La Rivoluzione Antropologica dei Millennials

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La Rivoluzione Antropologica dei Millennials

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C’è un termine che impera nel mondo aziendale di oggi: Millennials. Con questa parola si intende quella generazione di ragazzi nati tra l’inizio degli anni ’80 e gli anni 2000 e che ora già lavorano o si apprestano a lavorare dopo lunghi anni di studio. Chiamati Generazione Y (perchè venuti dopo la Generazione X, nata tra il ’61 e il ’79) o Baby Boomers, sono secondo Goldman Sachs  la generazione più numerosa degli Stati Uniti, 92 milioni contro i 61 milioni della Generazione X. Una generazione strana, particolare, contraddittoria e per questi motivi intrinsecamente oggetto di odio, ammirazione o semplici sguardi interessati.

Perchè il loro nome è diventato d’uso così comune? Perchè oggi dire Millennials vuol dire futuro. Sono i Luciferi degli anni ’10, che portano la luce di un un nuovo modo di pensare l’azienda, di concepire il lavoro, di trasmettere messaggi. Hanno intenzioni e attenzioni differenti rispetto a tutte le generazioni che li hanno preceduti. Rispettano l’ambiente, sono consci delle implicazioni delle loro azioni, mangiano bio e fanno meno sesso di chi li ha preceduti. Quest’ultimo punto è in particolare interessante: le relazioni virtuali hanno preso il posto di quelle reali e si preferisce uno scambio di messaggi alla poesia del fare.

Questa è la grande caratteristica di diversità dei Millennials: il loro rapporto con la tecnologia. Vivono in media il 75% del loro tempo connessi ad internet e hanno sostituito la realtà di carne con quella del web. D’altro canto, questa costante ruminazione nella rete li ha portati a esperire nuove modalità di scambi interpersonali, quale il crowdfunding (raccoltà di offerte online per lanciare un progetto), solo una delle infinite possibilità offerte dal mondo virtuale per organizzare e far partire progetti che nelle realtà non aumentata richiederebbero una burocrazia lunghissima e tempi molto dilatati per trovare i giusti partner. Il web, dunque, rappresenta la croce e la delizia dei Millennials. Dipendenti dal rush di dopamina prodotto dall’abuso del web nell’intessere relazioni e inscindibilmenti legati ad esso per il loro lavoro, il loro studio, il loro stare al mondo.

Dipendenti da una necessità, sono le generazione dei Crocefissi della Rete.La rivoluzione che loro stanno apportando nei workplace di tutto il mondo è palpabile e le loro concezioni riguardo il mondo del lavoro sono complesse. Le novità da loro introdotte riguardano diversi ambiti:

  • Condividono tutti il sogno del posto fisso (il Millennial Dream) e, essendo la generazione più istruita di sempre (54% di laureati), si aspettano una buona remunerazione per i loro sforzi. Sono convinti che il loro lavoro debba essere pagato bene in virtù delle loro abilità e dei loro anni di studio. Inoltre, tendono a cambiare spesso posto di lavoro. Se un workplace non li soddisfa, tendono ad abbandonarlo per cercare di sfondare da un’altra parte. Essi traspongono questo desiderio nella ricerca di impieghi all’estero, in cui sono previste mobilità, alti profitti e l’esperienza di un ambiente nuovo.
  • Accelerano con ogni mezzo la crescita professionale. Sono giovani pieni di voglia di fare, veloci nel problem-solving e abili nel multi-tasking. Si addentrano come serpi nel cespuglio della rete e ne escono vincitori. Barclays, ad esempio, offre tirocini extra-curricolari per far crescere i suoi dipendenti in un’ottica primatica.
  • “Tendono a mantenere una relazione orizzontale con i loro colleghi, e preferiscono una condivisione di informazioni (sharing) rispetto all’imposizione di comandi. Nell’epoca dell’”evaporazione del Padre” come l’ha definita lo psicanalista Lacan, i giovani sembrano preferire le relazioni interpersonali in cui vince la capacità di networking e in cui tutti mettono lo stesso impegno per raggiungere un obiettivo.” Aggiunge Anna Cantagallo.
  • Applicano lo smart working: sono disposti, lavorando spesso al computer, a lavorare da casa. Non c’è nemeno bisogno di accenderlo per connettersi. Se un collega chiede di visionare una mail lo si può fare sempre, anche sul tram o per strada.

“D’accordo: non tutti i Millennials sono così. Ponderiamo queste abilità con il loro contraltare. Ci sono ragazzi che non reggono le critiche perchè, essendo abituati alla virtualità, non hanno mai affrontato il mondo. Altri non conoscono il valore educativo dell’errore e la possibilità di rialzarsi dopo una caduta perchè cresciuti in un’ottica di costante performance.” conclude Anna Cantagallo.

Mario Draghi, inoltre, in un discorso tenuto nell’Aprile del 2016 al Parlamento Portoghese, definì un altro grande problema di questa generazione: la disoccupazione. Disse: “Nonostante sia la generazione meglio istruita di sempre, i giovani di oggi stanno pagando un prezzo troppo alto per la crisi. Per evitare di creare una “generazione perduta”, dobbiamo agire in fretta”. Questa “Lost Generation” ricorda quella di Hemingway e Picasso nella Parigi degli anni ’20. I Millennials hanno il sogno del posto fisso, lo rincorrono cambiando mille lavori ma vivono in un mondo che offre loro poco. Il livello medio di disoccupazione è del 22% nell’Eurozona e addirittura del 37,9% in Italia. Da questa mancanza di prospettive un ragazzo se ne può uscire in tre modi:

  • Accetta la situazione e si preclude gli orizzonti di possibilità;
  • Si trasferisce all’estero in una reazione reattiva contro il suo ambiente;
  • Si rivolge alla rete e cerca un modo diverso di sfondare;
  • Crede fortemente nei propri sogni e cerca di sfondare nonostante tutto.

I Millennials sono il futuro delle nostre aziende ed in certi casi già il presente. Pronti a sfidare un mondo ostile nel periodo storico che offre loro il maggior numero di possibilità.

Basta essi siano pronti a coglierle e sfruttarle, così da non soffocare nell’ingiusta ignominia di essere una generazione mal vista.

Probabilmente, tra 20 anni non si parlerà più dei Millennials perchè saranno al posto della generazione che stanno tentando di diventare. La loro ‘fama’ è dovuta proprio a questa rivoluzione antropologica che stanno apportando ed al corollario che involontariamente suscitano: la lotta intergenerazionale tra novità e dinosauri.


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