Sonno. La lunga storia del sonno: sogni, culture e tradizioni a confronto

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Sonno. La lunga storia del sonno: sogni, culture e tradizioni a confronto

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Sonno. La lunga storia del sonno: sogni, culture e tradizioni a confronto

Sonno. Come si è evoluta la storia del sonno nel corso dei millenni? In questo articolo cercheremo di delineare la storia di ciò che Shakespeare definì the “honey-heavy dew of slumber”, la rugiada simil-miele del sonno, quell’ esperienza umana di “abbandono del proprio corpo” e viaggio intracerebrale che i ricercatori stanno ancora cercando di approfondire in maniera strutturale nei laboratori di neuropsicologia, per arrivare a capire l’utilità biologica di questa scelta apparentemente orfana dell’istinto di sopravvivenza che occupa un terzo della nostra vita, cercando di sfilacciare la trama dei meccanismi di funzionamento del suo mistero più profondo:  i sogni.

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EGIZI (4.000 – 342 a.C.)

Si legge nel Libro del Sogno di Qenherkhepshef (1275 a.C.): “Se un uomo sogna se stesso mentre si taglia una gamba, ciò è male, poichè significa che i morti (coloro che sono venuti prima) stanno parlando male di lui”. Quest’affermazione, per quanto rudimentale, rappresenta una basilare interpretazione dei sogni, senza contare che già in quest’epoca esistevano diete apposta per favorire un sonno riposante. Inoltre, nel terzo secolo a.C. vennero costruiti numerosi templi per il sonno, atti a suscitare sogni con i numerosi Dei della teologia egizia come protagonisti, nel tentativo onirico di recare sollievo ai visitatori.

ASKLEPIA (600 – 500 a.C.)

Dal sesto secolo a.C. in poi, in tutte le coste che davano sul Mediterraneo nacquero come funghi i templi del sonno Asklepia. In questi templi, la gente intraprendeva un percorso terapeutico fatto di bagni, sacrifici, digiuno e l’enkoimesis, il dormire nel tempio. La stranezza? Si dormiva insieme a qualche serpente. Asclepio o Esculapio, un personaggio della mitologia greca a cui erano dedicati i templi, era considerato il dio della guarigione ed era creduto dare consigli e guida a chi cominciava il proprio percorso nel tempio.

IPPOCRATE (460 – 377 a.C.)

Il Padre della Medicina, Ippocrate, riteneva che il sonno fosse un fondamentale alleato della nostra salute. Addirittura, i sogni potevano servire come strumenti diagnostici per capire i sintomi somatici dei pazienti. Secondo Ippocrate, il sangue lasciava i fianchi per viaggiare verso le parti più interne del nostro corpo e, durante questo processo, i sogni servivano come terapia attiva.

IMPERO ROMANO (27 a.C – 476 d.C.)

Il grande Galeno, di origini greche, fu la figura più prominente della pratica medica nell’antica Roma. Egli descrisse con cura l’esperienza del sonno per gli antichi Romani: vi erano fondamentalmente due fasi di riposo nella loro vita, una di notte e una verso mezzogiorno, le quali erano inoltre effettuate in due diverse parti dell’abitazione. Gli appartenenti alle classi agiate dormivano solitamente da soli, mentre i meno abbienti in contingenze molto più comunali, spesso in stanze piene di altre persone. Essi consideravano la mancanza di sonno deleteria per la salute.

EPOCA D’ORO ISLAMICA (600 – 1200 d.C.)

Avicenna, un medico, filosofo, matematico e fisico Persiano e, a detta di molti il padre della medicina moderna, studiò e scrisse della differenza tra sogni “veri” e “falsi” nel mondo islamico. Nei suoi libri si legge di una percezione del sogno come di un’opera di creazione dell’anima e viene supportata un’analogia – se non una vera e propria sovrapposizione – tra i sogni e le profezie. Inoltre, egli elencò e discusse alcune delle problematiche legate al sonno come la letargia, l’insonnia e la melancolia, dando riprova del fatto che nell’era d’oro dell’Impero Islamico il sonno era materia di studio feconda.

LAURENT JOUBERT (1529 – 1582)

Il fisico Francese Dr. Laurent Joubert scrisse degli effetti del sonno sul metabolismo, ricostruendone la storia e le fasi: la notte era divisa in due tranches, con un intervallo di circa due ore tra il primo e il secondo sonno caratterizzato da una forte attività cerebrale e sociale. Difatti, non di rado le persone dormivano insieme ed erano addirittura accompagnati dai loro animali, per favorire un senso di calore e di comunità.

WILLIAM WITTY HALL (1810 – 1876)

La concezione medica del sonno di Hall si sviluppò in un’epoca in cui le persone avevano cominciato a spostarsi dalle zone rurali alle grandi città, causando un cambiamento netto nell’esperienza del sonno fino ad allora vissuta, per abbracciare un’unica tranche di riposo di 8 ore, favorendo così il ciclo lavoro/sonno. Hall riteneva che, in virtù di questo cambiamento drammatico, le persone dovessero dormire con continuità, senza disturbi e da soli. Non farlo era “innaturale” e “degenerativo”.

EMIL KRAEPELIN (1856 – 1926)

“È necessario ricercare le radici e le manifestazioni della nostra vita interiore in ogni dove.”

 I suoi studi sul sonno e sulla patologia in generale rispecchiano l’approccio di oggi, quello neuroscientifico, in cui la pacatezza del metodo e il desiderio di risposte oggettive rappresentano i remi della barca della ricerca. I suoi studi approfonditi sui pattern del sonno hanno portato all’identificazione dei diversi cronotipi, rinvenendo come la predisposizione a preferire la mattina o la sera fosse basata sull’allerta cognitiva, la capacità fisica e le abitudini del sonno di tutti gli individui.

SIGMUND FREUD (1856 – 1939)

Probabilmente, l’opera più importante sul sonno e sui sogni mai scritta da un essere umano è l’Interpretazione dei Sogni (1899) di Sigmund Freud. In essa Freud argomentò la convinzione che il sogno fosse una maniera velata di esprimere ed esperire un desiderio, favorita dal libero fluire della nostra psiche inconscia. Inoltre, egli sosteneva che la loro comparsa fosse l’effetto di un arousal esterno durante il sonno e che la mancanza dei sogni causasse la distruzione di un’esperienza di sonno sana. Grazie a Freud il mondo neuroscientifico di oggi ha trovato un terreno fertile per esplorare la nostra psiche e, soprattutto, svelare il segreto dei sogni, vero mistero del nostro riposo.

NATHANIEL KLEITMAN (1895 – 1999)

Kleitman ha scosso e rifocillato di curiosità la percezione pubblica sul sogno, scoprendo, insieme al collega Aserinsky, i movimento oculari della fase REM (rapid eye movement), collegati ad attività cerebrale ancora in corso. Il contributo di Kleitman ha dato il LA alle ricerche sul sonno, suggerendo che il cervello non fosse semplicente spento e che la fase REM fosse indice di attività cognitiva degna di interesse. La ricerca arriverà successivamente a dire che gli individui sognano proprio durante questa fase.

BENJAMIN SPOCK (1903 – 1998)

Egli ha valutato l’importanza dei pattern individuali del sonno e ha alzato domande di spessore sulle reazioni dei bambini: lasciarli piangere quando vogliono andare a dormire o andare a calmarli? Egli scrisse: “Il bambino svilupperà il suo personale pattern di sonno in base ai suoi bisogni.

THOMAS WEHR (1946)

Wehr ha proposto come fondamentale il ruolo dei fotoperiodi (periodi di esposizione alla luce) nell’influenza dei pattern del sonno, mostrando come gli individui dormissero in due tranches di tempo simmetriche, interrotte da un periodo di veglia di 1-3 ore, quando il fotoperiodo era diminuito da 16 a 10 ore. Questa scoperta può risultare utile ai fini della ricerca o del trattamento in pazienti con disturbi del sonno.

Il sonno è un “distrarsi dal mondo” come scrisse Borges, o rappresenta come le neuroscienze affermano un vero e proprio rifocillatore del nostro vivere quotidiano?

E tu che sonno hai? Strumenti per la valutazione del sonno (questionari, valutazioni neurofisiologiche, polisonnigrafo durante la notte a casa tua) possono farti scoprire aspetti insoliti che ti saranno utili per dormire meglio.  Vieni a trovarci!

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Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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