo dovrebbero derivare dall’azione congiunta di scuola, famiglia e della comunità. In particolare, nell’ambito scolastico, gli insegnanti dovrebbero creare un clima che scongiuri e punisca il cyber-bullismo, che educhi gli studenti a non essere indifferenti a questa forma di molestie e di ricorrere in aiuto ai compagni in difficoltà per denunciarne la presenza. Per quanto riguarda il bullismo Olweuse collaboratori nel 1999 hanno proposto un programma, il “Bulliyng Prevention Program” (BPP), progettato per affrontare i problemi di bullismo a scuola. Esso consiste in un maggior coinvolgimento di insegnanti e genitori nel sistema scolastico al fine di aumentare la consapevolezza della gravità del cyber-bullismo e consolidare il controllo e la vigilanza degli studenti con l’obbiettivo di limitare i comportamenti molesti, attraverso regole rigide contro il bullismo che prevedono punizioni coerenti alla trasgressione del regolamento puntando sulla promozione di modelli comportamentali positivi.

Il BPP viene quindi utilizzato anche nei casi di cyber-bullismo con intervento a livello scolastico attraverso il quale debellarlo, anticiparne lo sviluppo e creare migliori relazioni tra pari. Secondo il manuale del cyber-bullismo per gli insegnanti, curato dall’Università degli studi di Napoli nel 2012, gli insegnanti a scuola dovrebbero dunque:

  1. Includere lezioni sul cyber-bullismo per attivare le competenze sociali e educare alla risoluzione dei conflitti attraverso il miglioramento delle capacità di decisone, di problem-solving e le abilità comunicative degli studenti, focalizzandosi sui valori della gentilezza e rispetto per l’altro.
  2. Dare specifiche linee guida su come prevenire e fermare il cyber-bullismo.
  3. Perfezionare il clima sociale nella classe.
  4. Educaregli adolescenti come rispondere e, più importante, quando ignorare i cyber-bulli e le forme di prevaricazioni online.
  5. Istruire tutti gli studenti circa l’importanza di parlare, fornire assistenza alle vittime e segnalare gli incidenti di cyber-bullismo.
  6. Rafforzare gli adolescenti per prevenire in modo indipendente e rispondere alle preoccupazioni sul cyber-bullismo e la sicurezza in internet.
  7. Cooperare con la famiglia per educare degli adolescenti a sviluppare capacità quali l’autocontrollo e la preoccupazione per il benessere degli altri.
  8. Programmare interventi individuali e di sostegno psicologico per gli studenti coinvolti nel bullismo o nel cyber-bullismo, sia come bulli sia come vittime.
  9. Provvedere un sostegno continuo alla vittima per affrontare il malessere inflitto dal bullo e cercare di insegnarle efficaci metodi per prevenire e gestire il cyber-bullismo.
  10. Cooperare con chi commette queste forme di prevaricazione: gli insegnanti dovrebbero esplorare le ragioni per cui gli studenti si comportano in questo modo e perché molestano gli altri online.
  11. Programmare attività che promuovano la capacità di assunzione di competenze e l’empatia, aiutare chi usa la rete per aiutare il bullo a comprendere e sperimentare.”

Il dipartimento di psicologia di Napoli con la collaborazione dell’Università di Cipro, di Tessalonica e di altri enti, ha creato il progetto “TABBY”(Valutazione della minaccia di cyber-bullismo nei giovani) nato per tentare di ridurre le difficoltà incontrate nella quotidianità da insegnanti, istruttori, educatori, dirigenti scolastici, genitori e correlate all’uso improprio della rete e dei nuovi dispositivi digitali da parte dei giovani. Il suo scopo è quindi di combattere il cyber-bullismo in modo più mirato, insegnare a ragazzi e ragazze a non trovarsi nei guai nell’utilizzo della rete, cercando di fornire strumenti e informazioni utili a insegnanti e genitori per comprendere i segnali premonitori e non sottovalutare i problemi quando si presentano.

Il materiale previsto dal progetto TABBY sono i video e la TABBYcheck-list.

Nella check list si chiedono, ai ragazzi e alle ragazze, informazioni su quello che succede loro a scuola e sull’utilizzo che fanno di internet. Le risposte che forniscono sono utili a stimare in che misura i loro comportamenti nella vita reale e in internet li pongono a rischio di agire o subire le molestie online. Alla fine della check-list il ragazzo ottiene un punteggio che gli consentirà di sapere se è a rischio di essere coinvolto in queste dinamiche e di ottenere consigli per non cadere nel cyber-bullismo. TABBY è quindi uno strumento interattivo utile per capire cosa sta accadendo ai ragazzi nella loro vita online e che livello di rischio hanno di subire molestie e minacce in rete che possono limitare la loro libertà e diminuire la qualità della loro vita. I ragazzi possono elencare le risposte nel totale rispetto della normativa vigente sulla privacy il TABBY online all’indirizzo www.tabby.eu. Per quanto riguarda i video, il dvd è formato da 4 brevi filmati di animazione, utili per spiegarecosa accade quando nella rete o con i cellulari si sminuisconoi potenziali rischi. I video sono destinati ai ragazzi e vengono poi discussi con loro i contenuti e le possibili soluzioni.


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Cibo per la mente

Mappe mentali: come utilizzarle in maniera efficace

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Mappe mentali. Le mappe mentali possono essere definite come una rappresentazione grafica del pensiero che venne teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, partendo da alcune riflessioni rispetto alle tecniche utilizzate per prendere appunti. Esse infatti hanno come fine ultimo quello di aiutare la persona ad implementare la memoria visiva e a memorizzare un numero di informazioni sempre maggiore. Queste quindi possono rappresentare un valido alleato per organizzare il pensiero in maniera efficace. Le mappe mentali poi non si mostrano efficaci soltanto nel prendere appunti o nel memorizzare le informazioni, ma anche nel prendere decisioni, capire un argomento complesso o trovare delle soluzioni creative. In poche parole è un metodo che aiuta a ragionare e ad assimilare informazioni in maniera produttiva ed efficace.

Partendo quindi da quanto diceva Buzan quello che si deve fare è sfruttare molto di più la memoria visiva, valorizzando la caratteristica del nostro cervello di amare le immagini. Il nostro pensiero infatti si muove per associazione e salti mentali, ovvero in modo “radiante”. Quindi tutti i mille metodi che vengono utilizzati per prendere appunti sono meno efficaci, perché non mettono in luce a sufficienza quelli che sono i concetti chiave. È come costringere il nostro cervello ad annoiarsi, perché dalla maggior parte dei fogli di appunti non emerge la creatività di cui ha bisogno. Esso funziona in modo multidimensionale, con colori, immagini, simboli e ha bisogno sempre di materiale evocativo che lo aiuti a creare nuove associazioni logiche.

Cibo per la mentePertanto più verranno create mappe mentali in modo dinamico e personale e più facilmente si potrà ricordare o trovare soluzioni valide.

 Ma in che modo le crei? Innanzitutto partendo sempre da un punto centrale che permetterà di modellare la mappa e di estendere tutti i rami. Da qui poi basteranno ritmo, colori, unicità, chiarezza e logica!

Se sei quindi interessato a saperne di più su come costruire mappe mentali in maniera efficace, iscriviti subito alla nostra serata.

Ti aspettiamo!!


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Gli atteggiamenti che condizionano l’efficacia personale

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Efficacia personale. Per definire l’efficacia personale è necessario definire il modo in cui questa abilità viene concepita da ognuno di noi.  Secondo la docente di Psicologia di Stanford Univerity Carol Dweck, esisterebbero due tipi di mentalità a riguardo: la mentalità statica, in inglese fixed mindset, e quella dinamica, chiamata invece growth mindset. Persone con mentalità statica sono fermamente convinte che abilità come intelligenza o creatività siano innate in ognuno di noi, e che pertanto non possano essere modificabili: secondo questi individui, “intelligenti si nasce”. Persone con mentalità dinamica invece credono che solo una pratica costante possa far emergere il nostro vero potenziale. Il loro motto è quindi “intelligenti si diventa”. Queste differenze hanno importanti implicazioni nel modo di considerare la propria efficacia, e in particolare nella modalità di affrontare i fallimenti: mentre infatti una fixed mindset vede la sconfitta come prova di uno scarso talento, una growth mindset utilizza invece il fallimento come sprone per intensificare gli sforzi e trovare nuove strade.efficacia personale

Ma quali sono i fattori alla base di queste differenze? Sembra che un ruolo fondamentale sia svolto dai genitori: essi infatti, soprattutto nei primissimi anni di vita, influenzano in maniera determinante le nostre convinzioni. Generalmente, ogni bambino che viene al mondo possiede un’innata predisposizione verso una growth mindset; a fare la differenza è la visione dei genitori: quelli con un’analoga mentalità incentivano tale predisposizione, cosa che invece non fanno genitori con una mentalità statica, che spesso giudicano i figli, dicendo loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.In sintesi, ciò che fa la differenza nel modo di concepire l’efficacia personale è il fatto di essere indirizzati a valorizzare il talento piuttosto che l’esercizio. Tuttavia, la responsabilità non è tutta dei genitori: la Dweck infatti ha dimostrato che ognuno di noi è in grado di sviluppare una mentalità dinamica. Ancora più interessante è il fatto che la nostra non è una mentalità totalmente statica o dinamica: essa è sempre il risultato di un mix tra le due componenti. Pertanto, anche la persona più “statica” possiede una piccola componente di dinamicità, e viceversa. Questa diversa predisposizione permea molti aspetti della nostra vita, tra cui le relazioni d’amore: possedere una mentalità statica infatti correla positivamente con una visione dell’amore basata sulla ricerca dell’”anima gemella”; individui che appartengono a questa categoria concepiscono quindi la relazione come un rapporto che dev’essere perfetto e senza alcun intoppo durante il cammino. Al contrario, la visione tipica di una mentalità dinamica è quella che accetta il fatto che relazioni senza ostacoli non esistono; anzi, esse acquisiscono valore proprio in funzione del tempo dedicato a lavorare sugli aspetti più deboli. Tutto può essere plasmato, basta possedere la giusta dose di determinazione e la voglia di migliorarsi giorno dopo giorno.

Se anche tu sei interessato a lavorare sui tuoi atteggiamenti o inclinazioni, presso BrainCare troverai quello che fa per te: un team di medici e psicologi ti accompagnerà infatti nella creazione di un percorso totalmente personalizzato, mirato a migliorare il tuo approccio nei confronti della vita lavorativa, familiare, e personale.

Ti aspettiamo!

 


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riabilitazione

Nuove tecnologie in neuroscienze per la diagnosi e la riabilitazione neuropsicologica

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Riabilitazione. La riabilitazione neuropsicologica si basa sull’assunto che il cervello è un organo estremamente plastico e che quindi training riabilitativi specifici permettono di compensare o sostituire l’abilità persa. Essa quindi ha come finalità quella di migliorare la vita di quotidiana di pazienti che hanno subito un danno cerebrale. La riabilitazione neuropsicologica più classica, poi, si basa sull’utilizzo principalmente di strumenti carta e matita, che seppur efficienti ed utili, talvolta possono presentare delle limitazioni.

riabilitazioneInfatti non sempre riescono a riportare fedelmente gli ostacoli reali che si possono incontrare nella vita reale e danno un feedback minore al paziente rispetto ai suoi progressivi miglioramenti. Per questo motivo l’introduzione della tecnologia e quindi di training cognitivi computerizzati aiuta a rendere la riabilitazione neuropsicologica molto più efficiente. Per quale motivo? Innanzitutto perché i dati possono essere raccolti in maniera istantanea, oltre al fatto che ogni esercizio può essere tarato sulle esigenze individuali della persona. Inoltre i pazienti hanno la possibilità di poterli utilizzare anche a casa, raddoppiando quindi l’efficienza della terapia.

Negli ultimi anni poi la tecnologia sta facendo ulteriori passi avanti in quanto si sta raggiungendo la capacità di creare ambienti virtuali, tridimensionali ed interattivi che permettono di riprodurre i luoghi normalmente frequentati dai pazienti. Questo ovviamente rappresenta un grande aiuto, perché in questo modo non vengono soltanto registrate le riposte comportamentali in relazione alla patologia, ma anche in base all’ambiente in cui la persona è inserita. Di conseguenza questa innovazione rappresenta anche un grande aiuto per il terapista che riesce a delineare un programma terapeutico sempre più efficace e adatto alle necessità della persona. Come in tutte le grandi scoperte vi sono anche dei limiti rappresentati dai costi elevati e dalla necessità di formare persone specializzate nell’utilizzo della tecnologia.

A questo proposito la dott.ssa Anna Cantagallo durante il corso parlerà di tutti quelli che sono i limiti e i vantaggi rappresentati dalla riabilitazione neuropsicologia 2.0 e 3.0 e di alcuni specifici strumenti che possono essere utilizzati in questo campo.


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Danno psichico e danno biologico: la neuropsicologia in ambito forense

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Danno. Freud definiva traumi “gli eventi in grado di provocare un’eccitazione psichica tale da superare la capacità del soggetto di sostenerla o elaborarla”. Questa ovviamente è una definizione prettamente psicanalitica che associa all’evento traumatico stati di d’ansia, paura e angoscia. Se si lega invece ad un concetto di tipo forense il danno biologico, include tutto ciò che riguarda l’essere umano ovvero la sfera relazionale, la vita affettiva, la funzionalità cognitiva e la personalità.

Se si pensa poi al danno biologico in maniera più ampia si deve considerare il danno psichico, che a sua volta è collegato a quello morale ed esistenziale. Quali sono le differenze?.

Il danno psichico si differenzia da quello fisico perché non è qualcosa di esteriormente tangibile, in quanto coinvolge la psiche e porta il soggetto ad una riduzione evidente e durevole delle sue attività di vita quotidiana. Quindi nello specifico la persona manifesta un’alterazione dell’integrità psichica, con una riduzione di alcune funzioni mentali primarie, l’affettività, i meccanismi difensivi, le pulsioni e il tono dell’umore.

Il danno morale, invece, talvolta viene confuso con quello psichico, ma esso non rappresenta una vera e propria psicopatologia, ma soltanto una sensazione di dolore e di tristezza che interferisce sull’equilibrio interno ed esterno della persona, ma non danneggia il funzionamento di vita quotidiana.

Infine il danno esistenziale si manifesta come un cambiamento a livello della personalità e del modo di vivere della persona, modificandone lo stile e la qualità di vita.

Se sei interessato a saperne di più di questo argomento, la Dott.ssa Anna Cantagallo durante il corso di formazione parlerà della valutazione del danno biologico e psichico in ambito medico-legale, includendo anche il metodo di stesura di una relazione peritale e gli aspetti deontologici ad essa legati.


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