Umore. Gli amici contagiano il nostro stato d’animo

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Umore. Gli amici contagiano il nostro stato d’animo

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Umore. Gli amici contagiano il nostro stato d’animo

Umore. Il contagio sociale non è cosa nuova nel campo della psicologia. Infatti già Le Bon agli inizi del 1900 diceva che il contagio sociale traduce l’idea che le emozioni e le opinioni si comunicano e, quindi, si moltiplicano e si rafforzano. Questo concetto mostra che i fenomeni sociali non sono dovuti soltanto all’imposizione, ma anche alla forza di adesione degli individui ad alcuni valori od opinioni. Il contagio sociale definisce quindi la tendenza ad imitare un modello di comportamento ed è una cosa che negli animali, e quindi nell’uomo, avviene in modo naturale.

In un recente studio, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science http://rsos.royalsocietypublishing.org/content/4/9/170336),  un team di ricercatori dell’Università di Warwich ha deciso di approfondire questo argomento. Nella ricerca, Rob Eyre e il suo team, hanno esaminato e studiato se i singoli componenti dell’umore di una persona possano essere influenzati dall’umore degli amici che la circondano.
Per la raccolta dei dati I ricercatori hanno preso in esame un campione di 2.194 ragazzi, reclutati attraverso uno studio denominato National Longitudinal Study of Adolescent to Adult Health, che comprende informazioni sulle reti di amicizie e l’umore degli adolescenti nelle scuole degli Stati Uniti.
Nell’analisi sono stati utilizzati i dati relativi alle due onde dell’indagine promossa da Add Health, che sono state eseguite a 6 e 12 mesi di distanza. Lo stato dell’umore di ciascun partecipante è stato misurato usando il punteggio CES-D (Center for Epidemiological Studies Depression Scale) calcolato da un insieme di 18 domande. Queste, associate ad una scala, hanno assegnato un valore numerico ad ogni individuo da 0 a 54, dove un punteggio alto indicava un peggior stato d’animo. Per analizzare i singoli sintomi depressivi, i ricercatori hanno diviso il punteggio totale CES-D in sottoscale associate a ciascun sintomo depressivo: anedonia (perdita di interesse), appetito povero, scarsa concentrazione, disforia (tristezza), impotenza, stanchezza e inutilità.
Nel caso dell’umore globale (ossia del punteggio complessivo CES-D) è risultato che sia lo stato crescente che quello decrescente dell’umore del singolo dipendono dagli stati d’animo degli amici. Ciò porta alla conclusione che, per gli adolescenti degli Stati Uniti, avere molti amici con un umore basso implica più probabilità di peggiorare che di migliorarle il proprio stato d’animo, e viceversa per gli amici con umore migliore. I risultati danno quindi supporto al fatto che l’umore sia influenzato socialmente.
Più approfonditamente i ricercatori hanno compreso che l’umore “migliore” è contagioso per spingere gli individui oltre il confine, da depresso a non depresso, mentre l’umore “peggiore” non è sufficientemente contagioso per spingere gli individui a diventare depressi. Di conseguenza, non sono state trovate caratteristiche socialmente contagiose per la depressione (anche se anedonia e impotenza hanno dimostrato essere abbastanza influenti nelle persone circondate da amici con questi sintomi).

umoreInsomma, è meglio circondarsi di persone sorridenti e ottimiste se si vuole stare bene o aumentare il proprio buonumore, affrontando la vita al massimo delle proprie risorse positive. Questi ed altri meccanismi, sono importanti anche per comprendere in che modo possa avvenire questa diffusione delle emozioni, soprattutto in un’età fragile come quella dell’adolescenza e dare quindi il via a studi più specifici sull’argomento.
E tu, pensi di essere impacciato nella regolazione delle tue emozioni, sociali e non? Vieni a trovarci in BrainCare, ti insegneremo delle tecniche efficaci per imparare a gestirle e canalizzarle verso i tuoi obbiettivi personali! Non lasciarti travolgere,
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About Author

Anna Cantagallo

Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.La creatività, l’innovazione e il desiderio di poter avviare un servizio più trasversale e completo, dove i confini fra dis-abilità, normo-abilità e iper-abilità sono meno netti, sono stati i valori che l’hanno condotta a distaccarsi dal settore della sanità pubblica per orientare la sua professionalità verso le strutture private. L’ascolto del bisogno di espansione delle abilità di ciascuna persona, in una dimensione di scoperta del proprio potenziale e di flessibilità, l’hanno avvicinata non soltanto alla singola persona ma anche ai gruppi di lavoro, in cui viene chiamata spesso come organizzatore e supervisore esterno.Attualmente è consulente presso numerosi Centri di Riabilitazione, e dal 2011 Direttore Scientifico di BrainCare, unica realtà in Italia che si occupa di stimolazione e potenziamento cognitivo nei soggetti disabili ma anche nei normo e iper-abili.E’ docente presso gli Atenei di Padova, Torino, L’Aquila, Firenze e Napoli.E’ stata Presidente della Società Scientifica Gruppo Interprofessionale di Riabilitazione in Neuropsicologia (GIRN) dal 2006 al 2014. Ha coordinato le sezioni di Riabilitazione Neuropsicologica della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Ha pubblicato 3 libri, oltre 90 articoli su riviste internazionali e 5 test di valutazione neuropsicologica. E’ Editor Assistant della rivista scientifica “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).Ha co-prodotto due cortometraggi dedicati alla memoria, ai suoi disturbi e al percorso necessario per il recupero, attraverso la storia narrata di 5 personaggi. Molto attiva nella divulgazione della neuropsicologia e delle scienze cognitive in tutte le età e in tutti i livelli culturali, viene spesso chiamata a comunicare su esse attraverso la stampa non scientifica e la televisione, o in caffè culturali.

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