La tecnologia al servizio della persona: la società 5.0

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La tecnologia al servizio della persona: la società 5.0

Tecnologia. Quante volte al giorno d’oggi questa parola viene pronunciata, esaltata o disprezzata. In particolar modo, quello che viene contestato alla tecnologia è aver rubato l’umano all’ uomo, l’aver conquistato la società togliendo spazio a tutto ciò che tecnologico non è. Così, la tecnologia, se guardata sotto questa luce, non appare positiva per lo sviluppo della società umana. Ma all’opposto, vi è il pensiero di coloro che considerano la tecnologia come unica speranza per il futuro della nostra società.

Come in tutte le cose, però, in medio stat virtus. Questo vorrebbe dire trovare l’incontro tra uomo e tecnologia, e ormai non poche organizzazioni puntano a questo per il loro futuro, così come non pochi governi. La sfida è quella di riuscire a portare un nuovo equilibrio in questo rapporto, che appare così complicato e poco facile da gestire. E invece forse non lo è, forse è possibile che ognuno contribuisca alla crescita dell’altro portando non solo ad una rivoluzione, di cui tanto si parla, ma soprattutto una evoluzione della nostra società.

Tra i governi che hanno scelto di muoversi in questa direzione vi è il Giappone, che ha ideato un progetto in cui l’uomo è centrale nella tecnologia. Bisogna prendere atto che le nuove tecnologie si stanno diffondendo rapidamente nella vita sociale, portando ad un matrimonio (felice o infelice è ancora da decidere) tra il mondo reale e quello virtuale. In particolare, il Giappone punta alla diffusione della società 5.0, concetto che implica una società intelligente in cui la tecnologia è messa al servizio della persona nell’ottica delle “industrie collettive”: il modello utilizza lo smart working, permettendo ad ogni fascia di popolazione di entrare nel mondo del lavoro più facilmente; la creatività viene trasformata in algoritmi e viene collegata agli impianti di produzione, garantendo così efficacia, produzione di più prodotti e velocità.

 

Se considerata così, la digitalizzazione non è più il “nemico” da abbattere nella società, bensì una nuova opportunità di cambiare i mestieri, evitando quelli alienanti e creando nuovi valori che possano ridurre la disoccupazione e risolvere problemi assai diffusi come l’invecchiamento, la mancanza di personale o i vincoli lavorativi che possono essere ambientali o energetici. La tecnologia permette che le aziende rinuncino ad una forza lavoro prettamente fisica, così che l’uomo possa evitare attività dannose, rischiose o logoranti. Come ben illustrato dal prof.re Keiju Matsushima “Sempre di più sarà necessario sostituire la “manodopera” con le “mentidopera”, sempre di più le nostre aziende avranno fame di professioni della conoscenza” 

La dott.ssa Anna Cantagallo considera, infatti, quanto sia necessario non pensare di arrestare la rivoluzione digitale, bensì di ritrovare nuovi equilibri che richiedono all’uomo di essere pensante e di rivedere gli aspetti positivi di un’era digitale che potrebbero innalzare la qualità di vita dell’uomo stesso, in un’ottica di crescita della tecnologia a fianco dell’uomo; lo sviluppo tecnologico ha necessità di essere monitorato e supervisionato costantemente dal pensiero razionale dell’uomo. Il “fattore umano” torna dunque centrale in un’ottica di digitalizzazione dei sistemi, soprattutto nel ruolo fondamentale che ha di promuovere nella collettività (e metterli al suoi servizio) i progressi che derivano dall’utilizzo delle nuove tecnologie. 


About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini. La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno. Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili. E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli. E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR). Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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