Il Narcisismo delle Piccole Differenze

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Il Narcisismo delle Piccole Differenze

Freud, nel suo libro ‘Disagio della Civiltà’ (1929), nel tentativo di un’indagine psicologica dell’apparato sociale coniò il termine Narcisismo delle Piccole Differenze, atto a indicare quelle differenze culturali rivendicate da due o più popoli limitrofi attraverso le quali mostrano ostilità, aggressività e scherno l’uno contro l’altro.

Questa presa di coscienza delle caratteristiche che distinguono me dall’altro, che dicono cosa è Io e cosa non è Io, permette l’autoaffermazione di sè, corollario inevitabile del principio dell’autodeterminazione dei popoli e delle persone. Interpretato da Freud come espressione del principio di piacere, il narcisismo delle piccole differenze era la piena consapevolezza delle proprie particolarità, mostrata con aggressività all’altro secondo arcaici principi di funzionamento della psiche. Un’espressione dello stesso principio (seppur in forma molto più prosaica) lo troviamo nel film Il marchese del Grillo,  quando uno strabiliante Sordi pronuncia l’ormai celebre: “Mi dispiace, ma io so’ io, e voi […]”. Ci siamo capiti.

C’è una regola nel mondo aziendale contemporaneo. Una regola che ben legge le dinamiche del tempo in cui viviamo, sempre mutevoli, sempre diverse: “Chi non si distingue, si estingue”. Un’azienda che desidera sopravvivere necessità di differenziarsi. Di offrire ai clienti ciò che nessun altro offre. Di rappresentare una possibilità di una macchia arancione in un mare blu. Solo così facendo l’azienda potrà elevarsi e essere notata non solo dai suoi clienti, ma anche dalla concorrenza. Ci sono molti piccoli accorgimenti che un leader può mettere in atto per asserire il narcisismo delle sue piccole differenze. Scopriamoli insieme con Anna Cantagallo:

  • Annotare, prima di un colloquio, i desideri del cliente. Questo non solo permette di avere in mente l’esatto obiettivo del nostro cliente, ma anche essere consci di ciò che noi già stiamo facendo per esaudire questi desideri. Il passo successivo è identificare cosa possiamo ancora fare come azienda per arrivare a quegli obiettivi. Conoscere i desideri dell’altro instilla in noi il desiderio di migliorare, che in ultima istanza dimostra al cliente la nostra capacità di adattarsi alle sue esigenze.
  • Mostrare al nostro cliente le diverse possibilità offerte dagli altri competitor. Se mostriamo al cliente che non temiamo di fare il nome della concorrenza potrà fidarsi maggiormente di noi. Questo è indice di trasparenza, poichè fa capire al cliente che siamo pienamente consci di non essere gli unici ad offrire un certo prodotto, ma di essere immersi in una rete di somiglianze. Qui interviene il narcisismo delle piccole differenze: ‘non ho paura di mostrarti cosa offrono gli altri e rispetto i loro prodotti, ma ciò che offro io è chiaramente migliore.’
  • Essere creativi. Questo perchè copiare un prodotto già presente nel mercato non aiuta nessuno. Prima di tutto, se la nostra azienda è arrivata così facilmente a notare un certo prodotto e vuole proporlo uguale ai suoi clienti, cosa toglie la possibilità che altri competitor facciano esattamente lo stesso? Nulla! Secondo, se il prodotto non funziona siamo a punto e a capo. È invece un atto imprenditoriale vedere quale fetta di mercato funziona e avviare un’azienda che si differenzia dagli altri.
  • Porsi 4 domande fondamentali. Come attrarre nuovi clienti? Come convertire nuovi contatti in clienti? Come fidelizzare i clienti? Come differenziarmi dalla concorrenza? Una volta risposto a questa quattro domande fondamentali, la nostra azienda sarà effettivamente conscia di quello che può offrire, di come farlo, di come garantirsi clienti a lungo termine e di come interpretare il mercato e le offerte della concorrenza. In tutto ciò, asserire le proprie differenze, ciò che la rende speciale da tutto il resto.

Sembra difficile? Tutto ciò parte in realtà da un principio molto semplice: La diversità è bellezza.

Quindi siate diversi. Più che potete; oltre ogni confine. Diverso, ergo sum.


About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini. La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno. Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili. E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli. E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR). Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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