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Come migliorare il benessere a lavoro?

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L’ambiente esterno di cui siamo circondati ci pone sempre di fronte tantissimi stimoli, che vanno ad interagire con tutti i nostri sensi.

Le informazioni che riceviamo sono differenti e sono spesso anche di un numero maggiore rispetto a quelle che un individuo può elaborare in un dato momento. Per questo motivo, al fine di orientarci in questa vastità di stimoli esterni, il nostro meccanismo di selezione degli stimoli si è sempre più evoluto. Si parla in questo caso della nostra funzione cognitiva “regina”, se così possiamo chiamarla, che è l’attenzione, ovvero tutti quei processi cognitivi che ci permettono di elaborare gli stimoli ambientali di nostro interesse, ignorando gli altri.

La selezione degli eventi esterni avviene grazie all’azione di tre tipologie di attenzione:

  • attenzione selettiva: la capacità di isolare alcuni stimoli bersaglio rispetto ad altri (i distrattori);
  • attenzione sostenuta: la capacità di mantenere un buon livello di prestazione in una situazione dove gli stimoli si presentano a bassa frequenza, per un tempo relativamente lungo;
  • attenzione divisa: la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente.

È possibile poi distinguere due “stati” attentivi: l’attenzione focalizzata, che è un processo volontario grazie al quale le nostre risorse attentive sono impiegate nell’analisi di un particolare elemento, e l’attenzione diffusa, un processo automatico in cui il sistema attentivo non è particolarmente focalizzato ed è, pertanto, teso a rilevare eventuali cambiamenti significativi nell’ambiente circostante.

Questo stato rappresenta quello maggiormente suscettibile al rumore. Quando la nostra attenzione viene catturata da stimoli esterni salienti, indipendentemente dalla loro rilevanza, questi riescono ad allontanarci dal compito al quale ci siamo dedicati.  Risulta quindi chiara l’importanza che il nostro cervello pone alla condizione dell’ambiente circostante.

Le caratteristiche di uno stimolo che vengono prese in considerazione affinchè questo attiri la nostra attenzione riguardano:

  • la salienza (la proprietà di uno stimolo per cui esso risalta rispetto agli altri per una sua caratteristica specifica che può essere, ad esempio, il volume o l’intensità)
  • la novità (il fatto che quello stimolo non sia mai stato percepito in precedenza)
  • l’apparizione improvvisa (non si ci aspetta la sua comparsa)
  • la valenza emotiva (il fatto che quello stimolo sia per qualche motivo associato a nostre esperienze o ricordi che lo caricano di un significato personale).

Sulla base di una così rilevante importanza associata al rapporto uomo e ambiente, risulta necessario che l’ambiente di cui ci circondiamo debba essere sempre riadattato, soprattutto in ambito di apprendimento (scuola) o di lavoro, in virtù del benessere di chi lo frequenta. In questi luoghi, infatti, l’inquinamento acustico è responsabile di innalzamento dei livelli di stress, ansia e irritabilità.

Altro fondamentale aspetto che riguarda il rumore e gli stati di irritabilità, stress, ansia e disagio sul posto di lavoro è la sua naturale connessione agli aspetti di rispetto della privacy. In ogni luogo di lavoro il rispetto della privacy risulta fondamentale e viene preteso sia dal lavoratore che dal potenziale cliente.

In primis, lavorare in ambienti che non hanno cura del rispetto della privacy provoca stati di distraibilità e mancata concentrazione, con particolare riferimento al costrutto attentivo di cui sopra. Sebbene i luoghi di lavoro open space e similari siano funzionali per molti aspetti, per altri bisogna che si prendano delle misure preventive che garantiscono comunque il rispetto del lavoratore, del suo operato e di eventuali clienti.

In secondo luogo, agli aspetti di rumore e privacy sono connessi stati di irritabilità dovuta alla mancata sensazione di spazio personale. Infatti, la mancanza di ambienti isolati dal rumore porta a notevoli impatti sulla salute fisica e mentale. Il rumore, secondo l’OMS, è uno dei principali rischi ambientali per la salute fisica e mentale e per il benessere in Europa, raccomandando azioni specifiche per ridurre l’esposizione.

Il rumore eccessivo, infatti, danneggia gravemente la salute umana e interferisce con le attività quotidiane delle persone (a scuola come a lavoro, o anche a casa e nel tempo libero). Le conseguenze sono visibili sul sonno, sul sistema cardiovascolare e psicofisiologico, riducendo le prestazioni cognitive e provocando sensazioni di fastidio e cambiamenti nel comportamento sociale.

Lo stress lavoro correlato si associa a ipoacusia da rumore (malattia professionale causata da esposizioni croniche a stimoli rumorosi) e si manifesta attraverso disturbi della comunicazione, disturbi del sonno e disturbi psichici come, appunto, comportamenti aggressivi, stati di ansia e depressione.


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Lavoro. Il lavoro adimensionale: nuovi gradi di libertà e benessere

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Lavoro. Il mondo del lavoro ha sempre rappresentato un ambito di cambiamento e rivoluzioni, che hanno cercato di rispecchiare le evoluzioni della società. Oggi, infatti, le nuove tecnologie non hanno stravolto solo la società ma anche gli uffici, le aziende, i dipendenti. Da questo si parte per quella che può essere definita una ”de-standardizzazione” degli orari, dei luoghi di lavoro e della necessità di presenza.

Da aggiungersi a tutto ciò vi è l’Internet of Things (IoT) che permette di connettere le persone e le macchine, così che gli interventi da remoto divengano possibili anche su macchine che sono distanti migliaia di chilometri, modificando il lavoro e il rapporto che l’impiegato ha su di esso.

Alla base di questa concezione vi è il concetto di flessibilità, che rende il lavoratore più autonomo nella gestione delle proprie ore. Allo stesso tempo, però, l’azienda potrà richiedere flessibilità oltre che concederla: così il lavoratore è ormai abituato a guardare la posta elettronica alla sera, o nel week end.lavoro adimensionale La presenza, suggerisce la Dott.ssa Cantagallo, una volta utilizzata come unità di misura del lavoro, non è più indispensabile; gli ottimi lavoratori non sono più definibili in base alle ore di lavoro trascorse dietro la scrivania.

Iniziative come lo Smart Working, che permettono ad esempio al lavoratore di rimanere a casa due volte a settimana gestendo il proprio lavoro da lì, partono dal presupposto che il benessere della persona ed il benessere aziendale si influenzino reciprocamente, e così è: un lavoratore che gestisce il proprio tempo, è un lavoratore più contento, più sereno e più produttivo.

Altre possibilità di lavori che mantengono gradi di libertà gratificanti per i lavoratori riguardano, ad esempio, le piattaforme di crowdworking: si tratta di intermediazione di lavori professionali che vengono richiesti per brevi periodi attraverso la selezione dei candidati online. Questi possono poi gestire il loro lavoro ed eseguirlo nei momenti che preferiscono, mentre l’azienda monitora il tempo e la produttività per poi far corrispondere il lavoro della persona ad un pagamento adeguato.

Il lavoro comincia ad essere liberato dalle dimensioni di spazio e tempo e questo cambierà non solo il mondo lavorativo ma anche la società tutta: le trasformazioni interesseranno le città, il quotidiano e il modo di vivere, permettendo di rivedere il lavoro non più come un dovere ma come un piacere, aumentando così anche il rendimento e il benessere del lavoratore, da cui si potranno ottenere solo benefici.

Il rischio a cui non si deve andare incontro, però, è quello di pensare che il lavoro in questo modo possa e debba dilagare all’interno dell’intera vita della persona, eliminando i tempi realmente liberi dal lavoro, ricadendo così nell’errore di dimenticare il benessere del lavoratore oltre che a quello aziendale.

Se vuoi rivedere i ritmi e le modalità del tuo lavoro, contattaci! Troveremo la soluzione giusta per i tuoi bisogni e la tua personalità, soluzione che potrai proporre al tuo team di lavoro.


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