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Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti ma non i farmaci

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Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti ma non i farmaci

Alzheimer. Settembre è il mese mondiale dell’Alzheimer e il 21 settembre, in particolare, è la giornata celebrativa internazionale istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI). Il fatto che sia stata dedicata una Giornata Mondiale a questa patologia fa comprendere  che è in crescita un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia, riuscendo a riunire in tutto il mondo malati, familiari e associazioni Alzheimer.

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? – di Anna Cantagallo

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer?

Obesità – Anna Cantagallo spiega come l’obesità sia un fattore di rischio non soltanto per le malattie cardiovascolari, ma anche per quelle neuro-degenerative

L’Obesità è una patologia riconosciuta come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e come principale imputabile dell’insulino resistenza, che precede lo sviluppo del diabete di tipo 2.

Anna Cantagallo racconta che negli ultimi anni le ricerche hanno dimostrato l’esistenza di meccanismi molecolari comuni anche tra obesità e malattia di Alzheimer, dimostrando il coinvolgimento di determinate molecole intracellulari in entrambe le patologie.

Accertare queste molecole e considerarle come target terapeutici potrebbe rappresentare un grande passo avanti nella comprensione dei meccanismi di queste malattie ed un eccellente strategia per sviluppare nuove terapie.

Uno studio di Rodriguez-Casado del 2016 analizza l’ipotesi del legame tra le due condizioni.

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

Conseguenze metaboliche dell’obesità: quali sono e quale il legame con l’Alzheimer?

“L’insulino resistenza – spiega Anna Cantagallo – è un’alterazione metabolica in cui le cellule non riconoscono l’insulina, portando ad un incremento  del livello di glucosio nel sangue.

L’iperglicemia a sua volta stimola l’iperinsulinemia nel pancreas, che con il tempo porta l’organismo a espandere una condizione di diabete di tipo 2.

Il tessuto adiposo nei soggetti obesi secerne dei mediatori pro-infiammatori denominati adipochine che, insieme all’eccesso di acidi grassi liberi, concorre a sviluppare uno stato d’insulino resistenza.

Le adipochine attraversano la barriera ematoencefalica, attivando le cellule della microglia che risiedono nel sistema nervoso centrale e inducendo nel cervello una risposta locale infiammatoria inizialmente protettiva, ma che diviene poi deleteria quando si arriva a uno stato d’iperattivazione.

Questo induce una continua secrezione di citochine che provoca un perpetuarsi della neuro-infiammazione.

Difatti è stato provato che la quantità di microglia in persone con Alzheimer è maggiore rispetto ai cervelli sani, e che fermare la neuro-infiammazione diminuisce i problemi di memoria derivati dalla malattia e ne rallenta la progressione.”

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

E i meccanismi tipici della malattia di Alzheimer come si relazionano all’obesità?

“Ci sono evidenze che indicano che la segnalazione infiammatoria da parte del fattore di necrosi tumorale attivi chinasi sensibili allo stress. Questo fa sì che si blocchi l’azione intracellulare dell’insulina producendo disfunzione sinaptica e deterioramento dell’ippocampo.

Un’adeguata segnalazione dell’insulina nel sistema nervoso centrale assicura la sopravvivenza neuronale e regola processi chiave dell’apprendimento e della memoria, inclusa la plasticità dendritica e le connessioni sinaptiche.

In alcuni modelli animali di obesità è stato descritto uno stato d’insulino resistenza derivante da un’infiammazione nell’ipotalamo, regione cerebrale chiave nell’interazione tra sistema nervoso centrale e sistema endocrino.

Una neuroinfiammazione estesa rende vulnerabili determinate funzioni dell’ippocampo associate con l’immagazzinamento e la formazione di memorie.

Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer? 

Uno studio effettuato su cervelli di diabetici con Alzheimer mostra livelli dell’interleuchina 6 superiori rispetto a quelli riscontrati in cervelli con Alzheimer non diabetici, suggerendo che il diabete possa aumentare la vulnerabilità a disequilibri del sistema infiammatorio.

Qualsiasi trasformazione nei segnali neuronali dell’insulina produce neuroinfiammazione, stress ossidativo e deficit energetico.

È molto probabile che la reazione d’insulino resistenza periferica nel diabete di tipo 2 e l’alterazione del segnale cerebrale dell’insulina nell’Alzheimer siano processi mediati da meccanismi similari.

Gli studi su questa malattia suggeriscono sempre più che si tratti di un’infermità metabolica in quanto l’uso del glucosio e la sensibilità del cervello all’insulina risultano alterarsi in maniera crescente.

Ciò provoca perdita neuronale, disfunzione sinaptica, iperfosforilazione della proteina tau e neuroinfiammazione.”

Che conclusioni trarre da questi studi?

“Nonostante la scoperta di questi meccanismi molecolari comuni occorre tenere a mente che attualmente non esiste nessun trattamento in grado di curare la demenza di Alzheimer – racconta Anna Cantagallo.

Tuttavia viene messa in risalto l’importanza della prevenzione dell’obesità in quanto consiste in un significativo fattore di rischio che oltre a far sviluppare un diabete di tipo 2 ha effetti patogenetici a livello cerebrale.

La prevenzione può essere attuata attraverso la promozione di abitudini salutari, programmi nutrizionali e esercizio fisico, e attraverso farmaci specifici per le alterazioni metaboliche.

Questi studi riguardanti la relazione tra disfunzione metabolica e neuro-degenerazione aprono nuovi orizzonti per l’investigazione di bersagli terapeutici che potrebbero risultare promettenti per arrestare l’avanzamento dell’Alzheimer.”

Chiedete una consulenza ai professionisti BrainCare per la prevenzione delle è patologie neuro-degenerative.

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Obesità: fattore di rischio per l’Alzheimer?

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Anna Cantagallo – Malattia di Alzheimer e il fattore smog

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