Author Archives: Anna Cantagallo

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Lo Space Planning e la sua influenza sulla produttività aziendale

Può la disposizione degli spazi avere un’influenza attiva sulla produttività della nostra azienda? Occorre rivoluzionare il modo di concepire lo spazio aziendale ponendo al centro dei progetti di ristrutturazione, ri-disposizione e ri-ideazione dell’ambiente le risorse umane. Un tentativo di riprogettazione aziendale tolemaica; con noi al centro.

L’interior design della nostra azienda è fondamentale. Esso permette ai nostri collaboratori di avere una precisa idea di dove sono gli spazi di lavoro e dove sono gli spazi di relax, dove si trova il capo e dove i suoi colleghi. La serie tv Mr. Robot mostra il protagonista Elliot lavorare in un’azienda di sicurezza cibernetica, la Allsafe, il cui interior design è impeccabile. Non solo la stanza del responsabile è chiaramente distinta dalla altre, così come la stanza per le riunioni, ma vi è una luce diffusa in maniera perfetta, che colpisce in maniera netta ma gentile ogni spazio di lavoro. L’intento è chiaro: la Allsafe vuole trasmettere trasparenza, pulizia, limpidezza, organizzazione.

L’interior design dunque, non solo deve ben distinguere i diversi spazi gli uni dagli altri, ma deve anche trasmettere un messaggio. Un’azienda che lavora con il legno dovrebbe essere pervasa da una sensazione di calore ogni qualvolta vi si entri dentro. Un’azienda che lavora nel mondo delle attività marittime dovrebbe ricordare il mare in ogni suo aspetto. Sembrano inezie, ma questi piccoli accorgimenti possono rivelarsi fondamentali: essi rendono visivamente la vision dell’azienda. Il suo progetto e la sua area di interesse vengono esplicitate con i colori.

Un’azienda conscia dell’importanza dello space planning sa anche che l’esterno dell’azienda stessa può rivelarsi incredibilmente utile. I metri quadrati offerti da un giardino sottostante l’ubicazione dell’azienda possono essere utilizzati come estensione della stessa. Lo spazio verde aumenta la percezione della qualità dell’area urbana secondo uno studio pubblicato sul Giornale di Epidemiologia e Salute della Comunità. Questo spazio può anche essere utilizzato per riunioni aziendali di una grana diversa, godendo della Vitamina D prodotta in maggior quantità grazie ai raggi solari e di un’aria molto più pulita di quella offerta dalle quattro mura aziendali.

L’alternativa è portare il verde dentro l’azienda. Sembra infatti che la salute psicofisica dei dipendenti ne possa giovare in maniera evidente. Una ricerca effettuata in Florida ha dimostrato che il contatto con la natura, di qualsiasi tipo, come l’avere una scatola di sabbia o un set di piantine di cui avere cura nel proprio ufficio riduca la percezione dello stress e lo stress stesso, così come i generali lamenti sulla salute espressi dai dipendenti.

Possiamo concepire lo spazio dell’azienda come la riproduzione esternalizzata della mente di un leader. Essa deve essere limpida, organizzata, pulita e permettere così una facile memorizzazione di informazioni. Inoltre, se la stessa mente del leader si presenta senza zone cieche, questa integrità si rispecchierà nella disposizione del suo essere al mondo, quindi nello spazio aziendale. I suoi colleghi ne gioveranno e il clima aziendale farà un salto di qualità.

Riguardo la produttività dell’azienda, un interessante studio pubblicato sul Giornale Americano di Medicina Industriale ha analizzato i livelli di insoddisfazione dei lavoratori di un’azienda e la produttività della stessa, espressa in tonnellate di zinco prodotte per le ore di lavoro, dopo un rinnovo strutturale dell’edificio. I risultati hanno dimostrato come l’insoddisfazione generale avesse subito una netta riduzione in seguito al rinnovo e come la produttività fosse salita di addirittura nove punti percentuali.

“Una miglior organizzazione del nostro workplace si traduce quindi in un aumento della produttività della nostra azienda e, insieme, in un generale miglioramento del clima aziendale” conclude Anna Cantagallo.


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Il Narcisismo delle Piccole Differenze

Freud, nel suo libro ‘Disagio della Civiltà’ (1929), nel tentativo di un’indagine psicologica dell’apparato sociale coniò il termine Narcisismo delle Piccole Differenze, atto a indicare quelle differenze culturali rivendicate da due o più popoli limitrofi attraverso le quali mostrano ostilità, aggressività e scherno l’uno contro l’altro.

Questa presa di coscienza delle caratteristiche che distinguono me dall’altro, che dicono cosa è Io e cosa non è Io, permette l’autoaffermazione di sè, corollario inevitabile del principio dell’autodeterminazione dei popoli e delle persone. Interpretato da Freud come espressione del principio di piacere, il narcisismo delle piccole differenze era la piena consapevolezza delle proprie particolarità, mostrata con aggressività all’altro secondo arcaici principi di funzionamento della psiche. Un’espressione dello stesso principio (seppur in forma molto più prosaica) lo troviamo nel film Il marchese del Grillo,  quando uno strabiliante Sordi pronuncia l’ormai celebre: “Mi dispiace, ma io so’ io, e voi […]”. Ci siamo capiti.

C’è una regola nel mondo aziendale contemporaneo. Una regola che ben legge le dinamiche del tempo in cui viviamo, sempre mutevoli, sempre diverse: “Chi non si distingue, si estingue”. Un’azienda che desidera sopravvivere necessità di differenziarsi. Di offrire ai clienti ciò che nessun altro offre. Di rappresentare una possibilità di una macchia arancione in un mare blu. Solo così facendo l’azienda potrà elevarsi e essere notata non solo dai suoi clienti, ma anche dalla concorrenza. Ci sono molti piccoli accorgimenti che un leader può mettere in atto per asserire il narcisismo delle sue piccole differenze. Scopriamoli insieme con Anna Cantagallo:

  • Annotare, prima di un colloquio, i desideri del cliente. Questo non solo permette di avere in mente l’esatto obiettivo del nostro cliente, ma anche essere consci di ciò che noi già stiamo facendo per esaudire questi desideri. Il passo successivo è identificare cosa possiamo ancora fare come azienda per arrivare a quegli obiettivi. Conoscere i desideri dell’altro instilla in noi il desiderio di migliorare, che in ultima istanza dimostra al cliente la nostra capacità di adattarsi alle sue esigenze.
  • Mostrare al nostro cliente le diverse possibilità offerte dagli altri competitor. Se mostriamo al cliente che non temiamo di fare il nome della concorrenza potrà fidarsi maggiormente di noi. Questo è indice di trasparenza, poichè fa capire al cliente che siamo pienamente consci di non essere gli unici ad offrire un certo prodotto, ma di essere immersi in una rete di somiglianze. Qui interviene il narcisismo delle piccole differenze: ‘non ho paura di mostrarti cosa offrono gli altri e rispetto i loro prodotti, ma ciò che offro io è chiaramente migliore.’
  • Essere creativi. Questo perchè copiare un prodotto già presente nel mercato non aiuta nessuno. Prima di tutto, se la nostra azienda è arrivata così facilmente a notare un certo prodotto e vuole proporlo uguale ai suoi clienti, cosa toglie la possibilità che altri competitor facciano esattamente lo stesso? Nulla! Secondo, se il prodotto non funziona siamo a punto e a capo. È invece un atto imprenditoriale vedere quale fetta di mercato funziona e avviare un’azienda che si differenzia dagli altri.
  • Porsi 4 domande fondamentali. Come attrarre nuovi clienti? Come convertire nuovi contatti in clienti? Come fidelizzare i clienti? Come differenziarmi dalla concorrenza? Una volta risposto a questa quattro domande fondamentali, la nostra azienda sarà effettivamente conscia di quello che può offrire, di come farlo, di come garantirsi clienti a lungo termine e di come interpretare il mercato e le offerte della concorrenza. In tutto ciò, asserire le proprie differenze, ciò che la rende speciale da tutto il resto.

Sembra difficile? Tutto ciò parte in realtà da un principio molto semplice: La diversità è bellezza.

Quindi siate diversi. Più che potete; oltre ogni confine. Diverso, ergo sum.


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La Rivoluzione Antropologica dei Millennials

C’è un termine che impera nel mondo aziendale di oggi: Millennials. Con questa parola si intende quella generazione di ragazzi nati tra l’inizio degli anni ’80 e gli anni 2000 e che ora già lavorano o si apprestano a lavorare dopo lunghi anni di studio. Chiamati Generazione Y (perchè venuti dopo la Generazione X, nata tra il ’61 e il ’79) o Baby Boomers, sono secondo Goldman Sachs  la generazione più numerosa degli Stati Uniti, 92 milioni contro i 61 milioni della Generazione X. Una generazione strana, particolare, contraddittoria e per questi motivi intrinsecamente oggetto di odio, ammirazione o semplici sguardi interessati.

Perchè il loro nome è diventato d’uso così comune? Perchè oggi dire Millennials vuol dire futuro. Sono i Luciferi degli anni ’10, che portano la luce di un un nuovo modo di pensare l’azienda, di concepire il lavoro, di trasmettere messaggi. Hanno intenzioni e attenzioni differenti rispetto a tutte le generazioni che li hanno preceduti. Rispettano l’ambiente, sono consci delle implicazioni delle loro azioni, mangiano bio e fanno meno sesso di chi li ha preceduti. Quest’ultimo punto è in particolare interessante: le relazioni virtuali hanno preso il posto di quelle reali e si preferisce uno scambio di messaggi alla poesia del fare.

Questa è la grande caratteristica di diversità dei Millennials: il loro rapporto con la tecnologia. Vivono in media il 75% del loro tempo connessi ad internet e hanno sostituito la realtà di carne con quella del web. D’altro canto, questa costante ruminazione nella rete li ha portati a esperire nuove modalità di scambi interpersonali, quale il crowdfunding (raccoltà di offerte online per lanciare un progetto), solo una delle infinite possibilità offerte dal mondo virtuale per organizzare e far partire progetti che nelle realtà non aumentata richiederebbero una burocrazia lunghissima e tempi molto dilatati per trovare i giusti partner. Il web, dunque, rappresenta la croce e la delizia dei Millennials. Dipendenti dal rush di dopamina prodotto dall’abuso del web nell’intessere relazioni e inscindibilmenti legati ad esso per il loro lavoro, il loro studio, il loro stare al mondo.

Dipendenti da una necessità, sono le generazione dei Crocefissi della Rete.La rivoluzione che loro stanno apportando nei workplace di tutto il mondo è palpabile e le loro concezioni riguardo il mondo del lavoro sono complesse. Le novità da loro introdotte riguardano diversi ambiti:

  • Condividono tutti il sogno del posto fisso (il Millennial Dream) e, essendo la generazione più istruita di sempre (54% di laureati), si aspettano una buona remunerazione per i loro sforzi. Sono convinti che il loro lavoro debba essere pagato bene in virtù delle loro abilità e dei loro anni di studio. Inoltre, tendono a cambiare spesso posto di lavoro. Se un workplace non li soddisfa, tendono ad abbandonarlo per cercare di sfondare da un’altra parte. Essi traspongono questo desiderio nella ricerca di impieghi all’estero, in cui sono previste mobilità, alti profitti e l’esperienza di un ambiente nuovo.
  • Accelerano con ogni mezzo la crescita professionale. Sono giovani pieni di voglia di fare, veloci nel problem-solving e abili nel multi-tasking. Si addentrano come serpi nel cespuglio della rete e ne escono vincitori. Barclays, ad esempio, offre tirocini extra-curricolari per far crescere i suoi dipendenti in un’ottica primatica.
  • “Tendono a mantenere una relazione orizzontale con i loro colleghi, e preferiscono una condivisione di informazioni (sharing) rispetto all’imposizione di comandi. Nell’epoca dell’”evaporazione del Padre” come l’ha definita lo psicanalista Lacan, i giovani sembrano preferire le relazioni interpersonali in cui vince la capacità di networking e in cui tutti mettono lo stesso impegno per raggiungere un obiettivo.” Aggiunge Anna Cantagallo.
  • Applicano lo smart working: sono disposti, lavorando spesso al computer, a lavorare da casa. Non c’è nemeno bisogno di accenderlo per connettersi. Se un collega chiede di visionare una mail lo si può fare sempre, anche sul tram o per strada.

“D’accordo: non tutti i Millennials sono così. Ponderiamo queste abilità con il loro contraltare. Ci sono ragazzi che non reggono le critiche perchè, essendo abituati alla virtualità, non hanno mai affrontato il mondo. Altri non conoscono il valore educativo dell’errore e la possibilità di rialzarsi dopo una caduta perchè cresciuti in un’ottica di costante performance.” conclude Anna Cantagallo.

Mario Draghi, inoltre, in un discorso tenuto nell’Aprile del 2016 al Parlamento Portoghese, definì un altro grande problema di questa generazione: la disoccupazione. Disse: “Nonostante sia la generazione meglio istruita di sempre, i giovani di oggi stanno pagando un prezzo troppo alto per la crisi. Per evitare di creare una “generazione perduta”, dobbiamo agire in fretta”. Questa “Lost Generation” ricorda quella di Hemingway e Picasso nella Parigi degli anni ’20. I Millennials hanno il sogno del posto fisso, lo rincorrono cambiando mille lavori ma vivono in un mondo che offre loro poco. Il livello medio di disoccupazione è del 22% nell’Eurozona e addirittura del 37,9% in Italia. Da questa mancanza di prospettive un ragazzo se ne può uscire in tre modi:

  • Accetta la situazione e si preclude gli orizzonti di possibilità;
  • Si trasferisce all’estero in una reazione reattiva contro il suo ambiente;
  • Si rivolge alla rete e cerca un modo diverso di sfondare;
  • Crede fortemente nei propri sogni e cerca di sfondare nonostante tutto.

I Millennials sono il futuro delle nostre aziende ed in certi casi già il presente. Pronti a sfidare un mondo ostile nel periodo storico che offre loro il maggior numero di possibilità.

Basta essi siano pronti a coglierle e sfruttarle, così da non soffocare nell’ingiusta ignominia di essere una generazione mal vista.

Probabilmente, tra 20 anni non si parlerà più dei Millennials perchè saranno al posto della generazione che stanno tentando di diventare. La loro ‘fama’ è dovuta proprio a questa rivoluzione antropologica che stanno apportando ed al corollario che involontariamente suscitano: la lotta intergenerazionale tra novità e dinosauri.


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Psicosi. Utilità dell’analisi automatizzata del linguaggio per la diagnosi nei giovani.

La psicosi è un disturbo psichiatrico che si manifesta nell’individuo con disturbi del pensiero come deliri e allucinazioni, assenza di insight e compromissione dell’esame di realtà. Tra i cambiamenti del pensiero e della percezione si possono notare: false credenze religiose, sensazione che le cose intorno non siano più le stesse, accelerazione ed aumento del flusso del linguaggio, tale che gli altri hanno difficoltà ad interrompere il discorso, riduzione dell’eloquio, problemi di memoria, aumentata distraibilità, difficoltà a concentrarsi, pensare di avere poteri particolari, allucinazioni.

Una particolarità che è stata indagata da un gruppo di ricercatori guidati da Cheryl Corcoran, dell’Icahn School of Medicine di New York è la modificazione del linguaggio nella psicosi: è stato sviluppato un sistema di analisi automatizzata del linguaggio in cui vengono rilevate anomalie legate all’utilizzo dei pronomi personali e a livello semantico. Lo studio (https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=58494) è stato effettuato su soggetti di età compresa tra i 17 e i 22 anni divisi in una prima coorte di età media 17 anni e una seconda coorte in cui l’età media era di 22 anni; è stata analizzata la differenza di linguaggio di un gruppo di adolescenti che aveva appena manifestato sintomi psicotici da chi, invece, non manifestava questo genere di disturbo.

Il sistema è stato in grado di evidenziare una diminuita coerenza semantica, una maggiore variabilità in questa coerenza e un ridotto utilizzo di pronomi possessivi nei soggetti psicotici. Nella prima coorte il sistema era in grado di classificare la psicosi nell’83% dei casi mentre nella seconda coorte ha individuato i ragazzi a rischio il 79% delle volte. Inoltre, con un’accuratezza del 72% il programma è stato capace di distinguere da soggetti sani ben 16 adolescenti con esordio psicotico. Secondo quanto riportato da Mary Clarke, della School of Medicine and Medical Sciences dell’University College di Dublino, in Irlanda, poiché in psicologia e in psichiatria non esistono i corrispettivi degli esami di laboratorio o delle radiologie per fare diagnosi questo strumento potrebbe rivelarsi molto utile anche combinato con la neuro imaging.

In Brain Care puoi trovare figure altamente specializzate come neurologi e psicologi pronti a offrirti le loro competenze sia nella valutazione psicologica che nella riabilitazione psichiatrica.

Ti aspettiamo!


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La tecnologia al servizio della persona: la società 5.0

Tecnologia. Quante volte al giorno d’oggi questa parola viene pronunciata, esaltata o disprezzata. In particolar modo, quello che viene contestato alla tecnologia è aver rubato l’umano all’ uomo, l’aver conquistato la società togliendo spazio a tutto ciò che tecnologico non è. Così, la tecnologia, se guardata sotto questa luce, non appare positiva per lo sviluppo della società umana. Ma all’opposto, vi è il pensiero di coloro che considerano la tecnologia come unica speranza per il futuro della nostra società.

Come in tutte le cose, però, in medio stat virtus. Questo vorrebbe dire trovare l’incontro tra uomo e tecnologia, e ormai non poche organizzazioni puntano a questo per il loro futuro, così come non pochi governi. La sfida è quella di riuscire a portare un nuovo equilibrio in questo rapporto, che appare così complicato e poco facile da gestire. E invece forse non lo è, forse è possibile che ognuno contribuisca alla crescita dell’altro portando non solo ad una rivoluzione, di cui tanto si parla, ma soprattutto una evoluzione della nostra società.

Tra i governi che hanno scelto di muoversi in questa direzione vi è il Giappone, che ha ideato un progetto in cui l’uomo è centrale nella tecnologia. Bisogna prendere atto che le nuove tecnologie si stanno diffondendo rapidamente nella vita sociale, portando ad un matrimonio (felice o infelice è ancora da decidere) tra il mondo reale e quello virtuale. In particolare, il Giappone punta alla diffusione della società 5.0, concetto che implica una società intelligente in cui la tecnologia è messa al servizio della persona nell’ottica delle “industrie collettive”: il modello utilizza lo smart working, permettendo ad ogni fascia di popolazione di entrare nel mondo del lavoro più facilmente; la creatività viene trasformata in algoritmi e viene collegata agli impianti di produzione, garantendo così efficacia, produzione di più prodotti e velocità.

 

Se considerata così, la digitalizzazione non è più il “nemico” da abbattere nella società, bensì una nuova opportunità di cambiare i mestieri, evitando quelli alienanti e creando nuovi valori che possano ridurre la disoccupazione e risolvere problemi assai diffusi come l’invecchiamento, la mancanza di personale o i vincoli lavorativi che possono essere ambientali o energetici. La tecnologia permette che le aziende rinuncino ad una forza lavoro prettamente fisica, così che l’uomo possa evitare attività dannose, rischiose o logoranti. Come ben illustrato dal prof.re Keiju Matsushima “Sempre di più sarà necessario sostituire la “manodopera” con le “mentidopera”, sempre di più le nostre aziende avranno fame di professioni della conoscenza” 

La dott.ssa Anna Cantagallo considera, infatti, quanto sia necessario non pensare di arrestare la rivoluzione digitale, bensì di ritrovare nuovi equilibri che richiedono all’uomo di essere pensante e di rivedere gli aspetti positivi di un’era digitale che potrebbero innalzare la qualità di vita dell’uomo stesso, in un’ottica di crescita della tecnologia a fianco dell’uomo; lo sviluppo tecnologico ha necessità di essere monitorato e supervisionato costantemente dal pensiero razionale dell’uomo. Il “fattore umano” torna dunque centrale in un’ottica di digitalizzazione dei sistemi, soprattutto nel ruolo fondamentale che ha di promuovere nella collettività (e metterli al suoi servizio) i progressi che derivano dall’utilizzo delle nuove tecnologie. 


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disturbi apprendimento

Corso di formazione valutazione e riabilitazione dei DSA a distanza

Il corso si svolgerà in 2 ore, concentrandosi sugli aspetti pratici della valutazione e riabilitazione online dei disturbi specifici dell’apprendimento.

I temi approfonditi saranno:
1) Il colloquio neuropsicologico online: la raccolta anamnestica, la sintomatologia soggettiva, gli aspetti cognitivi evidenti durante il colloquio.
2) La valutazione neuropsicologica online: strumenti e test che si prestano alla “televalutazione”.
3) La riabilitazione neuropsicologica online: la stesura di un programma di riabilitazione online, l’organizzazione delle sedute, il materiale riabilitativo più adatto alla “tele-riabilitazione”.

IN OMAGGIO LIBRO SULLA TELERIABILITAZIONE!

Per iscrizione e ulteriori informazioni clicca qui


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Corso di formazione: Valutazione e riabilitazione del linguaggio a distanza-Lunedì 4 Maggio

Il corso si svolgerà in 2 ore, concentrandosi sugli aspetti pratici della valutazione e riabilitazione online delle funzioni linguistiche.


I temi approfonditi saranno:
1) Il colloquio neuropsicologico online della persona con deficit di linguaggio: la raccolta anamnestica, la sintomatologia soggettiva, gli aspetti cognitivi evidenti durante il colloquio.


2) La valutazione neuropsicologica del linguaggio online: strumenti e test che si prestano alla “televalutazione”.

3) La riabilitazione neuropsicologica online: la stesura di un programma di riabilitazione online, l’organizzazione delle sedute, il materiale riabilitativo più adatto alla “tele-riabilitazione”.

IN OMAGGIO UN TEST DI COMUNICAZIONE PRAGMATICA!

Per ulteriori informazioni ed iscrizione scaricati la brochure qui


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funzioni esecutive

Corso di formazione: valutazione e riabilitazione delle funzioni esecutive a distanza-venerdì 24 aprile

Il corso si svolgerà in 2 ore, concentrandosi sugli aspetti pratici della valutazione e riabilitazione online delle funzioni esecutive.


I temi approfonditi saranno:
1) Il colloquio neuropsicologico online della persona con deficit delle funzioni esecutive: la raccolta anamnestica, la sintomatologia soggettiva,
gli aspetti cognitivi evidenti durante il colloquio.
2) La valutazione neuropsicologica delle funzioni esecutive online: strumenti e test che si prestano alla “tele-valutazione”.
3) La riabilitazione neuropsicologica online: la stesura di un programma di riabilitazione online, l’organizzazione delle sedute, il materiale riabilitativo delle funzioni esecutive più adatto alla “tele-riabilitazione”.

PER TUTTI GLI ISCRITTI, IN OMAGGIO UN TEST DI VALUTAZIONE DELLE FUNZIONI ESECUTIVE!

Per avere maggiori informazioni scarica la brochure qui


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“Valutazione e riabilitazione online: come valutare ed esercitare le funzioni mnesiche a distanza”

Il corso si svolgerà in 2 ore, concentrandosi sugli aspetti pratici della valutazione e riabilitazione online delle funzioni mnesiche. I temi approfonditi saranno:

  • Il colloquio neuropsicologico online della persona con deficit di funzioni
    mnestiche: la raccolta anamnestica, la sintomatologia soggettiva, gli aspetti cognitivi evidenti durante il colloquio.
  • La valutazione neuropsicologica delle funzioni mnestiche online: strumenti e test che si prestano alla “tele-valutazione”.
  • La riabilitazione neuropsicologica online: la stesura di un programma di riabilitazione online, l’organizzazione delle sedute, il materiale riabilitativo dellefunzioni mnestiche più adatto alla “tele riabilitazione”.

PER TUTTI GLI ISCRITTI, IN OMAGGIO IL DVD DI “SCORDATI. NON TI
SCORDAR DI TE…” DAL VALORE DI 30,00€: UN CORTOMETRAGGIO REALIZZATO
IN COLLABORAZIONE CON BRAINCARE CHE PERMETTE DI ENTRARE NELLA VITA DI
UN PAZIENTE CON DEFICIT DI MEMORIA.

Per avere ulteriori informazioni clicca su Corso Valutazione e Riabilitazione delle funzioni mnestiche online


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Alzheimer: sostegno a distanza per la persona con demenza

In questo periodo di quarantena, tutti noi abbiamo subito un cambio nella nostra quotidianità, ma purtroppo quelli che la percepiscono maggiormente sono le persone più fragili. Tra queste ovviamente ci sono quelle colpite da Alzheimer, la cui gestione diventa ancora più complessa in questo momento di isolamento fisico.

Il team BrainCare è vicino anche a loro in questa situazione, proponendo modalità di stimolazione cognitiva per via telematica. La tele-riabilitazione, infatti, è un metodo di lavoro, che utilizziamo con i nostri pazienti già dal 2012 e abbiamo avuto sempre risultati soddisfacenti.

Infatti, la presenza dello schermo non impedisce di poter svolgere normalmente una seduta cognitiva,  per coloro che hanno bisogno di un percorso di riabilitazione neuropsicologica.

Nel caso specifico delle persone con demenza potranno essere fatti per una prima parte esercizi di stimolazione attraverso la ROT e in una seconda fase allenamento cognitivo con compiti che permettano di allenare le abilità cognitive residue.

Tuttavia, anche da casa possono essere seguite delle semplici regole che favoriscano la stimolazione cognitiva. Ad esempio, possono essere analizzate insieme delle fotografie, dei ritagli di giornali o delle vecchie canzoni che aiutano a recuperare la memoria di esperienze passate attraverso emozioni e ricordi.

E’ importante, poi, tenere sempre attiva la persona malata, magari coinvolgendola in tutte quelle attività domestiche in cui può mostrarsi utile, tipo rammendare o mettere in ordine i cassetti. Inoltre, anche il coinvolgimento nel momento della preparazione del pranzo o della cena può essere molto efficace, perché attraverso un’attività divertente vengono stimolate specifiche funzioni cognitive.

Ovviamente in questo tipo di patologia ad essere colpita non è soltanto la parte cognitiva ma anche quella fisica. Per questo in questa fase è importante cercare di tenere allenato anche il corpo con piccoli movimenti, ad esempio camminate in spazi ampi di casa o sul terrazzo o in giardino. Oppure facendo piccoli esercizi di forza, usando una semplice pallina da tennis o una bottiglia piena di acqua,  o alzandosi e sedendosi lentamente dalla sedia.

Per tutte le attività sia cognitive che fisiche è necessario che ci sia sempre una programmazione quotidiana, per fare in modo che la persona che soffre di demenza non si senta ulteriormente disorientata da questa situazione.

Infine, in questo particolare momento è molto importante venire incontro alle esigenze di chi soffre d’Alzheimer, ad esempio garantendo alla persona la giusta illuminazione, evitando zone di penombra o ombra che possono generare uno stato di agitazione (sindrome del tramonto) oppure usando un volume degli apparecchi acustici tale per cui possano ascoltare senza difficoltà.

Se quindi hai qualche familiare o conoscente che soffre di Alzheimer o di qualche altra forma di demenza e hai bisogno di usufruire di servizi di riabilitazione cognitiva di BrainCare, contattaci!! Ti basterà un computer e una buona connessione e potremmo aiutarti anche da lontano!

Ti aspettiamo!!


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