Memoria prospettica. Allenare la memoria prospettica attraverso l’uso della Virtual Week

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Memoria prospettica. Allenare la memoria prospettica attraverso l’uso della Virtual Week

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Memoria prospettica. La memoria prospettica è quella componente della memoria a lungo termine che permette di ricordare ed eseguire una serie di attività che sono state precedentemente pianificate. Essa quindi è fondamentale per poter condurre una vita autonoma ed indipendente poiché consente di portare a termine tutte le attività che vengono fissate nella propria “agenda mentale”. Tra le diverse componenti della memoria, purtroppo, è una delle prime che viene colpita dal decadimento cognitivo quindi è fondamentale che vengono trovati degli strumenti capaci di rallentarne l’inevitabile declino.  Alcuni studiosi hanno individuato un gioco computerizzato, chiamato Virtual Week (https://www.researchgate.net/profile/Fergus_Craik/publication/229803241_Virtual_Week_and_Actual_Week_Age-related_Differences_in_Prospective_Memory/links/59dcf68f0f7e9b11b6234b42/Virtual-Week-and-Actual-Week-Age-related-Differences-in-Prospective-Memory.pdf ) che aveva come scopo quello di allenare la memoria prospettica e di vedere se tale stimolazione portasse un miglioramento trasferibile anche nella vita quotidiana.

memoria prospetticaA questo programma di allenamento sono stati sottoposti 59 anziani di un’età compresa tra i 60 e i 79 anni, che per 24 giorni dovevano compiere compiti differenti di difficoltà crescente. In pratica questo gioco virtuale richiedeva ai partecipanti di lanciare un dado e di eseguire specifiche attività di vita quotidiana in un preciso momento della giornata. Ogni giorno virtuale cominciava alle 7 di mattina e terminava alle 10.15 di sera, durante il quale devono svolgere diversi compiti di memoria prospettica. Alcuni potevano essere gli stessi per ogni giorno, altri potevano cambiare di volta in volta, altri ancora erano da svolgere nel corso di uno specifico evento (compiti event based), mentre alcuni dovevano essere portati a termine in specifici momenti della giornata virtuale (compiti time based).Quando si parla di memoria prospettica infatti è sempre importante fare una distinzione tra compiti basati sul tempo e compiti basati sull’evento, aspetto su cui si è a lungo soffermata la Dott.ssa Anna Cantagallo insieme ad altri colleghi, dimostrando che persone affette da una lesione cerebrale avevano prestazioni maggiormente deficitarie in compiti basati sul tempo (https://s3.amazonaws.com/academia.edu.documents/36503047/Mioni_et_al.__2012.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAIWOWYYGZ2Y53UL3A&Expires=1547481281&Signature=RX8iB4%2BwbiD4BV6calcJa36Lcy4%3D&response-content-disposition=inline%3B%20filename%3DTime-Based_Prospective_Memory_in_Severe.pdf). Tutti i partecipanti, poi, prima di essere sottoposti a questo tipo di trattamento, venivano valutati per avere una baseline delle loro prestazioni iniziali.

Alla fine di questo training i risultati finali sono stati i seguenti:

  • Il numero medio di compiti di memoria prospettica svolti correttamente aumentava di giorno in giorno come anche le strategie utilizzate
  • Si osserva plasticità neuronale considerando i potenziali evento relati nella fasi di pre e post trattamento: vi è una riduzione a livello della corteccia occipito-parietale destra associata ad una corretta performance di memoria prospettica

I risultati quindi dimostrano come anche un breve allenamento della memoria prospettica possa portare ampi miglioramenti a questo livello soprattutto per quanto riguarda l’accuratezza e l’efficienza nell’esecuzione dei compiti. Questo studio, poi, conferma il fatto che il training cognitivo è fondamentale per prevenire e anche curare lesioni cerebrali di diversa natura, sfruttando la plasticità neuronale.

Se sei interessato a saperne di più rispetto alla memoria prospettica e al protocollo valutativo utilizzato per la misurazione dei deficit di memoria iscriviti al nostro corso “ CAMPROMT e RMBT: valutazione dei deficit di memoria in situazioni ecologiche”.

Ti aspettiamo!!


About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini. La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno. Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili. E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli. E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR). Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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